Si è da poco tenuto a Milano l’Agentforce World Tour di Salesforce, l’evento annuale in cui la multinazionale mette in mostra le novità della sua piattaforma. Nel 2026, i temi di maggior rilevanza sono stati due: l’Agentic Enterprise e il vibe coding. Per entrambi l’obiettivo è l’efficientamento dell’uso delle risorse, da perseguire da una parte trasformandosi in un’organizzazione ibrida dove umani e agenti AI collaborano e dall’altra producendo codice più sicuro e più velocemente. Questo scenario definisce una visione chiara e delimita il perimetro di un ecosistema in cui si muovono gli agenti AI. Per far diventare la visione una realtà e l’ecosistema una piattaforma operativa, bisogna però aggiungere ancora due elementi: i clienti che popolano l’ecosistema e i system integrator, che lo innestano in un contesto aziendale più ampio e complesso.
In occasione dell’evento, per esplorare il lato clienti dell’ecosistema, la nostra redazione ha intervistato Amir El Saidi di Sara Assicurazioni, un cliente di primo piano per Salesforce. Con lui abbiamo parlato di come vibe coding e agenti AI stiano contribuendo alla trasformazione dell’azienda in una Agentic Enterprise attraverso la piattaforma di Salesforce.
Sara Assicurazioni non ha bisogno di essere presentata, però ci piace dare il giusto spazio al nostro interlocutore. Quindi, ci piacerebbe si presentasse ai nostri lettori: chi è e qual è il suo ruolo all’interno dell’azienda?
Sono Amir El Saidi e sono il direttore della Business Factory di Sara Assicurazioni. In Sara Assicurazioni abbiamo una factory per lo sviluppo software. Noi sviluppiamo internamente le nostre applicazioni, tutti i tipi di applicazioni; le applicazioni core, le digital properties, le app e anche ciò che è dashboarding all’interno dell’azienda. Persino i progetti di integrazione importanti vengono sviluppati internamente. La nostra politica è proprio quella di sviluppare le applicazioni in casa anziché delegare i progetti verso l’esterno.
Io sono il responsabile di un gruppo di professionisti con cui collaboro. Come team, oltre ad occuparci dello sviluppo applicativo, gestiamo anche la data governance, le operation applicative, la parte AI e ovviamente tutta la parte di data warehouse.
Visto che vi occupate di sviluppo e se ne è parlato diffusamente stamattina qui all’Agentforce World Tour, qual è la vostra attitudine verso il fenomeno del vibe coding?
È qualcosa che per noi è già consolidato, il suo utilizzo è ormai all’ordine del giorno. Lo utilizziamo molto, soprattutto nello sviluppo quotidiano del software e devo dire che genera tantissima efficienza. Ovviamente, la supervisione umana rimane all’interno del flusso produttivo; è una cosa a cui non intendiamo rinunciare prima di mandare il software in produzione.
Utilizzando strumenti di Code Assistant, possiamo ridurre tantissimo il tempo di sviluppo del software. Se abbiamo un backlog di attività importante questi strumenti ci aiutano a migliorare il nostro rendimento. Soprattutto, ci aiutano a ridurre l’intervento di consulenti esterni.
Quindi per noi il vibe coding è qualcosa che ci assiste, ci aiuta e ci fa andare più velocemente. Soprattutto riesce a far sì che i tecnici possano fare cose che magari qualche anno fa non potevano fare. È un aiuto molto importante che utilizziamo ogni giorno.
Come è stato accolto all’interno del vostro gruppo il passaggio verso il vibe coding?
È stato accolto con grande entusiasmo. Devo ammettere che c’è stata una persona in particolare che si è innamorata di Claude, che noi chiamiamo anche Claudio. A volte nel nostro gruppo diciamo “lo ha fatto Claudio”.
Questa persona si è dedicata con grande impegno a un piccolo progetto personale, per provare a sviluppare con Claude delle cose per noi importanti. I risultati che abbiamo visto sono stati impressionanti, per cui tutti lo abbiamo seguito, anche le persone meno esperte. Chi non era molto bravo a programmare è diventato un programmatore, le persone che si occupavano di Demand Management ora fanno query su DB, e chi lavorava soltanto su Angular è diventato specialista VDOM [Virtual Document Object Model, n.d.r.]. È stato un aiuto importante, diciamo che è nato tutto da uno dei nostri collaboratori che si è appassionato al vibe coding e tutti abbiamo beneficiato della sua passione.
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L’altro tema che è stato toccato è quello dell’Agentic Enterprise, un fenomeno che sta prendendo piede nelle grandi organizzazioni. Voi ci state pensando? Contate di salire sul palco l’anno prossimo come Agentic Enterprise? Qual è la vostra attitudine a quel tipo di trasformazione?
È qualcosa su cui stiamo lavorando tantissimo. È una situazione complessa perché, oggi sviluppare un agente è paradossalmente semplice, ma fargli fare qualcosa di veramente efficace no. Siccome siamo una compagnia assicurativa, abbiamo anche gli agenti fisici e a volte confondiamo l’agente AI con l’agente fisico. Quindi, trovare uno use case che effettivamente sia poi di supporto ed efficace per le persone, per gli utenti finali, non è sempre facile. Lo stiamo facendo con grande attenzione sulla parte di liquidazione dei sinistri, dove c’è un tema importante di gestione di documenti. Si tratta di leggere i documenti che arrivano sul sinistro, estrapolare delle informazioni e gestire le tempistiche.
