Rocco Nigro è ripartito alle 23,10 su un flixbus. A essere precisi, un’ora di treno fino a Firenze per salire sul Villa Costanza-Salerno con arrivo alle 6,20 del giorno dopo. Qualche ora di attesa e poi il terminal bus per Marsicotevere in Basilicata. Volendo le alternative c’erano, ma sarebbero state più costose o poco funzionali. «Un viaggio della speranza», lo definirebbe qualcuno. «Un’occasione incredibile di crescita», replicherebbe lui. È stato l’ultimo a lasciare la foresteria di Ricine, frazione alta di Londa, 1.800 abitanti alle porte del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Da un’area interna a un’altra, per riflettere – insieme ad altri facilitatori, operatori socio culturali, ricercatori ed esperti da tutta Italia – su ciò che accade nei territori spesso considerati marginali.

La chiamata era arrivata da C’è Margine, il coordinamento di reti nazionali che da un anno lavora proprio sulle Aree interne come luoghi di possibilità inesplorate, che non vogliono e non devono «andare a sbattere contro il futuro». Tre giornate di confronto e racconto, a cui ha partecipato anche VITA con un workshop e la presentazione del nuovo focus book riservato agli abbonati Le Aree interne in prima persona che racchiude 50 storie di chi ha scelto di restare, ritornare e arrivare nella pancia del Paese.
C’è margine. Perché?
Un organismo informale, vivo e in continuo divenire. Si presenta così il collettivo di “C’è margine” di cui sono promotori la Rete dei facilitatori delle Aree interne – Rifai, il Coordinamento dei dottorati comunali, studentesse e studenti della Londa School of Economics, il Forum Disuguaglianze Diversità, Riabitare l’Italia, l’impresa sociale Lama, MIM – Montagne in Movimento, Cittadinanzattiva, Boschilla – Il suono del tuo passo e il Festival dei giovani dell’Appennino. «È nato da un moto di rabbia e dall’urgenza di rispondere in modo condiviso alla famosa frase comparsa la scorsa estate nel Piano strategico nazionale in cui si auspicava, per un numero non trascurabile di territori, un lento declino irreversibile», spiega la presidente di Rifai Silvia Spinelli. «Da una prima lettera è sbocciato un manifesto e poi un lungo lavoro a distanza su normative, politiche, strategie da mettere in campo». Un anno dopo, le attrici e gli attori di questo movimento desideravano incontrarsi dal vivo, far atterrare in un unico sentiero i primi passi di un cammino molto sentito.


Negli spazi messi a disposizione dalla Londa School of Economics, che propone formazioni per costruire e testare modelli di sviluppo che mettano al centro le persone, si sono susseguiti seminari e dibattiti, proiezioni e momenti di condivisione. Per usare le parole di Andrea Chiloiro dell’associazione Boschilla, uno dei fondatori della Scuola di Ecologia politica in montagna di Castiglione dei Pepoli sull’Appennino emiliano, «le Aree interne non sono uguali ovunque: siamo territori diversi, dal Sud al Nord. Eppure, spesso affrontiamo gli stessi problemi. Al di là dei nostri interessi, dei nostri progetti e delle diverse controparti che incontriamo sui territori, ci sono alcuni punti su cui è necessario fare una pressione politica comune e collettiva, individuando questioni da affrontare insieme e che poi ciascuno può riportare, tradurre e declinare nel proprio contesto. Può sembrare retorica, ma il fatto di rispondere collettivamente serve».
Spostare l’ago della bilancia
Anche per questo la rete ha avviato un’Officina politico-normativa, «con la forte spinta a ragionare e rispondere ai blocchi che ancora ostacolano lo sviluppo», continua Chiloiro. «Non abbiamo l’ambizione di sostituirci allo Stato nel rispondere ai problemi politici di queste aree: sentiamo però di poter portare istanze e rivendicazioni, di poter aiutare la politica locale ad affrontarli. Abbiamo fatto uno sforzo di immaginazione orientato al futuro più che al presente».
Non abbiamo l’ambizione di sostituirci allo Stato nel rispondere ai problemi politici di queste aree: sentiamo però di poter portare istanze e rivendicazioni, di poter aiutare la politica locale ad affrontarli
Andrea Chiloiro, associazione Boschilla
E proprio per guardare in modo concreto al domani, “C’è margine” ha creato un toolkit d’azione: una bussola per districarsi tra le nuove sfide del mondo contemporaneo. 18 pagine di strumenti «per discutere, unire, organizzare ed evolvere insieme». Per Vittoria Montanaro, progettista di politiche di sviluppo per aree marginali, è «una guida di istruzioni pronta all’uso. Occorre affermare con chiarezza che le Aree interne hanno un futuro. Non è un optional, non è un accessorio della politica. Le città sono in una condizione di iperproduzione e presentano criticità che sono sotto gli occhi di tutti. Perché allora non provare a spostare l’ago della bilancia?».
Un altro mondo è possibile
Chi sono le persone che scelgono di vivere in montagna, nelle piccole isole, tra i campi coltivati dell’entroterra? In un posto come Londa, la risposta è negli occhi di chi cammina insieme, nelle voci di chi si ascolta e si interroga a vicenda. Sono donne e uomini che hanno scelto di restare, ritornare o arrivare, che sul significato delle parole s’infervorano ogni giorno. Perché, come dice Simone Foscarini di Tracciaminima, «noi sui borghi ci sbattiamo la faccia ogni giorno». Non vogliono sentirsi né essere messi in vetrina, rivendicano il diritto di cercare sempre la complessità.


Fiorenzo Polito, uno dei ricercatori dell’impresa sociale Lama che hanno supportato il comitato scientifico della Londa School of Economics, sostiene che «la banalizzazione di questi territori e di queste comunità non rende giustizia ai processi di innovazione sociale a cui assistiamo ogni giorno. È importante continuare a chiedersi che cosa significhi abitare oggi i territori, osservare le linee di privilegio che li attraversano, domandarsi cos’è casa per una generazione under30 che nasce in un luogo, vive altrove, si sposta, lavora in un altro posto ancora e continua a muoversi».


Restare, ritornare, arrivare. Sono i capitoli del focus book che contiene le storie di chi vive in montagna, nelle piccole isole o tra i campi coltivati dell’entroterra. Nato come spin off del numero di VITA “Aree interne, l’Italia da scoprire”, racchiude un pezzo di racconto sui luoghi cosiddetti marginali che spesso non ha voce. Con i contributi di Luca Mercalli, Federica Fabrizio e Fredo Valla
LE AREE INTERNE IN PRIMA PERSONA
Nina Virtuoso, copywriter e allevatrice, arrivata a Londa da una borgata di quattro abitanti in Piemonte, ne è convinta: «Un altro mondo è possibile. Anzi, necessario. Per costruirlo servono strumenti, visione e collaborazione. E se questa base non c’è ancora, proveremo a costruirla noi».
In apertura, una attività di trekking proposta nella tre giorni di “C’è margine. Incontriamoci” a Londa. Le fotografie sono di Antonio Milione per Rete Rifai
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Daria Capitani
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