Saviano: “L’aggressività? Sempre esistita, ma oggi i social la premiano e amplificano il dolore. La scuola educa, grazie agli insegnanti che costruiscono relazione, ascolto e attenzione”. INTERVISTA


Nella rubrica “I Protagonisti” di Orizzonte Scuola, condotta da Francesco Bunetto, Roberto Saviano ha affrontato il rapporto tra linguaggio, violenza, social network, scuola e adolescenza. Lo scrittore ha riflettuto sul modo in cui l’aggressività verbale sia diventata una modalità ordinaria di comunicazione, soprattutto online, e sul ruolo che la scuola può avere nell’educare all’empatia, alla lettura, alla legalità e al pensiero critico.

L’aggressività non è nuova, ma oggi viene premiata

Per Roberto Saviano l’aggressività non nasce con i social network. È sempre appartenuta alla storia umana, alla politica, ai conflitti sociali. Quello che cambia oggi, secondo lo scrittore, è il sistema che la alimenta e la rende conveniente. “L’aggressività è sempre stata parte dell’uomo e della politica. La differenza è che oggi i social la premiano, perché genera coinvolgimento, trattiene le persone davanti allo schermo e produce vantaggio per le piattaforme”, ha spiegato Saviano. Il punto, per lo scrittore, non è soltanto che si parli in modo più duro o violento. Molti adolescenti non riconoscono più l’aggressività come un’eccezione, ma come una normale forma di relazione. Questo modifica il modo di discutere, di esporsi, di litigare e perfino di stare dentro il confronto democratico. “Il problema delle nuove generazioni è che spesso non riconoscono l’aggressività, la vivono come una modalità. Non si cerca più di convincere l’altro, ma di vincere sull’altro”, ha osservato.

La violenza verbale online e il dolore amplificato

Il bullismo, ricorda Saviano, esisteva anche prima dei social. La differenza è che oggi l’offesa non resta più confinata a un luogo, a una classe, a un gruppo ristretto. Viene registrata, condivisa, rilanciata, commentata. Diventa visibile a una comunità molto più ampia e lascia una traccia. “Una volta una presa in giro poteva ferire moltissimo, ma restava dentro un contesto limitato. Oggi un insulto può arrivare agli amici, ai compagni, ai familiari, alle persone che ti interessano. Il mezzo digitale moltiplica il dolore”, ha detto Saviano. Secondo lo scrittore, la normalizzazione della violenza verbale nasce anche da questo: se tutti insultano, se tutti commentano in modo aggressivo, se sotto ogni immagine può comparire qualunque parola, allora l’eccezione diventa abitudine. E l’abitudine, soprattutto in adolescenza, può trasformarsi in modello.

La rabbia nasce anche dall’inadeguatezza

Saviano lega l’aggressività al senso di inadeguatezza. I ragazzi, spiega, vivono immersi in un sistema che li spinge a confrontarsi continuamente con modelli estetici, economici e sociali spesso irraggiungibili. “Ci si sente brutti, poveri, fuori posto, senza il corpo giusto, senza il brand giusto, senza il riconoscimento degli altri. Questa inadeguatezza accumulata può diventare rabbia”, ha spiegato. Per Saviano non basta condannare il gesto aggressivo. Serve comprenderne l’origine, senza giustificarlo. L’insulto contro un compagno, il commento sul corpo, la derisione pubblica sono atti gravi, ma diventano anche segnali di un disagio che va letto. “Redarguire non basta. Bisogna capire da dove arriva quella rabbia, perché solo capendola si può provare a trasformarla”, ha aggiunto.

La scuola può educare all’empatia, ma fuori dalla classe trova un mondo ostile

Sul ruolo della scuola, Saviano riconosce il lavoro quotidiano di molti docenti. L’empatia, spiega, significa imparare a sentire ciò che accade fuori da sé, riconoscere il dolore dell’altro, accogliere un punto di vista diverso. “Educare significa anche insegnare a sentire ciò che è fuori di noi. La scuola può farlo e spesso lo fa, grazie a insegnanti che costruiscono relazione, ascolto e attenzione”, ha affermato. Il problema, però, è la frattura tra ciò che la scuola prova a costruire e ciò che gli studenti incontrano fuori. Dentro la classe si parla di rispetto, collaborazione, studio, impegno. Fuori, spesso, i ragazzi trovano competizione, sopraffazione, successo immediato, denaro, visibilità. “La scuola può educare al rispetto, ma appena fuori dalla classe i ragazzi incontrano una società che racconta un’altra cosa, se non freghi, verrai fregato”, ha sintetizzato Saviano.

Trap, strada e autenticità percepita

Saviano si sofferma anche sulla musica trap, non per liquidarla come fenomeno negativo, ma per spiegare perché molti ragazzi la percepiscano come autentica. La trap, secondo lo scrittore, racconta spesso una realtà che gli adolescenti sentono più vicina rispetto al linguaggio educativo degli adulti. “La scuola e la famiglia raccontano un mondo in cui l’impegno viene premiato. Poi i ragazzi escono e vedono che non sempre è così. La musica violenta o dura viene percepita come più vera, perché sembra raccontare la strada”, ha spiegato. Il punto non è contrapporre scuola e cultura giovanile, ma comprendere perché alcuni linguaggi riescano ad arrivare dove il discorso adulto non arriva più.

