“A Trapani porci e maiali. Una quantità di delinquenti che fa impressione”.


Valerio Antonini è stato aggredito sabato mattina nel centro storico di Trapani. Il presidente del Trapani Calcio racconta di essere stato colpito con pugni e calci e annuncia la rottura definitiva con la città. Il club parla di un “agguato premeditato”. Solidarietà da sindaci e rappresentanti istituzionali.

 

Un’aggressione in pieno centro storico, il trasporto in ospedale, una costola che Antonini dice essere stata fratturata e, subito dopo, l’ennesimo addio a Trapani. Questa volta, però, pronunciato mentre il presidente del Trapani Calcio racconta di essere stato picchiato, insultato, sputato e calpestato.

 

Valerio Antonini è stato aggredito nella mattina di sabato 25 luglio nei pressi di via Barone Sieri Pepoli, nel centro storico della città. Un’ambulanza del 118 lo ha trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Antonio Abate per gli accertamenti e le cure necessarie. La notizia ha avuto rapidamente una diffusione nazionale. 

La dinamica completa deve ancora essere ricostruita dagli investigatori. Anche l’identità dell’aggressore e le responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

 

Il Trapani Calcio: «Un agguato vile e premeditato»

 

Nel primo pomeriggio è intervenuto l’FC Trapani 1905, parlando di un «vero e proprio agguato, vile e premeditato» compiuto, secondo la versione della società, da una persona «ben nota della tifoseria organizzata trapanese».

Il club ha espresso la propria «ferma e assoluta condanna» e ha riferito che Antonini era stato ricoverato per accertamenti, con le condizioni monitorate dai medici.

«Un gesto brutale che colpisce non solo la persona del presidente, ma l’intera comunità granata», ha scritto la società, confidando nel lavoro delle forze dell’ordine. 

Quella sull’autore e sulla premeditazione resta, al momento, la ricostruzione fornita dal club. Saranno le indagini a stabilire con precisione che cosa sia accaduto, chi abbia agito e per quali ragioni.

 

Il racconto di Antonini: «Mi aspettava vicino alla macchina»

 

Dopo essere stato dimesso o comunque dopo gli accertamenti ospedalieri, Antonini è intervenuto sui social per raccontare la propria versione.

«Stavo andando via dal T Club e ho subito un agguato. Sono stato aggredito da una persona molto nota a Trapani, mi ha preso a pugni e a calci, poi mi ha calpestato. Ho una costola rotta. Poi mi ha insultato e mi ha sputato», ha detto.

Secondo Antonini, l’uomo lo avrebbe atteso nelle vicinanze della sua automobile per poi andargli incontro. Il presidente riferisce inoltre che durante l’aggressione sarebbero stati danneggiati il telefono cellulare, gli occhiali e l’orologio.

«Io non mi sono mai permesso di alzare le mani su nessuno. Si può dissentire, si può anche disprezzare un essere umano, ma non è che se lo si incontra per strada lo si aggredisce», ha aggiunto.

Parole che raccontano un episodio grave, sul quale occorre mantenere una distinzione netta: da una parte il racconto della persona aggredita, dall’altra gli accertamenti delle forze dell’ordine e le eventuali contestazioni giudiziarie.

 

 

«A Trapani girano porci e maiali»

 

Antonini ha poi allargato il discorso alla città, utilizzando ancora una volta espressioni durissime.

«È l’atto finale della chiusura di un cerchio. In questa città girano dei porci, maiali, usciti di galera che meriterebbero di chiudere la chiave e non farli più uscire», ha dichiarato.

Ha detto di temere per la propria sicurezza e di stare valutando la possibilità di ricorrere a una scorta o comunque a misure di protezione personale.

«Dopo quanto accaduto ho paura di dovermi tutelare quando arrivo a Trapani. Non mi piace la scorta, ma devo pensarci».

Il presidente ha inoltre affermato che saranno necessarie «misure di sicurezza estreme» anche per proteggere i calciatori durante il ritiro e nelle attività della squadra.

 

L’addio: «Venderò tutte le proprietà rimaste»

 

L’aggressione diventa così, nel racconto di Antonini, il punto di non ritorno del suo rapporto con Trapani.

«Non mi resta che vendere le proprietà rimaste. Qui di mio non deve rimanere nulla di nulla», ha annunciato.

Antonini sostiene che in città esista «un sistema che non può essere toccato» e che avrebbe «messo le mani su tutto il territorio». Accuse molto gravi, formulate in termini generici e senza l’indicazione, almeno nelle dichiarazioni diffuse, di fatti specifici o responsabilità individuali.

Il presidente ha ribadito che il Trapani Calcio giocherà a Palermo e che, qualora la Trapani Shark dovesse riottenere il diritto a partecipare alla Serie A, anche la squadra di basket sarebbe trasferita altrove.

«Con Trapani ho chiuso. È una sconfitta per la città e non per me», ha dichiarato.

Ha raccontato anche la preoccupazione della moglie e dei figli e ha sostenuto che, alcuni giorni prima, anche il suo avvocato Vincenzo Scontrino sarebbe stato accerchiato «per il solo fatto di avermi difeso».

