Dengue, Brasile ferma Butantan-DV: 42 casi sotto esame


La sospensione brasiliana non nasce da un allarme generico: nasce da un segnale di farmacovigilanza rilevato dopo l’ingresso del vaccino nel SUS. Il fascicolo sanitario stringe su una distinzione netta: dengue da virus circolante, viremia vaccinale transitoria ed evento avverso con rapporto causale.

Avviso sanitario: l’articolo non attribuisce i decessi al vaccino. Le autorità brasiliane parlano di nesso causale non dimostrato e di indagine sui casi notificati.

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La decisione brasiliana sul Butantan-DV

Il blocco è stato annunciato l’8 giugno 2026 dal Ministero della Salute del Brasile dopo una valutazione condivisa con Anvisa. La campagna con Butantan-DV è stata fermata nel SUS per esaminare eventi rari, inattesi e non descritti nello studio usato per l’approvazione del vaccino.

La sequenza ufficiale coincide con gli atti del Ministero della Salute del Brasile e con l’avviso di Anvisa del 16 giugno; Adnkronos e Agência Brasil registrano i medesimi numeri nella cronaca diffusa dai rispettivi canali.

La misura colpisce una campagna delimitata: operatori della Atenzione primaria e popolazione tra 15 e 49 anni in Botucatu, Maranguape, Nova Lima e nella regione di Araguaína, secondo la delimitazione comunicata dal ministero brasiliano. Il vaccino aveva iniziato il suo percorso nel SUS a gennaio, dopo il via libera regolatorio ottenuto nel 2025.

Le segnalazioni: 42 eventi e tre casi gravi

Il fascicolo pubblico contiene 42 segnalazioni con segnali di allarme: dolore addominale intenso, vomito persistente e sanguinamenti sono i sintomi indicati nelle comunicazioni sanitarie brasiliane. Nel medesimo perimetro compaiono tre evoluzioni gravi, due concluse con decesso.

Una donna di 48 anni ha sviluppato un decorso compatibile con dengue grave e interessamento neurologico a 19 giorni dalla vaccinazione. Un uomo di 58 anni ha avuto febbre a 5 giorni dalla dose e una rapida progressione verso shock refrattario. Una terza paziente, ricoverata in terapia intensiva, è stata dimessa.

La proporzione racconta la scala del segnale: 42 segnalazioni su 501.044 dosi equivalgono a circa una segnalazione ogni 11.930 somministrazioni. I tre casi gravi corrispondono a circa uno ogni 167 mila; i due decessi in indagine a circa uno ogni 250 mila. La rarità non chiude l’accertamento, perché la gravità clinica obbliga la catena regolatoria a fermarsi.

La finestra di 21 giorni dopo la somministrazione

Il periodo sorvegliato arriva a 21 giorni dalla dose. La Nota 58/2026 del Ministero della Salute del Brasile colloca la viremia vaccinale attorno a tale arco temporale e segnala un picco atteso vicino al nono giorno. Da qui nasce la scelta di cercare con maggiore intensità febbre, dolore addominale continuo, vomito, sanguinamento, sonnolenza, disidratazione e peggioramento clinico nei vaccinati recenti.

Il nodo di laboratorio riguarda la distinzione tra virus vaccinale e virus selvaggio. Nei casi con RT-PCR positiva, i laboratori devono registrare data della dose, inizio dei sintomi, giorno della raccolta del campione e sequenza genetica del virus quando praticabile. Senza tale separazione, una dengue acquisita per puntura di zanzara e una replicazione vaccinale finirebbero nello stesso fascicolo clinico.

Butantan-DV e Qdenga seguono binari separati

Il prodotto fermato è Butantan-DV, vaccino tetravalente vivo attenuato in dose unica, approvato in Brasile per persone tra 12 e 59 anni. Nel SUS era stato riservato alla fascia 15-59 anni e a strategie territoriali mirate.

Qdenga, prodotto da Takeda, non rientra nello stop. La sua scheda brasiliana nel programma pubblico riguarda bambini e adolescenti con due dosi a distanza di tre mesi. Il ciclo iniziato con Takeda deve proseguire con lo stesso immunizzante. La separazione tra i due vaccini evita un errore sanitario frequente: trasferire su un prodotto il segnale aperto su un altro.

Perché i numeri del trial e quelli del registro divergono

Nel dibattito circolano percentuali diverse e la ragione è nel perimetro studiato. Nature Medicine ha pubblicato il follow-up di cinque anni su partecipanti tra 2 e 59 anni: efficacia del 65,0% contro dengue sintomatica confermata e 80,5% contro dengue con segnali di allarme o dengue grave. La scheda regolatoria per il pubblico autorizzato tra 12 e 59 anni riporta invece 74,7% contro dengue sintomatica e 91,6% contro forme gravi con segnali di allarme.

Il punto clinico più interessante sta nei ricoveri del trial: nel gruppo vaccinato non risultarono ospedalizzazioni per dengue, nel gruppo placebo furono otto. Il segnale emerso nel SUS nasce proprio dal salto di scala: un trial controllato, pur grande, non vede sempre eventi rarissimi che compaiono quando il prodotto entra in centinaia di migliaia di braccia.

Il gruppo Anvisa del 16 giugno

Il 16 giugno 2026 Anvisa ha formalizzato un gruppo incaricato di organizzare il lavoro di un panel di specialisti sulla sicurezza di Butantan-DV. L’atto nasce dalla Portaria 715/2026 e mette nello stesso circuito cartelle cliniche, epidemiologia, farmacovigilanza e decisione regolatoria.

Il gruppo dovrà esaminare temporalità tra dose e sintomi, compatibilità clinica, eventuale dengue selvatica coincidente, infezioni alternative, malattie preesistenti, farmaci usati dai pazienti, lotti coinvolti, conservazione, somministrazione e sequenziamento virale. La domanda sanitaria da chiudere è una sola: i tre casi gravi appartengono alla coincidenza epidemiologica o segnalano un profilo di rischio legato al vaccino.

Dengue in Brasile: vaccino fermo, controllo del vettore attivo

La sospensione di Butantan-DV arriva in un Paese che conosce bene il peso della dengue. A fine maggio 2026 il Brasile contava circa 365 mila casi probabili, contro 5,8 milioni nello stesso periodo del 2024. I decessi registrati erano 178, contro oltre 6.300 nell’anno precedente.

Il ministero brasiliano ha lasciato in campo le altre azioni: sorveglianza dei casi sospetti, eliminazione dei focolai di Aedes aegypti, distribuzione di larvicidi e insetticidi, diagnosi precoce, monitoraggio dei sierotipi circolanti. Il blocco vaccinale riguarda un immunizzante e una campagna; la lotta alla zanzara prosegue perché il virus non attende l’esito degli accertamenti.


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 Junior Cristarella

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