“Se nel nostro paese più del 50% non va a votare è perché non si sente rappresentato e questo elemento è legato al crescere sulle diseguaglianze che è sotto gli occhi di tutti. E la prima diseguaglianza è quella di reddito e della qualità del lavoro. Affrontare in modo serio e netto una riforma fiscale che tenga conto della progressività, che è un principio riconosciuto dalla Costituzione. Chi più ha più deve contribuire, e la progressività devi riguardare non solo gli stipendi e le pensioni ma tutte le forme di reddito, dalle rendite immobiliare a quelle finanziarie.” lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, nel corso di un seminario organizzato dalla confederazione in merito alla direttiva europea contro anti corruzione.
E alla domanda se, in questo modo, i ricchi potrebbero lascare il nostro paese il numero uno della Cgil ha risposto “possono andare dove vogliono. Se ne vanno se pagano un contributo di solidarietà dell’1,2%? Vadano un po’ dove vogliono, ma siamo noi a garantire loro su sanità pubblica e scuola. Gliele paghiamo noi, perché siamo noi a pagare le tasse. Non pagano un cavolo sulle successioni. Il problema è che non se ne vanno quelli che non se ne possono andare”.
“La proposta che abbiamo fatto di un contributo di solidarietà riguarda 500.000 persone su 60 milioni di italiani – ha proseguito – di questo stiamo parlando. Abbiamo dato anche un’indicazione, poi uno può dire di essere d’accordo o meno oppure che è poco. Con un contributo di solidarietà dell’1,2% si possono recuperare 26 miliardi da poter investire nella scuola, nella sanità e nelle politiche industriali. Davvero siamo di fronte al fatto che se succede una cosa di questo genere questi non sono più ricchi?”.
“Su questo, noi che frequentiamo i luoghi di lavoro, non vediamo particolari obiezioni, perché si sente che la tassazione è aumentata e che le persone non c’è la fanno ad arrivare alla fine del mese, e non semplicemente chi ha un salario basso ma anche chi ha una retribuzione media, che non riescono a soddisfare le esigenze basilari per sé stessi e i proprio figli”. Per il numero uno della Cgil non bisogna “cadere nella semplificazione di patrimoniale si o patrimoniale no. Questo è un modo per no discutere ed è bene non cadere in quella trappola. Non ci dobbiamo fermare alle questioni nominalistiche ma andare alla sostanza ossia il principio di progressività che il cuore della nostra Costituzione lo vogliamo applicare si o no? Chi ha più di reddito, di capacità contributiva più deve dare”.
Sullo scontro che in questi giorni ha visto protagonisti il presidente americano Donald Trump e la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, Landini ha detto che “Trump rappresenta un modello di capitalismo che incompatibile con la democrazia, che sta facendo passare un modello nel quale la risoluzione di ogni diversità debba essere risolta unicamente attraverso la guerra. Tuttavia questo governo non può fare la parte dell’ingenuo, perché le forze politiche che compongono l’esecutivo hanno sempre sostenuto in questi anni che il modello economico e sociale incarnato da Trump dovesse essere esportato ance in Italia e in Europa. E oggi i risultati sono questi. Le parole che Trump ha usato nei confronti della premier sono inaccettabili e non può pensare di giudicare il mondo intero, ma non si può far finta che questo governo è stato, finché le cose non sono cambiate, parte del progetto politico di Trump”.
Landini è poi tornato anche su la trattativa in corso con le organizzazioni datoriali per riscrivere le regole contrattuali. “Non abbiamo tempo da perdere e credo che il mese che abbiamo di fronte vada utilizzato fino in fondo per verificare le condizioni per arrivare a un accordo. Ho letto le dichiarazioni importanti di esponenti delle organizzazioni datoriali che considerano questo testo una buona base. Già da settembre parte una stagione di rinnovi, ci sono mille problemi da affrontare, una crisi occupazionale che sta venendo avanti. È un po’ che discutiamo, come detto non abbiamo tempo da perdere e per quel che mi riguarda ci sono le condizioni. So che c’è una discussione aperte tra le organizzazioni datoriali e spero che come Cgil, Cisl e Uil siano state capaci di trovare un punto comune altrettanto avvenga dall’altra parte”.
“Come abbiamo sottolineato è importante arrivare a un accordo quadro, che stabilisca regole uguali per tutti, ma non abbiamo problemi ad arrivare a un accordo che riconosca anche le specificità e della storia dei singoli settori. Ma oggi non è il momento delle flessibilità ma di avere regole comuni che non ci sono, la mancanza delle quali ha favorito una quantità di contratti pirata, lavoro nero e sfruttamento che non è più accettabile” ha aggiunto.
“Insieme a Cisl e Uil abbiamo fatto una cosa importante: abbiamo tolto dal tavolo tali o presunte divisioni tra le organizzazioni sindacali, chiarendo che i contratti pirata vanno superati e per farlo bisogna misurare la rappresentanza tanto dei sindacati quanto dei datori di lavoro” ha spiegato il numero uno della confederazione di Corso d’Italia.
“Noi su questo siamo pronti a fare un accordo, che è importante per tutto il paese, perché da legittimità ai corpi intermedi che rappresentano le imprese e vuole anche dire anche estendere la democrazia, visto che per misurare la rappresentanza si contano non solo quanti iscritti hai ma anche quanti voti prendi nelle elezioni delle Rsu, e così i lavoratori dicono da quale sindacato voglio farsi rappresentare”.
“Poi abbiamo posto altri due temi – ha proseguito il leader della Cgil – . Il primo si chiama salario, che vuol dire aumentarlo nel rinnovo del contratto nazionale, del quale abbiamo riaffermato la centralità così come la nostra volontà di estendere la contrattazione di secondo livello. Abbiamo chiesto di introdurre un meccanismo che annualmente verifichi che quello che abbiamo concordato in sede di rinnovo segua il passo dell’inflazione. Se ciò non dovesse essere di recuperare quanto perso”.
“Il secondo di riconoscere il diritto a 40 ore di formazione all’anno per tutti i lavoratori, perché oggi il diritto alla formazione permanente è un punto fondamentale visti i cambiamenti in atto per difendere la condizione di chi lavora. Nella piattaforma – ha precisato Landini – c’è anche la richiesta di estendere i rappresentanti per la sicurezza, affinché possano essere eletti in ogni luogo di lavoro, e davanti alla robotica, all’innovazione e all’intelligenza artificiale bisogna non solo estendere la contrattazione ma far partecipare i lavoratori prima che vengano prese delle decisioni”.
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