film restaurato il 17 luglio


Sul tetto del Lingotto il centenario passa attraverso l’opera intera. Nessun montaggio celebrativo interrompe Marilyn Monroe come Sugar Kane. Battute e musica seguono l’ordine fissato da Billy Wilder nel 1959.

La scelta del lungometraggio sottrae l’attrice alle fotografie isolate che hanno dominato la sua fama. Il pubblico osserva come dosi le repliche e usi canto e postura nel rapporto con gli altri interpreti.

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Marilyn #100 indica l’anniversario del 1926

Marilyn Monroe nacque a Los Angeles il 1° giugno 1926. Il cancelletto e il numero scelti dal cartellone rinviano ai cento anni dalla nascita. Non indicano la centesima serata né la quantità dei film programmati.

La sigla usa il nome pubblico dell’attrice e lo lega a una prova del 1959. Chi arriva per il mito incontra Sugar Kane, personaggio costruito nel modo in cui entra in scena, esita e dosa il canto rispetto alle battute. Il centenario passa così dal mestiere esercitato davanti alla macchina da presa.


L’annuncio si limita alla dicitura “edizione restaurata”

La copia è annunciata soltanto come edizione restaurata, dicitura riportata anche da Distretto Cinema. Non compaiono risoluzione, laboratorio, supporto di proiezione o anno dell’intervento. Nominare 2K, 4K o una casa di restauro attribuirebbe alla proiezione torinese indicazioni che gli organizzatori non hanno pubblicato.

La scheda conferma la lingua inglese con sottotitoli italiani. Definisce restaurata la copia. Restano ignoti il supporto usato sul tetto e la provenienza del master. Qualunque specifica ulteriore supererebbe il programma pubblicato.

L’audio originale conserva l’imitazione di Cary Grant

I sottotitoli lasciano udire Tony Curtis nel passaggio da Joe a Josephine. Quando inventa il petroliere Shell Oil Junior adotta una cadenza ispirata a Cary Grant. Il cambio di registro appartiene alla seduzione e rende percepibile un’identità diversa prima ancora che Sugar la accetti.

Jack Lemmon segue un’altra strada. Daphne prende spazio dentro Jerry e modifica il modo in cui cammina, ascolta Osgood e risponde agli altri musicisti. Le parole tradotte scorrono sullo schermo. La sala conserva inflessioni e pause sulle quali Wilder costruisce molte battute.

“Hot” viene dal jazz prima che dalla Florida

Il titolo originale Some Like It Hot nasce dal lessico musicale dell’epoca. Hot indicava un’esecuzione jazz affidata all’improvvisazione, contrapposta alla musica eseguita secondo lo spartito. La parola compare nel titolo prima di richiamare il clima verso cui viaggiano i personaggi.


Joe suona il sax e Jerry porta il contrabbasso. Sugar canta con l’orchestra e imbraccia l’ukulele. La musica procura un contratto ai due fuggitivi. Offre anche il travestimento che li nasconde. Prima della storia d’amore il jazz decide chi sale sul treno.

Chicago 1929 dà alla farsa una minaccia reale

Joe e Jerry assistono a un omicidio mafioso modellato liberamente sul massacro di San Valentino del 14 febbraio 1929. Per uscire da Chicago assumono le identità di Josephine e Daphne. Il contratto con l’orchestra femminile di Sweet Sue offre loro un posto sul treno in partenza per la Florida.

La minaccia dei gangster rimane attiva durante le scene romantiche. Ogni bugia deve reggere davanti a chi corteggia i due musicisti e davanti agli uomini che li cercano. Wilder usa la paura come pressione costante sotto la risata.

Wilder e Diamond riscrivono Fanfaren der Liebe

La sceneggiatura parte dal film tedesco Fanfaren der Liebe del 1951, scritto da Robert Thoeren e Michael Logan. In quella storia due musicisti adottavano più travestimenti pur di trovare lavoro. Wilder acquistò i diritti e scrisse il nuovo copione con I. A. L. Diamond.

Gli autori conservarono il travestimento femminile e spostarono l’azione nell’età del jazz. Con l’omicidio ogni errore espone Joe e Jerry ai sicari. Il materiale tedesco offre il dispositivo lavorativo mentre il copione americano lo converte in una fuga dai gangster.


