I data center AI sono ormai troppo grandi per le assicurazioni


Per anni il presupposto è stato semplice: un’infrastruttura critica si costruisce, si assicura e si finanzia. Ma nell’era dell’intelligenza artificiale questa equazione sta iniziando a incrinarsi. I nuovi campus di data center destinati ad alimentare i modelli AI più avanzati stanno raggiungendo dimensioni e valori economici tali da diventare, in alcuni casi, troppo grandi per essere assicurati completamente.

Secondo un’analisi di S&P Global Ratings, il valore di un singolo sito può arrivare a decine di miliardi di dollari, una soglia che mette sotto pressione i meccanismi assicurativi tradizionali. La conseguenza non riguarda soltanto le compagnie assicurative: rischia di cambiare anche il modo in cui questi progetti vengono finanziati e valutati dagli investitori.

Le polizze non riescono più a tenere il passo dei data center AI

La corsa all’intelligenza artificiale sta generando una domanda senza precedenti di infrastrutture. I grandi operatori cloud stanno costruendo campus sempre più vasti, composti da più edifici, sistemi energetici dedicati e capacità computazionali misurate ormai in centinaia di megawatt o addirittura gigawatt.

In questo contesto, l’assicurazione si trova davanti a una sfida inedita. S&P evidenzia che durante la fase di costruzione un campus hyperscale può raggiungere un valore assicurato compreso tra 20 e 50 miliardi di dollari, livelli molto superiori ai parametri con cui il mercato ha storicamente operato per i singoli rischi.

Per questo motivo le coperture stanno cambiando forma. Invece di garantire il rimborso dell’intero valore dell’infrastruttura, gli assicuratori ricorrono sempre più spesso a modelli basati sulla Probable Maximum Loss (PML) o sulla Maximum Foreseeable Loss (MFL), cioè scenari che stimano quale potrebbe essere la perdita massima in determinate condizioni. A questi si aggiungono programmi “a strati”, con più compagnie coinvolte a diversi livelli di copertura.

Il risultato è che una parte crescente del rischio resta fuori dalle polizze. Non significa che i data center siano scoperti, ma che la copertura disponibile potrebbe non essere sufficiente a ricostruire integralmente l’infrastruttura o a compensare tutte le conseguenze economiche di un evento particolarmente grave.

A rendere tutto più complesso c’è poi il problema della concentrazione. Campus di queste dimensioni accumulano enormi valori assicurati in un’unica area geografica e vengono sviluppati in più fasi, con esposizioni che cambiano continuamente nel tempo. Per gli assicuratori diventa quindi più difficile distribuire il rischio e mantenere livelli di copertura tradizionali.

Il rischio che esce dalle polizze finisce nei bilanci

La vera notizia, però, non è tanto assicurativa, quanto finanziaria. Secondo S&P, il cosiddetto insurance gap potrebbe trasformarsi in un nuovo elemento di valutazione per banche e investitori. Se una parte del valore di un progetto non può essere protetta da una polizza, allora diventa fondamentale capire chi assorbirà le perdite in caso di incidente grave.

In altre parole, l’attenzione si sposta dalla semplice presenza di una copertura assicurativa alla qualità delle protezioni finanziarie che circondano il progetto. Entrano così in gioco fattori come liquidità disponibile, garanzie degli sponsor, riserve finanziarie e capacità degli operatori di sostenere eventuali perdite non coperte.

Il tema è particolarmente rilevante perché il settore sta crescendo in maniera esponenziale. Secondo il report, un data center da 1 gigawatt costa oggi circa 11-12 miliardi di dollari, cifra che aumenta ulteriormente se il progetto include infrastrutture energetiche dedicate o il finanziamento delle GPU. Inoltre, tra l’85% e il 90% della spesa viene normalmente sostenuto attraverso emissioni di debito.

In questo scenario, anche aspetti apparentemente secondari possono diventare cruciali. Se un danno richiede tempi di riparazione lunghi e supera le soglie previste nei contratti di locazione, gli operatori potrebbero trovarsi ad affrontare interruzioni operative e conseguenze finanziarie significative. S&P osserva che, con l’aumento della scala dei progetti e le pressioni sulle catene di fornitura, i tempi di recupero potrebbero diventare un fattore sempre più importante nella valutazione del rischio.

La nuova domanda: chi sostiene il rischio residuo?

L’espansione dell’intelligenza artificiale non mostra segni di rallentamento. S&P stima che la spesa aggregata dei cinque principali hyperscaler statunitensi possa crescere di oltre il 70%, superando complessivamente 1.000 miliardi di dollari nel 2027.

Di fronte a numeri di questa portata, il concetto stesso di assicurabilità sta cambiando. Per anni la presenza di una polizza è stata considerata una componente quasi automatica nella gestione del rischio infrastrutturale. Oggi non è più così.

ai and semantic data

Secondo S&P, la questione centrale diventa identificare chi sopporta il rischio residuo quando la copertura assicurativa non è sufficiente. Può essere l’operatore del data center, lo sponsor finanziario, il locatario o una combinazione di più soggetti. È su questo equilibrio che si giocherà una parte crescente della valutazione del rischio nei grandi progetti legati all’AI.

Più che una questione tecnica, è un cambio di prospettiva. I data center non stanno semplicemente diventando più grandi e più costosi. Stanno raggiungendo una scala tale da superare i limiti dei modelli assicurativi tradizionali, trasferendo una quota crescente del rischio dal mercato delle polizze a quello della finanza.


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 Marco Brunasso

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