Scopri se lo scorrimento della graduatoria di concorso prevale sulla mobilità per le assunzioni nella pubblica amministrazione secondo i giudici.
Entrare nella pubblica amministrazione richiede il superamento di prove selettive lunghe. Una volta ottenuta l’idoneità, molti restano in attesa che l’ente attinga dalla lista degli idonei per coprire i posti vacanti. Accade però che le amministrazioni preferiscano il trasferimento di dipendenti già in servizio altrove. In questo scenario sorge una domanda fondamentale: per le assunzioni nella pubblica amministrazione, prevale lo scorrimento graduatoria o la mobilità volontaria? Capire quale procedura abbia la priorità incide sulle possibilità di impiego di chi ha superato un concorso. La giurisprudenza ha chiarito i confini di questo rapporto, stabilendo regole che bilanciano le esigenze di bilancio con il diritto degli idonei a vedere valorizzato il merito. Esistono infatti obblighi precisi per gli enti che devono gestire il proprio personale in modo trasparente.
Come funziona la scelta tra mobilità e nuovo concorso?
Le pubbliche amministrazioni, quando hanno bisogno di nuovo personale, non sono libere di agire senza seguire un ordine logico e legale. Il primo passo che un ente deve compiere riguarda la verifica della possibilità di coprire i posti vacanti attraverso chi è già dipendente pubblico ma lavora presso un’altra amministrazione. Questa procedura prende il nome di mobilità volontaria o esterna. La legge stabilisce che questa strada deve essere tentata obbligatoriamente prima di indire un nuovo concorso pubblico (art. 30, comma 2-bis, d.lgs. n. 165/2001).
Il motivo di questa scelta legislativa risiede nella volontà di favorire il transito dei lavoratori tra i diversi rami dello Stato, ottimizzando le risorse umane già formate e riducendo la necessità di nuove selezioni. Se un Comune decide di bandire un concorso senza prima aver attivato le procedure di mobilità, il bando può essere considerato illegittimo (Tar Camp. n. 3886/2012). L’obiettivo è dare la precedenza ai dipendenti che hanno la stessa qualifica e che chiedono un trasferimento.
Tuttavia, questa priorità della mobilità non è assoluta in ogni circostanza. Essa vale in modo ferreo quando l’amministrazione si trova di fronte alla necessità di avviare una procedura selettiva da zero. Se l’ente non ha ancora bandito un concorso, deve prima guardare al mercato della mobilità. La situazione cambia invece radicalmente quando esiste già una graduatoria concorsuale valida ed efficace. In questo caso, il rapporto tra le due procedure segue regole differenti, basate su un principio di efficienza e tutela di chi ha già superato con successo un esame pubblico.
Quando lo scorrimento delle graduatorie diventa prioritario?
Il tema diventa più complesso quando l’amministrazione dispone già di una lista di soggetti idonei, pronti per l’assunzione. In questa ipotesi, il Consiglio di Stato ha chiarito che l’ente deve attingere prioritariamente dalle graduatorie esistenti. Non è possibile, quindi, ignorare chi ha vinto o è risultato idoneo in un precedente concorso per favorire l’ingresso di personale tramite mobilità volontaria (Cons. Stato n. 4329/2012).
Lo scorrimento della graduatoria deve avvenire in via prioritaria perché l’espletamento di un concorso ha già sancito il diritto di alcuni soggetti a essere considerati per l’assunzione. Se un Comune, per esempio, ha una graduatoria valida per istruttori di vigilanza e decide improvvisamente di aprire un bando di mobilità per la stessa posizione, compie un atto lesivo nei confronti degli idonei. La precedenza della mobilità sulle nuove assunzioni è prevista solo rispetto a procedure di concorso che l’amministrazione deve ancora avviare.
Quando la graduatoria è preesistente, la mobilità esterna non gode più di quella corsia preferenziale che la legge le assegna in via generale. La ragione è semplice: il concorso è già avvenuto e ha prodotto un risultato certo. Ignorare tale risultato per cercare personale altrove comporterebbe una deviazione dai principi di buona amministrazione. Lo scorrimento delle graduatorie rappresenta la via maestra per coprire i posti, a meno che non intervengano ragioni specifiche che giustifichino una scelta diversa, che deve comunque essere spiegata in modo dettagliato.
Quali sono i vantaggi economici dello scorrimento della graduatoria?
Uno dei criteri che guida le scelte della pubblica amministrazione è il risparmio di spesa. Quando si confrontano lo scorrimento della graduatoria e la mobilità esterna, i giudici hanno osservato che non vi è un reale risparmio economico nell’utilizzare la mobilità se esiste già una graduatoria valida (Cons. Stato n. 4329/2012). Di solito, la mobilità viene preferita perché evita i costi di organizzazione di un nuovo concorso. Se però il concorso è stato già fatto e la lista degli idonei è pronta, quel costo è già stato sostenuto.
