L’Europa è digitalmente colonizzata. Non è una metafora: è la diagnosi condivisa da due protagonisti del dibattito italiano su intelligenza artificiale e cybersecurity, il rettore dell’Università della Calabria Gianluigi Greco e l’imprenditore tech Stefan Umit Uygur, fondatore di Dectar e Muscope. La mail che usiamo è americana, il cloud è americano, i modelli di AI sono americani. Basta un executive order della Casa Bianca e l’Europa si ritrova senza posta elettronica, senza foto, senza dati, senza strumenti di lavoro. “Il dibattito non sarà più: che ne facciamo dell’intelligenza artificiale”, ha avvertito Greco, “ma: come facciamo a riavere la mail.” Uygur è ancora più diretto: “Siamo colonizzati digitalmente. L’unica differenza con le colonie africane del passato è che non ce ne rendiamo conto. Ma possiamo e dobbiamo impegnarsi almeno per salvare il salvabile”. Eppure le competenze per invertire la rotta esistono, sono italiane, e in buona parte sono calabresi: è questo il messaggio emerso con forza dal convegno “La sfida della sovranità digitale europea tra AI e cybersecurity”, svoltosi a Cosenza e moderato dal giornalista e scrittore Francesco Condoluci.
Un evento che ha riunito voci tra le più autorevoli del settore: i saluti istituzionali del sindaco di Rende Sandro Principe; l’intervento di Monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, sul rapporto tra persona umana e intelligenza artificiale; la relazione di Luca Nicoletti, responsabile del Servizio Programmi Industriali, Tecnologici e di Ricerca dell’ACN, su AI, cybersicurezza e ruolo strategico dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale; le relazioni di Greco e Uygur; l’intervento di Giovanni Testa, amministratore delegato di Esprinet, sulla trasformazione digitale della sua azienda; e la lectio del generale dei Carabinieri Pasquale Lavacca sulle nuove sfide della sicurezza nell’era della guerra cognitiva. Un parterre che ha trasformato Cosenza, per una mattinata, in uno dei luoghi più densi d’Italia sul tema della sovranità digitale.
Greco ha costruito il suo intervento su un dato che pochi conoscono: l’Università della Calabria è l’unico ateneo italiano ad essere stato selezionato contemporaneamente nei due grandi partenariati estesi del PNRR, quello sull’intelligenza artificiale — che coinvolge dieci università — e quello sulla cybersicurezza, riservato a sole sei. “Siamo gli unici in Italia ad avere entrambi i riferimenti,” ha detto il Rettore. “È un unicum assoluto”. Un primato che non nasce dal nulla: nasce da quarant’anni di tradizione informatica, dall’ateneo che ha laureato il primo ingegnere informatico della storia italiana, con una massa critica che oggi si articola in due dipartimenti dedicati — la concentrazione più alta tra tutti gli atenei del Paese. “Qui si iniziava a ragionare su cose che sono diventate attuali decine di anni dopo”, ha ricordato Greco. “Si pensava già ai primi modelli di università telematica a distanza. Quella visione ha creato competenza, ha creato un bacino florido che proveniva da tutta Italia”.
Sul fronte della strategia nazionale, Greco ha descritto un Paese che nel 2023 ancora non credeva nell’intelligenza artificiale — “si diceva che questa tecnologia mai arriverà” — e che ha dovuto convincersi, passo dopo passo, che non esisteva alternativa al confrontarsi con essa. Oggi, con la prima strategia italiana sull’AI varata e la seconda in preparazione, il quadro è cambiato. Ma restano nodi strutturali irrisolti. I dottorati di ricerca pagano borse che valgono un terzo di uno stipendio aziendale, e un trentesimo rispetto agli Stati Uniti. Il venture capital italiano è insufficiente. Il fondo da un miliardo stanziato per le imprese dell’AI è “piccolo”, ha ammesso Greco, “non è assolutamente sufficiente”. La pubblica amministrazione ha adottato soluzioni frammentate grazie al PNRR, ma ora che i fondi sono esauriti nessuno sa come tenerle in piedi. “Ogni comune, ogni provincia si è finanziato la propria soluzione di intelligenza artificiale. Ora vorrei capire come si fa a mantenerle”. La risposta, secondo il Rettore, sta nella scala: poche soluzioni, buone, condivise a livello nazionale. E contemporaneamente nella formazione, il capitolo che Greco considera la sua battaglia più importante — presente nella strategia italiana come in nessun’altra strategia europea o mondiale. “Più le tecnologie avanzano velocemente, più c’è bisogno di riprendere la centralità di chi queste tecnologie le deve governare. Quella culturale è la sovranità che non possiamo lasciarci sfuggire”.
