Le banche europee davanti alla sfida degli attacchi AI


Mentre gli istituti finanziari impiegano in media 40 giorni per correggere una vulnerabilità informatica, gli attaccanti possono trasformarla in un attacco operativo in appena 15 minuti. È il quadro delineato dal report Machine-Speed Cyber Risk di Deloitte: l’AI non sta soltanto aumentando il numero delle minacce per le banche europee (e non), ma sta riducendo drasticamente il tempo che separa la scoperta di una falla dal suo sfruttamento.

È una differenza che cambia completamente le regole del gioco. Per anni la cybersicurezza è stata una questione di prevenzione, monitoraggio e aggiornamenti. Oggi è soprattutto una questione di velocità. E il settore finanziario europeo rischia di trovarsi in una posizione sempre più scomoda: quella di chi deve rincorrere.

L’AI apre vulnerabilità che possono diventare il problema di centinaia di banche

La parte più interessante del report non riguarda tanto gli attacchi in sé, quanto la struttura tecnologica che accomuna gran parte del sistema finanziario. Secondo Deloitte, circa il 60% delle vulnerabilità applicative deriva da componenti e dipendenze open source. Software, librerie e strumenti condivisi che vengono utilizzati contemporaneamente da numerose organizzazioni. In altre parole, una debolezza scoperta in un componente largamente diffuso non resta confinata all’interno di una singola banca. 

E Il rischio è sistemico. Se l’intelligenza artificiale rende più semplice e veloce individuare nuove vulnerabilità, una singola falla potrebbe trasformarsi rapidamente in un problema per decine o addirittura centinaia di istituzioni che utilizzano lo stesso software.

È questo il passaggio che segna una differenza rispetto al passato. Non si parla più soltanto di proteggere i propri sistemi, ma di operare in un ecosistema sempre più interconnesso, dove le conseguenze di una vulnerabilità possono propagarsi ben oltre l’organizzazione in cui vengono individuate.

La velocità è diventata il vero campo di battaglia

I principi della sicurezza informatica restano gli stessi: gestione delle vulnerabilità, controllo degli accessi, segmentazione delle reti e monitoraggio continuo. Quello che è cambiato è il ritmo.

Secondo il report, i tradizionali processi di patching e remediation richiedono generalmente tra 45 e 90 giorni, mentre gli attacchi moderni possono svilupparsi nell’arco di 48-72 ore. Un divario che rischia di mettere sotto pressione procedure e modelli operativi costruiti in un’epoca in cui i tempi erano molto più lunghi.

Per questo motivo il report indica nell’automazione e nell’impiego dell’intelligenza artificiale uno degli strumenti chiave per ridurre il ritardo tra identificazione e correzione delle vulnerabilità. La stessa tecnologia che accelera il lavoro degli attaccanti potrebbe infatti aiutare le organizzazioni a individuare più rapidamente le proprie debolezze e a stabilire quali richiedono un intervento immediato.

Il punto, però, non è semplicemente applicare aggiornamenti più velocemente. Il problema è capire quali vulnerabilità abbiano maggiori probabilità di essere sfruttate e intervenire prima che il vantaggio temporale passi nelle mani degli attaccanti.

La corsa all’AI è ormai anche una questione geopolitica

C’è poi un aspetto che va oltre la tecnologia e che riguarda direttamente la competitività del settore finanziario europeo.

Il report sottolinea come alcuni grandi istituti finanziari statunitensi abbiano già avuto accesso a modelli avanzati di intelligenza artificiale per sperimentarne l’utilizzo nell’identificazione e nella correzione delle vulnerabilità. In Europa, invece, la disponibilità di queste capacità risulta oggi legata non soltanto a questioni normative o organizzative, ma anche a decisioni geopolitiche esterne.

La sospensione dell’accesso ai modelli di frontiera di Anthropic per organizzazioni e cittadini stranieri rappresenta, secondo Deloitte, un segnale della crescente rilevanza strategica di queste tecnologie. Il rischio è che il divario tra Stati Uniti ed Europa non riguardi soltanto lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma anche la possibilità di utilizzarla per rafforzare le difese informatiche.

Ed è forse questa la conclusione più significativa del report. La cybersicurezza non si gioca più soltanto nei data center o nei Security Operation Center. Sempre più spesso passa dall’accesso alle tecnologie più avanzate e dalla capacità di utilizzarle prima degli altri. In un contesto in cui gli attaccanti misurano il proprio vantaggio in minuti, anche qualche settimana di ritardo può fare una differenza enorme.


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 Marco Brunasso

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