La fragilità più evidente: sentirsi sempre sotto osservazione

Tra le fragilità che Saviano incontra più spesso negli studenti c’è il rapporto con il corpo. Le nuove generazioni, spiega, sono sottoposte a una pressione estetica continua, mai sperimentata prima con questa intensità. “Prima bisognava venire bene nella foto di classe o in una foto di gruppo. Oggi ci si racconta esteticamente ogni giorno. Si è costantemente sotto sguardo”, ha osservato. Questo produce un senso di inadeguatezza permanente. Il difetto viene cercato anche dove non esiste. Il corpo diventa terreno di giudizio, confronto, ansia, esposizione. Saviano racconta di dire spesso agli studenti che la bruttezza non esiste in senso assoluto: esistono canoni, sguardi, mode, modelli più o meno accessibili. Ma nessuno può essere ridotto al giudizio estetico degli altri.

Il linguaggio degli adulti pesa sull’immaginario dei ragazzi

Saviano attribuisce una responsabilità forte anche agli adulti, come la politica, la televisione, i social e le famiglie. I ragazzi non crescono nel vuoto. Assorbono parole, modelli, incoerenze, paure e semplificazioni. “Il linguaggio degli adulti pesa enormemente. La politica, in particolare, spesso offre il cattivo esempio e restituisce ai giovani un’immagine di inutilità e incoerenza”, ha detto. Secondo Saviano, molti adolescenti percepiscono oggi la politica come distante, inefficace, quasi subordinata ad altri poteri, come algoritmi, piattaforme, tecnologia, denaro. Questo riduce la fiducia nella possibilità di cambiare le cose insieme.

Le famiglie davanti a una sfida mai vista prima

Un passaggio centrale riguarda i genitori. Saviano sottolinea che le famiglie stanno affrontando la presenza costante del mondo digitale nella vita dei figli. “Una volta un genitore sapeva che il figlio era in camera. Oggi sa che fisicamente è in camera, ma attraverso il telefono può essere ovunque, con chiunque, dentro qualunque contenuto”, ha osservato. Per questo, secondo lo scrittore, non si può liquidare la difficoltà delle famiglie con giudizi semplicistici. I genitori stanno imparando a gestire una trasformazione di cui non si conoscono ancora pienamente gli effetti psicologici, relazionali e cognitivi.

Educazione emotiva, sessuale e digitale: non può dipendere solo dai docenti

Oggi, sostiene lo scrittore, questi temi vengono spesso affrontati grazie alla sensibilità dei singoli insegnanti, che sottraggono tempo ai programmi per occuparsi di questioni decisive. “La scuola delega tutto ai professori. Manca un percorso istituzionale chiaro sull’educazione emotiva, sessuale e sull’uso dei social. Ed è incredibile, perché sono temi fondamentali nella vita degli studenti”, ha affermato. Per Saviano, la scuola non può limitarsi alla trasmissione di contenuti disciplinari. Deve aiutare i ragazzi a orientarsi nelle relazioni, nel desiderio, nella rabbia, nella paura, nel rapporto con il proprio corpo e con il mondo digitale.

La lettura come esperienza insostituibile

Uno dei passaggi più forti riguarda la lettura. Saviano distingue nettamente il libro da altre forme di fruizione culturale, come serie, podcast, audiolibri o video. Tutti possono trasmettere emozioni e conoscenze, ma la lettura richiede un’attività mentale diversa. “La lettura è insostituibile perché è un atto attivo. Quando leggi, quelle parole si compiono dentro di te. Il libro è per metà scritto dall’autore e per metà dal lettore”, ha spiegato. Lo scrittore esprime preoccupazione per la diminuzione dell’attenzione e per la fatica crescente dei ragazzi a stare dentro testi lunghi. La scuola, dice, fa moltissimo grazie ai docenti che portano i libri tra le mani degli studenti. Ma la trasformazione in corso è profonda. “Non so quale sia il metodo per salvare la lettura. So però che senza lettura perdiamo una forma decisiva di conoscenza, immaginazione e pensiero critico”, ha aggiunto.

Legalità, non moralismo

Parlando di criminalità organizzata, Saviano invita a superare l’approccio moralistico. Dire ai ragazzi che qualcosa “fa male” o che “non si deve fare” spesso non basta. Serve spiegare come funzionano i meccanismi di potere, denaro, ricatto e controllo. “La legalità non va raccontata come una predica. Va spiegata come uno strumento per proteggere se stessi, il proprio talento e la propria libertà”, ha detto. Secondo Saviano, la criminalità più pericolosa non è sempre quella percepita come più visibile. Il furto, lo spaccio di strada o l’insicurezza urbana occupano spesso l’immaginario pubblico, ma le grandi organizzazioni criminali agiscono soprattutto sul piano economico, finanziario, imprenditoriale. “La legalità significa sapere dove metti i piedi, capire le regole del gioco e non farti fregare”, ha sintetizzato.

Conoscere per resistere

In chiusura, Saviano ha rivolto agli studenti un messaggio che non vuole essere consolatorio. Ogni generazione, ricorda, è stata giudicata peggiore da quella precedente. È accaduto nell’antichità, accade oggi e accadrà ancora. Il punto, allora, non è rimproverare i giovani, ma offrire strumenti. “Il libro, l’approfondimento, la conoscenza e la capacità di cambiare idea possono davvero salvarvi. Vi permettono di stare dentro la vostra vita e di conoscerla”, ha detto Saviano. Il messaggio finale è un invito a non farsi definire soltanto dallo sguardo degli altri. La reputazione può essere distrutta dall’esterno, mentre l’onore, nel senso più profondo del termine, riguarda il giudizio che ciascuno dà di sé. “Conoscere per resistere e per essere fedeli a se stessi. Passare dai libri, poi dai dubbi. È così che si può provare ad avere una vita in cui non si subisce e non si fa subire”, ha concluso.


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 Francesco Bunetto

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