L’agricoltura umbra alla sfida della sostenibilità strategica: resilienza, rigenerazione e futuro


All’Assemblea generale di Confagricoltura Umbria si è parlato dell’agricoltore protagonista di un nuovo ecosistema per un cambio di paradigma, dall’obbligo al mercato

PERUGIA, 16 giugno 2026  – Un ecosistema con l’agricoltore al centro per cambiare prospettiva, pensando prima e costruendo poi l’agricoltura umbra del futuro. Passando per una sostenibilità che da obbligo diventa opportunità, con il sostegno delle istituzioni e la visione e il coraggio dei giovani.

Sul tema “Nuovo ecosistema agricolo: dall’obbligo al mercato, l’agricoltore protagonista” è stato incentrato l’incontro che ha fatto seguito, nella parte pubblica, all’assemblea generale di Confagricoltura Umbria che si è tenuta lunedì 15 giugno nella Sala dei Notari a Perugia.

L’agricoltura vista insomma come settore trainante per l’economia e la società, soprattutto in una congiuntura difficile come l’attuale. E quella umbra oggi è molto di più di un settore produttivo. È economia, territorio, ambiente, comunità e identità. Con circa 15mila aziende agricole e oltre 330mila ettari coltivati e un importante patrimonio boschivo, rappresenta una risorsa strategica per il futuro dell’Umbria.

Confagricoltura Umbria, come ha subito sottolineato il presidente Matteo Pennacchi introducendo l’iniziativa, è in prima linea per la sostenibilità e la competitività del settore agricolo e zootecnico e per questo chiede soprattutto “di accelerare una revisione delle norme ambientali che vadano a dare il giusto valore e il giusto peso a quello che porta l’agricoltura mettendola nelle condizioni di essere una economia che crea ricchezza e lavoro”.

“Il settore agricolo della nostra regione si trova oggi di fronte a un cruciale punto di svolta” ha affermato Pennacchi per poi aggiungere: “La nuova visione europea per l’agricoltura e il cibo impone finalmente un profondo cambio di paradigma: l’agricoltore non deve e non può più essere percepito solo come una fonte di pressione ambientale, bensì come il protagonista proattivo e insostituibile di un cambiamento, allo stesso tempo necessario ed epocale. Confagricoltura Umbria è pronta ad accettare e affrontare questa sfida, consapevole che la ricerca e l’innovazione sono strumenti imprescindibili per andare oltre i vincoli normativi e generare valore, anche ambientale”.

“Per fare ciò, tuttavia, è indispensabile che le istituzioni compiano un passo coraggioso – ha proseguito – passando da una logica di mero indennizzo per i costi sostenuti, a una reale remunerazione del valore ambientale ed ecosistemico concretamente generato sul territorio. L’agricoltura umbra possiede tutte le carte in regola per guidare la transizione verso il Green Deal europeo, ma a una condizione imprescindibile: la politica regionale deve adottare una governance moderna, orientata ai risultati”.

Per Pennacchi poi il futuro sono i giovani che lavorano nel mondo agricolo e zootecnico, “grazie alla loro curiosità e alla loro voglia di innovare, crescere e sviluppare le aziende”. “Ma un giovane che porta avanti una attività agricola trova tante difficoltà e quindi quel futuro gli va garantito e questo è compito nostro” ha aggiunto prima di passare la parola a Carlo Morghetti, presidente ANGA Umbria: “Visto che si sta ragionando sul futuro dell’agricoltura umbra non potevamo non essere protagonisti come giovani agricoltori. Dopo gli insegnamenti importanti ricevuti ora noi mettiamo coraggio, visione, ambizione ed abbiamo sensibilità che non significa debolezza ma ci permette di percepire nuovi sbocchi di mercato”.

E le principali richieste alle istituzioni sono rivolte ad una solida programmazione dei fondi e alla semplificazione normativa, come è stato sottolineato all’assessora all’Agricoltura della Regione Umbria, Simona Meloni, che ha partecipato alla tavola rotonda. “La nostra visione e l’impegno politico – ha dichiarato – sono strutturati per rafforzare le imprese che fanno impresa e per far crescere il Pil dell’Umbria. L’agricoltore ha bisogno di fare impresa agricola e di dedicarsi alla produzione di qualità e non di rimanere aggrovigliato nella burocrazia e per questo motivo quello della semplificazione è uno degli obiettivi primari di questo assessorato”.

In merito ai fondi europei dello sviluppo rurale, Meloni ha poi evidenziato che l’Umbria “ha saputo intercettarli” annunciando anche i due prossimi bandi centrali per quest’anno che saranno incentrati sia sugli investimenti che sulla trasformazione. Per l’assessora Meloni serve un cambio di prospettiva: “Non possiamo chiedere solo sacrifici agli agricoltori ma dobbiamo premiarli per il lavoro che fanno dando prospettive a lungo termine”.

Le conclusioni sono state affidate a Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, il quale ha parlato dell’Umbria come di “una grande regione agricola che sa coniugare produzione e competitività guardando quindi al mercato e che negli anni ha saputo valorizzare il territorio”. “Attraversando questa regione – ha affermato – è evidente che anche visivamente si percepisce in maniera evidente il ‘capitale naturale’, sentimento più alto e nobile di quello che esprime l’agricoltura italiana. Come agricoltori rappresentiamo la punta di eccellenza del ‘capitale naturale’ con il nostro che sempre più si presenta come settore a cui non si può rinunciare. Pochi sanno che in questo momento il settore primario, nonostante le difficoltà, è il primo comparto del Paese in termini di contributo al Pil, siamo insomma il primo settore dell’economia”.

Ma per Giansanti, quando si è primi anche le aspettative devono essere da primato: “Bisogna dare ai primi ciò che aspetta ai primi e per questo bisogna dare un futuro solido ai nostri agricoltori, con politiche a livello europeo, nazionale e locale. Gli agricoltori non sono solo produttori di beni primari ma anche di energia, oltre a dare un contributo nel settore del turismo. L’agricoltura se concimata bene risponde e per questo vanno create le condizioni per andare nella direzione che fa correre il Paese. Per questo motivo stiamo immaginando quella che sarà l’agricoltura italiana del futuro, al centro del potere economico e non solo un satellite”.

Giansanti ha infine evidenziato le parole d’ordine su cui lavorare: competitività, identità e sostenibilità delle produzioni, con quest’ultima che “se ben gestita diventa fattore competitivo e valore aggiunto”.

 

 

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 Gilberto Scalabrini

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