Il progetto vale 9 miliardi di euro, promette energia pulita, investimenti e bollette più leggere.
Ma basta guardare il tavolo dei relatori di “Sicilia Carbon Free”, organizzato da Legambiente a Torre di Ligny il 19 giugno scorso: tra i rappresentanti delle società che sviluppano l’eolico offshore, i vertici di Legambiente stessa e gli esperti del settore, l’unica voce apertamente contraria al progetto è quella del sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto.
Più volte Legambiente introduce il tema della sindrome Nimby. Dalla sala, invece, arrivano domande sul paesaggio, sulla pesca, sul turismo e sull’impatto che centinaia di turbine potrebbero avere davanti all’arcipelago.
Ma il convitato di pietra del convegno organizzato da Legambiente nell’ambito di “Sicilia Carbon Free” aveva un nome preciso: Med Wind, il mega parco eolico offshore che Renexia vuole realizzare al largo delle Egadi.
Negli interventi, moderati dalla responsabile Energia e Clima dell’associazione Anita Astuto, si sono alternati il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, il presidente regionale Tommaso Castronovo, il presidente della Commissione Tecnica Specialistica della Regione Siciliana Gaetano Armao, rappresentanti di Renexia, il CE di Divento e del settore delle energie rinnovabili offshore.
Accanto a loro, il sindaco di Favignana Giuseppe Pagoto.
È stato l’unico relatore a ribadire apertamente la contrarietà al progetto.
Una circostanza che non è passata inosservata tra il pubblico.
Mentre gli interventi si susseguivano, il tema della cosiddetta sindrome Nimby – l’opposizione alle opere considerate utili ma indesiderate nel proprio territorio – è tornato più volte nel dibattito. A evocarla è stato soprattutto Stefano Ciafani, che ha invitato a distinguere tra obiezioni tecniche e opposizioni pregiudiziali.
Pagoto ha replicato rivendicando il diritto delle comunità locali a esprimere dubbi e preoccupazioni su un’opera che interessa direttamente il proprio territorio.
Quando il dibattito è stato aperto alla sala, diversi cittadini e rappresentanti dei comitati hanno chiesto di intervenire.
Alcuni hanno lamentato tempi troppo ristretti per affrontare questioni che da anni dividono il territorio. Il malumore è emerso soprattutto tra coloro che contestano il progetto e che avrebbero voluto un confronto più ampio.
Med Wind, il gigante da 9 miliardi di euro
Il progetto Med Wind è uno dei più grandi impianti eolici offshore attualmente previsti nel Mediterraneo.
Promosso da Renexia nel 2021, società controllata dalla Toto Holding, prevede un investimento stimato in circa 9 miliardi di euro.
L’impianto dovrebbe essere realizzato nel Canale di Sicilia attraverso 190 turbine galleggianti alte circa 327 metri, che occuperanno quasi 950 chilometri quadrati di mare, collocate in mare aperto grazie alla tecnologia floating, evitando fondazioni fisse e sfruttando venti più costanti.
Secondo i promotori, proprio la distanza rappresenta uno dei principali punti di forza del progetto.
Le turbine, sostengono, sarebbero collocate a circa 60 chilometri dalle Egadi e a distanze ancora maggiori dalla costa trapanese. Le simulazioni depositate nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale concludono che l’impatto visivo sarebbe basso o trascurabile e che, nella quasi totalità delle condizioni atmosferiche, gli impianti non sarebbero percepibili dai centri abitati delle isole.
Per Legambiente e per il fronte favorevole, l’eolico offshore rappresenta una delle poche strade percorribili per raggiungere gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, diminuire la dipendenza dal gas e creare nuove filiere industriali legate alla portualità, alla manutenzione e alla logistica. É l’esempio di come utilizzare al meglio le potenzialità delle rinnovabili rispettando, allo stesso tempo, in maniera concreta ed eticamente sostenibile, gli ecosistemi terrestri, marini e le comunità locali interessate dai progetti.
Gli studi ambientali di Renexia: “Il parco è stato progettato per convivere con il mare”
Tra gli argomenti più utilizzati dai sostenitori del progetto Med Wind vi sono le indagini ambientali che hanno preceduto la progettazione dell’impianto.
Secondo Renexia, la scelta dell’area destinata ad ospitare il parco eolico offshore non è stata casuale ma il risultato di una lunga campagna di studi scientifici svolta con il supporto della Marina Militare, della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, del CNR e delle Università di Palermo, Messina e Genova.