Gli agenti AI, in questo momento, stanno supportando moltissimo i liquidatori nel recuperare le informazioni sul sinistro per gestirle in maniera più efficace. C’è un agente AI che estrapola l’informazione e la fornisce in una maniera molto semplice al liquidatore. Inoltre, c’è anche qui la parte di supervisione umana, quello che si chiama human in the loop, che conferma la decisione ed effettua l’azione finale sulla gestione del sinistro.
Tutto questo è qualcosa con cui stiamo effettivamente creando del valore. Per noi la priorità non è creare un agente AI per averlo fatto, ma creare un agente che poi sia veramente efficace per l’utente finale.
Ora stiamo spostando l’attenzione sulla parte di vendita, quindi sul creare un agente AI in grado di supportare un agente fisico nelle vendite.

Le assicurazioni hanno in comune con le banche il grosso problema della legacy. Anche voi, immagino, abbiate sistemi che si sono stratificati in 20-30 anni di attività e che è difficoltoso riuscire a svecchiare senza arrestare i vostri flussi di dati. Gli agenti AI vi stanno dando un aiuto anche in quella direzione?
In realtà Sara ha già fatto un percorso di trasformazione digitale molto importante circa sette anni fa; quindi tutto ciò che lei, giustamente, ha chiamato legacy da noi non esiste più. Noi siamo l’unica compagnia, credo in Italia, che è full cloud e ha tutte le applicazioni in cloud; abbiamo totalmente eliminato il mainframe e, per fare un esempio, oggi stiamo facendo il revamping di un’applicazione che abbiamo sviluppato nel 2019. Quindi già stiamo aggiornando applicazioni Java, per esempio, nel nuovo stack Angular/Java, sempre tramite il vibe coding.
Non avendo il problema delle applicazioni legacy, adesso l’obiettivo è creare una user experience il più fluida possibile, sia per gli utenti finali sia per i nostri agenti. Avendo già superato, rispetto alle altre compagnie o alle altre banche, questo problema infrastrutturale, non abbiamo bisogno dell’assistenza degli agenti AI in questo. Quello su cui ci stanno aiutando di più è nel cercare di efficientare il lavoro dei nostri utenti.
Come si diceva stamattina, per l’AI c’è un problema di adozione che emerge nel momento in cui il cliente ha paura dell’allucinazione. Voi che tipo di approccio usate per garantire tranquillità ai vostri clienti su questo argomento?
Su questo voglio rispondere in maniera molto diretta. Per noi, la supervisione umana è la certificazione del fatto che, anche nel caso in cui ci fosse un’allucinazione, questa verrebbe in qualche modo intercettata e gestita. Non c’è niente che venga automatizzato completamente, così come non c’è alcuno sviluppo software che avvenga in autonomia senza un controllo umano. Quindi, l’elemento umano certifica in qualche modo quello che viene prodotto. Per questo motivo oggi le persone esperte di business e di IT sono figure chiave per noi, poiché ci consentono di certificare tutto ciò che viene prodotto, sia in termini di sviluppo software sia per i risultati che ne derivano e che poi vengono trasmessi da un’applicazione o da un agente su un qualsiasi canale.
Passando a parlare di Salesforce, come descriverebbe il vostro rapporto con l’azienda?
Noi abbiamo iniziato tanto tempo fa: nel 2019 siamo stati i primi in Italia a installare, personalizzare e configurare il Financial Services Cloud, che è il prodotto di Salesforce per banche e assicurazioni. Non avevamo un CRM e quindi abbiamo scelto il numero uno. Il nostro direttore generale e il CIO hanno scelto questa piattaforma che, devo dire, ci ha dato grandi risultati, e non solo dal punto di vista applicativo.
È fuori di dubbio che Salesforce abbia delle ottime prestazioni dal punto di vista applicativo, ma è stato utile anche per l’azienda, perché non abbiamo adottato solo l’applicazione, ma anche tutti i processi come la gestione del lead, dell’opportunità e della vendita. Questo ci ha aiutato tantissimo anche nella formazione sulla rete aziendale. Quindi è stata una partnership non solo tecnologica, ma anche di business.
E l’evoluzione di questo rapporto nei prossimi 12 mesi, come la vede?
Ci saranno diverse evoluzioni. Stiamo infatti sviluppando nuove funzionalità per il mondo assicurativo, principalmente per la gestione delle scadenze di polizza per aiutare gli agenti nella gestione delle gare.
Per ora non possiamo ancora dire nulla, ma ci saranno degli annunci importanti a breve che rinforzeranno ulteriormente l’attuale partnership.
La redazione ringrazia Amir El Saidi per il tempo che ha accettato di dedicarci e per le importanti riflessioni che ha deciso di condividere con i nostri lettori. In attesa di scoprire quali novità Sara Assicurazioni annuncerà in futuro, gli auguriamo buon lavoro nel delicato processo di trasformazione in Agentic Enterprise.
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Dario Maggiorini
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