«Le siringhe non sono sparite, anzi», dice Simone Feder, psicologo nella Casa del Giovane di Pavia, mentre commenta l’European Drug Report 2026: tendenze e sviluppi dell’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe-Euda. Dai dati del rapporto colpisce un dato su tutti: l’Italia è il primo Paese nell’Unione europea per numero assoluto di consumatori di sostanze per via endovenosa. L’indagine stima sul territorio nazionale un totale di circa 105.652 persone che fanno uso di siringhe per l’iniezione di sostanze. L’Italia è seguita dalla Francia con 102.648 persone e dalla Germania con 84.606 consumatori (dati del 2024 o più recenti).
Un mercato delle droghe sempre più dinamico, diversificato e complesso, con crescenti rischi per la salute pubblica e la sicurezza. La disponibilità di sostanze ad alta potenza, incluse nuove droghe sintetiche, continua ad aumentare, mentre il policonsumo rende sempre più difficili prevenzione e trattamento. È ciò che emerge dal rapporto, sulla base dei dati di 29 Paesi (Ue-27, Norvegia e Turchia).
25 milioni di europei fanno uso di cannabis
La cannabis rimane la sostanza illecita più diffusa, con indagini nazionali che mostrano che circa l’8,7% degli adulti europei (25 milioni di persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni) ne ha fatto uso nell’ultimo anno.
Gli oppioidi sintetici, in particolare nitazeni e altre nuove molecole, rappresentano una minaccia e emergente e sono associati a un numero crescente di overdose e decessi. «La relazione europea sulla droga mette in luce il costo umano del consumo di droga: secondo gli ultimi dati annuali, si registrano almeno 7.600 decessi per overdose», afferma Magnus Brunner, commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione.
Circa l’8,7% degli adulti europei (25 milioni di persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni) ha fatto uso di cannabis nell’ultimo anno
50 nuove sostanze psicoattive in un anno
Si continuano a individuare nuove sostanze psicoattive-nps al ritmo di circa una alla settimana: nel 2025 sono state segnalate, per la prima volta in Europa, 50 nps, portando il numero totale monitorato dall’Euda a 1.050. «Tra queste, vi sono nuovi potenti oppioidi sintetici, che comportano un rischio maggiore di intossicazione potenzialmente letale. L’uso di sigarette elettroniche, che comporta il consumo di prodotti contenenti nicotina, è ormai una pratica diffusa tra gli adolescenti europei», spiega una nota dell’Euda. «Negli Stati membri dell’Unione europea sono stati sequestrati vaporizzatori contenenti altre sostanze, quali forme sintetiche e semisintetiche di cannabis, sollevando preoccupazioni che questi possano diventare un veicolo per altre sostanze nocive, tra cui potenzialmente nuovi oppioidi sintetici».

La depersonalizzazione del crack
Il consumo di cocaina resta elevato e si osserva una diffusione crescente di crack in diverse città europee. Il report afferma che, nel complesso, l’uso di questa sostanza sta mettendo a dura prova i servizi di riduzione del danno e di trattamento, che devono rispondere alle esigenze di un’utenza che affronta gravi problemi di salute e sociali. «Bisogna sempre più tenere alta l’attenzione sulle nuove sostanze e monitorarle», continua Feder, «ma quello che è più spaventoso è tutto il mondo del crack. Io lo vedo anche a Rogoredo (periferia sud-est di Milano, ndr), molte persone stanno utilizzando tanto questa sostanza. Ciò porta anche un tema di sicurezza, di pericolosità. Chi ne fa uso non è facile da gestire, non riesce a instaurare delle relazioni. Il crack porta in una dimensione di depersonalizzazione. Poi c’è tutto il mondo dei cationi e della cannabis sintetica che passa un po’ inosservato, ma ne paghiamo caro il prezzo perché slatentizzano molti giovani che sono in fase di costruzione di personalità».
In Italia i decessi per uso di cocaina/crack hanno eguagliato quelli causati da eroina e oppioidi
Nel 2024, secondo la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze 2025, in Italia i decessi direttamente attribuiti all’uso di cocaina/crack (80 casi) hanno eguagliato quelli causati da eroina e oppioidi (81 casi), rappresentando il 35% del totale dei decessi droga-correlati.
«Fino a un po’ di tempo fa, l’allerta per il crack c’era soprattutto nel Sud Italia, mentre al Nord era molto forte la presenza della cocaina, dell’eroina», spiega Feder. «Oggi anche in Lombardia sta prendendo molto piede questa sostanza».
Gli effetti devastanti della cocaina “cucinata”
Per ottenere il crack «si “cucina” la cocaina in un certo modo, ma la vendono anche già “cucinata”. Il rituale del “cucinare” fa già parte dello sballo. Il crack è micidiale: ci sono stati due casi, a Rogoredo, in questi anni di persone che pensavano di avere davanti un faro di bicicletta, invece era un intercity sui binari e sono morti. Chi fa uso di crack fa fatica anche a tenere un dialogo, ha delle manie ossessive. Cerca per terra come se vedesse dappertutto cose, li vedi raspare, un po’ come i cagnolini, dentro il bosco e dentro alla sporcizia. Ma sarà spaventoso anche a livello sanitario perché produce delle lacerazioni, delle micosi sugli arti superiori e inferiori, che si traducono in costi, ne pagheremo tutti il prezzo.
Il crack è micidiale: ci sono stati due casi, a Rogoredo, in questi anni di persone che pensavano di avere davanti un faro di bicicletta, invece era un intercity sui binari e sono morti
Simone Feder, psicologo alla Casa del Giovane di Pavia
Ketamina: l’Italia è uno dei sei Paesi Ue con più casi
L’uso improprio della ketamina è in aumento, soprattutto tra i giovani e nei contesti ricreativi. Il numero di pazienti europei che accedono a trattamenti specializzati per problemi legati all’uso di questa sostanza è quadruplicato negli ultimi cinque anni, passando da 413 casi segnalati nel 2019 a 1.796 nel 2024. La maggior parte di questi casi è segnalata da sei Paesi: oltre all’Italia, il Belgio, la Germania, la Spagna, la Francia e i Paesi Bassi.
Dalle analisi delle acque reflue a Milano: aumenti di cocaina e ketamina
«Nel report non si fa riferimento alle analisi delle acque reflue, dove si registrano nuovi incrementi di sostanze, soprattutto in Lombardia», prosegue Feder. Secondo il laboratorio dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che analizza ogni anno le acque del depuratore di Nosedo, nella periferia Sud-Est di Milano, si registra un nuovo incremento della cocaina negli scarichi: 424 milligrammi al giorno ogni 1.000 abitanti, con una tendenza in crescita da tre anni. Aumenta anche la ketamina, utilizzata sia in ambito medico, come farmaco anestetico, sia come droga. Dai 24,92 microgrammi al giorno ogni 1.000 persone del 2024 si è passati ai 26,8 del 2025. La concentrazione massima nel depuratore si registra il sabato, un dato che indica un uso prevalentemente non sanitario.