Stefan Umit Uygur – un informatico di notorietà internazionale, fondatore e imprenditore della Dectar – porta al convegno una prospettiva diversa e complementare: quella di chi le istituzioni le ha attraversate da outsider, le ha hackerate — letteralmente — per farsi ascoltare, e poi ha scelto di tornare in Calabria quando avrebbe potuto restare fuori a costruire ben più pingui fortune personali. Il suo curriculum è quello di un pioniere dell’open source, formatosi nel movimento della condivisione del sapere prima ancora di arrivare all’università, vissuto in quindici paesi tra cui la Silicon Valley, costruttore di un’azienda irlandese con dipendenti tutti italiani, tutti in remoto, molti calabresi. “Ho dovuto fare l’azienda fuori e portare la tecnologia in Italia,” ha detto, “perché non si poteva fare in Italia. Il sistema italiano è un ostacolo all’innovazione.” La sua SRL italiana esiste, ma la holding è a Dublino: una “scorciatoia” obbligata che racconta più di mille analisi lo stato del paese per chi vuole fare impresa tecnologica.
La diagnosi di Uygur sulla colonizzazione digitale è netta, e si appoggia su un esempio concreto che ha colpito la platea: il contratto Starlink. SpaceX è una società in perdita per 21 miliardi di dollari. La divisione Starlink fattura 1,9 miliardi. Di questi, 1,5 miliardi vengono dal contratto con il governo italiano. “L’intero fatturato di Starlink viene praticamente dal contratto col governo italiano,” ha detto Uygur, “eppure esisteva un’alternativa europea, Iris 2, partecipata da Leonardo e da altri partner continentali. La Commissione ha detto che i requisiti di Starlink erano superiori. Certo: se avessi dato quel miliardo e mezzo a Iris 2, anche Iris 2 avrebbe potuto competere.” Il confronto con la Germania è altrettanto impietoso: la Bundestag ha rifiutato Palantir e assegnato il contratto a tre aziende tedesche più piccole, messe insieme inferiori al gigante americano, con un messaggio esplicito: “Noi non investiamo sulla superiorità tecnologica, investiamo sulla sovranità tecnologica”. Il governo italiano, nello stesso periodo, ha assegnato a Fastweb (azienda del gruppo svizzero Swisscom, anche se ben radicata in Italia) 150 milioni per…portare Amazon AWS nelle pubbliche amministrazioni. Ossia rafforzare la leadership dilagante del colosso americano: “Questa è stata la nostra risposta nazionale”, ha commentato Uygur con amarezza.
Eppure Uygur non è tornato in Calabria per lamentarsi. È tornato per costruire. Il progetto che ha delineato al convegno si articola su tre assi, tutti ancorati all’Università della Calabria come dorsale: un centro di formazione permanente sulla cybersicurezza e sull’AI; un centro operativo di sicurezza informatica attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, gestito da neolaureati dell’ateneo; e un motore per lo sviluppo di un modello italiano di intelligenza artificiale: “Basta ChatGPT, basta Gemini, dobbiamo creare il nostro ecosistema digitale”. Il messaggio agli imprenditori è diretto: “Credete nelle realtà italiane. Non paragonatele a Google o Microsoft: se non investite sulle soluzioni sovrane, non avremo mai la possibilità di competere”. Ed il messaggio alle istituzioni è altrettanto esplicito: “Facilitate questo passaggio. Oggi non c’è nessuna facilitazione, c’è solo lobbismo per i conglomerati.” E quello ai giovani calabresi è il più personale: “Non voglio vedervi andare fuori dalla Calabria. Lavorate da qui, lavorate dalla spiaggia d’estate se volete, ma restate”. E sul fronte cruciale della cybersecurity, proprio Dectar è all’avanguardia per la qualità delle soluzioni proprietarie che ha sviluppato e che ha iniziato a distribuire anche con la poderosa partnership di Esprinet, leader nel sud Europa nella distribuzione di prodotti high tech e nella fornitura di applicazioni e servizi per la trasformazione digitale: Claudia Quadrino di Esprinet ha testimoniato l’eccellenza del prodotto Dectar e la sua qualità fortemente competitiva con le alternative dei “big”. “È facile scegliere le soluzioni americane – ha sottolineato – ma si può fare di meglio con miglior vantaggio anche perché si punta su un campione nazionale”.
La Francia, ha ricordato Uygur, “ha la sua piattaforma nazionale di AI pur non avendo un ateneo paragonabile all’Unical per preparazione di ingegneri e tecnici STEM. La Germania tutela la propria industria anche a costo di rinunciare alla superiorità tecnologica. L’Italia ha le menti, ha la ricerca, ha l’università. Le manca la volontà politica di scommettere su se stessa”. Ecco: il convegno di Cosenza non ha risolto questa contraddizione, ma l’ha messa a fuoco con una chiarezza insolita. Ha lanciato un forte appello alle istituzioni nazionali. E ha dimostrato, nel farlo, che il Sud non è la periferia del problema: può essere il centro della soluzione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Sergio Luciano
Source link



