Un processo di partecipazione lungo un anno e mezzo. È il lavoro che ha dato vita al Piano aria e clima-Pac con cui l’amministrazione comunale di Brescia ha deciso di affrontare, in modo organico e interdisciplinare, il tema dell’inquinamento atmosferico e del cambiamento climatico. Nel progetto è stato avviato anche un laboratorio con 25 persone tra detenute e detenuti del carcere di Verziano (Brescia), che ha portato alla realizzazione della fiaba Zanza the Boss e la palude maledetta. «Il Piano mira a costruire, attraverso 31 azioni concrete, una città equa e sostenibile, in cui la salute, l’ambiente e la qualità della vita siano al centro delle scelte amministrative», dice Camilla Bianchi, assessora a Transizione ecologica, ambiente e verde del comune di Brescia.
Un obiettivo ambizioso
Cos’è il Piano aria e clima? Un documento programmatico e operativo, per contribuire a migliorare la qualità dell’aria e affrontare i cambiamenti climatici, con interventi mirati a ridurre le emissioni inquinanti e i gas serra per il benessere delle persone e la qualità della vita. Ma non è un documento tecnico fine a se stesso, è nato da un processo partecipativo. L’obiettivo è ambizioso: ridurre del 55% le emissioni entro il 2030, migliorare l’efficienza energetica (intervenendo sulla rete del teleriscaldamento) e rendere la città più resiliente ai cambiamenti climatici, anche interagendo con il piano urbano della mobilità sostenibile.
Il futuro ci riguarda
Nel processo di realizzazione del Piano sono stati coinvolti i cittadini, i consigli di quartiere, le associazioni datoriali e di categoria e del territorio. Il gruppo OrtoLibero (composto da comune di Brescia, Libera, cooperativa Pandora, associazione culturale Teatro Dioniso, due volontarie del servizio civile e un giovane scout) ha proposto laboratori didattici specifici, sviluppati sulla base della documentazione scientifica elaborata dai gruppi di lavoro del Pac per fornire alle persone detenute gli elementi per proporre un proprio contributo al processo di partecipazione. «Siamo partiti con l’idea che il futuro ci riguarda, che il cambiamento climatico è la quotidianità delle nostre città. L’ondata di calore di adesso lo sta rendendo manifesto a tutti, però sempre in un’ottica emergenziale. L’idea del piano è costruttiva, con un processo partecipativo enorme. Abbiamo organizzato oltre 16 incontri pubblici coinvolgendo i diversi portatori di interesse, dalle imprese partecipate ai cittadini, da Legambiente ad altre associazioni ambientaliste».

Dare voce a chi non ce l’ha
Nel progetto «si è voluto dare voce anche a chi di solito voce non ce l’ha», prosegue Bianchi, con un’iniziativa all’interno del carcere di Verziano. «Abbiamo provato a sperimentare con le persone ristrette, riportando all’interno del contesto carcerario il workshop che avevamo fatto all’esterno, per capire se i temi trattati potevano suscitare qualche riflessione. Ci ha molto colpito ed emozionato la scelta di voler costruire una fiaba da raccontare ai propri figli. È stato un percorso costruito dal basso, hanno sviluppato la storia, dove tra l’altro al centro non c’è l’uomo».
Nella prefazione di Zanza the Boss e la palude maledetta, il climatologo Luca Mercalli evidenzia come la scelta delle persone detenute sia stata quella non antropocentrica, ma di mettere al centro di questa fiaba la zanzara della palude maledetta.
«La zanzara è quell’elemento fastidioso che infastidisce tutti, che vorremmo far scomparire, ma che sappiamo anche essere essenziale all’interno dei nostri ecosistemi. L’elemento di ricchezza del progetto è, da un lato, l’idea della fiaba di mettere al centro della storia la natura e non l’uomo, ma anche l’articolo 9 della Costituzione, che afferma che la Repubblica “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”. Questa è una responsabilità molto grossa che abbiamo», prosegue Bianchi, «sentir provenire questa responsabilità da persone che sono in una situazione di libertà limitata, con spazi e tempi confinati, è stata una bella lezione».
Un processo penale surreale
Le detenute e i detenuti «hanno proposto di realizzare una fiaba sulle tematiche legate agli impatti dell’agricoltura e degli allevamenti intensivi sull’ambiente, sulla qualità dell’aria e sul cambiamento climatico: hanno ritenuto che questa formula fosse ottimale per proporre in modo efficace e originale i temi trattati pensando in particolare al pubblico dei propri figli», spiega l’assessora. La narrazione ha ipotizzato un processo penale surreale per ecocidio avviato a seguito di querela presentata da una zanzara: Zanza The Boss. Perché proprio una zanzara? Innanzitutto, il termine “zanza” significa imbroglione, truffatore, furfante e, poi, la zanzara rappresenta la metafora perfetta del soggetto inviso a tutti, come il detenuto.


