Il CdM approva i decreti AI Act. Nuove regole per il lavoro, responsabilità civile e sanzioni severe per chi trascura le misure di sicurezza.
L’introduzione di tecnologie dirompenti nel tessuto produttivo e sociale impone un principio giuridico universale: l’innovazione non può prosperare in assenza di rigide garanzie per la collettività. Chi progetta, sviluppa o impiega sistemi automatizzati è tenuto a rispondere direttamente delle falle progettuali e dei danni arrecati. Partendo da questo assunto, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera preliminare ai decreti attuativi legati al Regolamento europeo sull’IA e alla legge 132 del 2025. L’esecutivo accelera sull’intelligenza artificiale, dotando l’Italia, prima nazione a farlo, di una normativa organica. L’obiettivo è istituire un quadro chiaro in materia di responsabilità civile e definire nuovi illeciti per chi omette i controlli, garantendo che le macchine rimangano costantemente subordinate alla supervisione umana.
Un approccio antropocentrico e la nuova governance
Il testo varato dal governo, che dovrà ora superare il vaglio delle commissioni parlamentari, della Conferenza delle Regioni e delle Authority competenti, si fonda su una visione etica definita. L’impostazione è strettamente antropocentrica, in piena sintonia con i principi espressi nell’Enciclica papale Magnifica Humanitas. Come sottolineato dalla ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini, l’algoritmo deve essere considerato esclusivamente un mero strumento d’uso e in nessun caso un soggetto di diritto.
L’architettura istituzionale, illustrata dal sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, affida il coordinamento strategico all’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid) e all’Agenzia nazionale per la cybersicurezza (Acn), entrambe poste sotto l’egida della presidenza del Consiglio. Sotto la regia operativa di Agid, interverranno con poteri ispettivi e di cooperazione istituzionale entità di controllo quali Bankitalia, Consob, Ivass e il Garante della Privacy.
Sul piatto, in aggiunta alle risorse dei singoli dicasteri, c’è un miliardo di euro stanziato dalla legge 132/2025. Questo medesimo provvedimento pone l’Italia all’avanguardia per aver introdotto, all’articolo 26, una fattispecie specifica contro il fenomeno dei deepfake. In parallelo, il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano ha evidenziato l’introduzione di precise norme mirate ad accertare la responsabilità civile per i danni derivanti dai software.
Sicurezza pubblica e tutela dei dati biometrici
Il ministero dell’Interno, guidato da Matteo Piantedosi, ha fissato paletti rigorosi contro le derive autoritarie: non vi sarà alcun sistema di sorveglianza di massa e la costituzione di grandi banche dati biometriche generalizzate resta vietata. L’impiego preventivo dei software avanzati sarà consentito esclusivamente in scenari di gravissimo pericolo, come il terrorismo o la ricerca di persone scomparse, richiedendo sempre un’esplicita richiesta del questore unita all’autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Anche l’utilizzo a posteriori, a illecito avvenuto, risulta vincolato a ferree garanzie procedurali.
Su questo fronte investigativo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio chiarisce che ogni attività di rilievo biometrico deve passare sotto la lente della magistratura, tramite richiesta formulata dal pubblico ministero al giudice per le indagini preliminari (Gip). Interventi autonomi del Pm sono ammessi solo in casi di comprovata urgenza, con obbligo di convalida successiva.
La novità di maggiore impatto per i produttori è l’introduzione di una specifica fattispecie di reato: sarà punito severamente chiunque progetti, realizzi o, per negligenza, ometta di implementare le necessarie misure di sicurezza sui sistemi informatici, qualora da tale omissione scaturisca un pericolo concreto per l’incolumità delle persone o per la sicurezza dello Stato.
Divieti sui luoghi di lavoro e valutazione dei rischi
L’impatto degli algoritmi sul mondo dell’occupazione rappresenta un pilastro del decreto legislativo. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha delineato un argine a protezione dei dipendenti, introducendo il divieto assoluto di demandare a un sistema automatizzato le decisioni che incidono sul rapporto professionale. Nel dettaglio, l’intelligenza artificiale non potrà intervenire in autonomia su:
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assunzione e selezione del personale;
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modifica delle condizioni contrattuali;
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irrogazione di sanzioni disciplinari;
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procedure di licenziamento;
Il ministero assumerà inoltre un ruolo guida nel coordinamento dell’aggiornamento professionale legato alla transizione digitale. Un ulteriore obbligo grava sulle imprese: ove i software modifichino l’organizzazione aziendale o le mansioni, l’impatto tecnologico dovrà obbligatoriamente integrare il documento di valutazione dei rischi, al fine di rispettare i dettami in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Investimenti su scuola e ricerca scientifica
La riorganizzazione digitale coinvolge direttamente anche le aule scolastiche. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato l’ingresso ufficiale della materia nel curriculum formativo dei licei, accompagnato da una profonda rivoluzione nell’insegnamento della matematica e dei percorsi didattici. Per supportare concretamente questa transizione, il governo ha stanziato 300 milioni di euro, destinati alla formazione del corpo docente e all’integrazione delle nuove tecnologie nell’insegnamento quotidiano.
Infine, il Mur canalizzerà gli sforzi del sistema universitario lungo due direttrici principali: da un lato, il potenziamento delle competenze nell’alta formazione; dall’altro, il sostegno massiccio al trasferimento tecnologico e alla sperimentazione, per garantire che la ricerca italiana diventi il vero motore di uno sviluppo responsabile.
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Angelo Greco
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