San Giovanni Battista è, per eccellenza, “la voce di uno che grida nel deserto“. Mai come quest’anno, a Ceccano, il Santo Patrono sembra aver ispirato clamorose voci fuori dal coro, compiendo persino quello che in politica si può definire un autentico “mezzo miracolo“.
Per capire la portata di ciò che è accaduto in questi giorni, bisogna partire dalle basi.
Le basi della questione
Cos’è una festa patronale per una città di provincia? Non è solo folclore. È rito collettivo, è identità, è il momento in cui una comunità si riconosce e si ritrova. Ma, scendendo sul piano del pragmatismo terreno, è anche e soprattutto economia. A Ceccano, la tradizione ha sempre dettato una regola aurea, quasi un dogma intoccabile: sul palco, a San Giovanni, ci va il “Grande Nome“. L’artista di richiamo nazionale è il magnete che attira migliaia di persone dai paesi limitrofi. Sposta masse, riempie le piazze, fa svuotare i fusti di birra ai baristi, riempie i tavoli dei ristoranti e i bed & breakfast. È una boccata d’ossigeno vitale per il commercio locale.
Quest’anno, l’Amministrazione Querqui ha deciso di fare la rivoluzione: via i grandi nomi, spazio ai talenti locali. Un azzardo. E a giudicare dai malumori che serpeggiano in città, la rivoluzione si è trasformata in un boomerang.
Il miracolo politico: Gizzi e Del Brocco uniti nella lotta
Dicevamo del miracolo. Il post-San Giovanni ha riunito in un unico video di dura condanna due amministratori della passata politica cittadina: l’ex assessore alla Cultura Stefano Gizzi e l’ex assessore all’Ambiente Riccardo Del Brocco.
Per dovere di cronaca, il rapporto tra i due è sempre stato un rapporto amici-nemici. Da una parte Del Brocco, che in passato non le ha mai mandate a dire al collega; dall’altra Gizzi, noto per il suo posizionamento politico, diciamo così, “multietico“: capace di lanciare anatemi contro una maggioranza, per poi farsi ricandidare nella stessa coalizione, salvo poi tornare a picchiare duro alla prima occasione utile.
Eppure, nel video diffuso in queste ore, Gizzi sorride e chiama scherzosamente Del Brocco “l’amico pestifero“. San Giovanni li ha perdonati e riuniti. E insieme, hanno aperto il fuoco.
Il video-attacco: “Una festa di contrada”
Il bilancio tracciato dai due ex amministratori non fa sconti: per loro la festa è stata un flop su tutta la linea. Del Brocco parte dal decoro urbano: denuncia l’incuria dei vicoli del centro storico proprio durante il passaggio della solenne processione. Tra erbacce e buche, l’affondo è tutto per l’attuale delegato all’Ambiente (Colombo Massa), declassato sarcasticamente a delegato “a mezzo servizio“.
Poi l’analisi si sposta sul cartellone degli eventi, definito il primo, vero e grande fallimento dell’era di Alessandro Ciotoli. Del Brocco rivela che i ritardi nell’uscita del programma (pubblicato a ridosso dell’evento, pur essendo l’amministrazione in carica già da due anni) sarebbero il sintomo di profonde crepe e indecisioni all’interno della maggioranza. Persino Progresso Fabraterno, la sigla da sempre “braccio armato” e anima della coalizione, ha pubblicato la locandina con estremo ritardo. Un segnale inequivocabile di frizioni interne.
L’ex assessore all’Ambiente smonta anche la narrazione della “Festa dei talenti locali“, ricordando come anche le passate giunte abbiano sempre dato spazio agli artisti ceccanesi ma senza rinunciare al grande evento. Per Del Brocco, si sono letteralmente sprecati 22.000 euro per mettere in piedi quella che definisce senza mezzi termini una “festa di contrada“, con piazze vuote, zero richiamo e comunicazione inesistente. Meglio investirne 40.000, sostiene, ma fare una festa degna del nome di Ceccano, portando reale indotto ai commercianti a cui “non bastano i selfie con i membri della maggioranza”.
