Allo Snowflake Summit 2026 abbiamo esplorato a fondo la tecnologia di Snowflake, analizzando l’architettura alla base della loro innovativa data platform oltre a soluzioni come CoCo e CoWork. Tuttavia, l’innovazione tecnologica rischia di mancare l’obiettivo se non viene supportata da una solida visione commerciale e strategica, perché il mercato non è fatto solo di codice e infrastrutture. Per comprendere più a fondo le linee guida della strategia internazionale di Snowflake, durante il Summit abbiamo intervistato Dayne Turbitt, Senior Vice President EMEA per la parte commerciale.
Innanzitutto, grazie per aver accettato questa intervista e per il suo tempo. La prima domanda è abbastanza un classico: potrebbe presentarsi ai nostri lettori? Qual è il suo ruolo all’interno di Snowflake e qual è il percorso professionale che l’ha portata alla sua posizione attuale?
Mi chiamo Dayne Turbitt ed è un piacere conoscervi. Sono il Senior Vice President of Sales, quindi mi occupo delle esigenze dei nostri clienti nell’area EMEA, di cui supervisiono le attività. Ho alle spalle una lunga carriera nel settore IT, perciò è molto probabile che il vostro pubblico abbia acquistato tecnologia da me nel corso degli anni, che si trattasse di EMC, Dell o Anaplan. Conosco molto bene il settore IT; è stato un lungo percorso ed è stato estremamente interessante vivere la transizione dall’infrastruttura on-premise al cloud per i dati, lo storage e adesso anche l’intelligenza artificiale. Viviamo in un momento storico davvero entusiasmante.
Questo è il mio background. Sono originario del Sudafrica, ma amo trascorrere più tempo possibile in Italia.
Se parliamo del mercato EMEA, non possiamo fare a meno di affrontare il tema della conformità alle normative dell’UE. Qual è l’attuale situazione secondo la sua visione? E qual è la posizione di Snowflake su questo argomento?
Guardi, penso che lei abbia ragione. Il mercato europeo è fortemente interessato alla sovranità dei dati e alla governance, un aspetto che reputo importante. In Snowflake ci occupiamo delle stesse identiche tematiche fin dalla nostra nascita. Comprendere come controllare i dati, gestire gli accessi, garantire la governance e fornire sicurezza fa parte del nostro DNA originario, e questo si adatta estremamente bene alle esigenze dei mercati europei. Fin dall’inizio siamo stati una piattaforma cross-cloud, il che significa che abbiamo un controllo notevole su dove i dati vengono distribuiti, che sia all’interno di Microsoft, Google o AWS, a livello di singola area geografica o di paese. A questo si aggiungono ora ulteriori livelli, legati al cambiamento di prospettiva sulla sovranità riguardo a chi controlla e chi gestisce effettivamente i dati.
Recentemente abbiamo lavorato a stretto contatto con AWS per il cloud sovrano europeo, supportando l’iniziativa e posizionandoci come partner di lancio. Inoltre, collaboriamo sempre di più con joint venture europee in cui possiamo garantire un livello di operatività locale con cittadini europei, per offrire un ulteriore livello di sovranità alle organizzazioni. Naturalmente, a seconda dell’azienda con cui collaboriamo, riscontriamo un diverso livello di classificazione dei dati. Supportiamo quasi fino a un livello di sicurezza militare. Si tratta di un’area che stiamo approfondendo, ma al di sotto di questa soglia disponiamo già di soluzioni eccellenti.

Non pensa che dovremmo estendere il discorso della sovranità anche agli agenti di intelligenza artificiale? Usare un agente è come assumere un consulente; non dovrebbe provenire da un paese terzo.
Penso che questa sia un’ottima domanda. Noi parliamo di portare l’intelligenza artificiale verso i dati e non viceversa. Abbiamo sviluppato il concetto di creare un AI data cloud fortemente regolamentato, all’interno del quale possiamo controllare dove risiede l’infrastruttura e dove vengono archiviati i dati. Successivamente, portiamo il modello linguistico (LLM) dentro quel cloud e teniamo sotto controllo cosa può fare con le informazioni, dove può trasferirle e quando può accedervi.
Questo approccio è intrinseco alla piattaforma Snowflake, sia che si tratti di mascheramento dei dati, di data clean room o del controllo degli agenti. Stiamo avviando una gestione basata su policy per definire ciò che gli agenti possono fare con i dati in base alla loro localizzazione geografica. Come avete visto ieri sul palco, Christian (Christian Kleinerman, Executive VP of Product di Snowflake ndr) ha parlato della governance offerta da Horizon Catalog e di alcune nuove funzionalità relative a questa modalità di controllo.
L’obiettivo è gestire gli LLM e gli agenti come se fossero persone, definendo a cosa possono accedere e cosa possono fare. Ieri ci sono state alcune dimostrazioni interessanti: se un utente tenta di copiare i dati, il sistema tratta l’agente nello stesso identico modo in cui tratterebbe l’individuo. Di conseguenza, stiamo introducendo una governance sempre più strutturata intorno al controllo degli agenti. È un tema per noi importante.
Pensa che la normativa europea abbia bisogno di essere migliorata in questa direzione?
Cerco di mantenermi a distanza dalle normative e dalle regolamentazioni politiche, specialmente nel contesto europeo. Credo sia un tema estremamente complesso, ma ritengo che l’AI Act europeo sia molto solido. Il mercato europeo deve riuscire a bilanciare l’attività legislativa con la realtà della sua applicazione, un aspetto che genera sempre una naturale tensione. Se si riuscirà a trovare il giusto equilibrio nei vari paesi, penso che avremo successo.
