Il 22 giugno 2026 Panetta ha aperto a Roma il workshop dedicato a Robert Mundell ospitato dalla Banca d’Italia. CEPR e Luiss hanno partecipato all’organizzazione. Il discorso usa il progetto monetario del 1969 come metro per giudicare l’Unione odierna: una valuta condivisa è più stabile quando la capacità politica che la sostiene opera alla stessa scala.
Campo dell’intervento: il governatore formula un indirizzo economico. Nessuna nuova emissione comune parte con questo discorso e la decisione sull’euro digitale rimane affidata all’iter europeo e alla banca centrale.
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Il completamento dell’euro passa dalla politica
Robert Mundell ricevette il premio per l’economia nel 1999 per i lavori sulla politica monetaria e fiscale sotto diversi regimi di cambio e sulle aree valutarie ottimali. La motivazione pubblicata dal Nobel Prize conferma il peso di quel lavoro nella macroeconomia internazionale. Panetta sceglie però il Mundell del 1969, autore di un piano per una valuta europea sostenuto anzitutto da ragioni politiche.
Quella scelta storica delimita il senso dell’espressione architettura istituzionale incompleta. L’unione monetaria possiede una banca centrale e una valuta comune. Il bilancio europeo e le garanzie condivise dipendono dai governi. Anche le regole capaci di far circolare il capitale oltre le frontiere appartengono alla sfera legislativa. La politica monetaria custodisce la moneta. Le altre funzioni richiedono poteri pubblici esercitati dall’Unione.
Il richiamo alla volontà politica riguarda l’assunzione di obblighi comuni. Ogni progetto finanziato insieme assegna una quota di spesa e una quota di responsabilità agli Stati. Un titolo garantito congiuntamente aggiunge un impegno sul lato del passivo. L’integrazione evocata da Panetta acquista consistenza soltanto quando i Paesi accettano di condividere entrambe.
Due crisi hanno prodotto risposte opposte
Il confronto tra le crisi spiega l’urgenza istituzionale. Nel 2007-08 e nel 2010-11 gli shock incontrarono politiche di bilancio nazionali poco coordinate e spesso procicliche. La frattura tra centro e periferia si trasmise ai rendimenti sovrani e al credito. Gran parte della stabilizzazione ricadde sulla politica monetaria fino all’intervento che arrestò i timori sulla sopravvivenza dell’area euro.
La pandemia e lo shock energetico successivo all’invasione russa dell’Ucraina ricevettero una risposta diversa. NextGenerationEU affiancò la politica monetaria e le misure nazionali protessero famiglie e imprese. Panetta usa il paragone per mostrare che una capacità comune modifica il canale attraverso cui una crisi attraversa l’Unione.
Un solo tasso ufficiale opera su sistemi finanziari che conservano forti radici nazionali. Quando il costo del debito pubblico diverge e i bilanci reagiscono in direzioni opposte anche le condizioni del credito si separano. Una fonte europea di spesa attenua la frattura perché finanzia interventi condivisi senza dipendere interamente dal margine fiscale di ciascuna capitale.
I progetti comuni risolvono il problema della scala
Panetta colloca la crescita in attività che producono benefici oltre il Paese che sostiene la spesa iniziale. Ricerca, reti energetiche, decarbonizzazione, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale hanno costi elevati e ricadute transfrontaliere. Un bilancio nazionale tende a finanziare meno di quanto servirebbe quando una parte del rendimento economico si manifesta altrove.
Il finanziamento comune corregge quella asimmetria. Chi contribuisce alla spesa partecipa anche ai benefici generati dalla rete europea. La dimensione del programma amplia il mercato di riferimento e consente standard condivisi. Nel caso dei calcolatori ad alte prestazioni o delle interconnessioni energetiche la scala continentale evita duplicazioni e rende accessibili capacità che molti Stati non sosterrebbero da soli.
La proposta non coincide con un trasferimento indistinto tra bilanci nazionali. Il discorso lega l’emissione comune a progetti europei riconoscibili. La selezione dovrebbe premiare opere che attraversano più giurisdizioni o producono conoscenza utilizzabile nell’intero mercato unico. Quel legame offre anche una base economica alla continuità delle emissioni.