Assumere un idoneo da una lista esistente non comporta spese aggiuntive per la selezione. Al contrario, avviare una procedura di mobilità richiede comunque una gestione amministrativa e burocratica che ha un suo peso economico. Sotto il profilo della funzionalità degli uffici, le due soluzioni si equivalgono. Vediamo i motivi principali:
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il personale in mobilità garantisce una professionalità già formata sul campo, avendo già svolto mansioni analoghe;
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l’idoneo di concorso garantisce una professionalità accertata attraverso una selezione pubblica regolare;
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entrambe le procedure assicurano che la persona assunta possieda i requisiti necessari per l’ufficio.
Dal momento che la garanzia di competenza è assicurata in entrambi i casi, non c’è motivo logico per preferire il trasferimento di un dipendente esterno rispetto all’assunzione di chi ha superato le prove. L’interesse pubblico viene soddisfatto pienamente attingendo dalla graduatoria già disponibile, rispettando così anche le aspettative di chi ha investito tempo e risorse per superare un esame di Stato.
Esistono eccezioni all’obbligo di scorrimento delle graduatorie?
Esistono dei limiti precisi oltre i quali l’amministrazione recupera una certa libertà di scelta. Lo scorrimento non è obbligatorio se si tratta di coprire posti di nuova istituzione o derivanti da una trasformazione della pianta organica. In questi casi, l’ente non è vincolato a usare le vecchie graduatorie (art. 91, comma 4, d.lg. n. 267/2000). La regola della priorità si applica solo per la copertura dei posti vacanti che corrispondono esattamente al profilo per cui è stato bandito il concorso originale.
L’amministrazione conserva inoltre il potere di decidere se procedere o meno alla copertura del posto. Non esiste un diritto assoluto all’assunzione per il solo fatto che esiste un posto vuoto in ufficio. Tuttavia, se l’ente decide che quel posto deve essere riempito, scatta l’obbligo di scegliere la modalità corretta (art. 15, comma 5, d.P.R. n. 487/1994). Qualora l’amministrazione decida di non utilizzare lo scorrimento della graduatoria ancora efficace e preferisca la mobilità esterna, deve fornire una motivazione specifica.
Non basta richiamare genericamente le norme sulla mobilità per giustificare il salto degli idonei. La scelta deve essere sorretta da ragioni concrete che dimostrino perché, in quel caso specifico, il trasferimento di un dipendente da un altro ente sia più vantaggioso rispetto all’assunzione di un idoneo. In assenza di una motivazione forte e chiara, il provvedimento che privilegia la mobilità può essere annullato dal giudice amministrativo, poiché viola l’interesse legittimo dei candidati presenti in graduatoria.
Quali sono gli orientamenti della giurisprudenza?
Il rapporto tra le diverse modalità di assunzione è stato oggetto di discussione per molto tempo. Alcuni tribunali, in passato, avevano dato maggiore peso alla mobilità, considerandola sempre superiore al reclutamento tramite concorso (Cass. n. 12967/2010). L’idea era che il trasferimento di un dipendente già esistente non costituisse una vera “nuova assunzione” ma solo uno spostamento di risorse nel perimetro della PA.
Tuttavia, l’orientamento più recente e consolidato del Consiglio di Stato ha riequilibrato la situazione. La giurisprudenza oggi tende a considerare lo scorrimento e la mobilità come opzioni che richiedono un attento bilanciamento. Se l’amministrazione sceglie la mobilità o addirittura il comando temporaneo di personale da altri enti, deve spiegare perché tale scelta è più conveniente rispetto all’uso degli idonei (Cons. St. n. 4770/2012). Ecco alcuni punti fermi emersi dalle sentenze:
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la mobilità volontaria è obbligatoria solo prima di bandire un nuovo concorso;
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se esiste una graduatoria valida, lo scorrimento è la via ordinaria;
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l’amministrazione deve motivare la scelta di metodi alternativi;
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il comando di personale (temporaneo) non gode del favore legislativo previsto per la mobilità definitiva.
In sintesi, la libertà di scelta dell’amministrazione tra concorso, scorrimento e mobilità non è un potere assoluto. Ogni decisione deve essere guidata dai principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione. Chi si trova in una graduatoria ancora efficace ha quindi strumenti legali per tutelarsi se l’ente tenta di aggirare la sua posizione attraverso procedure di mobilità non adeguatamente giustificate. Il rispetto delle graduatorie garantisce che il merito, accertato tramite selezione pubblica, resti il criterio principale per l’accesso agli uffici dello Stato.
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Raffaella Mari
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