L’Unione Europea bacchetta l’Italia sui precari della scuola. Oltre i tre anni di servizio scatta il diritto a indennizzi enormi per docenti e Ata.
Lo Stato italiano sfrutta i lavoratori della scuola con contratti a termine infiniti. La pazienza dei giudici e dell’Europa però è terminata. La regola generale stabilita dai tribunali è spietata ma chiara: il lavoro precario non può durare in eterno. Chi subisce una reiterazione di contratti a tempo determinato per oltre trentasei mesi ha diritto a un risarcimento economico enorme. La giustizia nega il posto fisso automatico, ma punisce l’amministrazione con indennizzi pesantissimi. Questa norma vale per i docenti e si estende ora al personale amministrativo. I giudici sanzionano l’abuso di contratti ripetuti. Il Ministero affronta un tracollo finanziario per risarcire migliaia di lavoratori. L’Unione Europea intima all’Italia di cambiare rotta.
Il tetto dei trentasei mesi e le supplenze
I contenziosi legali sul lavoro a tempo determinato nella scuola non si fermano mai. La giurisprudenza esprime principi ormai consolidati (Corte Cost. e Cass.). Esiste una linea di confine netta. La giustizia ritiene illegittima la reiterazione dei contratti a termine oltre i trentasei mesi per le supplenze su posti vacanti e disponibili. Queste supplenze terminano il 31 agosto. La situazione cambia per le supplenze su posti non vacanti. In questo caso i contratti scendono al 30 di giugno, in coincidenza con il termine delle attività didattiche.
La ripetizione del contratto oltre i tre anni al 30 di giugno non è illegittima in modo automatico. Il lavoratore deve dimostrare una colpa specifica dello Stato. Egli deve provare che l’amministrazione ha fatto un uso improprio del potere di organizzazione del servizio scolastico.
Per spiegare la norma facciamo un esempio pratico. Il signor Rossi riceve incarichi fino al trentuno agosto per quattro anni di fila su un posto libero. Rossi ha diritto al risarcimento immediato. Il signor Bianchi riceve incarichi fino al trenta di giugno. Bianchi deve dimostrare al giudice che la scuola ha mascherato un bisogno stabile con contratti provvisori.
Diversi profili giuridici restano aperti, come spiegheranno gli esperti nel convegno della Società italiana diritto e legislazione scolastica in programma il ventinove di maggio a Salerno.
I docenti di sostegno e le prove in tribunale
Il panorama si fa infuocato per le cattedre di sostegno. I giudici fissano paletti rigidissimi a tutela dei docenti precari. Il lavoratore che riceve contratti fino al termine delle attività didattiche per oltre trentasei mesi nella stessa scuola ha un forte vantaggio in tribunale. Egli deve dimostrare di aver insegnato per la stessa classe di concorso o tipologia di posto, senza dover sostituire un altro docente assente. Questa continuità rappresenta un sintomo evidente di un ricorso abusivo al contratto a termine. Lo Stato usa i precari per coprire esigenze stabili e durevoli a causa di una programmazione inadeguata del personale.
Nelle aule di tribunale i ruoli si invertono. Spetta all’amministrazione statale dimostrare la natura provvisoria e corretta della supplenza. Quando emergono gli indici di abuso, il giudice condanna il Ministero a pagare. Il lavoratore incassa un indennizzo clamoroso. Il risarcimento del danno arriva fino a un massimo di ventiquattro mensilità di retribuzione. Una cifra enorme. Il Tribunale di Palermo ha da poco applicato questa sanzione in favore di un insegnante di religione cattolica. Questo sfortunato cittadino ha accumulato contratti a termine per ben ventiquattro anni consecutivi prima di ottenere giustizia.
Cattedre comuni e il nodo della religione cattolica
I fronti di scontro per il personale docente rimangono aperti e pericolosi. La reiterazione oltre i trentasei mesi dei contratti con scadenza al trentuno di agosto su posto comune porta senza alcun dubbio al maxi risarcimento statale. I precari con contratti al 30 di giugno devono invece dimostrare la reiterazione degli incarichi sempre presso il medesimo istituto e per la stessa tipologia di cattedra.
Un capitolo a parte e molto teso riguarda i docenti di religione cattolica. Il Governo ha organizzato di recente un concorso straordinario per questa categoria. I magistrati si pongono un interrogativo pesante. Questa procedura selettiva ha sanato in modo definitivo gli abusi passati sui contratti? La risposta definitiva spetta di nuovo alla Suprema Corte.
I numeri in gioco fanno tremare i palazzi della politica. Le stime di fonte sindacale delineano un disastro economico imminente per le casse pubbliche. I sindacati calcolano ogni anno tra i diecimila e i ventimila professori con oltre tre anni di servizio precario in cattedra. Questa massa di lavoratori rappresenta una platea sterminata di candidati per i risarcimenti.
Il caos del personale amministrativo e l’Europa
L’allarme rosso suona anche per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Parliamo del cosiddetto personale Ata, la spina dorsale di ogni edificio scolastico. I giudici comunitari hanno perso la pazienza e hanno bacchettato l’Italia con immensa durezza (Corte Ue). L’Unione Europea condanna senza sconti l’utilizzo ripetuto dei contratti a tempo determinato per i segretari e i bidelli.
Il problema nasce da una normativa sulle assunzioni del tutto carente. Il legislatore italiano ha introdotto in passato vincoli assurdi sul turn over del personale. Questo blocco ha costretto le scuole a moltiplicare a dismisura le supplenze per garantire l’apertura delle strutture statali. Esiste un cortocircuito logico nel nostro ordinamento. L’accesso ai ruoli definitivi per il personale Ata avviene tramite procedure selettive. La legge riserva queste procedure solo a soggetti con almeno ventiquattro mesi di servizio precario alle spalle. Lo Stato impone la precarietà per poter aspirare al posto fisso. Questa contraddizione genera un vortice di cause legali impossibili da arrestare.
Il decreto governativo per fermare le sanzioni
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito corre ai ripari per evitare il collasso. I dirigenti ministeriali hanno avviato un confronto serrato con i rappresentanti sindacali. Il Governo studia in fretta e furia un nuovo provvedimento di urgenza. Questo decreto prende il nome informale di salva infrazioni. Lo scopo della normativa in cantiere appare ambizioso ma obbligato. Il dicastero vuole introdurre una regola per consentire l’assunzione di personale su tutti i posti liberi e disponibili nelle scuole. Fino a oggi le assunzioni servono quasi esclusivamente per sostituire i dipendenti andati in pensione. Il nuovo obiettivo politico mira a risolvere in maniera strutturale le pesanti contestazioni provenienti dall’Unione Europea. Le istituzioni vogliono frenare a ogni costo la valanga di ricorsi interni nei tribunali italiani. Il conto da pagare per i maxi risarcimenti spaventa i contabili dello Stato. Resta da capire se questa mossa politica frettolosa si rivelerà sufficiente a placare l’ira di Bruxelles e la frustrazione di migliaia di lavoratori scolastici lasciati nel limbo per anni.
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Raffaella Mari
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