Sugar Kane possiede una traiettoria propria

Sugar Kane viaggia con l’orchestra e tenta di allontanarsi dai sassofonisti che l’hanno delusa. Monroe la fa ridere senza ridurla a caricatura. Le pause prima delle risposte allungano le battute. Nel canto affiora la fragilità del personaggio e l’intera scena si dispone attorno a lei.

Wilder concede a Monroe lunghi tratti in cui Sugar occupa lo schermo da sola, scelta esaminata anche da Criterion. Sugar non serve soltanto come premio romantico per Joe. Desidera un uomo diverso da quelli incontrati fino a quel momento e prende decisioni sbagliate per ragioni che il film lascia riconoscibili.

Le canzoni segnano due stati opposti. I Wanna Be Loved by You usa il palco e il pubblico. I’m Through with Love isola Sugar quando la commedia ha già accumulato menzogne. Monroe passa dall’esibizione alla rinuncia senza cambiare personaggio.

I provini a colori portarono Wilder al bianco e nero

I provini a colori mostrarono che il trucco di Curtis e Lemmon assumeva un aspetto troppo marcato, circostanza documentata da Turner Classic Movies. Monroe preferiva il colore. Le prove convinsero la produzione a lavorare con la fotografia di Charles Lang Jr.

Gli abiti di Orry-Kelly svolgono due compiti distinti. Su Josephine e Daphne sostengono l’inganno. Su Sugar collocano il personaggio negli anni Venti lasciando affiorare la moda del 1959. La data della storia e l’anno di produzione convivono nello stesso taglio.


Il costume agisce dentro la trama. Jerry scopre che Daphne riceve attenzioni impreviste. Joe usa Josephine per avvicinarsi a Sugar e inventa un’ulteriore identità maschile. Gli abiti danno credibilità al travestimento. I limiti emergono quando le identità cominciano a sovrapporsi.

La Florida del film si trova in California

Le riprese esterne del resort furono realizzate nel 1958 all’Hotel del Coronado, vicino a San Diego. L’edificio vittoriano sostituisce la Florida del 1929. Gli interni nacquero in studio, benché scale e ascensore ricostruiti abbiano alimentato per anni l’idea opposta.

Il prospetto inaugurato nel 1888 offriva alla storia un albergo già compatibile con l’epoca. Dal 30 maggio al 31 luglio 2026 l’Ice House Museum ospita Marilyn Monroe: The Defining Roles. L’allestimento riunisce fotografie di Lawrence Schiller e materiali d’archivio. Il biglietto comprende un itinerario audio nei luoghi usati da Wilder.

George Raft porta il gangster movie dentro la parodia

Wilder affidò Spats Colombo a George Raft, volto dei gangster movie degli anni Trenta. Il lancio della moneta riprende la maniera usata dall’attore in Scarface nel 1932. La citazione passa inosservata a chi non conosce quel film. Chi la riconosce vede Raft ironizzare sul proprio repertorio.

Dalla torta del banchetto emerge Edward G. Robinson Jr., figlio dell’interprete di Rico in Little Caesar. È lui a eliminare Spats. Wilder fa scontrare sullo schermo due discendenze del cinema criminale americano.


La censura non ottenne l’ultima parola

United Artists distribuì Some Like It Hot senza certificazione del Production Code, circostanza documentata anche dal British Film Institute. Il travestimento maschile e le allusioni sessuali oltrepassavano i limiti applicati dalla Hollywood del 1959. La National Legion of Decency classificò il film come moralmente inaccettabile, indicando dialoghi e costumi.

La collocazione nel 1929 allontana l’azione dal presente degli spettatori dell’epoca. Wilder inserisce in quella distanza la violenza dei gangster e il gioco delle identità. Le battute passano da un equivoco all’altro senza riportare i personaggi nelle convenzioni richieste dal codice.

Il film uscì comunque e ottenne un vasto successo commerciale. Il Production Code rimase in vigore fino al 1968, quando l’industria statunitense adottò il sistema delle classificazioni per età. La commedia di Wilder aveva già dimostrato che una produzione priva del sigillo riusciva a raggiungere il grande pubblico.

Orry-Kelly fu l’unico Oscar del film

Alla 32ª edizione degli Academy Awards il film arrivò con sei candidature. Orry-Kelly vinse per i costumi in bianco e nero. Jack Lemmon concorse come attore protagonista. Billy Wilder ricevette la candidatura alla regia e condivise quella per la sceneggiatura con I. A. L. Diamond. Fotografia e scenografia completarono il gruppo.

