17 giugno 2026 – ore 15:00 – Un laboratorio civico, un luogo di confronto tra professionisti, categorie economiche, associazioni e cittadini per individuare i problemi della città e costruire proposte concrete da mettere a disposizione della politica. Nasce con queste premesse “Progetto Comune”, il think tank promosso dall’ex presidente del Consiglio comunale di Trieste Marco Gabrielli, che punta a ritagliarsi uno spazio nel dibattito pubblico cittadino attraverso un approccio pragmatico e orientato ai contenuti. L’iniziativa è stata illustrata nel corso di un’intervista concessa a Trieste News, alla quale hanno partecipato anche i componenti del direttivo Ronald Stefano Peschiani e Alessandro Perich. Il progetto, già costituito formalmente come associazione culturale, si definisce un laboratorio di idee aperto al contributo delle diverse realtà del territorio, con l’obiettivo di elaborare soluzioni sui principali temi che interessano Trieste. “Progetto Comune è un pensatoio civico, un think tank in cui abbiamo intenzione di raccogliere i problemi della cittadinanza e proporli alle categorie professionali, agli imprenditori e alle varie associazioni per ascoltare e trovare risposte concrete”, spiega Gabrielli. “Non vuole essere un partito politico, ma qualcosa che propone soluzioni a chiunque voglia recepirle e inserirle nel proprio programma”. Una precisazione che arriva fin dalle prime battute e che rappresenta uno degli elementi centrali dell’iniziativa. L’obiettivo dichiarato non è infatti quello di costruire una nuova forza politica, ma di creare uno spazio permanente di elaborazione capace di mettere in relazione competenze diverse e tradurre le esigenze della comunità in proposte operative. Il progetto nasce in un momento in cui, secondo Gabrielli, la città soffre soprattutto per l’assenza di una visione strategica condivisa, tema che l’ex presidente del Consiglio comunale aveva già affrontato nei suoi recenti interventi pubblici e che torna al centro della riflessione anche nell’intervista.
“Rivedendo la mia esperienza, sia da presidente sia da consigliere comunale, ho visto che non sono riuscito a realizzare concretamente tutto quello che mi ero prefissato. Quasi tutto ciò che avevo previsto di fare e a cui mi ero impegnato non sono riuscito a portarlo a termine. Per questo sto pensando a qualcosa di diverso, mettendo prima il programma e poi le persone”. Parole che rappresentano anche una riflessione sul proprio percorso politico e istituzionale. Gabrielli è stato infatti consigliere comunale, presidente del Consiglio comunale e candidato in diverse competizioni elettorali. Un’esperienza che oggi lo porta a interrogarsi sull’efficacia degli strumenti tradizionali della politica. Alla domanda sul grado di corresponsabilità rispetto alla situazione attuale della città, la risposta è netta: “Mi sento poco corresponsabile perché non ho avuto modo di esprimere la mia voce nei vari capitoli decisionali. Il mio limite è stato non essere riuscito a lasciare un segno”. Tra i temi più rilevanti affrontati durante l’intervista c’è quello del futuro di Porto Vecchio-Porto Vivo, considerato da Gabrielli uno dei dossier più strategici per il futuro di Trieste. Nei giorni scorsi l’ex presidente del Consiglio comunale aveva espresso perplessità sul modello di sviluppo adottato e sul rapporto tra pubblico e privato nella gestione dell’area. “Diciamo che è vero che il Comune è ancora dentro alle decisioni, è vero che esponenti del Comune fanno parte del Consorzio URSUS ed è vero che sono state approvate delibere con linee guida. Però è anche vero che affidare tutta la realizzazione a un consorzio fa correre il rischio di perdere il controllo della situazione”.
