Sono testimone in un processo penale: come devo comportarmi?


Quali sono gli obblighi e i diritti del teste che deve deporre in un giudizio penale? Cosa succede se non ci si presenta all’udienza o si mente al giudice?

La testimonianza è la narrazione di fatti rilevanti ai fini della decisione di una controversia, resa da una persona che ha assistito direttamente agli eventi che sono oggetto di valutazione in giudizio. Ciò premesso, con il presente articolo risponderemo a un quesito che può essere così riassunto: come deve comportarsi il testimone di un processo penale?

Spesso, chi riceve un’intimazione a comparire in udienza per rendere testimonianza si pone interrogativi su come comportarsi, quali siano i propri diritti e, soprattutto, quali responsabilità comporti rendere una dichiarazione davanti a un’autorità giudiziaria. La normativa italiana prevede una serie di obblighi precisi, primo fra tutti quello di riferire esclusivamente la verità in modo oggettivo. Ma non solo. come deve comportarsi il testimone di un processo penale? Approfondiamo l’argomento.

Quali sono i doveri di chi viene citato a testimoniare?

Ogni persona che riceve una citazione ha il dovere giuridico di presentarsi nel luogo, nel giorno e all’ora indicati nell’atto.

Non si tratta quindi di un invito facoltativo ma di un precetto normativo la cui violazione è sanzionata dapprima con una multa e, successivamente, nel caso di nuova assenza ingiustificata, con l’accompagnamento coattivo da parte delle forze dell’ordine.

Bisogna considerare che tale obbligo sussiste anche quando il soggetto ritiene di non possedere informazioni rilevanti o di non ricordare nulla di significativo riguardo alla vicenda; sarà il giudice, durante l’escussione, a valutare l’utilità delle informazioni fornite.

La reticenza o la menzogna non sono opzioni percorribili. Una volta in udienza, il testimone deve rispondere alle domande che gli sono poste secondo verità, non tacendo sulle circostanze di cui è a conoscenza, pena il reato di falsa testimonianza, punito con la reclusione da due a sei anni (art. 372 cod. pen.).

Cosa deve riferire il testimone?

Durante lo svolgimento di un processo penale, l’attenzione è focalizzata esclusivamente sulla ricostruzione oggettiva degli eventi; per tale ragione, a chi testimonia viene richiesto di riferire solo ciò che ha appreso attraverso i propri sensi, ovvero ciò che ha visto o udito direttamente.

Le opinioni soggettive, i giudizi di valore o i pettegolezzi non hanno valore probatorio e rischiano di inquinare il processo.

È dunque vietata la testimonianza indiretta, cioè “per sentito dire”. Se un individuo riferisce una circostanza appresa da un conoscente è necessario indicare con precisione la fonte delle informazioni, affinché il magistrato possa, se lo ritiene opportuno, convocare anche la persona che ha assistito originariamente ai fatti.

È fondamentale evitare di aggiungere interpretazioni personali a quanto narrato, attenendosi scrupolosamente alla realtà storica per come è stata percepita al momento dell’evento.

Cosa fare se l’orario dell’udienza subisce ritardi?

Un aspetto pratico che spesso genera frustrazione è la gestione dei tempi in tribunale. L’orario indicato nell’atto di citazione non è quasi mai quello effettivo di inizio della deposizione. Le dinamiche d’aula, legate ad altri processi o a questioni procedurali impreviste, possono causare attese prolungate. È opportuno, quindi, pianificare una disponibilità di tempo che copra l’intera mattinata o il pomeriggio.

Al proprio arrivo, è consigliabile rivolgersi al cancelliere presente in aula per segnalare la propria presenza e informarsi sullo stato dei lavori. Se sussistono esigenze urgenti, come motivi di lavoro improrogabili, necessità familiari o coincidenze di mezzi di trasporto, è possibile farlo presente al personale di assistenza o alle forze dell’ordine in servizio.

Qualora il testimone debba allontanarsi prima di essere chiamato, deve obbligatoriamente avvisare il cancelliere o l’ufficiale giudiziario per evitare che l’assenza venga interpretata come ingiustificata.

Come deve avvenire l’ingresso e la permanenza in aula?

La procedura prevede che i testimoni non assistano alle fasi del processo precedenti alla loro deposizione; questo serve a garantire che il racconto non sia influenzato da quanto dichiarato da altre persone o dalle discussioni tra avvocati. Solitamente si attende all’esterno dell’aula.

Una volta terminata la propria testimonianza, invece, è permesso restare tra il pubblico per seguire il resto dell’udienza, a meno di diverse disposizioni del giudice.

È consentito farsi accompagnare da amici o familiari, i quali possono accomodarsi negli spazi riservati al pubblico fin dall’inizio, purché non debbano essere sentiti a loro volta come testimoni nello stesso procedimento.

Il mantenimento di un comportamento decoroso e rispettoso è richiesto a chiunque si trovi all’interno del palazzo di giustizia.

