Salera impone la formula al Pd: se volete ci state altrimenti votiamo lo stesso

Il momento dell’eterno confronto è finito. Nel Pd di Cassino arriva il momento della sintesi: domani sera si riunisce la Direzione che deve dare il via al prossimo Congresso cittadino. Se sarà unitario o meno dipende dalle minoranze: il sindaco Enzo Salera ha deciso di mettere sul tavolo i numeri di AreaDem ed il 70% di tessere che la componente può contare in città.

Nelle crisi di Partito, il momento più difficile è quello in cui si deve trovare una formula che consenta a chi ha perso di non sentirsi sconfitto ed a chi ha vinto di non sembrare arrogante. Enzo Salera ha deciso di saltare a pie’ pari il punto: ha atteso per mesi una sintesi, non è arrivata, ha scelto di andare a sintesi. La sua.

Lorenzo Vita (a destra) con Achille Migliorelli (al centro) e Danilo Grossi

Lorenzo Vita alla Segreteria del Circolo Pd di Cassino. Fernando Cardarelli alla Presidenza dell’assemblea. Entrambi sono di AreaDem: che a Cassino è divisa in due, l’area del sindaco esprime il Presidente, l’area di Barbara Di Rollo propone il Segretario. C’è una concessione alle altre componenti. Due vicesegretari: uno indicato dall’alleanza Rete Democratica-Riformisti (le componenti che hanno come riferimento provinciale Sara Battisti e Antonio Pompeo) ed uno indicato dal comitato Parte da Noi (l’area che si riconosce nella segreteria nazionale e ha come riferimento politico il dirigente Danilo Grossi sul territorio e la coordinatrice Marta Bonafoni sul Nazionale).

La forma è quella di un accordo condiviso. La sostanza è quella di un assedio al quale c’è una sola alternativa: la resa.

Il percorso

Enzo Salera la sera della vittoria nel 2019 (Foto: © Igor Todisco)

Per capire dove si è arrivati bisogna ricordare da dove si è partiti. E si è partiti da lontano. Enzo Salera ha deciso di mettere sul campo il suo peso politico: quello del sindaco che amministra la seconda città della provincia, la più grande tra quelle ancora governate dal Pd. Lo ha fatto la scorsa primavera: quando ha fatto saltare lo schema provinciale per le elezioni a Palazzo Iacobucci ed ha imposto la propria candidatura. Eleggendosi. Ha messo così in discussione gli ultimi 30 anni di equilibri provinciali nel Pd: vuole riportare al Sud l’asse della politica ciociara.

Il suo avversario interno non è una componente contrapposta. Sono tutti. Per capirlo bisogna portare gli orologi indietro fino a quando si candidò sindaco la prima volta. E vinse strappando la città al centrodestra. Il mattino dopo mise in chiaro con il Segretario nazionale Nicola Zingaretti che il Pd provinciale lo aveva boicottato: puntò il dito su Francesco De Angelis, su Mauro Buschini, su Sara Battisti. Dovette intervenire il compianto Segretario Regionale Bruno Astorre ad imporre una tregua. Lo stesso schema si è ripetuto ora alle Provinciali. (Leggi qui: I sassi di Barbara: «Caro Zingaretti ecco chi ha tentato di sabotarci a Cassino». E qui: La scomoda vittoria di Enzo Salera, sindaco di Cassino malgrado tutti. Qui: Pd, la pace è già finita: Salera riapre la guerra interna dopo il voto provinciale).

Barbara Di Rollo (Foto © Michele Di Lonardo)

A distanza di sei anni la frattura non si è saldata. Enzo Salera Ha rivinto le elezioni a Cassino con il 60% dei voti. Barbara Di Rollo ha fatto pace con AreaDem provinciale (il che non la mette in sintonia politica con il sindaco). Insieme hanno il 70% delle tessere, stando formalmente nella stessa componente.

La sintesi

La scelta che viene portata domani in Direzione Cittadina. Presidente, Fernando Cardarelli: storico coordinatore delle liste civiche di Salera, riferimento di AreaDem a Cassino; era il candidato naturale alla Segreteria del circolo. Aveva quasi tutto: il sostegno del sindaco, l’appoggio dei consiglieri comunali, la fiducia degli iscritti storici. Mancava il sì di Barbara Di Rollo, presidente del Consiglio comunale e principale espressione di AreaDem provinciale in città. E quella mancanza si era rivelata, mese dopo mese, insuperabile.

Fernando Cardarelli ed Enzo Salera

Il 13 luglio, nella chat ufficiale del PD di Cassino, era comparso un messaggio di Cardarelli: non era mai stato un candidato ufficiale alla segreteria e non lo sarebbe stato. La motivazione ufficiale era il lavoro. La motivazione reale era tutta politica: lo stallo era il prodotto di uno scontro tra le due anime di AreaDem: quella che fa riferimento a Salera e quella che fa riferimento a Francesco De Angelis. (Leggi qui: Cassino, Cardarelli si sfila: la non-candidatura che diventa un atto politico).

