8 dolci tipici del Sud Italia da provare — idealista/news


Il Sud Italia racconta la propria storia anche attraverso i dolci. Ogni regione custodisce ricette nate nei conventi, nelle cucine contadine o nelle botteghe dei pasticceri, tramandate spesso da secoli e legate a feste religiose, matrimoni e ricorrenze del calendario. Dietro un cannolo croccante o un babà inzuppato di rum si nascondono dominazioni straniere, ingredienti poveri trasformati in capolavori e leggende che ancora oggi alimentano campanilismi golosi. I dolci tipici del Sud Italia raccontano benissimo i territori che li hanno creati, dalla Sicilia alla Sardegna, passando per Campania, Puglia, Abruzzo, Calabria, Molise e Basilicata.

Cannoli siciliani, delizia tipica della Sicilia

Il cannolo è probabilmente il dolce siciliano più famoso nel mondo e affonda le radici nel periodo della dominazione araba dell’isola. Gli storici della gastronomia collocano la sua nascita tra l’827 e il 1091 nella zona di Caltanissetta, e diverse tradizioni ne attribuiscono la codifica alle suore di clausura, che lo preparavano soprattutto durante il Carnevale. 

La cialda si ottiene friggendo una sfoglia sottile arrotolata attorno a un cilindro, un tempo di canna (da cui il nome), e il ripieno classico è a base di ricotta di pecora setacciata e lavorata con lo zucchero. Le finiture cambiano da provincia a provincia: gocce di cioccolato, granella di pistacchio di Bronte, scorze d’arancia candita o ciliegie. Un dettaglio pratico che ogni pasticcere conosce bene: la cialda va riempita solo al momento di servire, per non perdere la croccantezza.

Babà, tipico della Campania

Simbolo della pasticceria napoletana, il babà ha in realtà un’origine straniera. La sua invenzione viene ricondotta a Stanislao Leszczyński, re di Polonia fino al 1736 e grande goloso, che avrebbe ideato un dolce soffice da inzuppare perché faticava a masticare i dessert più asciutti. Attraverso la figlia Maria, regina di Francia, e il pasticcere Nicolas Stohrer, la ricetta arrivò a Parigi e da lì, nell’Ottocento, a Napoli, dove i cuochi delle famiglie nobili la appresero e la diffusero. 

Oggi il babà è un impasto lievitato, alto e a forma di fungo, imbevuto di uno sciroppo a base di rum che gli conferisce la caratteristica morbidezza umida. Le varianti moderne prevedono farciture con crema pasticcera, panna o amarene, ma la versione classica resta quella semplicemente imbevuta e lucida. Il dolce napoletano può essere modellato in monoporzione o come torta decorata.

Cartellate pugliesi, tipiche natalizie

Le cartellate sono il dolce natalizio pugliese per eccellenza, diffuso soprattutto nel Barese e nel Salento. Si preparano con una sfoglia sottile di farina, olio e vino bianco, ritagliata a nastri che vengono pizzicati e arrotolati a formare rose o piccole corone dai bordi frastagliati: è richiesta una certa manualità per questi dolci italiani da fare in casa.

Dopo la frittura, le cartellate vengono immerse nel vincotto (di fichi o di uva) oppure nel miele, che ne riempie le cavità e le rende lucide e profumate. Si conservano diversi giorni ed è proprio questa durata a renderle protagoniste delle tavolate delle feste, spesso preparate in grandi quantità già nei giorni precedenti il Natale.

Ferratelle abruzzesi, naturali o farcite

Le ferratelle sono cialde dolci tipiche dell’Abruzzo, note anche con i nomi di pizzelle, neole o cancelle a seconda della zona. Devono il loro nome al ferro con cui vengono cotte: due piastre incernierate, spesso decorate con motivi geometrici o con le iniziali della famiglia, che imprimono il caratteristico disegno a rombi sulla superficie. L’impasto è semplice, a base di uova, farina, zucchero, olio o burro e un aroma come anice o scorza di limone. 

A seconda della cottura e dello spessore delle piastre possono risultare sottili e croccanti oppure più morbide e spesse. Vengono servite al naturale, spolverate di zucchero a velo o farcite con creme, marmellate e miele, e sono legate a matrimoni e ricorrenze, quando i ferri di famiglia venivano tramandati alle nuove generazioni.

Seadas sarde al miele e limone

Le seadas (o sebadas) sono il dolce sardo che meglio racconta la cultura pastorale dell’isola, con origini nel cuore della Barbagia e del Logudoro. Nascono infatti come piatto povero dei pastori, tanto che in passato venivano consumate come portata principale e non come dessert. Si compongono di una sfoglia sottile che racchiude un ripieno di pecorino fresco insaporito con scorza di limone, il tutto fritto e poi ricoperto di miele, spesso quello amarognolo di corbezzolo.

Il contrasto tra il formaggio filante leggermente acidulo e la dolcezza del miele è ciò che rende questo dolce inconfondibile, uno tra i migliori dolci italiani. Il termine deriverebbe dal sardo “seu”, il grasso animale un tempo usato nell’impasto per renderlo friabile.

Tartufo di Pizzo, il dolce simbolo della Calabria

Il tartufo di Pizzo è un gelato artigianale originario di Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, e vanta un primato europeo: nel 2007 è diventato il primo gelato a ottenere il marchio IGP. La tradizione ne colloca la nascita intorno al 1952, quando il gelatiere noto come “Don Pippo”, rimasto a corto di stampi durante un banchetto, avrebbe modellato il gelato direttamente nel palmo della mano.

Il risultato è una semisfera di gelato alla nocciola con un cuore di cioccolato fondente fuso, ricoperta da una spolverata di cacao amaro che nasconde il ripieno fino al primo morso. La particolarità sta proprio nella “sorpresa” del cuore liquido, che si scopre solo tagliando il tartufo. Ancora oggi viene lavorato a mano, in continuità con la ricetta originale.

Cicerchiata molisana, il dolce di Carnevale

La cicerchiata è un dolce di Carnevale diffuso in Molise e in diverse aree dell’Italia centro-meridionale, imparentato con gli struffoli napoletani. Si prepara con piccole palline di pasta all’uovo, fritte fino a doratura e poi amalgamate con miele caldo, che le tiene insieme in una forma a ciambella o a cupola. 

Il nome richiama la cicerchia, un legume tradizionale, per via delle dimensioni ridotte delle palline che ne ricordano l’aspetto. Una volta compattata con il miele, la cicerchiata viene decorata con confettini colorati, scorze d’agrume o mandorle. È un dolce conviviale, pensato per essere spezzato e condiviso, tipico delle tavole di febbraio durante il periodo carnevalesco.

Taralli dolci glassati della Basilicata

In Basilicata i taralli dolci glassati accompagnano soprattutto la Pasqua e le ricorrenze di famiglia, distinguendosi nettamente dai più noti taralli salati. Si tratta di piccoli anelli di pasta a base di farina, uova e olio, prima lessati o cotti al forno e poi ricoperti da una glassa bianca di zucchero, la caratteristica “naspro“.

La copertura, lucida e leggermente croccante, dona ai taralli il tipico aspetto candido che li rende riconoscibili sui vassoi delle feste. Vengono spesso aromatizzati con anice, limone o liquori, a seconda della tradizione familiare. Come molti dolci della cucina lucana, nascono da ingredienti semplici e di lunga conservazione, pensati per durare nei giorni delle celebrazioni.


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 Letizia Miani

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