Un’isola disabitata, la sagoma a mezzaluna di un cratere e un ponte così sottile da sembrare un filo sull’acqua. A poche bracciate da Procida esiste Vivara, riserva naturale statale che oggi non si può visitare liberamente. La riapertura è stata annunciata, per questo cresce la curiosità intorno a un luogo che si concede a pochi e solo in modo regolato. Qui si concentra una biodiversità sorprendente, insieme a tracce che riportano all’età del Bronzo e a una dimora storica sospesa tra cielo e mare.
Dove si trova Vivara e cos’è
Vivara appartiene all’arcipelago flegreo, tra Procida e Ischia, nel Golfo di Napoli. È il frammento emerso di un antico cratere vulcanico, riconoscibile nella sua forma a semicerchio e nelle scogliere ripide. La superficie è contenuta, circa 0,38 km² con un perimetro intorno ai 3 km, ma l’ambiente è fitto di macchia mediterranea e attraversato da sentieri che regalano viste ampie sul mare.
Non ci sono residenti: resiste solo un edificio storico in sommità, mentre intorno prosperano arbusti aromatici, conigli selvatici e molte specie di uccelli in migrazione. Anche i fondali, con praterie sommerse, attirano chi pratica snorkeling e immersioni partendo da Procida o Ischia.
Una terrazza sul Golfo e un cratere a vista
Sulla parte alta dell’isola si trova la dimora voluta nel Seicento dal duca De Guevara, poi divenuta Casino di Caccia borbonico e collegata a una casa colonica. La terrazza è uno dei punti più scenografici: nelle giornate limpide si allineano Ischia, la costa campana e, all’orizzonte, il profilo di Capri.
Guardando dal largo, invece, la linea del cratere disegna l’arco perfetto che ha reso Vivara immediatamente riconoscibile a chi approda a Procida.
Dall’età del Bronzo alla riserva: la storia
La presenza umana è attestata già intorno al XVII secolo a.C.: gli scavi, ripresi dagli anni Settanta, hanno riportato alla luce ceramiche e resti di un insediamento miceneo, fondamentali per ricostruire le rotte nel Mediterraneo occidentale in epoca protomicenea. Si ritiene che in età del Bronzo Vivara fosse più estesa e svolgesse un ruolo nei collegamenti tra l’alto Tirreno e le aree orientali del bacino.
Dopo secoli in ombra, l’isolotto torna al centro delle cronache nel Settecento, quando Carlo di Borbone lo trasforma in riserva di caccia, introducendo specie come caprioli e conigli. Nel 1818 passa al Comune di Procida, quindi a privati (tra cui la famiglia Scotto la Chianca) e nel 1972 approda alla Regione Campania. Periodi di abbandono e bracconaggio hanno lasciato segni, ma l’istituzione della riserva naturale statale come una delle cose da vedere a Procida, ha imposto tutele chiare e controlli più stretti.
È aperta? Lo stato attuale degli accessi
Al momento l’accesso a Vivara è sospeso per lavori di manutenzione. In passato si entrava solo in giorni e orari determinati, esclusivamente con prenotazione e accompagnamento di guide naturalistiche autorizzate. Gli orari presenti sul sito della riserva sono i seguenti:
- Estate (1 giugno – 15 settembre): mattino 9:30 / pomeriggio 17:00
- Inverno (16 settembre – 31 maggio): mattino 10:00 / pomeriggio 15:00
Si parla di riaperture, ma non esiste ancora un calendario strutturato che garantisca continuità.
Come funziona la visita quando è consentita
Quando la riserva apre, l’ingresso avviene a piedi dal ponte pedonale che collega Vivara al promontorio di Santa Margherita, nell’area di Marina Chiaiolella a Procida. Il ponte è stretto e sopraelevato, e segna il passaggio immediato dal porto vivace al silenzio della macchia.
I percorsi interni seguono sentieri tracciati con pendenze leggere; la quota più alta raggiunge circa 110 metri sul livello del mare, quindi, serve una forma fisica di base e dimestichezza con terreni naturali. La durata tipica di un’uscita è di circa un’ora e mezza, in piccoli gruppi a numero chiuso per limitare l’impatto sull’ambiente.
Cosa si vede lungo i sentieri di Vivara
Le guide, con formazione naturalistica, raccontano flora e fauna, segnalano i resti preistorici, le tracce dell’insediamento miceneo e i ruderi seicenteschi. La vegetazione alterna cespugli profumati, radure e tratti ombreggiati.
Non esistono bar, ristoranti o stabilimenti: l’esperienza è quella di una vera oasi protetta, apprezzata anche dagli appassionati di birdwatching durante le migrazioni.
Vivara dal mare: l’alternativa durante la chiusura
Finché l’accesso a piedi resta sospeso, si può comunque ammirare Vivara dall’acqua. Le uscite in barca che circumnavigano Procida costeggiano l’isolotto, mettendo in primo piano le falesie di origine vulcanica, la macchia che scende fino agli scogli e la geometria precisa del cratere vista dal largo.
È un modo per coglierne la natura “selvaggia” senza calpestarne i sentieri, in attesa che le visite guidate tornino in calendario.
Come arrivare a Vivara: i collegamenti
Vivara si raggiunge sempre passando da Procida.
- L’isola è collegata tutto l’anno a Napoli e Pozzuoli con traghetti e aliscafi, più frequenti in alta stagione.
- Dall’aeroporto di Napoli-Capodichino si arriva ai moli con taxi, autobus o navette;
- in treno si scende a Napoli Centrale o Campi Flegrei e si prosegue verso gli imbarchi.
- Chi viaggia in auto dovrebbe considerare le regole di accesso ai porti e valutare il parcheggio a Napoli o Pozzuoli prima di salire sul traghetto.
Una volta a Procida, il riferimento per Vivara è Marina Chiaiolella, da cui parte il ponte pedonale quando le visite sono autorizzate.
Vivere a Procida
A Procida significa c’è un contesto residenziale tranquillo, caratterizzato da un’isola di dimensioni contenute. Il territorio offre servizi essenziali, collegamenti marittimi regolari con la terraferma e un ambiente paesaggistico di grande valore. Le abitazioni, spesso inserite in contesti storici o panoramici, rendono l’isola interessante per chi cerca una soluzione abitativa lontana dal caos urbano, pur con i limiti tipici della vita insulare.
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Letizia Miani
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