Un mese fa, era la fine di maggio, il Ministero della Cultura annunciava l’acquisto del ciclo pittorico staccato nel 1863 dalla Tomba François di Vulci, tra le più importanti testimonianze superstiti della pittura etrusca, per 15 milioni di euro.
L’acquisto della Tomba François da parte del Ministero della Cultura
Un’operazione salutata come uno dei più importanti investimenti realizzati negli ultimi anni dal Ministero nel campo delle acquisizioni patrimoniali, concretizzata grazie alla collaborazione degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, fino a oggi proprietari del ciclo dipinto, e al lavoro congiunto della Direzione generale Musei, diretta da Massimo Osanna, e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo.
E proprio al Museo Nazionale Etrusco, nella sede romana di Villa Giulia, si è scelto di destinare la nuova acquisizione. Inaugura il primo luglio l’allestimento che sancisce l’ingresso del ciclo dipinto nella collezione permanente del museo, celebrato anche con una raccolta quanto preziosa mostra dedicata alla Tomba François e al suo corredo disperso. A Villa Giulia, il ciclo dipinto beneficia di un allestimento concepito secondo i più avanzati criteri di accessibilità fisica e cognitiva, per consentire al pubblico di approfondire la conoscenza del monumento attraverso strumenti innovativi, tavoli tattili e contenuti in Lingua dei Segni Italiana.
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7 / 7L’allestimento permanente dei dipinti della Tomba François al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
E spettacolare è l’accesso alla sezione del museo che gli è stata dedicata, ripensata quasi a voler simulare l’ingresso dei visitatori nella tomba di Vulci. Dapprima con una sala immersiva che proietta la storia del sito archeologico, il contesto che ha portato al ritrovamento della tomba e poi racconta, nel dettaglio e con l’ausilio del videomapping, storie e personaggi che animano l’incredibile palinsesto figurativo del monumento. Concluso il racconto, una porta si apre per invitare il pubblico al cospetto del ciclo pittorico, allestito nella sala che simula gli ambienti della tomba, seppur in uno spazio più agevole: “Non è stato un allestimento facile” sottolinea la direttrice Luana Toniolo “Con Luca Cippelletti, che ha curato il progetto perché fosse contemporaneo e molto evocativo al contempo, abbiamo costruito travi, controsoffitti, spostato pilastri”.

La mostra dedicata alla Tomba François al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Tutto questo resterà in modo permanente a disposizione dei visitatori del Museo Nazionale Etrusco, ampliando ulteriormente un percorso che già vanta importanti testimonianze della civiltà etrusca (Sarcofago degli Sposi in testa). La mostra temporanea allestita fino al 31 dicembre 2026 nella sala successiva per ripercorrere idealmente il contesto originario del monumento, invece, si avvale di prestiti importanti da musei italiani e internazionali (il Musée du Louvre, il British Museum, il Royal Museum of Art and History di Bruxelles, il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, i Musei Vaticani e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma), riunendo reperti, documenti, copie storiche e opere provenienti dal corredo della tomba o connesse alla sua vicenda collezionistica. Il ritorno degli eroi, come si intitola l’esposizione, annovera vasi e gioielli dal corredo della tomba, ma anche una delle copie dal vero realizzate subito dopo la scoperta della tomba nel 1857, prima che le pitture fossero staccate, da Carlo Ruspi, oggi al Museo Gregoriano Etrusco. E i bellissimi disegni realizzati da Nicola Ortis proprio nel 1857 per documentare la scoperta delle pitture, su incarico di Adolphe Noel des Vergers e di Wilhelm Henzen. Lo stesso des Vergers scriveva il 7 maggio del 1857 e Henzen per comunicargli il rinvenimento della tomba, definita come “una delle più belle tombe che siano state rinvenute a Vulci”, le cui pitture “non sono inferiori ad alcuna pittura di Ercolano”. Anche questa lettera è stata portata in mostra.

