Il significato politico della lettera degli 11 al Prefetto ed al Ministero dell’Interno

La lettera sottoscritta ieri da undici consiglieri comunali di Frosinone e indirizzata al Prefetto e al Ministero dell’Interno per chiedere chiarimenti sulla vicenda dell‘Ufficio di Presidenza del Consiglio Comunale del capoluogo potrebbe riscrivere la storia dell’ultimo Consiglio Comunale. Ridurla a una semplice richiesta di parere tecnico sarebbe un errore di valutazione enorme. (Leggi qui: Undici consiglieri scrivono a Prefetto e Ministero: delibere dubbie a Frosinone).

Quel documento racconta molte più cose di quelle scritte nero su bianco. Anche perché a Frosinone la politica si era data alla macchia da tempo, sostituita da un’estenuante contabilità da condominio sul numero legale, da veti, controveti e strategie tafazziane. Ecco perché la lettera al Prefetto e al Ministero dell’Interno si presta a un’accurata radiografia politica.

Le undici firme: la novità politica più significativa

Pasquale Cirillo

La prima fotografia riguarda le firme. Undici consiglieri: Pasquale Cirillo e Maurizio Scaccia (Forza Italia), Norberto Venturi, Angelo Pizzutelli e Fabrizio Cristofari (PD), Paolo Fanelli (FdI), Giovanni Bortone (Lega), Anselmo Pizzutelli e Maria Antonietta Mirabella (Lista Mastrangeli), Giovambattista Martino e Teresa Petricca (FutuRa). Decidono di sottoscrivere insieme un’iniziativa comune così impattante, in grado in ipotesi di stravolgere le decisioni prese e le delibere votate durante l’ultima assise: non possono rappresentare solo un dettaglio procedurale. C’è parecchio di più.

In un Consiglio Comunale dove l’unità dell’azione politica tra i banchi dell’opposizione è più rara delle terre della Groenlandia, vedere un blocco così ampio muoversi in maniera coordinata costituisce probabilmente la novità politica più significativa dell’ultimo periodo. Undici firme insieme, forse, non si erano mai viste su un’iniziativa di questo tipo.


È il segnale che una parte consistente dell’opposizione ha deciso di cambiare passo: adesso si fa sul serio. Quando mancano meno di dodici mesi alle prossime elezioni comunali, nessuno investe capitale politico e personale in iniziative di tale livello se non immagina già la partita che sta per giocare. Il messaggio destinato al sindaco Riccardo Mastrangeli è piuttosto chiaro: la lunga fase dell’attesa è terminata. I suoi competitor sono scesi in campo.

Il «caso Fanelli»: due problemi enormi per FdI

(Foto © Massimo Scaccia)

Tra tutte le firme, quella che pesa più delle altre è sicuramente quella di Paolo Fanelli: ex sindaco, oggi consigliere di Fratelli d’Italia. Non tanto ai fini dell’economia totale dei numeri, quanto per il significato politico che assume: crea due enormi problemi.

L’ex sindaco, con la sua sottoscrizione, certifica una realtà ormai difficilmente contestabile: il suo percorso politico fino al termine della consiliatura è da considerarsi al di fuori del perimetro della maggioranza. Da qui nasce il secondo problema. Come può Fratelli d’Italia continuare a considerare pienamente organico al proprio gruppo consiliare un amministratore che firma un’iniziativa così severa nei confronti dell’amministrazione Mastrangeli, che il partito sostiene con apparente convinzione? 

Le due posizioni risultano difficilmente conciliabili e, per questo, incompatibili. Prima o poi qualcuno dentro FdI dovrà affrontare il «caso Fanelli». Perché la politica può convivere con le sfumature, molto meno con le contraddizioni permanenti.

L’assenza di Iacovissi

Vincenzo Iacovissi (Foto: Raffaele Verderese © Imagoeconomica)

Per un consigliere che firma, ce n’è uno che non lo fa. Sulla lettera, infatti, brilla per assenza la firma del consigliere del PSI Vincenzo Iacovissi, che da tempo ha lanciato la sua candidatura a sindaco: un dettaglio per nulla irrilevante ai fini dell’iniziativa degli undici.


Importa poco capire se non sia stato coinvolto dagli altri oppure abbia scelto consapevolmente di non aderire. Il dato politico rimane identico. Il Partito Socialista continua a percorrere una strada autonoma su tutto. Non arretrerà di un millimetro sulla candidatura a sindaco del capoluogo di Iacovissi. La posizione identitaria è più forte dell’unità della coalizione. 

