Una porzione del centro storico che custodisce alcuni dei più importanti edifici monumentali di Trapani: Palazzo Riccio di Morana, realizzato nel 1773, Palazzo Fardella, Palazzo Milo – la sede della Soprintendenza ai Beni Culturali – le chiese di Santa Maria del Soccorso, dell’Itria, di Sant’Alberto e di San Domenico. Ancora, il Palazzo senatorio, il Liceo Classico ex collegio dei Gesuiti annesso alla chiesa Barocca dell’Immmacolata, la Cattedrale di S. Lorenzo.
A suscitare le perplessità di Valenti è la presenza di espositori, rastrelliere, strutture commerciali e occupazioni di spazi pubblici che, a suo giudizio, alterano il decoro dell’area e pongono interrogativi sul rispetto delle autorizzazioni.
“È ancora valida l’ordinanza n. 92 del 2023 che vieta il commercio ambulante itinerante nel centro storico? E i negozi che espongono stand, espositori, rastrelliere o banchi sono in regola con le autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico? C’è qualcuno che controlla”, si chiede Valenti.
Domande che aprono però una questione molto più complessa e spinosa.
Tre facce della stessa medaglia: dehors, ambulanti, suolo pubblico commerciale
Il primo elemento da chiarire riguarda la natura delle occupazioni presenti nel centro storico.
Nel dibattito pubblico, infatti, vengono spesso sovrapposti tre temi distinti: i dehors di bar e ristoranti, il commercio ambulante itinerante e l’occupazione commerciale del suolo pubblico da parte delle attività con sede fissa.
Si tratta però di materie disciplinate da norme e competenze differenti.
I dehors
Per quanto riguarda i dehors, la competenza non è esclusivamente comunale. Negli ultimi anni il legislatore nazionale ha più volte prorogato le norme semplificate introdotte durante l’emergenza Covid per favorire la ripresa delle attività economiche. Oggi molte concessioni straordinarie e le relative procedure agevolate, rimarranno efficaci fino al 30 giugno 2027. Parallelamente, il Parlamento ha prorogato al 31 dicembre 2026 la delega al Governo per il riordino organico della normativa nazionale sui dehors.
Una situazione che rende il quadro normativo ancora transitorio e in evoluzione.
Commercio ambulante
Diverso è il caso del commercio ambulante.
L’ordinanza sindacale n. 92 dell’8 agosto 2023 è tuttora uno dei principali strumenti adottati dal Comune per disciplinare il centro storico.
Con quel provvedimento, il sindaco dispose il divieto di commercio ambulante in forma itinerante lungo alcune delle strade e piazze più rappresentative della città: Corso Vittorio Emanuele, Via Torrearsa, Via Garibaldi, Piazza Notai, Via Argentieri, Via della Cuba, Piazzetta Cuba, Via Barone Sieli Pepoli, Via delle Arti, Piazza Saturno, Piazza Lucatelli e l’area dell’ex Mercato del Pesce.
L’obiettivo era duplice: da un lato, sostenere le attività economiche che operano stabilmente nel centro storico; dall’altro garantire una migliore fruizione degli spazi pubblici e dei percorsi turistici.
Da questo punto di vista la domanda posta da Valenti appare pertinente: il divieto continua a esistere, ma la sua efficacia dipende inevitabilmente dalla capacità di effettuare controlli costanti.
Ed è proprio qui che emerge una delle criticità più note dell’amministrazione comunale. La Polizia Municipale, infatti, da anni opera in condizioni di sotto-organico, situazione che rende difficile assicurare una presenza capillare e continuativa sul territorio, soprattutto nelle aree a maggiore afflusso turistico.
Il suolo pubblico commerciale
Nel suo post, Valenti richiama esplicitamente “stand, espositori, rastrelliere o banchi”.
Non solo gli ambulanti, qundi, quanto l’occupazione commerciale del suolo pubblico da parte delle attività con sede fissa.
Espositori, rastrelliere, banchi promozionali, supporti pubblicitari e altre strutture collocate all’esterno dei locali rappresentano infatti una categoria diversa sia rispetto ai dehors sia rispetto al commercio ambulante.
In questo caso, la materia continua a essere disciplinata da un impianto regolamentare che affonda le sue radici nel Regolamento Tosap del 1997.
L’articolo 42 attribuisce alla Polizia Urbana il compito di verificare la regolarità delle occupazioni, accertare eventuali difformità e contestare le violazioni.
È quindi su questo terreno che si concentra la domanda politica posta da Valenti: tutte le occupazioni visibili lungo via Torrearsa corrispondono a concessioni regolarmente rilasciate? Le superfici autorizzate coincidono con quelle effettivamente occupate? I controlli vengono svolti con regolarità?
Sono interrogativi che chiamano direttamente in causa l’attività amministrativa e la capacità di vigilanza dell’ente.
Le denunce di Italia Nostra
Le osservazioni di Valenti non arrivano in un vuoto politico e culturale.
Da anni la sezione trapanese di Italia Nostra richiama l’attenzione sul tema.
