C’è un’immagine bellissima, di Fisica Naturale, che più di tutte restituisce la fotografia del Consiglio Comunale andato in scena ieri pomeriggio per più di due ore a Frosinone: quella del colibrì. Un animale capace di sbattere le ali fino a ottanta volte al secondo, compiendo uno sforzo enorme, per restare fermo nello stesso punto. Il Consiglio Comunale del capoluogo ormai è questo: uno spasimo di staticità. Una gigantesca fatica collettiva per non cambiare assolutamente nulla. Né da una parte, né dall’altra. (Leggi qui: Il Consiglio dell’assurdo: tutti litigano, nessuno stacca la spina).
La maggioranza ormai mastica malumori in quantità industriale e con una puntualità disarmante: almeno uno al mese, come il pagamento dell’abbonamento a Netflix. L’opposizione inscena indignazioni rituali, polemiche roventi, anche molto articolate ma senza mai arrivare davvero al punto di rottura. Tutti agitati, tutti nervosi, da una parte e dall’altra dell’aula consiliare. Tutti in movimento apparente, come il colibrì. Ma mai nessuno disposto davvero a staccare la spina.
In quattro anni ci sono stati nove consiglieri che hanno traslocato dalla maggioranza all’opposizione, con addirittura due ripensamenti: come i resi gratuiti su Shein. Eppure nulla è successo di irreparabile. Nessuna implosione, nessun Vietnam amministrativo, nessuna caduta dell’amministrazione del sindaco Mastrangeli. Ormai anche le poltrone della sala consiliare hanno capito che questa consiliatura è praticamente «anticaduta».
Lo spiegone: seconda convocazione e opposizioni che non trovano mai la sintesi
Per due motivi molto semplici. Il primo: con la Seconda convocazione bastano dodici consiglieri per la validità dei lavori e per approvare ogni delibera, salvo che la maggioranza non decida altrimenti. Le consiliature Ottaviani hanno fatto giurisprudenza sulla materia. Si è visto plasticamente ieri.
Il secondo: le opposizioni — perché tali sono — pur rumorose, incisive e in talune occasioni particolarmente urticanti, non riusciranno mai a trovare una convergenza autentica per mandare a casa il sindaco. Troppe differenze, troppi personalismi, soprattutto nessuna strategia unitaria studiata a tavolino. Perché la sintesi finale è sempre la stessa: nessuno vuole andare a casa un anno prima delle prossime elezioni. Né chi governa, né chi contesta, né chi minaccia strappi, né chi annuncia riflessioni politiche «non più rinviabili».
Le fibrillazioni nella maggioranza si moltiplicano con la rapidità dei funghi in Valle di Comino dopo quindici giorni di pioggia. Distinguo, penultimatum, prese di distanza, indignazioni a tempo determinato: il repertorio è sempre lo stesso. Le parole pesanti pronunciate ieri in aula da un personaggio dal vissuto politico importante come l’ex sindaco Paolo Fanelli hanno inevitabilmente riaperto il solito teatrino delle interpretazioni: resta in maggioranza? Passa all’opposizione? Fa il guastatore interno? Tutte domande legittime, ma che non cambieranno il finale.
Mastrangeli, Carfagna e la lezione di Joshua Slocum: governare nell’instabilità permanente
Mastrangeli, dopo quattro anni di guerriglia permanente, ha imparato a convivere con l’instabilità politica della coalizione che lo sostiene: come Joshua Slocum riuscì a compiere il primo giro del mondo in solitaria nel 1895, con un cutter di 37 piedi affrontando onde colossali. Il sindaco, che mastica di politica da quando portava i calzoncini corti, ha ormai capito due cose fondamentali. La prima: nessuno, dentro il perimetro del centrodestra, sta realmente costruendo una candidatura alternativa alla sua. E ti pare poco. La seconda: chi alza la voce quasi mai è disposto ad arrivare fino in fondo.
In questo solco si inserisce il peso politico dell’intervento di ieri del capogruppo di Fratelli d’Italia Franco Carfagna. Se dopo le parole di Fanelli nessun autorevole esponente di FdI avesse detto nulla, sarebbe stato un silenzio assordante per Mastrangeli, soprattutto in prospettiva 2027. Il chiarimento di Carfagna («Ho il massimo rispetto per Paolo Fanelli, ma la linea del Partito non è quella che ha detto lui. A questo punto ci saranno delle valutazioni degli organismi dirigenti di Fratelli d’Italia. Paolo Fanelli dica in quale gruppo vuole stare e in quale linea si riconosce») è stato chirurgico, puntuale e politicamente necessario. Tradotto dal politichese: Fratelli d’Italia non ha alcuna intenzione di togliere il sostegno a Mastrangeli oggi, e probabilmente nemmeno nel 2027.
Parlare poi di mozioni di sfiducia (che l’ex sindaco Marzi non firmerà mai) dimissioni di massa o spallate decisive, per di più a un anno dal voto, fa veramente sorridere. Sono narrazioni che appartengono più alla letteratura fantascientifica che alla cronaca politica.
Il punto dirimente: Mastrangeli ha una visione. L’alternativa, per ora, no
Le opposizioni di centrosinistra vivono una condizione quasi metafisica: rumore sì, strategia alternativa no. Manca ancora un federatore, manca una visione comune e soprattutto la convinzione che far cadere Mastrangeli oggi — un anno prima — convenga davvero a qualcuno. Con un piano di battaglia ancora tutto da mettere a terra.
E forse è proprio questo il punto veramente dirimente della questione. Nel bene o nel male, piaccia o no, Riccardo Mastrangeli una visione della città e come raggiungerla ce l’ha. Si può contestarla, criticarla, ritenerla sbagliata. Ma esiste. Da nessuna altra parte, allo stato, esiste ancora un’alternativa di visione altrettanto riconoscibile.
Il sociologo Zygmunt Bauman diceva che «la crisi contemporanea consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere». Il Consiglio Comunale di Frosinone sembra vivere esattamente in quella terra di mezzo: nessuno ha più la forza, l’entusiasmo e la coesione di prima, ma nessuno riesce ancora a costruire il dopo. Così si andrà avanti stancamente fino al termine della consiliatura — seduta dopo seduta, mal di pancia dopo mal di pancia, polemica dopo polemica. Con le dinamiche consiliari che assomigliano sempre di più ai tapis roulant delle palestre: tanta fatica, tantissimo sudore, ma restando rigorosamente nello stesso posto.
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