Diciotto mesi di indagini ambientali, oceanografiche e geologiche nel Canale di Sicilia hanno consentito di individuare l’area ritenuta più compatibile per l’installazione delle turbine.
Proprio queste indagini, sostengono i promotori, hanno consentito di individuare le aree più idonee all’installazione delle turbine, evitando zone sensibili dal punto di vista ambientale e le principali rotte migratorie della fauna marina.
Uno degli aspetti più sottolineati da Renexia è che il sistema flottante delle turbine riduce significativamente l’impatto sull’ambiente marino rispetto agli impianti offshore tradizionali.
I promotori sostengono inoltre che la distanza dalla costa — tra le 20 e le 30 miglia nautiche — renderebbe l’impianto sostanzialmente invisibile dalla maggior parte dei punti di osservazione delle Egadi e della costa trapanese.
Secondo le stime presentate da Renexia, Med Wind potrebbe produrre ogni anno tra gli 8 e i 9 TWh di energia rinnovabile, una quantità sufficiente ad alimentare circa 3,4 milioni di famiglie, evitando l’emissione in atmosfera di circa 2,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno.
Le compensazioni: 180 milioni per il territorio
La società evidenzia anche le ricadute economiche dell’investimento, quantificato in circa 9,3 miliardi di euro, parlando di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, lungo l’intero ciclo di vita dell’impianto, dalla costruzione alle attività di manutenzione previste per i 25 anni della concessione. Per superare i pareri negativi e trovare un accordo con il territorio, la società ha proposto un piano di compensazioni economiche e sociali basato sul dialogo. La creazione di una fondazione da 180 milioni di euro che servirà a finanziare progetti di sviluppo a beneficio diretto delle comunità locali della Sicilia occidentale; l’ elettrificazione dei porti, che fornirà energia pulita alle barche dei pescatori, che verranno anche coinvolti nella raccolta della plastica in mare in cambio di incentivi finanziari, trasformando la flotta locale in custode dell’ambiente marino.
Per Legambiente, Med Wind rappresenta non soltanto un’infrastruttura energetica strategica per la transizione ecologica, ma anche un’opportunità di sviluppo economico e industriale per la Sicilia occidentale.
Il fronte del no: paesaggio, pesca e identità delle Egadi
Ma è proprio su quelle simulazioni che si consuma uno dei principali scontri.
Da anni il progetto incontra l’opposizione del Comune di Favignana, di una parte del mondo della pesca, di operatori turistici e di diversi comitati civici come “No eolico offshorre”, il WWF e “Italia Nostra”.
Durante il convegno a Torre Ligny è proprio Diego Gandolfo, promotore del comitato, che contesta l’idea che il parco sia invisibile.
Secondo le osservazioni depositate nell’ambito della procedura ministeriale, gli stessi elaborati progettuali mostrerebbero che da alcune aree elevate di Marettimo sarebbe possibile osservare l’intero parco e che da Favignana potrebbero risultare visibili decine di aerogeneratori all’orizzonte.
Per gli oppositori il paesaggio rappresenta un elemento identitario e una risorsa fondamentale per il turismo delle Egadi.
Accanto alla questione visiva emergono poi le preoccupazioni per la pesca, soprattutto quella a strascico, per il traffico marittimo e per gli ecosistemi.
Le osservazioni presentate dal Comune e dai comitati parlano di possibili effetti sulle rotte migratorie dell’avifauna, sul passaggio dei cetacei e sulla sicurezza della navigazione commerciale nel Canale di Sicilia.
Un altro argomento spesso richiamato dagli oppositori riguarda il cosiddetto “paradosso energetico”.
Le Egadi continuerebbero infatti a essere alimentate da sistemi basati sul gasolio, mentre l’energia prodotta dal parco verrebbe immessa direttamente nella rete nazionale. In pratica, si scaricano sul territorio i costi senza garantire benefici diretti.
La posizione di Italia Nostra: “La Sicilia ha già dato”
Tra i soggetti più critici nei confronti del modello di sviluppo delle rinnovabili c’è anche “Italia Nostra”, che ha anche proposto una petizione.
L’associazione, precisa di non essere contraria alle energie pulite ma sostiene che la Sicilia abbia già superato gli obiettivi intermedi fissati dall’Unione Europea per la produzione da fonti rinnovabili.
Secondo Italia Nostra, gli impianti autorizzati e quelli in fase di autorizzazione porterebbero l’Isola a produrre molto più del proprio fabbisogno energetico, trasformandola in una piattaforma energetica al servizio del resto del Paese. L’associazione parla apertamente di rischio speculativo e denuncia una pressione crescente sugli enti chiamati a tutelare il paesaggio e l’ambiente.