Il risparmio europeo deve raggiungere imprese oltre il confine
L’Unione dei risparmi e degli investimenti esiste già come programma normativo europeo. La Commissione europea ha presentato misure per rimuovere ostacoli alle operazioni transfrontaliere e avvicinare le prassi di vigilanza. Panetta aggiunge una richiesta più ampia: il mercato deve disporre di regole armonizzate e di un’attività sicura emessa con continuità.
La frammentazione non nasce soltanto dalle borse nazionali. Procedure d’insolvenza, tassazione, vigilanza e infrastrutture di negoziazione incidono sul prezzo richiesto da chi investe fuori dal proprio Paese. Per un’impresa italiana la platea europea diventa effettiva quando un investitore estero affronta costi informativi e giuridici comparabili a quelli di un investitore domestico.
Le banche restano centrali nel credito alle imprese. I mercati interconnessi aggiungono capitale azionario e obbligazionario per aziende che devono crescere rapidamente. Il passaggio interessa soprattutto le attività tecnologiche e industriali con fabbisogni superiori alla capacità di un singolo intermediario o di una sola piazza finanziaria.
Il risparmiatore ottiene una gamma più ampia di titoli europei. Il rendimento non diventa garantito e l’esposizione verso l’emittente resta presente. L’integrazione riduce invece gli attriti che oggi indirizzano il denaro verso il mercato domestico anche quando altrove esistono impieghi produttivi compatibili con le preferenze dell’investitore.
Il safe asset europeo non equivale a un nome già deciso
La formula pronunciata da Panetta è European safe asset jointly guaranteed by Member States. ANSA l’ha sintetizzata con il termine eurobond. L’etichetta giornalistica rende l’idea di un debito europeo ma restringe una formulazione che lascia ancora aperta la veste giuridica del titolo.
Un safe asset emesso con regolarità offrirebbe al mercato una curva di rendimenti comune e una base liquida per le garanzie finanziarie. Intermediari e investitori potrebbero usare lo stesso titolo come riferimento in più giurisdizioni. La maggiore profondità del mercato sosterrebbe anche la presenza internazionale dell’euro perché gli investitori globali avrebbero una quantità più ampia di attività sicure denominate nella valuta comune.
La garanzia congiunta rappresenta il tratto politicamente più impegnativo. Il discorso non definisce se l’obbligo debba poggiare sul bilancio dell’Unione o su impegni diretti degli Stati. Non stabilisce neppure volume e scadenze. Queste scelte decidono il trattamento contabile del titolo e il rapporto con i debiti sovrani nazionali.
Il testo aggiunge che l’emissione stabile potrebbe finanziare i progetti europei citati nel discorso. Si forma così un circuito leggibile. La spesa comune crea l’attività finanziaria e quest’ultima offre al mercato il riferimento richiesto per convogliare il risparmio verso quegli interventi.
Nessun passaggio propone di convertire il debito pubblico esistente in debito europeo. Il riferimento riguarda nuove emissioni collegate a finalità comuni. La differenza determina chi riceve le risorse e quale obbligo assumono i Paesi garanti.
L’euro digitale copre i pagamenti al dettaglio
La sovranità monetaria entra nel discorso attraverso l’accesso alla moneta di banca centrale nei pagamenti elettronici. Oggi cittadini e imprese usano banconote come moneta pubblica e depositi bancari come moneta privata. L’euro digitale offrirebbe una forma elettronica della prima per acquisti commerciali e trasferimenti tra persone.
Il progetto non sostituisce il contante e non appartiene alla famiglia delle criptoattività. Sarebbe emesso dalla banca centrale e varrebbe quanto l’euro fisico. La BCE indica il 2029 come orizzonte per un’eventuale prima emissione subordinata all’adozione della legge europea nel 2026.
La decisione non è stata presa. Il Consiglio dell’Unione europea ha concordato la propria posizione negoziale nel dicembre 2025 e il Parlamento europeo sta ancora trattando il fascicolo. Dopo l’approvazione del regolamento la scelta finale sull’emissione spetterà alla banca centrale. Il discorso di Panetta rafforza la motivazione politica del progetto senza abbreviare quell’iter.
L’autonomia evocata dal governatore riguarda l’infrastruttura. Una parte consistente dei pagamenti elettronici in euro passa da circuiti governati fuori dall’Unione. Un mezzo pubblico accettato nell’intera area euro fornirebbe una via europea per regolare le transazioni e lascerebbe spazio alle soluzioni private che operano sopra la stessa base monetaria.