Per Gabrielli, il tema non riguarda soltanto gli aspetti urbanistici ma soprattutto il ruolo che quell’area dovrà svolgere nel futuro economico della città. “Il mio pensiero è che vada utilizzato per rispondere ai bisogni della città, che sono quelli dell’occupazione, dei posti di lavoro e dell’ampliamento degli spazi per la ricerca universitaria, cosa che già in parte è prevista, ma che deve essere maggiormente valorizzata”. Una visione che mette al centro il rapporto tra sviluppo economico, innovazione e capacità di trattenere sul territorio competenze e giovani professionalità. La partita di Porto Vecchio, secondo Gabrielli, rappresenta molto più di una semplice operazione urbanistica. “Penso che ci siano tante partite in corso nella città di Trieste. Quella di Porto Vecchio-Porto Vivo è una delle più importanti, proprio per le dimensioni dell’area rispetto alla città. Credo che, se perde questa partita, Trieste rischi di perdere tutto”. Altro tema affrontato è quello della cabinovia, opera che negli ultimi anni ha acceso il dibattito cittadino dividendo opinione pubblica e politica. In questo caso la posizione espressa da Gabrielli appare particolarmente chiara. “Ho visto nascere il progetto della cabinovia Porto Vecchio-Campo Romano e l’ho osservato con molta curiosità come possibile soluzione al problema dell’ingresso nord della città, che esiste e permane. Dopo un’attenta analisi dei costi, dell’impatto ambientale, della realizzabilità concreta e del dimensionamento dell’opera, ritengo che non sia attuabile”. Una bocciatura motivata che non si accompagna però, almeno per il momento, a una proposta alternativa già definita.
Alla domanda su quale soluzione immaginerebbe per affrontare il problema della mobilità nell’area nord della città, Gabrielli ha infatti spiegato che si tratta di uno dei temi che il laboratorio intende approfondire nel proprio lavoro. Accanto alle grandi opere, Progetto Comune guarda anche alle questioni sociali che attraversano Trieste. Dalla crisi demografica alla fuga dei giovani, dalla competitività economica alle difficoltà della sanità pubblica. “Direi che tutti e quattro questi elementi fanno parte del problema. Io aggiungerei anche quello della sicurezza, che è molto sentito e che merita un’analisi approfondita e soluzioni su diversi fronti”. L’iniziativa si propone dunque di affrontare i problemi della città in modo trasversale, coinvolgendo competenze differenti e superando le tradizionali appartenenze politiche. In questo contesto si inserisce anche la critica ai cosiddetti “consorziamenti mortiferi”, espressione utilizzata originariamente da don Eugenio Brusutti in un editoriale pubblicato su Il Piccolo e successivamente ripresa e condivisa da Gabrielli nella lettera aperta di risposta pubblicata sul proprio sito. “È una critica rivolta a tutti”. Un giudizio che non distingue tra partiti tradizionali, liste civiche o altre realtà organizzate e che richiama la necessità, secondo il promotore di Progetto Comune, di rimettere al centro i contenuti e non le appartenenze. Non manca infine una riflessione sul ruolo dei cattolici nell’impegno pubblico. “Io credo che quello spazio politico esista, che abbia bisogno di essere riconosciuto e che abbia bisogno anche dei mezzi per dare spazio a quanto il cattolico in politica rappresenta”.
Alla domanda finale sul perché i triestini dovrebbero considerare Progetto Comune una novità e non semplicemente il ritorno sulla scena politica di Marco Gabrielli, la risposta ribadisce la natura dell’iniziativa. “Semplicemente perché non è un partito. È, come già detto, un pensatoio, un think tank, qualcosa che si propone di analizzare i problemi e cercare soluzioni condivise da proporre a tutti i partiti affinché possano inserirle nei propri programmi”. Una linea confermata anche al termine dell’incontro dai membri del direttivo presenti, che hanno sottolineato come il progetto voglia mettere a disposizione della città competenze, idee e proposte concrete senza collocarsi all’interno degli schemi tradizionali della competizione politica. L’ambizione dichiarata è quella di costruire un laboratorio permanente di elaborazione civica capace di trasformare l’ascolto del territorio in proposte pragmatiche, mettendo in rete professionalità, esperienze e sensibilità diverse per contribuire al dibattito sul futuro di Trieste.
Articolo di Francesco Viviani
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