Avviso spoiler. Il finale è tornato in circolazione anche su ComingSoon il 27 giugno 2026. A quasi ventinove anni dall’uscita statunitense, la discussione rimane viva per una ragione: il film risolve l’enigma con una spiegazione totale, al limite della credibilità ordinaria.
Spoiler integrali: il testo racconta la chiusura del film, compresi sparo, caduta e scena con Claire.
Sommario dei contenuti
La sequenza del tetto e della caduta
Nicholas arriva alla sede CRS dopo avere scoperto che Jim Feingold è un attore pubblicitario. La pista lo porta nel grattacielo in cui Christine lavora per la società. Da quel momento il film toglie a Van Orton l’ultimo rifugio razionale: l’uomo tiene la donna sotto tiro, attraversa corridoi impersonali e finisce sul tetto con una pistola che crede autentica.
Christine gli rivela che dietro la porta ci sono Conrad, amici e collaboratori. Nicholas scambia la confessione per un’altra trappola. Quando la porta si apre, spara alla figura che entra con lo champagne. Il corpo che cade è quello del fratello, in apparenza colpito a morte. L’istante funziona perché usa contro Nicholas l’intero tragitto già visto: ogni voce gli ha mentito, ogni stanza ha cambiato regole, ogni indizio gli ha sottratto fiducia.
Subito dopo sceglie lo stesso gesto del padre. Salta dal tetto. La caduta attraversa un soffitto di vetro e termina su un enorme cuscino gonfiabile piazzato nella sala di una festa. La frattura attesa diventa rivelazione scenica. Conrad è vivo, la pistola non era letale, gli invitati applaudono e CRS chiude l’intervento come regalo di compleanno.
Il falso omicidio di Conrad
Il finto sangue non chiude un enigma poliziesco. Colpisce la frattura famigliare che il film prepara dall’inizio: il compleanno dei quarantotto anni, l’età del padre al suicidio e il rapporto spezzato con Conrad. Nicholas crede di avere ripetuto la rovina della famiglia con le proprie mani.
Conrad ha acquistato il gioco dopo avere visto il fratello ridursi a un uomo capace di contare tutto tranne ciò che gli accade dentro. Il regalo usa la rottura al posto del dialogo. CRS deve portarlo nel territorio in cui controllo economico e status sociale non valgono più. Solo lì lo shock riesce a scalfire la corazza che Michael Douglas costruisce con postura rigida, voce trattenuta e sguardo sempre diffidente.
CRS studia Nicholas prima di colpirlo
La natura dell’operazione emerge già nei test iniziali. CRS misura reazioni, paure, soglie fisiche e codici mentali di Van Orton. La visita nella sede è raccolta di materiale travestita da pratica aziendale. In quelle ore la società prepara la trappola su misura: il clown in casa, la televisione che gli parla, il taxi nel San Francisco Bay, il cimitero in Messico.
Il copione firmato da John Brancato e Michael Ferris mette in moto un principio crudele: l’uomo convinto di leggere ogni contratto viene battuto da un contratto senza clausole leggibili. La scheda BFI riporta regia, autori del copione e durata di 128 minuti, indicazione presente anche nell’AFI Catalog. Quel minutaggio lungo per un thriller di complotto concede allo spettatore il tempo di accettare assurdità sempre più grandi senza uscire dalla percezione di Nicholas.
La caduta del padre ripetuta al contrario
L’età di Nicholas nel giorno del regalo agisce sulla drammaturgia. Compie quarantotto anni, la stessa età del padre quando si gettò dal tetto della villa. Il film apre con immagini domestiche di quell’infanzia ferita e poi costruisce una rima spietata: il figlio arriva al vuoto nello stesso giorno simbolico, con la convinzione di avere distrutto il fratello.
L’atterraggio cambia il codice morale della scena. Il padre cade nella morte, Nicholas cade dentro una sala piena di persone che lo aspettano. Il film forza una rinascita laica attraverso un gesto che apparteneva al trauma famigliare. Il finale appare irritante a chi lo tratta come realismo e compatto a chi lo vede come terapia estrema travestita da spettacolo.
Christine, Claire e l’uscita dall’inganno
Deborah Kara Unger interpreta una figura doppia: Christine, la cameriera che Nicholas pensa di incontrare per caso e Claire, la professionista CRS che recita davanti a lui. Nell’ultima scena la donna recupera il proprio nome e rifiuta l’idea di trasformare l’esperienza in lieto fine immediato. Sta partendo per l’Australia. Gli concede un caffè all’aeroporto, non una salvezza romantica già firmata.
Quel caffè conta più del biglietto da visita finale. Nicholas accetta una proposta piccola, vulnerabile, senza potere contrattuale. Dopo due ore passate a difendersi, entra in una conversazione in cui non possiede né istruzioni né vantaggio. Il cambiamento del personaggio si misura qui: l’applauso della festa conta meno del passo esitante verso una relazione non governata dal denaro.
Perché il finale divide ancora il pubblico
La chiusura esaspera una domanda di credibilità. CRS avrebbe dovuto prevedere la traiettoria del salto, l’angolo della caduta, la zona esatta del vetro e la posizione del gonfiabile. Il film chiede una sospensione enorme. La sua audacia consiste nel dichiarare che l’organizzazione controlla il set come un regista controlla una scena.
Rotten Tomatoes conserva un consenso critico in cui l’epilogo viene trattato come la parte più fragile del film, anche se il lavoro di Fincher su atmosfera e racconto ottiene un riconoscimento netto. RogerEbert.com nel 1997 colse invece la tenuta da incubo del meccanismo: gli eventi sembrano impossibili e restano credibili dentro la percezione di chi li subisce.
La fattura Fincher negli oggetti di controllo
Ogni oggetto inserito nel gioco ha un compito drammaturgico: il clown con la telecamera, l’arnese nella tasca, la penna che perde inchiostro, la valigetta bloccata, la tessera CRS, il conto bancario dato per svuotato. Sono piccoli attacchi a un uomo che ha costruito se stesso come sistema chiuso.
Criterion conserva il commento audio del 1997 con Fincher, Douglas, Brancato, Ferris, Harris Savides e altri membri della lavorazione, oltre al confronto fra girato e storyboard per la caduta. No Film School ha ripreso nel 2026 un estratto di quel materiale, centrato sulla manipolazione del personaggio e dello spettatore. Il finale si capisce meglio così: CRS simula un complotto e insieme replica il cinema stesso nella sua forma più controllata.
Uscita USA e posizione nella filmografia di Fincher
The Game arriva negli Stati Uniti il 12 settembre 1997, dopo Alien 3 e Seven e prima di Fight Club. Box Office Mojo registra 48,3 milioni di dollari negli Stati Uniti e 109,4 milioni nel mondo. Il numero racconta un film capace di restare nella conversazione cinefila più a lungo della sua corsa in sala.
Dentro la filmografia di David Fincher, questo titolo occupa un posto laterale solo in apparenza. Porta già i tratti che diventeranno riconoscibili: architetture ostili, personaggi sorvegliati, fiducia distrutta da procedure invisibili, finale che lascia lo spettatore a discutere sul patto appena accettato.
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Junior Cristarella
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