Da fiaba a reading teatrale
«La fiaba è stata rappresentata in forma di reading teatrale con musica a novembre 2025, presso la casa di reclusione di Verziano, in un incontro aperto alla cittadinanza, a marzo scorso in un evento rivolto alla popolazione ristretta e il 16 maggio 2026 presso il Brolo di Sant’Anna, durante la Festa della Cittadinanza Attiva. Inoltre, lo scorso 26 giugno il Piano aria e clima è stato presentato nel chiostro rinascimentale del Monastero di Santa Giulia con l’incontro “Brescia per il clima”, alla presenza di una rappresentanza delle persone detenute e di Luca Mercalli: «Hanno raccontato tutto il lavoro che hanno contribuito a fare all’interno del piano», prosegue Bianchi.
La voglia di prendersi cura dell’ambiente (dentro e fuori dal carcere)
In carcere, ogni venerdì pomeriggio, i partecipanti hanno seguito un laboratorio, organizzato dalla cooperativa Pandora di Brescia insieme al Comune. «Il percorso laboratoriale è stato così potente per le persone detenute che ha generato in loro delle richieste di coinvolgimento. Ora vogliono prendersi cura, vogliono potersi prendere dei pezzetti di responsabilità sia all’interno sia all’esterno del carcere. Ad esempio, vorrebbero fare la raccolta differenziata nell’istituto. Inoltre intorno all’istituto di pena ci sono molti terreni agricoli, spesso oggetto di abbandono di rifiuti: hanno chiesto di potersi prendere cura di uno spazio esterno».


La montagna come spazio di ascolto
L’amministrazione comunale di Brescia, lo scorso 7 giugno, ha deciso di dedicare una giornata alla mobilità dolce e all’arte per presentare il Piano, «abbiamo organizzato un evento per le famiglie, abbiamo chiuso completamente al traffico la nostra montagna, la Maddalena: è la prima volta che accade nella storia della nostra città. Abbiamo offerto la possibilità di accedervi con navette gratuite elettriche dalle 8,30 della mattina fino alle 19 della sera», continua Bianchi.
I 14 laboratori sonori di KidsMeetAlps e la mobilità dolce sul Monte Maddalena sono stati un modo concreto e immersivo per sensibilizzare grandi e piccoli sul Piano aria e clima della città. «La nostra montagna è un elemento caratterizzante per i bresciani, iconico, e deve continuare a essere valorizzata anche per la tutela dei servizi ecosistemici esistenti e che garantiscono alcune caratteristiche della città. Lungo il Sentiero delle pozze, grazie al coordinamento artistico di Chiara Basilico, abbiamo realizzato i piccoli laboratori con al centro la dimensione del suono. Come assessora, mi sto chiedendo come riuscire a coinvolgere i cittadini e le cittadine, di ogni età, su tematiche che sono scomode ma che viviamo tutti», continua Bianchi.