Da Forgione a Pagoto, un no che attraversa due amministrazioni
La diffidenza verso Med Wind non nasce con l’attuale amministrazione.
Le perplessità sul progetto erano già emerse durante l’amministrazione Forgione e si sono consolidate con l’arrivo di Pagoto.
Nell’ottobre del 2025 il Consiglio comunale ha approvato una delibera contraria all’impianto. Pochi mesi dopo, il 31 gennaio 2026, il sindaco ha formalizzato il parere negativo del Comune richiamando criticità paesaggistiche, ambientali e legate alla sicurezza della navigazione.
Pagoto ha respinto le accuse di “sindrome Nimby” rivolte a chi si oppone all’opera e chiarisce la posizione dell’amministrazione comunale: non una contrarietà alle energie rinnovabili, ma la richiesta di maggiori garanzie per il territorio, per la pesca, per il paesaggio e per l’economia delle Egadi.
Il primo cittadino ha affrontato anche il tema delle compensazioni economiche, del coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali e dei dubbi legati al futuro smantellamento degli impianti al termine della concessione.
La Sicilia che produce energia ma paga le bollette più care
Uno dei temi più interessanti emersi durante il confronto riguarda un paradosso che attraversa tutta la Sicilia.
L’Isola continua ad aumentare la propria produzione di energia da fonti rinnovabili ma resta tra i territori che pagano l’energia più cara.
Su questo punto si è soffermato in particolare Gaetano Armao, presidente della Commissione tecnica specialistica (Cts) per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale.
Secondo il deputato regionale di centrodestra, la soluzione passa attraverso il superamento del sistema del prezzo unico nazionale e l’introduzione di meccanismi di prezzo zonale che consentano ai territori produttori di beneficiare direttamente dell’energia generata.
Nel corso del dibattito Armao ha rilanciato anche l’ipotesi degli accordi subzonali, una formula che permetterebbe a territori insulari come Egadi, Pantelleria e Lampedusa di ottenere benefici economici e riduzioni delle tariffe elettriche pur senza una connessione diretta tra il parco eolico e le isole.
L’idea è semplice: se la Sicilia produce energia pulita, i siciliani devono poterla pagare meno.
Ecomafie, il passaggio più delicato
Uno dei momenti più significativi del confronto arriva quando Pagoto richiama il rischio delle infiltrazioni mafiose.
Non è un tema nuovo nel settore energetico siciliano.
Il sindaco sottolinea come un investimento da miliardi di euro richieda controlli rigorosi e massima attenzione.
La replica di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, è immediata.
Il presidente di Legambiente concorda sulla necessità di vigilare ma osserva che il rischio mafioso accompagna qualsiasi grande attività economica e non può diventare un argomento utilizzato soltanto quando si parla di energie rinnovabili.
Con una battuta che provoca qualche reazione in sala, Ciafani aggiunge che in Sicilia il richiamo alla mafia emerge spesso quando si discutono impianti eolici o fotovoltaici, mentre raramente viene evocato con la stessa intensità in altri settori come l’abusivismo edilizio.
Legambiente, tuttavia, ribadisce di non voler firmare “cambiali in bianco” e richiama la necessità di controlli rigorosi sugli appalti e sulla provenienza dei capitali.
L’iter ancora aperto
Il progetto non ha ancora ottenuto il via libera definitivo.
Infatti, dopo l’istanza di Valutazione di Impatto Ambientale avviata nel 2024, è arrivato il parere negativo del Comune di Favignana e le osservazioni presentate da associazioni e comitati, per cui Renexia ha depositato le proprie controdeduzioni davanti al Ministero dell’Ambiente.
La procedura è tuttora in corso.
L’obiettivo della società è ottenere le autorizzazioni entro il 2026 e avviare i lavori nel 2028.
Una volta entrato in funzione, il parco eolico rimarrà attivo per 25 anni, che corrisponde alla durata della concessione marittima, per poi rimuovere completamente le strutture e recuperare i materiali.
Per tre ore, a Torre di Ligny, si è parlato di transizione energetica, indipendenza dal gas e futuro del Mediterraneo. In sala, invece, le domande riguardavano il mare delle Egadi, il paesaggio, la pesca e il turismo. È dentro questa distanza che continua a muoversi la partita del Med Wind. Ed una cosa appare evidente: la battaglia per il mare delle Egadi è appena cominciata.
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redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)
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