Ottanta lavoratori. Sette anni di anticipo sulla pensione. Costo interamente a carico dell’azienda. Nessun licenziamento, nessun ammortizzatore pubblico, nessuna cassa integrazione. Prima Sole Components, fornitore dell’indotto Stellantis in Ciociaria e delle principali case Automotive nel mondo, ha chiuso una vertenza nel modo in cui le vertenze industriali si chiudono raramente: con un accordo che dà certezza alle persone invece di rinviarla.
Lo ha fatto attraverso uno strumento previsto dalla legge che in provincia di Frosinone non era mai stato usato. Si chiama isopensione. Consente a un lavoratore di andare in pensione fino a sette anni prima del previsto, con l’azienda che paga tutto. Prima Sole Components lo ha applicato per la prima volta. Ottanta lavoratori dell’indotto Stellantis hanno una risposta che il tavolo sulla crisi di Cassino non ha ancora dato.
Come funziona lo strumento
In cosa consiste l’Isopensione? Perché la sua logica è meno intuitiva di quanto sembri. È stato introdotto con la riforma Fornero Non è una buonuscita. Non è un prepensionamento finanziato dallo Stato. È un accordo tra azienda e lavoratore — mediato dal sindacato — in cui l’impresa si fa carico interamente del costo dell’operazione.
Concretamente: l’azienda versa al lavoratore un assegno mensile di importo sostanzialmente equivalente alla pensione che avrebbe maturato fino a quel momento e continua a versare la contribuzione figurativa all’INPS fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici ordinari. Il lavoratore, durante questo periodo, non è ancora pensionato in senso tecnico: ma percepisce un assegno che ne replica la funzione. Al raggiungimento dei requisiti di legge, l’assegno di isopensione termina e subentra la pensione erogata dall’INPS.
È uno strumento che ha una caratteristica precisa: sposta l’onere economico interamente sull’azienda, senza ricorrere agli ammortizzatori sociali pubblici. Non è cassa integrazione, non è contratto di solidarietà, non è mobilità. È la società che decide di gestire la riduzione del proprio organico pagando di tasca propria, senza licenziamenti e senza scaricare il costo sulla collettività. Per questo la Filctem Cgil lo definisce un modello di «gestione socialmente responsabile della riorganizzazione industriale».
Prima Sole Components e l’indotto che non fa notizia
Prima Sole Components è fornitore globale di componentistica in plastica per auto, nata in Ciociaria ha oggi sedi in Brasile, Germania, Polonia, Slovacchia. A questi stabilimenti si aggiungono i dieci presenti in Italia. È parte di quell’indotto Stellantis che in Ciociaria conta decine di imprese, migliaia di lavoratori e una vulnerabilità strutturale che la crisi di Cassino Plant ha reso visibile a chiunque voglia vederla.
La crisi dell’automotive non è una novità. Maserati ha prodotto 7.900 vetture nel 2025, l’84% in meno rispetto al picco del 2017. Lo stabilimento di Cassino lavora a una frazione della propria capacità produttiva. Le trattative con partner cinesi — Huawei e JAC — sono in corso, ma il loro esito è incerto e le loro implicazioni per l’indotto sono, nel migliore dei casi, ambivalenti. In questo scenario, ogni azienda fornitrice deve fare i conti con commesse ridotte, volumi incerti, margini compressi. Ma più ancora: con un mondo che parla sempre più cinese e che predilige la sua catena di fornitura, imponendo scelte radicali, il cambiamento della vecchia geografia, lo spostamento della produzione su altri scenari del mondo. (Leggi qui: Cassino Plant tra Huawei e Jac: la sfida oltre la Cina che può salvare l’indotto).
Prima Sole Components ha scelto di rispondere a questa pressione con un accordo negoziale invece che con i licenziamenti. È una scelta che ha un costo (interamente a carico dell’azienda)— e un merito: non disperde il capitale umano, non crea conflittualità, non alimenta quella spirale di cassa integrazione e uscite traumatiche che ha segnato troppe vertenze industriali in questo territorio.
Il sindacato e la polemica sottintesa
I segretari della Filctem Cgil Frosinone-Latina Antonio Parente e Antonio Cribari esprimono soddisfazione per il risultato, ma si concedono anche una frecciata, misurata ma inequivocabile, verso ciò che definiscono un dibattito sul futuro dell’automotive «privo di sbocchi concreti». È una critica che non ha un destinatario esplicito ma il suo significato è abbastanza chiaro: mentre il confronto istituzionale sulla crisi di Cassino Plant ha prodotto tavoli, dichiarazioni, audizioni parlamentari e annunci, il sindacato rivendica di aver trovato, al tavolo negoziale, una soluzione concreta per ottanta lavoratori.
È una contrapposizione tra la politica industriale che discute e la contrattazione che decide. Gli ottanta lavoratori di Prima Sole Components che usciranno gradualmente attraverso l’isopensione non aspettano il piano industriale di Stellantis: hanno già una risposta. È una risposta parziale, locale, limitata a una singola azienda. Ma è reale.
Dietro la quale c’è molto del presidente del Gruppo, quel Maurizio Stirpe che ha sempre messo il lavoro davanti ad ogni altro concetto. Ed il lavoratore alla base di quella premessa. La scelta di non bussare agli ammortizzatori sociali ma farsi carico in prima persona di quegli 80 che lavorano in un’area dove l’automotive sta morendo è una scelta di coraggio che restituisce enorme dignità al mondo dell’imprenditoria. Quello di Maurizio Stirpe è un segnale ad un mondo della manifattura votato sempre più alla finanza e sempre meno alla produzione: il presidente ha detto che dei suoi, nessuno doveva rimanere indietro. E lo ha garantito in proprio.
Il precedente e il suo significato
Il fatto che questo sia il primo accordo di isopensione nella provincia di Frosinone non è un dettaglio anagrafico: è un indicatore. Significa che lo strumento, pur disponibile nella normativa da anni, non aveva ancora trovato applicazione in questo territorio. Significa che la combinazione di disponibilità aziendale, capacità negoziale sindacale e pressione della crisi ha prodotto qualcosa che non si era mai visto prima.
Non è una soluzione alla crisi dell’automotive. Non risolve il problema di Cassino Plant, non sostituisce un piano industriale, non risponde alla domanda su cosa produrrà quello stabilimento tra cinque anni. Ma in un contesto in cui tutti fuggono, Prima Sole Components ha detto che se le risposte strutturali tardano i lavoratori non possono aspettare. E l’accordo per l’isopensione è un ultimo grande riconoscimento al lavoro che quegli 80 hanno prodotto per l’azienda, in una terra che sempre meno sa cosa sia la produzione.
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