Il vantaggio per l’utente consiste nella possibilità di usare moneta pubblica anche quando il pagamento avviene su uno schermo. Per gli intermediari nasce invece un obbligo di adeguamento delle applicazioni e dei sistemi di distribuzione. Le regole sui limiti di detenzione e sulla remunerazione definiranno l’effetto sui depositi bancari. La tutela delle informazioni personali inciderà sulla fiducia nei servizi di pagamento.
Pontes e Appia presidiano il versante all’ingrosso
Il discorso comprende anche la moneta di banca centrale usata tra intermediari. Quel segmento non coincide con l’euro digitale destinato al pubblico. Le transazioni all’ingrosso muovono importi elevati tra banche e infrastrutture di mercato e richiedono un regolamento definitivo in moneta della banca centrale.
Pontes collegherà piattaforme basate su registri distribuiti ai servizi TARGET dell’Eurosistema per regolare operazioni finanziarie tokenizzate. Appia lavora su un assetto di più lungo periodo nel quale moneta e titoli digitali possano circolare in un ambiente europeo unificato. La presenza di entrambe le iniziative motiva l’estensione proposta da Panetta della sovranità dei pagamenti dal negozio ai mercati finanziari.
La separazione tra retail e wholesale evita un equivoco frequente. Il portafoglio del cittadino e la liquidazione di un titolo su una rete DLT rispondono a esigenze diverse. La matrice comune è l’ancoraggio alla moneta pubblica così che la digitalizzazione non trasferisca l’intero regolamento delle transazioni a infrastrutture private o extraeuropee.
Per l’Italia la posta riguarda il costo del capitale
Per le imprese italiane un mercato europeo più permeabile amplia la raccolta oltre il credito bancario domestico. Le aziende che investono in tecnologia o reti energetiche potrebbero incontrare fondi e investitori dell’intera Unione con minori frizioni giuridiche. L’effetto dipenderà dalla qualità delle emissioni e dalla capacità delle imprese di presentarsi a un pubblico finanziario più vasto.
Il safe asset avrebbe una ricaduta diversa. Una nuova attività comune offrirebbe un riferimento europeo accanto ai titoli sovrani nazionali. Il suo rendimento influenzerebbe il prezzo delle obbligazioni private e il costo delle garanzie usate dagli intermediari. La configurazione della garanzia deciderà quanto il nuovo titolo si avvicinerà agli standard di sicurezza e alla liquidità richiesti dal mercato.
Per il bilancio italiano i progetti condivisi possono finanziare investimenti che altrimenti graverebbero interamente sul debito nazionale. La contropartita è l’assunzione di obblighi comuni e di regole sulla scelta della spesa. Il beneficio aumenta quando l’opera produce rendimenti oltre il confine. Diminuisce quando la spesa finanziata risponde soprattutto a esigenze locali.
Sul lato dei pagamenti banche e prestatori di servizi dovranno collegare i propri canali alla futura infrastruttura pubblica. La spesa iniziale di adeguamento si accompagna alla possibilità di offrire servizi su una rete valida nell’intera area euro. La concorrenza si giocherà sull’interfaccia con il cliente e sui servizi aggiunti mentre il mezzo di regolamento manterrà natura pubblica.
Il discorso assegna un compito ai governi
Panetta non presenta un programma legislativo chiuso. Il testo collega la spesa transnazionale a una fonte comune di finanziamento e assegna ai pagamenti digitali un presidio pubblico europeo. La quota irrisolta riguarda la ripartizione di poteri e obblighi tra gli Stati.
I governi devono decidere quali progetti meritano risorse comuni e quale garanzia sostiene le emissioni. I co-legislatori devono eliminare le barriere che segmentano i mercati e fissare la disciplina dell’euro digitale. L’Eurosistema può preparare le infrastrutture e adottare la decisione monetaria entro i poteri ricevuti.
L’ultima richiesta del governatore riguarda il tempo politico. Le crisi hanno spesso accelerato l’integrazione dopo che il costo della frammentazione era già apparso. Il discorso chiede di anticipare quella reazione e di costruire capacità comuni prima che un nuovo shock costringa l’Unione a intervenire in condizioni peggiori.
La tenuta dell’euro dipende anche dalla capacità fiscale e finanziaria comune. Le decisioni della banca centrale coprono soltanto una parte dell’assetto. La scelta che rimane ai Paesi riguarda la scala alla quale intendono finanziare la crescita e proteggere la propria moneta.
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Junior Cristarella
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