Può condividere con noi qualche dettaglio sulle strategie di go-to-market che Snowflake sta pianificando per l’area EMEA?
Sì, è un’area interessante per noi dove continuiamo a crescere. Come sempre, il mercato EMEA segue l’andamento del mercato statunitense. Abbiamo registrato una forte crescita in Nord America e ora vediamo questo sviluppo accelerare nell’area EMEA. Operiamo nella maggior parte dei mercati della regione; i nostri mercati principali sono naturalmente il Regno Unito, la Francia e la Germania, ma abbiamo una presenza anche in Spagna, Italia e Portogallo, Medio Oriente, Arabia Saudita e così via. Pertanto, continueremo a espanderci sia direttamente sia attraverso le partnership. Non vedo alcun segno di arresto e prevedo che questa crescita proseguirà.

E sul mercato italiano ha qualche riflessione da condividere?
Riguardo al mercato italiano, penso che l’aspetto interessante sia la sua somiglianza con quello spagnolo, caratterizzato dalla presenza di molte persone estremamente brillanti e di grandi aziende. Di conseguenza, le considerazioni principali non riguardano specificamente l’Italia, ma si applicano al mercato in generale. Ovvero, come sfruttare la tecnologia come quella offerta Snowflake per trasformare il modo in cui lavoriamo. Stiamo osservando questo fenomeno nella maggior parte delle grandi organizzazioni con cui collaboriamo, siano esse italiane, spagnole, britanniche o francesi. Tutti quanti stanno affrontando questa sfida. L’innovazione non è limitata a una singola area geografica; sto vedendo una straordinaria innovazione in Italia, così come in Medio Oriente e in Spagna.
Un elemento che trovo particolarmente interessante è che le organizzazioni e i paesi con meno risorse stanno adottando l’intelligenza artificiale più rapidamente, poiché questa espande le loro capacità in modo esponenziale. Se ci pensiamo, le piccole imprese possono passare all’attacco. E il mercato italiano, come ben sappiamo, è composto da poche grandi aziende e da un tessuto molto diffuso di piccole e medie imprese. In passato era necessario disporre di molti data scientist, figure non sempre facili da reperire. Oggi, grazie all’intelligenza artificiale e agli agenti, è possibile rendere due o tre data scientist estremamente più produttivi. Questo abbassa la barriera d’ingresso per le piccole e medie imprese, permettendo loro di competere sul mercato. Credo quindi che sia un momento stimolante: non essendoci il debito tecnologico tipico delle grandi strutture, una piccola realtà può operare come una grande azienda, sfruttando la tecnologia in modo estremamente interessante.
In ambito marketing, se pensiamo a cosa significasse, fino a pochi anni fa, fondare e gestire un’azienda occupandosi di PR, comunicazione, risorse umane e tutto il resto, lo scenario odierno è completamente mutato. Oggi, grazie a ciò che l’intelligenza artificiale offre alle piccole imprese, si può agire come una grande organizzazione impiegando pochissime risorse umane. Di conseguenza, se si possiede un’idea fortemente innovativa, è possibile ottenere una copertura di mercato molto più ampia valorizzando i propri dati e gli strumenti tecnologici. Per tutte queste ragioni, per le piccole e medie imprese questo è un periodo davvero straordinario.
L’ultima domanda è più filosofica: nella sua sensibilità, quanto è diverso il mercato EMEA rispetto a quello statunitense?
Ottima domanda. Non è una dinamica che riguarda solo Snowflake. Ciò che amo del mercato EMEA è che si tratta di un vero e proprio tessuto di culture. E sebbene esista l’Unione Europea, siamo comunque paesi indipendenti, per cui gli italiani hanno un senso di nazionalità, esattamente come gli spagnoli o i francesi.
Per noi, come organizzazione, è fondamentale riconoscere queste differenze culturali e operare di conseguenza, poiché le decisioni vengono prese in modalità differenti. Le risorse cambiano, la lingua è diversa. Rispettare queste diversità e agire nel modo corretto all’interno di ciascun contesto è importante. Tuttavia, l’aspetto che preferisco è che la tecnologia è il grande unificatore. Che io mi trovi a Milano, a Madrid o a Parigi, quando ci si muove al livello dei dati e dell’intelligenza artificiale il linguaggio diventa lo stesso. Non intendo la lingua parlata, naturalmente, ma il modo in cui la tecnologia unisce gli obiettivi che le persone cercano di realizzare.
Inoltre, oggi non esiste più un monopolio dell’innovazione. L’innovazione può manifestarsi ovunque. Ad esempio, quando si va in Sudafrica, si notano dinamiche molto interessanti legate alla microsegmentazione dei servizi finanziari, con transazioni effettuate con incrementi dell’ordine dei dieci centesimi. Poi si va a Londra, dove tutto è incentrato sui grandi mercati azionari. Trovo affascinante questo tessuto e questa complessità del mercato, ed è un vero privilegio poterci operare. Spero che questo emerga chiaramente; l’Italia stessa è un paese estremamente diversificato ed è bellissimo constatarlo.
La redazione ringrazia Dayne Turbitt per il tempo che ha voluto dedicarci e per averci offerto delle interessanti chiavi di lettura alternative su problematiche di grande rilevanza. A tutti i lettori desiderosi di approfondire le strategie e le politiche di Snowflake, consigliamo di consultare il blog ufficiale dell’azienda, accessibile direttamente dal sito web di Snowflake.
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Dario Maggiorini
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