Apple, AGCM apre indagine sui cloud in iOS e iPadOS


La mossa italiana nasce da una domanda misurabile: un provider concorrente è in grado di offrire su iPhone e iPad lo stesso tipo di continuità garantita da iCloud quando l’utente deve salvare e ripristinare l’intero dispositivo? Il fascicolo apre una verifica sulla parità di accesso alle funzioni di sistema.

Perimetro: l’avvio dell’indagine apre l’istruttoria; non contiene una sanzione e non chiude l’accertamento sulla condotta di Apple.

Sommario dei contenuti

Il fascicolo IDMA1

Il fascicolo ha una sequenza temporale netta. La Commissione europea è stata informata l’8 giugno 2026, l’Autorità ha deliberato l’avvio nell’adunanza del 9 giugno e il comunicato è stato diffuso a Roma il 16 giugno. L’istruttoria nasce dentro il canale previsto dall’articolo 38, paragrafo 7, del DMA: un’autorità nazionale svolge accertamenti preliminari e trasferisce gli esiti a Bruxelles.

Le società indicate nel provvedimento sono Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l.. La prima guida il gruppo da Cupertino, la società irlandese offre nell’Unione europea anche iCloud per dispositivi iOS e iPadOS e la controllata italiana cura distribuzione, vendita e attività commerciali legate a hardware e servizi.

Il backup integrale finisce al centro

Il backup integrale è l’oggetto che trasforma la disputa in una verifica tecnica. iCloud non archivia soltanto foto e documenti; il backup comprende informazioni delle app, messaggi, impostazioni, preferenze e materiale necessario a ripristinare un dispositivo o configurarne uno nuovo. Nel fascicolo, la segnalazione sostiene che lo stesso risultato non sia disponibile su servizi cloud diversi da iCloud.

Per AGCM il tema va oltre lo spazio di archiviazione. Apple offre 5 GB gratuiti su iCloud e piani iCloud+ a pagamento; quando il salvataggio integrale supera quel taglio, il controllo della funzione di backup entra nella scelta economica dell’utente. Il provvedimento collega interoperabilità e mobilità tra servizi: senza accesso alle componenti che governano il backup, prezzo o qualità del provider alternativo incidono meno della posizione tecnica di iCloud dentro iOS e iPadOS.

La segnalazione arrivata all’Autorità

L’origine formale è una segnalazione arrivata il 9 aprile 2025 attraverso la piattaforma whistleblowing dell’AGCM, integrata il 24 luglio 2025 e il 16 febbraio 2026. Il nucleo della denuncia riguarda l’impossibilità per il cliente finale di salvare l’intero iPhone o iPad su un cloud diverso da iCloud. Nel documento si individua il presunto ostacolo nelle API necessarie a generare il backup completo.

Il fascicolo cita anche presunti limiti su componenti più minute: sincronizzazione in background, archiviazione di singole app e accesso continuo alle informazioni quando l’app non è aperta davanti all’utente. Questa parte entra nel fascicolo con una portata autonoma: descrive il vantaggio come disponibilità di funzioni profonde del sistema, non come sola preferenza commerciale per un servizio Apple.

Perché iOS e iPadOS rientrano nel DMA

Apple è gatekeeper per iOS dal settembre 2023 e per iPadOS dall’aprile 2024. Il DMA obbliga il gatekeeper di un sistema operativo a concedere a fornitori terzi, gratuitamente, interoperabilità con le stesse componenti hardware e software disponibili ai propri servizi.

Per i cloud consumer, la domanda dell’AGCM diventa diretta: quando iCloud usa una componente di sistema per ottenere backup completo o sincronizzazione avanzata, il concorrente deve arrivare a una soluzione paritaria. La verifica non guarda solo alla presenza dell’app alternativa sullo store; valuta la capacità di accedere alle funzioni che rendono un servizio cloud davvero sostitutivo su iPhone e iPad.

Il percorso AGCM verso Bruxelles

Il caso italiano non sostituisce la Commissione. L’AGCM raccoglie gli atti e li trasferisce. La Commissione europea rimane l’unica autorità chiamata ad applicare il DMA. Il provvedimento fissa il responsabile nella dott.ssa Gabriella Romano e assegna sessanta giorni dalla notifica per l’esercizio del diritto di essere sentiti, con richiesta di audizione almeno quindici giorni prima della scadenza.

