VIBO. IL CONSIGLIO COMUNALE? LO SCONSIGLIO!
di Rocco Tripodi
Lunedì 22 giugno a Vibo, Consiglio Comunale STRAORDINARIO. Sia ben inteso, STRAORDINARIO non è un mio apprezzamento. È STRAORDINARIO perché non è obbligatorio per legge, e vi assicuro per nessun’altra ragione che possa stimolare il cittadino amministrato a presenziare. Tant’ è che su poco più di 30.000 residenti si sono presentati ad assistere, oltre al sottoscritto, soltanto due timide e defilate fanciulle all’apparenza disorientate e fuori contesto.
Dei 32 consiglieri eletti, 12 erano assenti, ma nel corso della mattinata hanno fatto il loro ingresso 4 o 5 di loro. Uno dei primi interventi è stata una interrogazione della consigliera di minoranza CARMEN CORRADO che criticava il progetto di un acquario da 8.000.000 di euro a Vibo Marina. Progetto che già qualche giorno fa ho criticato su questo giornale, giudicandolo l’ennesima scurreggia mollata incautamente dal sindaco AGGARBATUNI, non avendo correttamente prima valutato la portata, il getto e la consistenza di cosa avrebbe raccolto poi nelle mutande. E come non giudicare corretto, civile, educativo il pesante rilievo della consigliera che mostra STRAORDINARIA sensibilità nei confronti di queste creature di mare, potenziali ospiti dell’acquario. Sensibilità che a suo dire è venuta meno invece ai consiglieri di maggioranza che sostengono il progetto. Ha richiamato infatti l’etica dell’ingiusta detenzione degli animali selvatici in spazi confinati in ambienti ridotti e artificiali che non possono mai replicare le dimensioni e le complessità dei mari.
Lo stress, le patologie e i comportamenti innaturali a cui sono sottoposti e altri danni per loro e per l’ambiente tutto, noi compresi. Non ha tralasciato nella sua rigorosa analisi di richiamare l’attenzione di tutti noi sulla spettacolarizzazione che ne verrebbe fatta all’interno di vasche di vetro, condizione che scientificamente non caratterizza nessuna specie vivente, e che la prigionia degli stessi finisce con l’avere un esclusivo scopo di lucro. Ora lungi da me assurgere a difensore dei consiglieri pentastellati pesantemente chiamati in causa, perché INCOERENTI, essendo loro a suo dire, esponenti di una formazione radicalmente ambientalista (?). Quando sarebbe stato più decente che la consigliera di FORZA ITALIA, rinviasse ad altre più lontane discussioni questo argomento, il tempo necessario a tutti per dimenticare il crudele DDL sulla CACCIA che i rappresentanti del SUO partito al governo stanno per approvare. E siccome i mercanti di armi e quei coraggiosi nobili animi che tanta tenerezza fanno alla consigliera, che vanno impugnando doppiette, ormai “dozzinette” per il numero di colpi che possono sparare a mitraglia, e annientare feroci pericolose belve sanguinarie che quasi sempre pesano quanto il prosciutto che va in un panino, un etto; questi compassionevoli fedeli armati di San Francesco d’Assisi, dicevo, sono principalmente loro elettori, con pari sensibilità, per questo vanno sostenuti anzi agevolati in questi massacri che tanto MACI e guerrieri invitti li fanno sentire. C’è chi asserisce che, da quando gli uccelli sono passati a scacazzare dalle FIAT e le DACIA, anche sulle AUDI e BMW, la SANTA CHIARA DELLA GARBATELLA, rispettosa delle lagnanze dei suoi elettori, ha pensato bene di compensarli con un decreto con cui potranno vendicarsi e impunemente sterminare queste ultime inutili creature, perdipiu sporcaccione.
Ma, tornando al consiglio comunale, l’aula consiliare per quanto costruita all’ epoca del PUZZONE, uno che di ADUNATE se ne intendeva, ha uno spazio riservato al pubblico, miserrimo, squallido e scomodo, arredato con due gradoni che lo attraversano, dove quello più alto lo raggiungi se hai il fisico e tenuta ginnica adatti; quello più basso permette di fare cuccicucci col tuo culo e le scarpe di chi siede in quello più alto. Ma se non viene la moglie del sindaco, la DIGOS o lo/a spasimante sclerato/a di qualche politico/a, normalmennte ci sono solo io. Ora per quello che fanno per tutta la durata della seduta, tranne i soliti 6 o 7 che prendono la parola e “consigliano”, tutti gli altri consiglieri potrebbero starsene tranquillamente in mia compagnia, all’esterno dell’aula a “grattarsi”.
Entrano al mattino in aula, si baciano e si abbracciano, come se fosse il primo giorno di scuola, dopo di che si accomodano e scivolano fantozzianamente sotto il banco quel tanto che la postazione gli concede, come i gatti che si nascondono mettendo solo la testa sotto il comodino lasciando scoperto per intero il corpo, convinti che tu non possa vederli. A quel punto sfoderano il cellulare (loro, non i gatti), e non ce n’è più per nessuno. Solo quando qualcuno di loro incappa in qualcosa di particolarmente divertente, avverte la necessità di parteciparlo al vicino e via via a catena commentando e sghignazzando con effetto domino, coprendo la voce di chi in quel momento ha preso la parola. Queste sono immagini fotografate e registrate che tutti possono verificare. Oggi, bontà sua, era presente persino “NTONI LO BIANCO col cellulare saldato alla mano e di cui, credetemi, non ne conosco ancora la voce. L’impianto audio, è stato più volte detto, presenta forti criticità. E nei rari momenti in cui interrompono l’ascolto dai cellulari per cazzeggiare starnazzando come adolescenti brufolosi e petulanti, dai gradoni riservati al pubblico non si capisce una sciabola.
Ed è inutile manifestare fastidio a gesti, perché, come ci redarguisce il presidente, non abbiamo diritto di parola, per cui anziché intervenire con reprimende verbali opportune ed efficaci, nega a noi la possibilità di comprendere i già confusi interventi dei protagonisti dell’autorevole consesso. Mi chiedo cosa diffondano mai di così intrigante, appagante, arrapante e soprattutto inderogabile quei telefonini. E magari, se si tratta dello stesso collegamento in rete che li accomuna, perché non predisporre un maxischermo più agevole per loro e, a questo punto, condiviso con il pubblico? Qua ci vuole l’arguto ministro Valditara che imponga come per le scuole il divieto di portare in aula consiliare il telefonino. O meglio ancora ripristinare, sempre nella stessa aula, metodi educativi della mia infanzia scolastica. In particolare riabilitare il vecchio righello e le lavagne. Il primo per bacchettare sulle nocche delle mani i consiglieri che impugnano il cellulare; le lavagne per nascondere dietro ed escluderlo, il consigliere particolarmente discolo che reitera, ma beninteso dopo averlo fatto inginocchiare non su tanti ceci, ma solo su due uno per gamba che fanno tanto più male. Ecco perché in questa atmosfera, di fronte ad una percentuale spropositata di fuffa e cialtroneria che si respirava nell’aula, ho pensato bene di autotutelarmi e prima di mezzogiorno, insalutato ospite, mi sono incamminato verso il parco di Moderata Durant per un improvviso, urgente bisogno di ossigeno.
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