 

Le accuse a Tranchida e Quinci

 

Neppure dopo l’aggressione Antonini ha risparmiato i suoi principali avversari istituzionali, il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida e il presidente del Libero Consorzio Salvatore Quinci.

«In questa città si picchia il presidente Antonini anziché contestare il sindaco e il Libero Consorzio», ha affermato.

Ha escluso ogni possibilità di ritorno del Trapani allo stadio Provinciale e annunciato che proseguiranno le cause contro il Comune e contro il Libero Consorzio.

È una sovrapposizione tra piani diversi: l’aggressione personale, che va condannata e perseguita, e il lungo conflitto politico, amministrativo e giudiziario sugli impianti sportivi. Antonini, tuttavia, li tiene insieme e presenta quanto avvenuto come il risultato finale dell’«accerchiamento» che sostiene di avere subito negli ultimi mesi.

 

La solidarietà di Quinci

 

Il presidente del Libero Consorzio, Salvatore Quinci, ha espresso solidarietà ad Antonini, pur inserendo nella dichiarazione un richiamo alla responsabilità generale nel linguaggio pubblico.

«Esprimo la mia vicinanza personale e del Libero Consorzio Comunale di Trapani al presidente della FC Trapani 1905 Valerio Antonini, che ha subito un’aggressione inaccettabile e da condannare».

«La violenza, in tutte le sue forme, va contrastata e isolata e non fomentata, nessuno escluso. Il confronto, anche aspro e duro, non può superare il limite invalicabile del rispetto della persona, delle idee e delle rispettive posizioni», ha aggiunto Quinci. (Prima Pagina Trapani)

Una condanna netta, accompagnata da quel «non fomentata, nessuno escluso» che sembra ricordare come il clima degli ultimi mesi non sia nato nel vuoto.

 

Tranchida: «La violenza va ripudiata sempre»

 

Anche il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, è intervenuto a nome dell’Amministrazione comunale.

«Qualunque forma di violenza va ripudiata e condannata, sempre e comunque, senza sconti per alcuno», ha dichiarato.

«A nome dell’Amministrazione comunale, della comunità, degli onesti e dei civili trapanesi condanniamo quanto accaduto in danno – apprendiamo dai social – del signor Valerio Antonini».

Una dichiarazione asciutta, nella quale non compare alcun riferimento alle accuse che Antonini ha rivolto, anche dopo l’aggressione, al primo cittadino.

 

Toscano: «Piena luce sull’accaduto»

 

La sindaca di Erice Daniela Toscano ha auspicato che vengano accertate tutte le responsabilità.

«La violenza va sempre condannata, senza se e senza ma: fisica, verbale o psicologica, nei confronti di chiunque, uomini e donne. È un principio che deve valere sempre, indipendentemente da chi ne sia coinvolto».

 

Valenti: «Comportamento inaccettabile»

 

L’ex prefetto Valerio Valenti ha espresso «incondizionata solidarietà» ad Antonini.

«Il sentimento di barbarie e di vendetta che probabilmente alimenta alcuni, pochi, isolati e inqualificabili soggetti non appartiene né a me né alla cultura e ai valori di questa nostra comunità».

Valenti ha invitato cittadini e rappresentanti politici a prendere le distanze dall’aggressione, ricordando che ogni controversia deve essere affrontata «nelle sedi competenti» e attraverso il confronto civile.

 

Fratelli d’Italia: «La violenza non appartiene a Trapani»

 

Solidarietà è arrivata anche dal presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Maurizio Miceli.

«Nessuna divergenza, nessuna passione, neppure quella sportiva, può trasformarsi in un’aggressione nei confronti di una persona», ha dichiarato.

Miceli ha sottolineato che l’episodio non può essere identificato con l’intera comunità trapanese: «Trapani è una città fatta di cittadini perbene, di tifosi appassionati e di persone che vivono il confronto con civiltà e rispetto».

 

Condannare la violenza senza cancellare il contesto

 

L’aggressione subita da Antonini è un fatto grave. Non esistono polemiche sportive, debiti, penalizzazioni, fallimenti societari, scontri politici, provocazioni o insulti che possano giustificare pugni e calci.

La responsabilità, però, è personale. Trapani non è il suo aggressore. Non lo sono tutti i tifosi, non lo sono i cittadini, non lo sono automaticamente le istituzioni con le quali Antonini è in esasperante conflitto.

Allo stesso modo, la doverosa solidarietà alla persona aggredita non obbliga a condividere la sua lettura degli avvenimenti, né trasforma in verità accertate tutte le accuse formulate durante una diretta social.

Adesso servono le indagini, l’identificazione del responsabile, l’accertamento delle cause e delle eventuali responsabilità. Servirebbe anche abbassare il volume delle parole. Lui per primo. 

Perché la violenza fisica è una linea invalicabile. Ma una città nella quale, da mesi, c’è un soggetto che tiene in ostaggio la comunità, aggredendo la stampa e le istituzioni, definendo gli altri come nemici, traditori, criminali, incapaci, «sfigati», «porci» o «bastardi» finisce inevitabilmente per assomigliare a una stanza piena di benzina.

E a quel punto basta un solo irresponsabile con un fiammifero.




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