Operazione Punjabi dei Carabinieri di Savona, dove lavoratori stranieri schiavizzati da connazionali lavoravano 250 ore al mese per 7 euro orarie
Carabinieri Savona Operazione Punjabi
Carabinieri Savona Operazione Punjabi – Per il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Savona, unitamente al locale Nil – Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, con il supporto dei Comandi Arma competenti per territorio e dei Nil di Genova e Brescia, la giornata è iniziata all’alba con un blitz.
L’operazione è avvenuta nelle province di Barletta-Andria-Trani, Bergamo, Brescia, Genova e Messina, dove, a conclusione di una prolungata ed articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Savona, hanno provveduto all’esecuzione di misure cautelari in carcere emessa dal Gip nei confronti di otto persone, oltre all’applicazione della misura del “controllo giudiziario” di due società, una di Brescia e una di Genova, e il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 277.000 euro nei confronti della società bresciana.
L’indagine nasce da un intervento, effettuato a maggio 2025 da una pattuglia della Stazione Carabinieri di Spotorno, presso il cantiere edile sito nel porto di Vado Ligure, dove è in corso la costruzione dei cassoni in cemento armato propedeutici alla realizzazione della Nuova Diga Foranea del Porto di Genova, prevista dal programma straordinario di Investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto e delle relative infrastrutture di accessibilità con la città di Genova.
Erano stati alcuni lavoratori di nazionalità indiana che avevano chiesto l’intervento dei militari poiché estromessi dal posto di lavoro, allontanati dall’area di cantiere e chiusi fuori dall’alloggio che occupavano, tutto questo dopo il loro rifiuto di cedere una parte del proprio stipendio ai referenti delle due ditte che li avevano reclutati, i quali pretendevano anche una quota per i dispositivi di protezione individuale e del canone di affitto dell’alloggio intestato alla società.
Dopo le prime dichiarazioni dei denuncianti, sono seguite altre deposizioni di lavoratori stranieri, ad oggi sono 42 coloro che hanno denunciato situazioni simili.
I lavoratori hanno riferito che i referenti della società “JH Costruzioni S.r.l.” di Brescia, di origine indiane e pakistane, avrebbero reclutato manodopera tra i loro connazionali, tutti incapaci di esprimersi e comprendere la lingua italiana, totalmente privi di mezzi e appena giunti sul territorio nazionale, sia tramite i “Decreti Flussi” che in modo clandestino (in genere attraverso la rotta balcanica), peraltro, in condizioni di grave povertà e di assoluta necessità; gli immigrati sarebbero stati quindi destinati al lavoro presso terzi.
Infatti, gli stessi non potevano rifiutarsi essendosi gravemente indebitati a causa delle somme versate per il viaggio e il visto di ingresso in Italia (tra i 12.000 e 15.000 euro), generalmente per un lavoro che nella maggioranza dei casi al loro arrivo risultava inesistente, dovendo provvedere al mantenimento economico delle proprie famiglie nei loro paesi.
Secondo le numerose deposizioni è emerso che i titolari della società JH di Brescia avrebbero preso in affitto appartamenti nei pressi del cantiere dove fornivano manodopera in subappalto, facendovi alloggiare lavoratori in soprannumero (anche 30 persone per appartamento), alcuni con un unico bagno, unica cucina, in condizioni insalubri.
Lavoratori privi di adeguata formazione e in molti casi sarebbero stati muniti di falsa documentazione sulla formazione in materia di sicurezza dei “lavoratori ad Alto Rischio”, rilasciata da alcune società compiacenti del bresciano.
Addirittura, in alcuni casi sarebbero stati muniti di badge intestati ad altri stranieri “regolari” per farli accedere nelle aree dei cantieri, imponendogli di memorizzare nome e data di nascita indicati sui “pass” per superare eventuali controlli.
Alcuni lavoratori hanno confermato che, pur risultando ufficialmente dipendenti e retribuiti dalle due società, dovevano restituire in contanti tra il 40 e 60% dello stipendio erogato dalla società ai connazionali reclutatori, che gli riconoscevano al massimo 5 o 7 euro all’ora, per circa 140 – 250 ore di lavoro al mese. Ovviamente il rifiuto portava al licenziamento, oltre ad essere privati dell’abitazione e abbandonati sul territorio. A ciò si aggiungeva il timore di eventuali ritorsioni verso i familiari in India.
<<Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Savona, sono state compiute dalla locale Stazione e dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Savona, con il supporto specialistico dei militari del locale Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e sono consistite oltre che nell’assunzione di testimonianze, altresì nell’analisi della documentazione societaria e bancaria degli indagati e delle vittime, intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati telefonici e del traffico su celle telefoniche, nonché servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati – informano dal Comando ->>.
Indagini dove il Gip ha ravvisato gravi indizi di reato e la necessità di assumere provvedimenti di urgenza; pertanto, ha emesso una ordinanza con la quale ha disposto:
- la custodia cautelare in carcere nei confronti di otto persone, sette di nazionalità indiana e una pakistana, tra i 28 e 50 anni, domiciliati nelle provincie di Bergamo, Brescia, Barletta-Andria-Trani e Messina, responsabili e dipendenti delle due società, per concorso continuato nel reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro;
- il controllo giudiziario della società “JH Costruzioni S.r.l.” di Brescia, che avrebbe reclutato i lavoratori stranieri fornendoli alla “RBB Solution S.r.l.” di Genova;
- il controllo giudiziario della “RBB Solution srl di Genova, che avrebbe utilizzato i lavoratori alle proprie dipendenze nel cantiere del porto di Vado Ligure;
- la nomina di due amministratori giudiziari, incaricati di vigilare sulla gestione e garantire la regolarità dell’attività;
- il sequestro preventivo ai fini di confisca di 277.000 euro nei confronti della società bresciana, profitto del reato corrispondente alle somme periodicamente riversate dalle vittime agli sfruttatori;
indagando in stato di libertà altre cinque persone, due responsabili della società genovese, due persone di un’altra ditta bresciana, responsabile dell’emissione di falsi certificati di formazione sulla sicurezza dei “lavoratori ad Alto Rischio” e un collaboratore indiano delle due società JH e RBB.
L’operazione Punjabi di stamani rappresenta un importante risultato nel contrasto ai fenomeni di sfruttamento lavorativo e tutela dei diritti dei lavoratori, in particolare dei soggetti più vulnerabili, elementi essenziali per garantire il rispetto della legalità, la sicurezza e la dignità dei lavoratori e la corretta concorrenza tra le imprese.
I provvedimenti assunti, che hanno finalità provvisoria e cautelare, non implicano affermazione di responsabilità a carico delle persone fisiche e giuridiche coinvolte nel procedimento, nel quale potranno far valere la propria versione dei fatti nel contraddittorio fra le parti.
G. D.
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