La storia della Tomba François
Scoperta il primo maggio 1857 dall’archeologo Alessandro François nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci, la tomba è scavata nel tufo e composta da trentasette pannelli dipinti e da due cippi litici rinvenuti nel corridoio di accesso. Realizzata tra il 340 e il 320 a.C., la sua decorazione pittorica intreccia mito greco, memoria storica etrusca e costruzione dell’identità aristocratica di Vulci. Attraverso iscrizioni dipinte accanto ai personaggi, le scene permettono di riconoscere nomi, volti ed episodi: tra le immagini più celebri spicca il grande pannello con il sacrificio dei prigionieri troiani presso la tomba di Patroclo. Sulla parete opposta è invece rappresentata la liberazione di Celio Vibenna da parte del fratello Aulo e di Macstarna, identificato dalla tradizione con il futuro re di Roma Servio Tullio, in una scena di grande importanza storica e politica. Di notevole qualità anche il più lungo fregio animalistico noto dell’antichità, popolato da grifoni, leoni, pantere, cervi, cinghiali e altre creature reali e fantastiche. E il
Un traguardo importante per la valorizzazione del patrimonio culturale italiano
L’acquisizione, che lo Stato italiano inseguiva dal 1914 “è stata frutto di un processo complesso, di un lavoro corale”, spiega Luana Toniolo; e “rappresenta un momento straordinario per il patrimonio culturale italiano”, sottolinea Massimo Osanna, già Direttore Generale Musei e presto Capo Dipartimento delle attività culturali del MiC. “La storia moderna della Tomba Françoiscostituisce una pagina importante della storia dell’archeologia moderna. E l’acquisizione apre una nuova fase della sua biografia, perché il compito dell’istituzione è quello di conservare, ma anche di creare le condizioni perché il monumento possa continuare a creare conoscenza. Ora il ciclo pittorico è finalmente accessibile a tutti, e anche a disposizione della comunità internazionale di studiosi e ricercatori. Affidiamo il futuro del monumento alla ricerca, alla conoscenza e alla responsabilità pubblica” chiosa Osanna. Per il Ministro Alessandro Giuli, che rivendica la sua etruscomania, “il ciclo pittorico della Tomba François è un’opera d’arte di scienza sacra. Dietro al palinsesto figurativo c’è un modo di stare al mondo: del mito antico si fa un eterno presente”.E a proposito della campagna acquisti ingaggiata con particolare dedizione dal Ministero negli ultimi mesi, Giuli rivendica la volontà di “incentivare l’accessibilità alla cultura. È un momento di particolare dinamismo del Ministero della Cultura, ma anche un momento in cui le comunità (istituzioni, fondazioni, enti) si parlano con benefici per tutti”. “È questo il modello che il Ministero intende tramandare”, conclude nel tracciare un bilancio del suo mandato.

Il mecenatismo di Fondazione Bvlgari per l’allestimento della Tomba François
Proprio sul dialogo pubblico-privato si fonda, non a caso, la possibilità di realizzare un allestimento tanto ambizioso per la Tomba François al Museo Nazionale Etrusco, che beneficia, ancora una volta, del mecenatismo della Fondazione Bvlgari, nata nel 2024 per estendere e rafforzare l’impegno culturale, filantropico e sociale della Maison Bvlgari, e particolarmente attiva tanto nel finanziare il restauro di importanti siti culturali e la valorizzazione di testimonianze artistiche del passato – come la Tomba François – che nel promuovere e sostenere l’arte contemporanea emergente. “Il nostro obiettivo primario è la diffusione dell’eredità culturale presso una platea ampia” spiega Jean-Cristophe Babin, Ad di Bvlgari “Con Il Museo Nazionale Etrusco abbiamo creato un legame già con il restauro della Sala dei Sette Colli e partecipando alla mostra sui gioielli Castellani. Quando abbiamo saputo della Tomba François ci è sembrata un’opportunità ulteriore per concretizzare la missione della Fondazione, e abbiamo subito proposto di partecipare all’allestimento, per far scoprire al pubblico l’importanza della cultura etrusca, che è alle radici di quella romana, e che fu a propria volta influenzata dai Greci. Spero che questo progetto dia slancio ulteriore al riconoscimento di questa cultura unica al mondo; personalmente, è stato uno dei progetti più emozionanti da quando sono in Bvlgari, che da 15 anni a questa parte è stata l’unica azienda romana a promuovere in modo continuativo un mecenatismo artistico che spazia dall’antichità al contemporaneo, come dimostra l’istituzione del MAXXI Bvlgari Prize”.
Livia Montagnoli
Il ritorno degli eroi // dall’1 luglio al 31 dicembre 2026
Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma
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