Giovedì 4 giugno, l’agenda segna “Giorno di Consiglio comunale a Latina”. Non un Consiglio qualunque: si votava l’istituzione del parco archeologico di Satricum, pratica che tocca direttamente le competenze urbanistiche. L’assessore al ramo Annalisa Muzio ha chiesto l’inversione dei punti all’ordine del giorno e se n’è andata a Roma. Doveva esserci al Salone delle Fontane, all’Eur, dove Roberto Vannacci radunava Futuro Nazionale. C’era.
Il comunicato dei circoli pontini del Partito l’ha citata per nome tra «alcuni amministratori» presenti. Solo lei, nominata. Gli altri sono rimasti anonimi. La notizia l’ha ricostruita Andrea Apruzzese sull’edizione di Latina de Il Messaggero.
Muzio smentisce qualsiasi intenzione di cambiar campo: «Io sono Fare Latina, io resto in Fare Latina». La sindaca Matilde Celentano la difende: è andata da uditrice, è il miglior assessore della giunta, era nella sua lista e nella sua lista resta. Tutto chiaro, quindi. Salvo che in politica le smentite più energiche arrivano quando il dubbio ha già fatto il giro delle Segreterie cittadine.
Chi è Annalisa Muzio
Il punto non è la visita. È chi è Muzio. Non una consigliera di complemento, non una figura di secondo piano sistemata in giunta per equilibri numerici. È la leader di Fare Latina, il movimento civico che nel 2021 la portò a candidarsi sindaco raccogliendo il 5,1% dei voti — terza, dietro Damiano Coletta e Vincenzo Zaccheo — in una competizione a più candidati dove quel risultato aveva un peso specifico reale.
Poi, nel 2023, quando la partita si è ridotta a un duello tra Matilde Celentano e Damiano Coletta, Annalisa Muzio ha fatto una scelta netta: ha portato Fare Latina nel campo del centrodestra, si è candidata nella lista «Matilde Celentano sindaco – Rinascimento Sgarbi Fare Latina» ed è risultata la più votata dell’intera lista. Non una delle più votate: la più votata. Celentano è diventata sindaca e nella formazione della Giunta la scelta dell’assessore è ricaduta su di lei.
Questo significa che Muzio non è semplicemente in giunta: è in giunta come espressione diretta della prima cittadina, con un bacino elettorale proprio e un movimento che porta il suo nome. È una figura con autonomia politica reale, non delegata. Ed è esattamente per questo che la sua presenza al convegno di Vannacci ha un peso che va oltre il gesto individuale.
La Lista che non sapeva nulla
Dentro la Lista Celentano la reazione non è stata tiepida. Claudio Di Matteo, consigliere del gruppo, ha detto senza giri di parole che la notizia è arrivata dai giornali, non da Muzio. «Non possiamo impedirle di andare, ma lo doveva dire. Doveva avvertirci». È una distinzione che conta: non si contesta il diritto di partecipare a un evento politico, si contesta il silenzio preventivo. In una lista che porta il nome della sindaca, ogni movimento di un suo membro rilevante è per definizione un fatto collettivo. Andare a un convegno di Futuro Nazionale senza avvertire il gruppo equivale a dire che quella presenza non aveva bisogno di essere giustificata. Il che, a sua volta, dice qualcosa sullo stato dei rapporti interni.
Di Matteo ha annunciato un tavolo interno per chiarire. È la formula classica con cui i gruppi politici prendono tempo quando non sanno ancora come gestire una frattura. Il tavolo si riunirà, si parlerà, si rilascerà una dichiarazione di unità. Ma il segnale è già uscito dalla stanza.
Il dettaglio che cambia tutto
Tra le reazioni dei capigruppo di centrodestra, quella più densa di conseguenze è arrivata da Giuseppe Coriddi di Forza Italia. Non ha parlato della visita di Muzio al convegno — su quello, come gli altri, ha glissato con un «ognuno è libero». Ha sollevato altro: la voce secondo cui elementi di Fare Latina sarebbero già presenti nei comitati di Futuro Nazionale. «Se questa informazione fosse vera, allora dovrebbe riferire a tutto il Consiglio, e il sindaco dovrebbe aprire un confronto». Una frase costruita con cautela — «se fosse vera», «mi consta» — ma destinata a circolare. E che infatti ha circolato.