Il film vinse il Golden Globe come commedia. Monroe e Lemmon furono premiati nelle rispettive categorie di recitazione per commedia o musical.


La distanza fra l’unico Oscar e i riconoscimenti alla recitazione racconta una ricezione divisa per mestieri. La statuetta andò agli abiti che rendono credibile il gioco delle identità. I giurati dell’associazione della stampa estera scelsero gli interpreti che lo fanno vivere.

Dal National Film Registry alla classifica comica del 2026

La Library of Congress inserì Some Like It Hot nel National Film Registry nel 1989, anno inaugurale del registro. Soltanto venticinque titoli entrarono nella prima selezione destinata alla conservazione del cinema statunitense.

Il 13 giugno 2000 l’American Film Institute lo collocò al primo posto fra le commedie americane. Il 28 giugno 2026 l’istituto ha definito onoraria una nuova disposizione della stessa graduatoria e ha portato Blazing Saddles dal sesto al primo posto per il centenario di Mel Brooks. Il primato di Wilder rimane nella lista storica. La proclamazione onoraria più recente appartiene al film di Brooks.

Nel 2007 Some Like It Hot raggiunse il numero 22 fra i film statunitensi. L’ingresso nel National Film Registry riguarda la conservazione pubblica. Le graduatorie dell’istituto rispondono a regole diverse.

Il 1923 del Lingotto incontra il 1929 del film

Lo stabilimento Fiat del Lingotto fu inaugurato il 22 maggio 1923. Il progetto dell’ingegnere Giacomo Mattè Trucco portava le automobili lungo le rampe interne fino al circuito di collaudo sul tetto. Stellantis conserva la data dell’apertura ufficiale. MuseoTorino documenta l’ammirazione espressa da Le Corbusier per l’edificio.


Quel tracciato ospita oggi un giardino pensile e opere all’aperto. Per le serate di luglio maxischermo e sedute occupano una porzione del tetto senza cancellarne le curve.

Sul telo il treno porta i musicisti verso Miami. Sotto le sedute l’anello ovale chiudeva il ciclo produttivo della fabbrica con il collaudo delle vetture. La proiezione accosta due macchine del movimento nate a sei anni di distanza.

Il 17 luglio riceve una casella autonoma nel cartellone

La terza edizione di Cinema sulla Pista 500 comprende diciotto film dal 2 al 26 luglio. Fulvio Paganin firma la selezione. La pagina della Città di Torino registra il maxischermo e la capienza dell’arena.

Marilyn #100 compare dopo Falene, proiettato il 16 luglio nella sezione Cinema Made in Piemonte. Il 19 luglio arriva Harold e Maude. La data dedicata a Monroe ha un’etichetta propria e non viene assorbita dai filoni maggiori della rassegna.

La scheda del 17 luglio non prevede ospiti. Il programma raccolto da Film Commission Torino Piemonte associa gli interventi alle altre serate. Il pubblico entra per il film e per la copia annunciata, senza un incontro collocato prima dei titoli di testa.


Via Nizza 262/103 e la fermata Lingotto per arrivare

Via Nizza 262/103 è l’indirizzo da inserire per raggiungere la Pinacoteca Agnelli. La fermata della metropolitana porta il nome Lingotto. La segnaletica interna conduce al piano del museo.

Il FIATCafé500 rimane disponibile fino alle 21:30. La pagina di vendita gestisce i posti ancora acquistabili. Il testo pubblico della rassegna non espone un contatore separato dalla procedura di prenotazione.

Torino proietta il film e Los Angeles espone i costumi

Sbircia la Notizia ha già raccontato la mostra dell’Academy Museum dedicata ai cento anni di Marilyn Monroe. L’esposizione comprende due costumi creati da Orry-Kelly per A qualcuno piace caldo.

A Los Angeles i capi sono esposti insieme ai materiali di lavorazione. Sul Lingotto tornano dentro i movimenti degli attori. Inquadrature e battute ne rivelano l’uso narrativo. Lo stesso abito passa dalla teca alla copia cinematografica e recupera il rapporto con il corpo che lo indossava.

Le due iniziative affrontano il centenario con mezzi diversi. A Los Angeles gli oggetti restano osservabili da vicino. Torino li restituisce alla durata e alla recitazione per cui furono creati. Il collegamento fra le sedi mostra quanto la fama di Monroe dipenda dai manufatti e dal modo in cui lei li usava davanti alla cinepresa.



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 Junior Cristarella

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