Urla, accuse, interventi interrotti, un pugno sul tavolo e un clima di forte esasperazione. Doveva essere una riunione tecnica sul nuovo Piano di classificazione acustica di Trapani, ma l’incontro convocato dall’amministrazione comunale si è trasformato in un duro confronto sul futuro del centro storico.
Attorno allo stesso tavolo c’erano il sindaco Giacomo Tranchida, gli assessori Andrea Genco e Giulia Passalacqua, la consigliera comunale Grazia Spada, il comandante della Polizia Municipale Giuseppe Bacile, tecnici e dirigenti comunali, oltre cinquanta tra commercianti, esercenti, ristoratori, albergatori, artisti, musicisti e operatori economici del centro storico.
Il tema ufficiale era il piano acustico. Ma dopo pochi minuti la discussione è uscita dai grafici, dai decibel e dalle classificazioni sonore per trasformarsi in una protesta a tutto campo contro quella che gli operatori definiscono una crisi sempre più pesante del centro storico.
Secondo il racconto di alcuni partecipanti, la tensione sarebbe esplosa durante il dibattito sulle locandine, sul concetto di pubblico spettacolo e sulle autorizzazioni necessarie per eventi e musica dal vivo. Da una parte le interpretazioni illustrate dai tecnici comunali, dall’altra quelle sostenute dai legali degli operatori. Un confronto che non avrebbe prodotto chiarimenti definitivi e che sarà ripreso in una nuova riunione, alla quale il Comitato annuncia la presenza dei propri consulenti tecnici e legali.
Nel frattempo il clima si è surriscaldato. Tra continue interruzioni, richiami alle norme nazionali e proteste degli operatori, la riunione è diventata sempre più difficile da gestire. Secondo alcuni presenti, a un certo punto l’assessore Andrea Genco sarebbe intervenuto battendo un pugno sul tavolo per cercare di riportare l’ordine durante una fase particolarmente concitata dell’incontro.
«Il piano acustico è solo la punta dell’iceberg»
A sintetizzare il sentimento degli operatori è Marina Biondo, rappresentante dei commercianti del centro storico e tra le promotrici del nuovo Comitato degli operatori.
«È apparso subito evidente che il piano acustico rappresenta soltanto la punta di un iceberg molto più grande. Dietro questa discussione si nascondono problematiche che da anni gravano sul tessuto economico e sociale del centro storico e che oggi stanno mettendo in seria difficoltà decine di imprese e centinaia di lavoratori».
Secondo Biondo, la grande partecipazione registrata all’incontro dimostra che il problema non riguarda soltanto la movida.
«I commercianti del centro storico sono ormai allo stremo. L’equilibrio economico di molte attività è stato profondamente compromesso e numerose realtà imprenditoriali stanno affrontando una crisi che non riguarda soltanto il settore dell’intrattenimento».
Alla riunione erano presenti rappresentanti di numerose categorie economiche, lavoratori, operatori culturali e artisti.
«Ci siamo ritrovati tutti uniti nel rivendicare il diritto al lavoro e il ruolo fondamentale che il centro storico dovrebbe svolgere per la nostra comunità», afferma Biondo.
Controlli, parcheggi e centro storico che si svuota
Tra i temi più discussi c’è stato quello della progressiva perdita di attrattività del centro storico.
«Quello che un tempo era il cuore pulsante della socialità e dell’incontro sta diventando sempre più una zona meno frequentata, soprattutto dai nostri concittadini», sostiene la rappresentante dei commercianti.
Nel mirino finiscono i problemi di mobilità, la carenza di parcheggi, la sosta a pagamento, la diminuzione delle presenze e la mancanza di iniziative capaci di riportare persone nel cuore della città.
Particolarmente critico anche il tema dei controlli.
«Ci viene continuamente detto che si tratta di leggi nazionali. Eppure l’applicazione sul territorio non sembra uguale per tutti. Se le norme valgono per tutti, è legittimo chiedersi perché in alcune zone sembrino essere applicate con maggiore rigidità rispetto ad altre».
Secondo il Comitato, questa situazione starebbe favorendo lo spostamento della clientela verso altre aree della città considerate meno soggette a vincoli.
«È in atto una sorta di guerra fredda tra residenti, commercianti e amministrazione che rischia di produrre soltanto distruzione e degrado intellettuale».
Le proposte del Comitato e dell’avvocato Brillante
Nel corso dell’incontro è stata illustrata anche una proposta elaborata con il supporto dell’avvocato Francesco Brillante, che sta coordinando la raccolta delle osservazioni degli operatori economici.
La posizione degli esercenti non è quella di eliminare le regole sul rumore, ma di costruire un piano più aderente alla realtà della Trapani del 2026.
Tra le richieste figurano l’aggiornamento dei dati utilizzati per il piano, oggi basati su riferimenti ritenuti non più rappresentativi della città turistica attuale, la distinzione tra aree a vocazione turistica e aree prevalentemente residenziali e la differenziazione tra semplice musica di sottofondo e attività realmente impattanti come concerti, karaoke e dj set.
Gli operatori propongono inoltre un calendario comunale delle deroghe, con eventi distribuiti e programmati durante l’anno, e una piattaforma ufficiale degli eventi per informare cittadini e visitatori, indicare parcheggi, percorsi consigliati e aree meno congestionate.
Tra i punti inseriti nelle osservazioni figurano anche incentivi per residenti ed esercenti che investano in infissi antirumore, limitatori certificati e sistemi di mitigazione acustica.
Particolarmente contestata la possibilità che eventi organizzati o patrocinati dal Comune possano beneficiare di deroghe più ampie rispetto agli operatori privati. Per il Comitato dovrebbe contare l’impatto effettivo del rumore e non il soggetto organizzatore.
Brillante ha inoltre spiegato che il sindaco ha concesso ulteriori 15 giorni per la presentazione di osservazioni e proposte migliorative. L’obiettivo dichiarato è arrivare a modifiche “sartoriali” capaci di trovare un punto di equilibrio tra il diritto al riposo dei residenti e la sopravvivenza delle attività economiche.
«Non chiediamo una città senza regole»
La posizione del Comitato viene riassunta nella conclusione del documento consegnato all’amministrazione.
«Non chiediamo una città senza regole. Chiediamo regole migliori. Trapani deve essere una città moderna, turistica, viva e rispettosa, capace di tutelare il riposo dei residenti senza spegnere attività economiche, lavoro, ristorazione, socialità e intrattenimento ordinato».
Il confronto proseguirà nei prossimi giorni. Ma dalla riunione è emerso un messaggio chiaro: per una parte sempre più ampia degli operatori economici il problema non sono soltanto i decibel. Il problema è il futuro stesso del centro storico di Trapani.
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redazione@tp24.it (Marco Marino)
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