A chiudere il cerchio ci pensa Gizzi, che profetizza l’assegnazione della “Targa del Flop” alla Giunta Querqui. E con una battuta velenosa, insinua che ormai i post social del sindaco siano scritti dall’Intelligenza Artificiale.
La lezione sociologica sull’effimero (e il radical chic)
Ma il passaggio politicamente più raffinato del video di Del Brocco è la sua difesa del concetto di “effimero“. Pochi giorni fa, Ciotoli aveva dichiarato di voler combattere l’effimero per puntare su una cultura diffusa.
Del Brocco gli risponde con un’analisi lucidissima: l’effimero fa parte della tradizione nazional-popolare. In un’epoca di crisi, ci sono famiglie che non possono permettersi di spendere 60 euro a biglietto per portare i figli al concerto di un grande artista in uno stadio. È compito di un’Amministrazione pubblica, usando i soldi dei cittadini, garantire quel momento di gioia, svago e grande aggregazione gratuita.
Un ragionamento che colpisce duro, facendo apparire la linea di Ciotoli come una scelta un po’ “radical chic” e scollata dai veri bisogni popolari.
La difesa di Ciotoli: trasparenza e niente “All In”
Di fronte a questo fuoco di sbarramento (e ai commenti impietosi sui social), Alessandro Ciotoli non si è nascosto e ha affidato la sua replica al suo terreno prediletto: Facebook.
«San Giovanni è uscita bene, e io me lo aspettavo», scrive l’assessore, rivendicando la qualità degli artisti scelti: l’ironia di Sara Silvestri, l’energia dei Vivere Vasco, le Officine Meridionali che hanno fatto ballare la piazza. «Erano tutti bravi, e questo serve per una bella festa. Anche senza i “nomi”, a San Giovanni c’era tanta gente, magari molti non saranno stati soddisfatti. Ci sta, non siamo tutti uguali».
Ma c’è un aspetto nel post di Ciotoli che merita un plauso giornalistico e un riconoscimento di onestà intellettuale: la trasparenza. L’assessore spiega nel dettaglio come si gestisce un budget, distinguendo i costi obbligatori (sicurezza, logistica, tecnica) da quelli per l’arte. «Gli “All In” spesso si rivelano fregature. Se punti sul talento però, non sbagli mai». Ciotoli fa una rendicontazione precisa delle scelte e delle spese. Una limpidezza rara: bisogna ricordare che, per troppi anni nel passato, i conti delle feste patronali sono stati veri e propri “buchi neri” in cui la trasparenza era un optional. Su questo, Ciotoli segna un punto a suo favore.
Il verdetto
Tirando le somme: bene, benissimo la rendicontazione chiara. Meno, molto meno il risultato sul campo. La politica è fatta anche di percezione e di ricadute economiche. L’opposizione ha annusato il sangue e ha colpito dove l’Amministrazione ha mostrato il fianco: l’economia reale.
Perché se è vero che la cultura non deve essere solo “il grande nome”, è altrettanto vero che a Ceccano una festa patronale senza folla è un colpo al cuore per i bilanci dei commercianti. In questa circostanza, l’azzardo di Ciotoli finisce per affondare politicamente anche il sindaco Querqui, trascinandolo inesorabilmente con sé nel gorgo delle polemiche e del malcontento cittadino.
Hanno tentato di forzare la mano su una tradizione secolare, provando a educare la piazza a un format diverso. Ma il popolo, spesso, vuole solo cantare a squarciagola sotto il palco del suo beniamino. Panem et Circenses vale in tutto il mondo e Ceccano non è fuori dal mondo. E forse, certe tradizioni nazional-popolari, semplicemente non andrebbero toccate.
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