Qual è la corretta procedura per deporre in udienza?

Quando arriva il proprio turno, il testimone viene chiamato per nome e invitato a sedersi in una postazione specifica, generalmente dotata di microfono.

La registrazione integrale della voce (fonoregistrazione) è una prassi comune, utile per la successiva trascrizione degli atti.

Prima di iniziare a rispondere alle domande, il testimone deve:

  • identificarsi fornendo le proprie generalità complete;
  • esibire un documento di identità valido;
  • assicurarsi che i dispositivi elettronici, come i telefoni cellulari, siano spenti;
  • leggere ad alta voce la formula di impegno solenne.

In Italia, a differenza di quanto si vede spesso nelle rappresentazioni cinematografiche, non si utilizza alcun testo religioso per giurare, né si compiono gesti simbolici con le mani. Si legga a tal proposito l’articolo dal titolo In tribunale si giura sulla Bibbia?

La formula letta impegna la persona sotto il profilo morale e giuridico a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di ciò che sa.

Come gestire le domande e i vuoti di memoria?

L’esame del testimone inizia solitamente con le domande poste dalla parte che ne ha richiesto la citazione (accusa o difesa), seguite dal controesame dell’altra parte e, infine, dalle eventuali domande del giudice.

È di fondamentale importanza ascoltare con estrema attenzione ogni quesito. Se una domanda appare poco chiara o ambigua, è del tutto legittimo chiederne la ripetizione o un chiarimento.

Se gli eventi risalgono a molto tempo prima, può capitare di avere ricordi sfumati. In questi casi, la risposta più corretta è specificare che non si ha una memoria nitida, usando formule come “mi sembra di ricordare” o dichiarando apertamente di non ricordare affatto. Forzare un ricordo o tentare di ricostruire i fatti per logica può portare a contraddizioni pericolose.

Bisogna essere consapevoli che quanto dichiarato in passato davanti alla polizia giudiziaria (nella fase delle indagini preliminari: cosiddette sommarie informazioni) non è a conoscenza del giudice, il quale si basa principalmente su ciò che viene detto dal vivo durante il dibattimento.

In cosa consiste l’esame incrociato?

Il processo penale italiano si fonda sulla formazione della prova in dibattimento attraverso l’esame incrociato: questo significa che il testimone verrà sottoposto a domande che mirano a verificare la sua attendibilità e la coerenza del suo racconto.

Non si deve percepire questo momento come un attacco personale o un processo contro la propria persona; gli avvocati e il pubblico ministero hanno il compito tecnico di vagliare ogni dettaglio per garantire che la testimonianza possa trasformarsi in una prova valida.

Anche se il controesame può apparire incalzante, bisogna mantenere la calma e rispondere in modo asciutto.

Non è permesso rifiutarsi di rispondere invocando motivi di riservatezza o privacy, né è opportuno mostrare irritazione verso chi pone le domande.

La posizione del testimone è di terzietà: egli non è un alleato di chi lo ha citato, ma un collaboratore della giustizia tenuto alla verità, indipendentemente dall’esito che le sue parole avranno sulla sorte dell’imputato.

Chi ha il diritto di astenersi dal testimoniare?

La legge riconosce una particolare tutela ai legami familiari più stretti. I soggetti legati all’imputato da vincoli di parentela o convivenza, come il coniuge, i figli, i genitori o i fratelli, vengono definiti prossimi congiunti. Tali persone devono essere avvertite dal giudice, prima dell’inizio della deposizione, della loro facoltà di non rispondere.

È una scelta lasciata alla sensibilità dell’individuo:

  • se si decide di avvalersi della facoltà di astensione, non si rende alcuna dichiarazione;
  • se si sceglie di testimoniare, decade il privilegio e si ha l’obbligo di dire la verità esattamente come ogni altro testimone.

Inoltre, se durante la vita del processo il testimone ha ricevuto minacce o pressioni affinché modifichi la propria versione o non si presenti, è doveroso segnalarlo immediatamente all’autorità giudiziaria per consentire l’adozione delle misure di protezione o di indagine necessarie.

Cosa accade in caso di impedimento o assenza?

Qualora sopraggiunga un motivo serio e documentabile che impedisca di essere presenti all’udienza, come un improvviso problema di salute o un impegno lavorativo inderogabile, è obbligatorio comunicarlo con tempestività.

La segnalazione deve essere inviata alla cancelleria del tribunale o alla parte che ha richiesto la citazione, utilizzando mezzi tracciabili come la raccomandata o il fax.

Se il giudice ritiene l’impedimento legittimo, la testimonianza verrà rinviata a una nuova data. In assenza di una giustificazione valida, il magistrato può disporre l’accompagnamento coattivo, eseguito dalle forze dell’ordine, e condannare il testimone al pagamento di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende, oltre al rimborso delle spese causate dalla sua assenza.




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 Mariano Acquaviva

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