Confcoopertive Sanità ha scelto il suo nuovo presidente: Mauro Abate . È stato eletto oggi a Roma dall’assemblea della federazione che conta 372 cooperative aderenti, una base di oltre 392mila soci di cui 6.750 sono medici (3.600 Mmg e Pls) e oltre 10mila sono farmacisti. Gli occupati a vario titolo sono quasi 22mila per un fatturato di 6 miliardi.
Nel corso dell’assemblea il presidente uscente, Giuseppe Milanese ha posto al cuore del suo intervento i cambiamenti e in particolare la transizione demografica profonda che impone di ripensare un Servizio sanitario nazionale nato per un’Italia più giovane e per curare le acuzie e oggi chiamato a misurarsi con cronicità, fragilità, non autosufficienza, solitudine e nuovi bisogni di cura.
Il Paese dei “Longennials”
Con le culle vuote e una fecondità ferma a 1,18 figli per donna, mentre esplonde la terza età: l’Italia si prepara a diventare il Paese dei “Longennials”, dove entro il 2050 oltre un terzo della popolazione, il 34,6%, avrà più di 65 anni e, secondo le stime, gli anziani non autosufficienti ammonteranno a 5,5 milioni, pari al 10% della popolazione.
A restituire il polso di una sanità in affanno sono gli ultimi dati del Country Report della Commissione Europea, secondo cui la spesa sanitaria pubblica italiana ristagna consentendo soltanto piccoli interventi su singoli capitoli mentre servirebbe un riassetto complessivo.
«Viviamo una longevità senza precedenti, che non può essere affrontata con strumenti pensati per un Paese che non esiste più», ha commentato Milanese. Per lui del resto «il Servizio sanitario nazionale resta un patrimonio fondamentale da difendere, ma è urgente far evolvere la sanità pubblica per governare la cronicità, rafforzare il territorio e fermare la fuga di medici e infermieri verso il privato o l’estero».
Serve un cambio di paradigma
Dalla cooperazione arriva la proposta di un cambio di paradigma “ospedale-territorio” in “territorio-ospedale”. «Su questo fronte siamo ancora indietro, nonostante il Pnrr», ha ammonito Milanese. «L’assistenza domiciliare integrata ha raggiunto l’11,3% di copertura nazionale, con quasi 989mila assistiti in più tra il 2019 e il 2025, superando il target Ue del 10%».
E ha aggiunto: «Non possiamo permetterci di trattare residenzialità, domiciliarità e territorio come mondi separati. Occorre strutturare una rete integrata, capace di accompagnare le persone nel tempo e nei diversi passaggi della fragilità».
In questo scenario, un ruolo cruciale è giocato dalla cooperazione sanitaria, che rappresenta il 30% delle imprese private del settore, genera 14,3 miliardi di euro di fatturato, pari al 32% del totale, e occupa 340mila lavoratori, il 59% degli addetti. Una realtà che gestisce oltre l’82% delle imprese domiciliari e semiresidenziali e costituisce una presenza capillare nei territori, spesso decisiva proprio dove il mercato arretra e il pubblico fatica a garantire servizi stabili.
La proposta della cooperazione è un salto evolutivo del Servizio sanitario nazionale, un Beveridge 2.0. «Dobbiamo lavorare a un sistema universalistico capace di reggere la più grande trasformazione demografica della storia del Paese. La sfida dei prossimi anni è passare dalla sanità dell’emergenza alla sanità della longevità che tenga insieme ospedale e territorio, medicina generale, farmacie dei servizi, sanità integrativa mutualistica, domiciliarità, residenzialità, prevenzione, salute mentale, dati e tecnologie digitali», ha concluso Milanese.
Il nuovo presidente
Il successore di Milanese, Mauro Abate, pugliese, 63 anni, una laurea in Sociologia all’Università di Roma “Sapienza”, è un cooperatore di lunga esperienza, Il suo percorso professionale si è sviluppato nel campo della cooperazione sanitaria e sociale, con particolare attenzione ai servizi sociosanitari, alla salute mentale, alla riabilitazione, all’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate e alla costruzione di modelli organizzativi capaci di integrare cura, lavoro e comunità.
Le cinque parole chiave
Nella sua prima dichiarazione ha sottolineato: «Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità, raccogliendo il testimone di una presidenza che ha rafforzato il ruolo e l’autorevolezza della Federazione dentro il dibattito sul futuro della sanità italiana. In una fase in cui sanità e sociosanitario attraversano trasformazioni profonde, il lavoro della di Confcooperative Sanità si muoverà attorno a cinque parole chiave: ricerca, formazione, territorio, partenariato e valore».
«Ricerca, perché la cooperazione sanitaria può portare nei processi di innovazione la conoscenza concreta dei bisogni delle persone e delle comunità» ha precisato il neo presidente. «Formazione, perché la qualità delle cure passa prima di tutto dalle competenze e dal lavoro quotidiano di professionisti, operatori e caregiver. Territorio, perché le nuove infrastrutture della sanità territoriale hanno senso solo se riempite di relazioni, prossimità e presa in carico. Partenariato, perché la sussidiarietà è il terreno su cui sistema pubblico e cooperazione sanitaria possono condividere responsabilità, competenze e prossimità, costruendo risposte più vicine alle persone e alle comunità. Valore, infine, perché la salute non può essere affidata alla logica del massimo ribasso: richiede qualità, responsabilità e visione cooperativa».
Nell’immagine in apertura Mauro Abate, foto da ufficio stampa
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Antonietta Nembri
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