«Abbiamo provato a coinvolgere innanzitutto le famiglie, che hanno l’aspettativa, l’attesa per il futuro dei propri figli, in un modo che avesse a che fare con l’arte, la cultura della nostra montagna di casa, facendone un evento parlante. Il messaggio era: non arriviamo in cima alla Maddalena con la macchina, ma proviamo ad abitarla in un modo diverso». Il messaggio era per tutti: da 0 anni in su.
Dati scientifici e corde emozionali
«Abbiamo provato a fare un esercizio di democrazia», prosegue l’assessora. «Governare una città vuol dire provare a tenere insieme i principali diritti, partendo da quello alla salute per tutte e per tutti, concertando con le necessità di provare a vivere la città nel modo migliore possibile per garantire benessere a ciascuno di noi. È stato un bell’esercizio faticoso, però sono emerse queste 31 azioni concrete in parte già finanziate. Abbiamo preparato anche un libretto divulgativo: come riuscire a raccontare ciò che si fa è fondamentale». Bianchi continua dicendo che «è importante provare a restituire alla città anche l’importanza di partire dal dato scientifico. Infatti, abbiamo studiato, insieme all’università, la situazione attuale di Brescia. Ma il dato scientifico non basta, bisogna coinvolgere anche le corde personali di ciascuno per riuscire ad arrivare a tutta la cittadinanza».


Verrà un giorno in cui il medico ci prescriverà una visita al museo, un corso di pittura, una serata a teatro. È uno degli strumenti del welfare culturale che poggia su solide basi scientifiche.
LA BELLEZZA È UN DIRITTO. PRENDIAMOCELA.
Le tre direttrici del piano
Il Piano è strutturato secondo tre direttrici. «La prima è il tema dell’inquinamento atmosferico, come città possiamo contribuire localmente agli inquinanti che vengono emessi. Abbiamo scelto di chiamare questo asse “Città per le persone” e “Città delle persone”». Il secondo pilastro, che è quello della mitigazione, riguarda tutto quello che occorre fare per rendere la città più efficiente». Seguono gli assi “Città oasi” e “Città spugna” per le tematiche dell’adattamento.
«Abbiamo poi lavorato facendo due cicli di workshop partecipativi, invitando i vari portatori di interesse, dalle imprese alle associazioni di categoria, dai sindacati alla parte sanitaria della città, fino alle associazioni ambientaliste. All’interno di questi due cicli di workshop abbiamo voluto, nel primo, mettere a fuoco quale fosse la vision del Piano e gli obiettivi, nel secondo comprendere quali fossero le azioni. E questo è stato molto importante perché costruire collettivamente, anche con attività partecipative non formali, all’inizio per alcuni è stato faticoso, ma è stato molto utile anche per iniziare a lavorare in quella sede alla concertazione delle azioni. Sappiamo che le azioni incidono anche sulle abitudini quotidiane delle persone».
I soggetti vulnerabili subiscono di più gli effetti del cambiamento climatico
Accanto a questi due cicli di workshop «abbiamo organizzato un ciclo legato al territorio, con cinque assemblee pubbliche all’interno delle nostre cinque zone proprio per cercare un coinvolgimento della cittadinanza più ampia, non solo di coloro che si erano già seduti al tavolo, che in qualche misura erano già “agganciati” ma anche in modo allargato», continua Bianchi. «Studiando, ci si rende conto che chi subisce maggiormente gli effetti e l’impatto del cambiamento climatico sono i soggetti in situazioni di vulnerabilità. Questo è un tema molto importante, che ha orientato anche alcune scelte concrete. Abbiamo iniziato già ora a depavimentare e piantumare nuovi alberi in alcuni quartieri, scegliendo le zone in cui sono più presenti contesti di vulnerabilità sociale e di povertà energetica».


Il Piano aria e clima ha coinvolto anche il Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze, oltre a 60 amministratori e amministratrici della provincia. «Abbiamo organizzato un momento dedicato a tutti i comuni della provincia», conclude Bianchi, «perché la lente ambientale deve essere una lente che ha uno sguardo ampio».
Foto dell’intervistata
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Ilaria Dioguardi
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