Quella non-candidatura aveva accelerato la crisi invece di risolverla. Poi, nelle ultime settimane, qualcosa si è mosso. Una telefonata del Segretario Regionale Daniele Leodori ha rimesso in moto il dialogo: dovete stare insieme, ricorda un po’ il pragmatismo del Maresciallo Tito quando unificò la Jugoslavia. Ma per un po’ ha funzionato. Chissà a Cassino.

I numeri come argomento finale

Il Segretario uscente Romeo Fionda

A quel punto, Salera ha scelto di usare lo strumento più semplice e più definitivo disponibile in un Congresso di Partito: i numeri. Il 70% degli iscritti del circolo di Cassino è AreaDem. Il 30% restante è diviso tra Rete Democratica, Riformisti e Parte da Noi. Con questi rapporti di forza, la richiesta di replicare lo schema provinciale (dove la presidenza era andata a Rete Democratica) è stata ritenuta non applicabile. A livello provinciale i pesi erano diversi. A Cassino no.

Cardarelli lo aveva detto esplicitamente nelle settimane precedenti: «Non si può sostenere una linea diversa a seconda della convenienza. Dove Rete Democratica è maggioranza rivendica legittimamente tutte le principali responsabilità. A Cassino, dove è minoranza, chiede un accordo unitario cercando di ottenere il massimo possibile. È una posizione che non condividiamo».

Salera ha detto la stessa cosa con meno parole: la lista è pronta, si va avanti anche senza accordo, il congresso si può fare già la prima settimana di agosto. Un ultimatum che non lasciava molto spazio alla mediazione.

La formula e il suo significato

Enzo Salera con Marta Bonafoni

Vita alla segreteria e Cardarelli alla presidenza possono essere letti come un punto di sintesi tra le due anime di AreaDem che per mesi si erano guardate con diffidenza. Vita ha la credibilità trasversale del presidente dell’ANPI, una figura che non divide e che aveva posto come condizione per accettare la «convergenza di tutti». Cardarelli ha la fedeltà al sindaco e la conoscenza del territorio.

Ma la lettura più onesta è un’altra. Salera va avanti come un rullo compressore, usando i numeri fino all’ultimo iscritto. Le altre componenti ottengono i due vicesegretari: una rappresentanza reale, ma non le cariche apicali. La formula proposta è quella di un accordo. La realtà è quella di una maggioranza che ha dettato i termini e una minoranza che deve decidere se accettarli. E per essere chiari: quella minoranza ora sono Battisti/Pompeo. Perché il dialogo con Parte da Noi e l’ex assessore Danilo Grossi, il sindaco lo ha recuperato da mesi. (Leggi qui: Salera rivolta il Pd: pace con Grossi e abbraccio con Bonafoni).

Di Rollo, che per mesi aveva esercitato un veto di fatto sulla candidatura Cardarelli, ha ottenuto che il nome fosse un altro. Cardarelli non perde: tra i primi a proporre Lorenzo Vita come punto di sintesi è stato anche lui. Per paradosso, tra i primi a proporlo era stata anche Barbara Di Rollo: poi c’era stato uno stop. Non al nome ma al metodo con il quale ad aprile Salera lo stava proponendo.

L’unica questione aperta

Elly Schlein ed Enzo Salera

La sostanza è definita. Resta il quando. Salera spinge per procedere senza indugi — la settimana prossima, al massimo quella successiva. L’argomento è semplice: i numeri ci sono, l’accordo c’è, ogni giorno che passa è un giorno perso.

C’è chi preferirebbe settembre, per consentire un maggiore afflusso di iscritti e dare al congresso una base di partecipazione più ampia. Ma su questo punto la logica di Salera tende a prevalere: aspettare settembre significa solo spostare in avanti un’evidenza che è incontrovertibile. E che non cambierà in poco più di un mese. Non è nell’interesse di chi ha il 70% aspettare.

La posta in gioco vera

Foto © AG IchnusaPapers

Questa storia non parla soltanto del segretario del circolo PD di Cassino. Parla di qualcosa di molto più grande.

Enzo Salera sta usando la vicenda del congresso cittadino come laboratorio per un’operazione più ampia: dimostrare che i numeri, quando ci sono, si usano. Che il sindaco della seconda città della provincia — governata dal PD, con il 60% dei voti alle ultime elezioni — ha il peso specifico per imporre la propria linea anche quando la Segreteria provinciale preferisce soluzioni diverse.

È una strategia che ha una logica precisa e una traiettoria chiara. Lo stesso criterio pragmatico – avere i numeri e usarli – potrebbe essere applicato alla presidenza della Provincia, dove le prossime elezioni si avvicinano e dove Salera potrebbe porre la propria candidatura se riterrà di avere la forza per sostenerla. O alla corsa come consigliere regionale, dove un sindaco forte di Cassino con una macchina organizzativa collaudata è un candidato naturale.

In questo scenario, il congresso di Cassino non è la fine di un percorso. È la prima prova di un metodo che Salera intende replicare su scala più ampia. I numeri hanno vinto a Cassino. La domanda è dove li userà la prossima volta.


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