La sanità calabrese migliora, ma resta ultima in Italia. E soprattutto continua a non raggiungere la sufficienza proprio nell’assistenza sul territorio. Nel 2024 la Calabria totalizza 189 punti su 300 nella valutazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), guadagnandone 12 rispetto all’anno precedente ma confermandosi inadempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero della Salute.
In dettaglio, dalla valutazione dei 27 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), suddivisi in tre aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera), la Regione si colloca:
- 17a per l’area della prevenzione;
- ultima per l’area distrettuale;
- 16a per l’area ospedaliera.
A pesare è soprattutto l’assistenza distrettuale, quella che porta la sanità fuori dagli ospedali e più vicino ai bisogni quotidiani dei cittadini: qui la Calabria è ultima e non raggiunge la soglia minima richiesta. Un dato che assume ancora maggiore rilievo perché, nel 2024, è l’unica Regione italiana a risultare insufficiente proprio in quest’area.
È la fotografia che emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe sul Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg), lo strumento con cui dal 2020 il Ministero della Salute verifica la capacità di Regioni e Province autonome di garantire i Lea, ovvero le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto ad assicurare ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket.
E il caso Calabria si inserisce in un paradosso più ampio evidenziato da Gimbe: mentre quasi tutte le Regioni superano formalmente l’esame sui Lea, cresce il numero degli italiani che alle cure rinunciano. Nel 2024, secondo i dati Istat richiamati dalla Fondazione, sono stati quasi 5,8 milioni.
CALABRIA ULTIMA, MA IL PUNTEGGIO CRESCE
Per la Calabria il dato complessivo è di 189 punti su un massimo di 300, il risultato più basso tra Regioni e Province autonome. Rispetto al 2023, però, il punteggio aumenta di 12 punti. Un miglioramento che non basta a far uscire la Regione dall’inadempienza.
Entrando nel dettaglio dei 27 indicatori utilizzati dal Nuovo Sistema di Garanzia e suddivisi nei tre grandi ambiti di valutazione, la Calabria si colloca al 17esimo posto nella prevenzione, all’ultimo nell’assistenza distrettuale e al 16esimo nell’assistenza ospedaliera.
È dunque il territorio a rappresentare il punto più critico. Nell’area distrettuale la Calabria ottiene 52 punti, otto in meno rispetto alla soglia di sufficienza fissata a 60. Il dato registra comunque un progresso rispetto ai 40 punti ottenuti nel 2023.
Prevenzione e assistenza ospedaliera superano invece la soglia, rispettivamente con 66 e 77 punti.
Nel quadro nazionale, la Calabria è l’unica Regione a non raggiungere nel 2024 la sufficienza nell’area distrettuale. La Provincia autonoma di Bolzano e la Sicilia, le altre due realtà che non superano tutte e tre le verifiche, risultano invece insufficienti nell’area della prevenzione.
LA “PAGELLA” DEI LEA
L’analisi della Fondazione Gimbe va però oltre la graduatoria e mette sotto la lente la capacità dell’attuale sistema di valutazione di fotografare l’accessibilità effettiva alle cure.
L’ultima rilevazione relativa al 2024 ha infatti promosso quasi tutte le Regioni e Province autonome nei tre ambiti di valutazione. Solo un anno prima le realtà inadempienti erano otto.
Contemporaneamente, però, è peggiorato il rapporto dei cittadini con l’accesso alle prestazioni sanitarie. Secondo i dati Istat richiamati da Gimbe, nel 2024 quasi 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento diagnostico prescritto dal medico.
«Sono due fotografie solo apparentemente contraddittorie. Se nel 2024 quasi tutte le Regioni vengono “promosse” mentre aumentano la spesa privata e le rinunce alle prestazioni sanitarie, non possiamo concludere che la sanità sia improvvisamente migliorata», afferma il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.
Per Cartabellotta significa piuttosto che la «pagella» ministeriale ha «una capacità molto limitata nel misurare l’effettiva esigibilità dei Lea da parte dei cittadini».
Tra il 2023 e il 2024 la quota di popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è infatti salita, secondo i dati riportati nell’analisi, dal 7,6% al 9,9%.
IL DIVARIO TRA NORD E SUD
La lettura dei punteggi complessivi fa emergere anche una differenza territoriale che, secondo Gimbe, la semplice distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti tende a rendere meno evidente.
«Limitandosi alla distinzione tra Regioni adempienti e inadempienti il divario Nord-Sud risulta apparentemente ridotto», sottolinea Cartabellotta.
Sommando invece i punteggi ottenuti nelle tre aree emerge, secondo la Fondazione, una fotografia più netta: nelle prime dieci posizioni si collocano sette Regioni del Nord, due del Centro e una sola del Sud, la Puglia. Nelle ultime sette, fatta eccezione per la Provincia autonoma di Bolzano, figurano esclusivamente Regioni del Mezzogiorno.
Gimbe evidenzia inoltre una forte variabilità, in diverse Regioni, tra i risultati ottenuti nelle singole aree. «Un servizio sanitario regionale che funziona bene in un’area e arranca nelle altre non può certo considerarsi equilibrato», osserva Cartabellotta.
LE CRITICITÀ DEL SISTEMA DI VALUTAZIONE
Per la Fondazione, una delle ragioni della distanza tra le promozioni ministeriali e le difficoltà incontrate dai cittadini nell’accesso alla sanità risiede nella soglia prevista per ottenere la sufficienza.
Il Nuovo Sistema di Garanzia considera adempiente una Regione che raggiunge almeno 60 punti su 100 in ciascuna delle tre aree. Una soglia che Gimbe giudica troppo bassa per rappresentare compiutamente la qualità e l’accessibilità delle prestazioni.
C’è poi il tema degli indicatori utilizzati. Secondo Cartabellotta forniscono informazioni utili, ma non misurano in maniera esaustiva l’effettiva possibilità per il cittadino di ottenere le prestazioni previste dai Lea.
Restano infatti aspetti cruciali come tempi di attesa, agende chiuse, difficoltà di prenotazione, distanza dai servizi e continuità assistenziale.
«La promozione formale, dunque, non coincide con la garanzia per i cittadini di ottenere le prestazioni di cui hanno bisogno», sottolinea il presidente Gimbe, auspicando una revisione degli indicatori.
Ed è proprio la Calabria a restituire una delle immagini più nette delle criticità rilevate: nonostante il miglioramento di 12 punti in un anno, resta ultima nella graduatoria complessiva e continua a non raggiungere la sufficienza nell’assistenza distrettuale, il livello della sanità più vicino ai bisogni quotidiani dei cittadini.
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