Calabria. Elisoccorso, l’Eldorado della sanità ai tempi di Occhiu’



C’è una Calabria che aspetta mesi per una TAC, un anno per una visita oncologica e ore per un’ambulanza. E poi c’è un’altra Calabria, quella che quando sente il rumore delle pale dell’elicottero si convince che la sanità funzioni a meraviglia. È il più riuscito numero di illusionismo mai realizzato con denaro pubblico. Il trucco è semplice. Si smantella lentamente il soccorso sul territorio, si lasciano le ambulanze ferme (come sta accadendo a Vibo) o senza medico, si desertificano i pronto soccorso periferici e, quando il paziente non ha più nessuno che possa curarlo a terra, si fa alzare in volo l’elicottero. Il cittadino applaude. Il conto paga Pantalone.

La Deliberazione n. 849 del 17 giugno 2026 dell’ASP di Cosenza è di una sincerità quasi commovente. Nessuna propaganda, nessuno slogan, nessuna conferenza stampa. Solo numeri. E i numeri sono più spietati di qualsiasi articolo.


Per i soli mesi di marzo, aprile e maggio 2026, l’ASP liquida al Raggruppamento Temporaneo d’Imprese formato da Elitaliana A&T SrlElilombarda Srl e Avincis Aviation Italia S.p.A. la bellezza di 5.053.528,70 euro. Cinque milioni. In novanta giorni. Significa oltre 56 mila euro al giorno. Oltre 2.300 euro ogni ora. Circa 39 euro al minuto. Mentre state leggendo queste righe, qualcuno ha già maturato un’altra manciata di euro soltanto perché il cronometro continua a correre.

Proiettando la stessa spesa sull’intero anno, si sfiorano tranquillamente i 20 milioni di euro. Ventimilioni. E c’è un dettaglio che nessuno sembra avere il coraggio di mettere sul tavolo.

I 5.053.528,70 euro liquidati in appena tre mesi rappresentano soltanto una parte della spesa. A quel conto bisognerebbe aggiungere il costo dei medici, degli infermieri e di tutta la macchina organizzativa che ruota attorno all’elisoccorso. E poi ci sono le infrastrutture.

Negli ultimi anni sono stati investiti ulteriori fondi pubblici per adeguare elisuperfici e basi operative al volo notturno, con nuove piazzole, impianti di illuminazione, sistemi di sicurezza e certificazioni dedicate. La Regione ha presentato questi interventi come un salto di qualità del sistema di emergenza, con una rete H24 destinata a coprire gran parte del territorio calabrese. (www.dirittodicronaca.it)  Benissimo. Ma la domanda che qualsiasi contribuente avrebbe il diritto di porre è di una semplicità quasi disarmante. Quante volte avete visto decollare o atterrare di notte un elicottero dalla base di Cosenza dopo tutti questi lavori di adeguamento? Le luci ci sono. Le lampade pure. Le certificazioni anche. Le inaugurazioni non sono mancate. Le fotografie nemmeno.

Ma l’operatività reale è percepita dai cittadini? Con quale frequenza quella infrastruttura viene effettivamente utilizzata? Sono domande legittime, perché quando si investono soldi pubblici non basta inaugurare un’opera: bisogna dimostrarne l’impiego concreto.  Perché la sanità si misura dal numero di elicotteri che non devono decollare perché il problema è stato risolto prima, con un medico presente sull’ambulanza, un pronto soccorso efficiente e un territorio che funziona. Perché con una cifra del genere si potrebbero assumere centinaia di medici, rafforzare il 118, riaprire postazioni medicalizzate, ridurre le liste d’attesa e restituire dignità al soccorso territoriale. Invece no. Noi preferiamo costruire una sanità che vola perché quella che cammina è stata smontata pezzo dopo pezzo. Il paradosso è stato raccontato meglio di chiunque altro da chi quell’elicottero lo ha vissuto davvero.

Dopo trent’anni di missioni, il dottor Pasquale Gagliardi, storico responsabile dei medici dell’elisoccorso calabrese, lascia il servizio con parole che valgono più di cento relazioni tecniche. L’elicottero, spiega, nasceva per i grandi traumi, gli ictus, gli infarti, gli incidenti gravissimi. Oggi, invece, viene attivato anche per situazioni che dovrebbero essere affrontate da una normale ambulanza medicalizzata. Perché? Perché il medico, semplicemente, sull’ambulanza non c’è più. Ed ecco la magia. Prima elimini il medico. Poi fai decollare l’elicottero. Infine racconti che il sistema è efficiente. È come demolire tutti i ponti e vantarsi dell’aumento dei traghetti.

Naturalmente, con una montagna di denaro pubblico che gira intorno all’elisoccorso, non stupisce che quello del “sanitario volante” sia diventato il ruolo più desiderato dell’emergenza. Prestigio. Tecnologia. Operatività. Visibilità. Un curriculum che luccica. La tuta di volo ha ormai sostituito il camice come simbolo dello status professionale. E il motivo è evidente. L’elicottero rappresenta il volto spettacolare della sanità. Fa rumore. Impressiona. Finisce sui giornali. Fa sembrare tutto moderno ed efficiente. Peccato che spesso quel decollo racconti il fallimento di ciò che avrebbe dovuto funzionare a terra. Perché, diciamolo senza ipocrisie, far alzare un elicottero per un codice gestibile da un’ambulanza medicalizzata non significa avere un sistema d’eccellenza. Significa aver trasformato un presidio straordinario in un costosissimo taxi sanitario.

L’ultimo capitolo di questa storia riguarda anche le procedure di selezione del personale destinate a questi incarichi così ambiti. Proprio perché si tratta di posizioni prestigiose e molto richieste, sarebbe nell’interesse di tutti che ogni procedura fosse completamente trasparente e verificabile, così da fugare qualsiasi dubbio e garantire che a prevalere siano esclusivamente il merito, l’esperienza e i requisiti previsti dai bandi. Invece, spesso, non è così.

Perché la vera divisione della sanità calabrese non è tra medici e infermieri. È tra chi lavora in silenzio nei pronto soccorso che crollano a pezzi e chi può permettersi di raccontare un sistema perfetto mentre tutto intorno si sgretola. La sanità non ha bisogno di effetti speciali. Ha bisogno di medici sulle ambulanze. Di infermieri nei reparti. Di pronto soccorso aperti. Di liste d’attesa umane. Di servizi che funzionino prima ancora che si senta il rumore delle pale. Perché un elicottero che decolla è una splendida immagine televisiva. Un’ambulanza medicalizzata che evita quel decollo è una sanità che funziona davvero. E quella, purtroppo, in Calabria si vede sempre meno.


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