La data del 31 marzo 2027 segna il limite di chiusura dell’indagine nazionale. La finestra temporale lascia spazio a documenti tecnici, confronto sulle API e esame dei flussi di backup tra dispositivo, sistema operativo e cloud.

Il precedente europeo sulle richieste di interoperabilità

Bruxelles aveva già specificato nel 2025 l’articolo 6, paragrafo 7, nei procedimenti su Apple. Una decisione riguardava funzioni iOS per dispositivi connessi, tra cui notifiche ed esecuzione in background; l’altra disciplinava il processo con cui Apple riceve e valuta richieste su iOS e iPadOS. Nel caso cloud, quel precedente porta il controllo sulle funzioni equivalenti, oltre la sola apertura di un modulo.

Apple, nel proprio portale per sviluppatori, descrive una procedura con valutazione iniziale normalmente entro venti giorni lavorativi, progetto entro quaranta giorni lavorativi dopo la prima fase e sviluppo graduato in base allo sforzo ingegneristico. L’istruttoria AGCM si concentra su un piano più circoscritto: l’accesso effettivo dei cloud concorrenti alle componenti già impiegate da iCloud.

La partita economica del cloud consumer

Il fascicolo inserisce la questione dentro il peso economico di Apple. Nel 2024 il gruppo ha realizzato circa 361,3 miliardi di euro di fatturato netto globale, con circa 93,6 miliardi in Europa secondo la conversione usata dall’Autorità. I dispositivi hanno generato il 75,4% dei ricavi netti globali e i servizi il 24,6%. iCloud appartiene al ramo servizi: il rapporto con iPhone e iPad gli dà un accesso che i concorrenti non replicano con una app scaricata dallo store.

Nel cloud consumer il vantaggio si misura nella fase meno visibile all’utente: il ripristino. Chi cambia telefono o recupera un dispositivo danneggiato sceglie quanto del proprio ambiente torna identico dopo l’accesso con l’account, oltre al luogo in cui conservare i file. Se il backup integrale rimane legato a iCloud, il concorrente parte con una prestazione dimezzata prima ancora di presentare prezzo, spazio o affidabilità.

Accertamento aperto, nessuna sanzione oggi

L’avvio dell’indagine non contiene un giudizio finale sulla violazione. L’AGCM usa la formula della possibile non conformità all’articolo 6, paragrafo 7, del DMA e costruisce il fascicolo sui presunti limiti di interoperabilità dei cloud alternativi. La sanzione, nel sistema DMA, appartiene alla fase europea e dipende dagli atti che Bruxelles riceverà e dagli accertamenti che deciderà di attivare.

Per Apple la difesa tecnica avrà un terreno prevedibile: integrità di iOS e iPadOS, protezione delle informazioni personali e requisiti di progettazione del backup. Il DMA ammette misure strettamente necessarie e proporzionate per preservare l’integrità del sistema operativo, purché siano motivate dal gatekeeper. Proprio su quella motivazione si giocherà il confine tra sicurezza e restrizione dell’accesso.

Il rimando interno sul DMA in iOS 26.3

Il precedente interno più vicino è il nostro lavoro su iOS 26.3, dove avevamo trattato l’arrivo in UE di funzioni pensate per wearable terzi nel solco del DMA. Quel caso riguardava notifiche e dispositivi connessi; il fascicolo cloud scende nel livello del backup e della sincronizzazione, una zona ancora più radicata nella relazione tra account Apple e dispositivo.

Un secondo rimando riguarda il Developer Center europeo a Berlino: Apple ha scelto l’Europa come sede fisica di relazione con gli sviluppatori proprio mentre le regole UE sulle piattaforme chiedono documentazione, accessi e tempi più leggibili. La distanza tra assistenza agli sviluppatori e obblighi DMA si assottiglia.

Documentazione consultata

La base documentale comprende il comunicato AGCM e il provvedimento IDMA1, il Regolamento UE 2022/1925, le pagine della Commissione europea sui gatekeeper e sull’interoperabilità, la documentazione Apple su iCloud e sulle richieste di interoperabilità. I riscontri giornalistici convergenti arrivano da ANSA, Reuters, Sky TG24, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, la Repubblica, Tgcom24 e MarketScreener: tutti confermano il perimetro pubblico della notizia.


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 Junior Cristarella

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