Il PD, che continua a inseguire l’idea di una coalizione larga, dovrebbe cominciare a riflettere seriamente su questo dato.

Una controversia che esce dall’aula

(Foto © Massimo Scaccia)

Nel merito, la lettera è un atto amministrativo, certo. Ma come detto, è soprattutto un atto politico dirompente. Gli undici consiglieri chiedono a Prefetto e Ministero dell’Interno chiarimenti sulla legittimità dei poteri del vicepresidente vicario, sulla convocazione delle sedute, sulla validità degli atti approvati. Fuori dalla liturgia burocratica: mettono in discussione il funzionamento stesso dell’organo democratico cittadino, quello che decide quando convocare la massima assise e cosa discutere. (Leggi qui: Undici consiglieri scrivono a Prefetto e Ministero: delibere dubbie a Frosinone).

Quando una controversia istituzionale esce dall’Aula consiliare per approdare ai livelli superiori dello Stato, significa che il Consiglio Comunale non è stato in grado di autodeterminarsi nel trovare una soluzione. E qui emerge tutta la debolezza della maggioranza Mastrangeli. Il sindaco può anche fare i salti mortali carpiati all’indietro per trovare soluzioni, ma rimane il dato oggettivo di una coalizione ostaggio di se stessa: perennemente litigiosa, attraversata da veti incrociati, equilibri fragili e continue trattative interne, incapace di garantire persino l’elezione di una figura istituzionale e neutrale come il presidente del Consiglio. Troppo impegnata a marcarsi da sola, finisce inevitabilmente per perdere la capacità di governare gli eventi politici. Li rincorre. Li subisce. Prova a gestirli quando ormai sono già esplosi. Come la lettera degli undici consiglieri.

Il «soccorso rosso» di Marzi

Domenico Marzi (Foto © Massimo Scaccia)

Se è vero, come è vero, che Mastrangeli (tra le diverse ipotesi) sta pensando di ricorrere ancora una volta al «soccorso rosso» dell’ex sindaco Domenico Marzi per uscire dallo stallo istituzionale e trovare una soluzione neutra per l’elezione del presidente dell’Aula con i 17 voti necessari (Marzi ne porterebbe in dote tre), allora il quadro è ancora più chiaro. Significa che la maggioranza non è più autosufficiente. Non soltanto politicamente ma nemmeno numericamente. E quando una coalizione non riesce ad eleggere nemmeno una figura di garanzia come il presidente del Consiglio Comunale, il problema non riguarda più il solo Ufficio di Presidenza. Riguarda la capacità stessa di governare.


Come diceva Elias Canetti«Il potere è sempre in bilico: chi non sa reggerlo, lo perde». A meno di un anno dalle elezioni vuol dire che si mercanteggia sempre, su tutto, con un unico obiettivo: salvaguardare le proprie posizioni di rendita da incassare tra undici mesi. È la sindrome descritta da Niccolò Machiavelli quando osservava che «gli uomini dimenticano più facilmente la morte del padre che la perdita del patrimonio».

Nell’aula consiliare di Frosinone il patrimonio si identifica con il consenso. Tutti gli sforzi sono concentrati solo su preservare quello. Al netto della piena legittimità dell’iniziativa degli undici consiglieri, il ricorso al Prefetto e al Ministero non rappresenta sicuramente una bella pagina per Frosinone.

Cirillo sta studiando da sindaco

Riccardo Mastrangeli e Pasquale Cirillo

In questo mare in perenne tempesta, il consigliere di Forza Italia Pasquale Cirillo sta caratterizzando questa fase finale della consiliatura con una strategia di opposizione a Mastrangeli chirurgica, puntuale, competente, inclusiva. Un lavoro politico certosino, capace di aggregare anime diverse sotto un’unica bandiera: quella del rigore amministrativo, che è come il colore bianco: sta bene su tutto.

Un’attività che assomiglia molto a un tirocinio politico: sta studiando da sindaco. Lo sta facendo dimostrando che per scardinare il sistema non serve fare a gara a chi strilla di più, ma attraverso la conoscenza profonda di leggi, regolamenti e norme. E soprattutto avendo mandato a memoria i sacri testi della politica.



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