Muzio ha risposto in modo secco: «Dei pettegolezzi non mi interessa». Ma la domanda di Coriddi non era un pettegolezzo: era una questione politica precisa. Se militanti o dirigenti di Fare Latina stanno costruendo i comitati territoriali di Futuro Nazionale, il confine tra «sono andata per curiosità» e «stiamo cambiando casa» diventa molto più sottile. E la sindaca, che ha difeso la sua assessore con parole nette, si troverebbe a dover spiegare come mai una componente della sua lista stia lavorando per un Partito che non fa parte della coalizione.
Il problema si chiama Vannacci
Roberto Vannacci è un fenomeno che il centrodestra tradizionale non ha ancora imparato a gestire. Lo ha ignorato finché poteva, lo ha guardato con diffidenza quando è diventato europarlamentare, lo ha tollerato quando i sondaggi hanno mostrato che porta voti. Ma tollerare non è integrare, e la differenza si vede sul territorio.
Vannacci non chiede permesso per entrare nelle coalizioni altrui. Ci entra attraverso le simpatie, i convegni, i comitati locali. Un pezzo alla volta, senza strappi formali, sfruttando l’insofferenza di chi è già dentro una maggioranza ma non si sente rappresentato. A Frosinone il vicesindaco Antonio Scaccia, guida della Lista per Frosinone, è considerato tra i suoi riferimenti più fedeli. A Latina si costruiscono i circoli e si citano gli assessori nei comunicati. Il metodo è sempre lo stesso: creare una presenza prima che qualcuno decida se accettarla o respingerla.
I Partiti della coalizione di governo — FdI, Lega, Forza Italia — hanno rapporti complicati con Futuro Nazionale a livello nazionale. Formalmente non è un alleato ma non è nemmeno un avversario dichiarato. È una zona grigia che sul territorio diventa un campo di tensione concreta. Quando Vincenzo Valletta della Lega dice «ognuno è libero di andare anche da altre forze politiche», sta dicendo anche che la Lega non ha gli strumenti — né forse la voglia — di alzare un muro. Quando Cesare Bruni di FdI dice «aspetto atti ufficiali», sta dicendo che fino ad allora non interverrà. Questo spazio di attesa è esattamente quello in cui Vannacci lavora meglio.
Gli scenari
Cosa succederebbe se Muzio aderisse ufficialmente a Futuro Nazionale? I capigruppo lo hanno detto con parole diverse ma con lo stesso senso: sarebbe un problema. Primo, perché Futuro Nazionale non ha rappresentanza in Consiglio comunale a Latina e un assessore di un Partito senza gruppo consiliare crea un’anomalia istituzionale difficile da gestire. Secondo, perché la Lista Celentano chiederebbe formalmente che l’assessore cambiasse etichetta o lasciasse l’incarico, aprendo una crisi dentro la giunta. Terzo, e più sottile: perché Muzio è la più votata della lista del sindaco, e perdere lei significa perdere una quota significativa del consenso su cui si reggono i numeri in aula.
Diverso sarebbe se prima nascesse un gruppo consiliare di Futuro Nazionale a Latina. In quel caso l’anomalia istituzionale verrebbe meno, e la coalizione si troverebbe a dover decidere se includere o escludere il nuovo soggetto. Secondo i bene informati, i movimenti per costruire quel gruppo ci sarebbero: consiglieri di centrodestra insofferenti delle dinamiche attuali non mancano e in vista delle prossime elezioni politiche molti stanno già facendo i conti su quale sigla possa garantire un traino migliore.
È uno scenario ancora fluido, fatto di voci e calcoli che non si sono ancora tradotti in atti formali. Ma la politica locale si muove così: prima arrivano i segnali, poi i silenzi, poi i comunicati. Il comunicato di Futuro Nazionale che citava Muzio per nome era un segnale. La sedia vuota in Consiglio, quel 4 giugno, era un altro.
La sindaca Celentano ha chiuso con una formula che suona come una certezza ma lascia aperta una porta: «Con lei ho un legame molto forte, e io sono tranquillissima». Ora sono legate a doppio filo, si è scritto. In futuro si vedrà. In politica, quella frase significa che il futuro non è ancora scritto. E che qualcuno, da qualche parte, sta già prendendo la penna in mano.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Roberto Lante
Source link