In una nota indirizzata alla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, al sindaco e all’assessore competente per il centro storico, l’associazione già nel 2023 aveva evidenziato numerose criticità nella gestione degli spazi pubblici cittadini.
Nel mirino erano finiti dehors, pedane, tavoli, sedie, separatori, fioriere, elementi di arredo urbano e altre installazioni considerate, in diversi casi, invasive, incoerenti con il contesto storico e urbanistico, disordinate e talvolta collocate in contrasto con regolamenti e prescrizioni vigenti.
Secondo Italia Nostra, si trattava spesso di strutture “non consone al decoro urbano ed al contesto cittadino, nonché fastidiose alla fruizione delle pubbliche vie”, capaci persino di limitare la percezione delle facciate storiche e del patrimonio architettonico.
L’associazione sottolineava inoltre che le aree più pregiate del centro storico richiedono “grande rispetto e discrezione nell’approccio progettuale”, invitando ad abbandonare interventi estemporanei per adottare una visione organica dell’arredo urbano.
Particolarmente significativa la richiesta di applicare pienamente il protocollo d’intesa sottoscritto nel 2011 tra la Soprintendenza ai Beni Culturali e il Comune di Trapani, nato proprio per definire criteri condivisi nella collocazione di dehors e arredi nelle aree di maggior pregio storico e paesaggistico.
Italia Nostra non chiedeva nuove regole, ma il rispetto di quelle già esistenti e controlli più rigorosi nelle cosiddette aree sensibili della città.
Una battaglia che attraversa tutte le amministrazioni
La vicenda di via Torrearsa, tuttavia, non può essere letta soltanto come una questione di controlli.
Dietro il caso sollevato da Valenti, c’è uno dei temi più controversi della politica trapanese degli ultimi decenni.
La modernizzazione del regolamento sul suolo pubblico è stata tentata praticamente da tutte le amministrazioni che si sono succedute a Palazzo D’Alì.
Dall’epoca delle amministrazioni guidate da Girolamo Fazio fino al periodo del sindaco Vito Damiano, passando per le successive stagioni amministrative e arrivando all’attuale governo cittadino, tutti hanno riconosciuto la necessità di aggiornare norme nate in un contesto economico e urbano completamente diverso da quello odierno.
Nessuno, però, è riuscito a completare – e talvolta nemmeno ad iniziare – davvero il percorso.
Ogni proposta di modifica ha finito per scontrarsi con interessi contrapposti, resistenze politiche e inevitabili tensioni tra tutela del centro storico e difesa delle attività economiche.
Più volte in Consiglio comunale si sono registrati scontri durissimi. Non sono mancate accuse rivolte alle amministrazioni di turno di voler penalizzare i commercianti o di introdurre restrizioni eccessive.
Al tempo stesso, associazioni culturali e cittadini hanno spesso denunciato una progressiva perdita di controllo sugli spazi pubblici e sul decoro urbano.
Il risultato è che diversi regolamenti predisposti negli anni sono rimasti nei cassetti senza mai arrivare all’approvazione definitiva.
In alcuni casi non hanno trovato neppure il sostegno necessario all’interno delle stesse maggioranze che li avevano promossi.
Una questione di modello di città
Per questo motivo la polemica di queste ore va ben oltre le fotografie pubblicate sui social.
La vera domanda riguarda il modello di sviluppo che Trapani intende adottare per il proprio centro storico.
Negli ultimi anni la città ha investito molto sulla promozione turistica, sulla valorizzazione del patrimonio monumentale e sul recupero degli spazi urbani. Parallelamente, è cresciuta la presenza di attività commerciali, locali, esercizi di somministrazione e iniziative economiche che hanno contribuito alla vitalità del centro. Quella vitalità che fa parte inevitabilmente anche dell’offerta turistica.
La sfida è trovare un punto di equilibrio tra queste esigenze.
Troppo rigore rischierebbe di comprimere l’attività economica; un eccesso di tolleranza potrebbe invece compromettere il valore storico e paesaggistico di una delle aree più importanti della città.
Ed è proprio in questo spazio irrisolto che si inserisce oggi l’intervento di Valenti.
Sullo sfondo anche il dibattito politico
Non sfugge infine la dimensione politica della vicenda.
Da mesi, infatti, il nome di Valerio Valenti circola con sempre maggiore frequenza nei retroscena della politica trapanese come possibile protagonista della prossima stagione amministrativa. Nessuna candidatura è stata ufficializzata, ma il suo attivismo crescente sui temi cittadini e la frequenza dei suoi interventi pubblici alimentano le indiscrezioni che lo indicano come uno dei possibili candidati alla guida della città.
In questo quadro, la denuncia sul centro storico assume un significato che va oltre la semplice segnalazione di un problema urbanistico. Diventa una riflessione sul funzionamento della macchina comunale, sulla capacità di controllo dell’ente e sulla visione di città che Trapani intende darsi nei prossimi anni.
E forse è proprio questo il motivo per cui una discussione partita da alcune rastrelliere e da qualche occupazione di suolo pubblico potrebbe trasformarsi in un dibattito politico molto più ampio sul futuro del capoluogo.
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redazione@tp24.it (Valentina Colli)
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