La necessità di un approccio integrato
L’Euda sottolinea la necessità di rafforzare monitoraggio, prevenzione, trattamento, riduzione del danno e cooperazione internazionale e considera essenziale, per affrontare le sfide future, un approccio integrato, basato su evidenze scientifiche e tutela della salute pubblica.
«Oggi sempre più il problema è non tanto che cosa usano, ma perché ne fanno uso, i giovani e non solo», continua Feder. «Mi preoccupa sempre più uno sdoganamento delle sostanze. Ormai non c’è più trasgressione, è quasi la normalità. Ciò porta ad avere nelle comunità ragazzi sempre più giovani, figli di genitori sempre più allarmati. Anche stamattina sono arrivate due richieste da parte di genitori di due neodiciottenni, che non sanno cosa fare. Abbiamo in comunità anche quattordicenni, certificati dai Servizi per le dipendenze».
Occupiamoci di trattamento, ma anche di vita
«Dobbiamo occuparci di trattamento, ma anche di vita», sottolinea Feder. «Se i ragazzi arrivano in comunità a 14-15 anni, bisogna occuparsi anche di tutto il mondo educativo, di crescita, di didattica. Sono ancora in obbligo scolastico, le nostre strutture davanti a questo disagio dirompente necessitano di essere rivisitate anche nei progetti e nei programmi. C’è tutta una costruzione di personalità da formare», prosegue, «ormai nove su 10 degli adolescenti che accogliamo seguono terapie di un certo tipo, con neurolettici o antipsicotici, perché l’utilizzo di queste sostanze sempre più in età precoce crea dei disastri a livello di salute mentale».
Mirare a luoghi preventivi
Oggi «c’è un’attenzione da porre soprattutto su come aiutare i giovani a generare gli “anticorpi”, bisogna fare politiche che devono per forza mirare a luoghi protetti, preventivi dove i giovani possono esprimersi, fare attività. Se no guarderemo sempre le statistiche che cresceranno sempre di più», continua Feder. «Dove va un giovane a Milano il venerdì sera o il sabato sera? Oggi purtroppo molti dei locali sono riti iniziatici anche nell’utilizzo di sostanze, come gli stessi “non luoghi”, vedi Rogoredo. Insieme al grande lavoro dei volontari dell’associazione Team Rogoredo stiamo monitorando sempre di più la zona adesso: finite le scuole, i ragazzi arrivano di più».


I giovani uccisi dalla solitudine
«Noi “addetti ai lavori” non parliamo molto di come facciamo fatica a trattenere i ragazzi, a portarli in comunità, oggi i giovani dobbiamo andarli a prendere. E i ragazzi che ho portato alla Casa del Giovane di Pavia, dopo averli agganciati a Rogoredo, trascinati alla cura, sono i più resilienti nei contesti comunitari. Laddove si vanno ad intercettare e cambiano paradigma, hanno delle risposte. Oggi ciò che uccide i giovani è la solitudine, il sentirsi soli. Ripeto, il problema non è la sostanza che usano ma il perché lo fanno». Feder aggiunge che «per fortuna non c’è per ora la presenza del Fentanyl. Ma dobbiamo prepararci, avere la cultura giusta del come andare ad agganciare le persone, del come arrivare prima, se no arriveremo sempre dopo».
Foto di apertura di Alex Koch su Pexels e, nell’articolo, dell’intervistato
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Ilaria Dioguardi
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