Farmaci equivalenti, ma non convincenti: la fiducia non decolla, soprattutto tra i giovani


I farmaci equivalenti non conquistano la fiducia degli italiani, che preferiscono pagare di più per acquistare il farmaco di marca: in un anno, hanno versato un differenziale di prezzo pari a oltre un miliardo di euro.

È quanto emerge dallo Report annuale del Centro studi Egualia sull’andamento del mercato italiano degli equivalenti, realizzato da Swg per Cittadinanzattiva tra aprile e maggio, su un campione di 2500 cittadini maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana. 

Gli esiti sono stati presentati oggi presso il ministero della Salute, nell’ambito dell’evento “Si chiama equivalente, tu chiamalo una scelta”, appuntamento promosso da Cittadinanzattiva in chiusura della VI Edizione della campagna IoEquivalgo, realizzata con il contributo non condizionato di Egualia, e in collaborazione con Federfarma e Fofi. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute.

La campagna, ormai alla sesta edizione, nasce con l’obiettivo di promuovere la consapevolezza e l’accesso ai farmaci equivalenti in Italia, e di colmare un divario culturale ed economico che penalizza soprattutto le fasce di popolazione a basso reddito, per le quali la spesa per la compartecipazione al costo dei farmaci risulta più elevata.

Lazio e Molise spendono di più, Lombardia meno

In particolare a spendere di più sono i residenti nel Lazio e nel Molise, di meno quelli della Lombardia

Dal punto di vista dei consumi territoriali, il ricorso agli equivalenti continua ad essere privilegiato al Nord (41,4% a unità e 34,6% a valori), rispetto al Centro (30,1% a unità e 27% a valori) e al Sud (24,8% a unità e 22,5% a valori), a fronte di una media nazionale del 33,3% a confezioni e del 29,1% a valori. 

L’incidenza maggiore degli equivalenti si registra nella provincia autonoma di Trento (45,9%), in Lombardia (43,5%), in Piemonte (42,1%). In coda per consumi degli equivalenti Basilicata (23,9%), Calabria (22,5%), Campania (21,7%).

“Nel corso degli anni – spiega Valeria Fava, responsabile politiche della salute di Cittadinanzattiva –  abbiamo raggiunto tutte le regioni d’Italia attraverso l’allestimento di villaggi itineranti in piazze e atenei in 22 città. In questa attività di informazione di prossimità sono stati coinvolti cittadini e studenti grazie alla sottoscrizione di protocolli d’intesa con diverse Regioni, tra cui Campania, Sicilia, Marche e Sardegna», spiega Fava.

«Per i cittadini sono disponibili anche strumenti pratici come il portale www.ioequivalgo.it e una app con informazioni chiare, certificate e aggiornate. In questa edizione abbiamo inoltre lavorato con Federfarma e FOFI per realizzare un percorso di formazione a distanza sulla comunicazione efficace – al quale hanno partecipato più di 2.700 farmacisti –  con la finalità di fornire ulteriori strumenti per ridurre i bias e accrescere la fiducia dei cittadini nei confronti degli equivalenti. Un percorso che è stato accolto molto positivamente dai professionisti che, nel 96%, ritiene molto importante una formazione in tal senso», conclude Fava. 

Inoltre, nelle circa 19mila farmacie aderenti alla rete di Federfarma sono presenti video e locandine provviste di QR code per consultare online, scaricare gli opuscoli informativi e approfondire la conoscenza riguardo l’utilizzo dei farmaci equivalenti.

I dati dell’indagine SWG

Lo studio, presentato da Riccardo Grassi (Head of Research SWG), analizza  gli atteggiamenti generali verso la salute, il livello di informazione, la fiducia nei players, il rapporto con i farmaci, la conoscenza del farmaco generico/equivalente e i criteri d’acquisto, registrando gli scostamenti più significativi rispetto ai dati rilevati nel 2024.

Per il 56% degli italiani i piccoli malesseri continuativi sono la routine (dolori osteoarticolari +20 punti in 8 anni, stanchezza, +15, insonnia, +14) e l’indice medio di salute percepita diminuisce ancora (-3 punti sul 2024).

È su questo scenario che irrompe prepotentemente l’IA, consultata dall’8% degli intervistati (il 15% della Gen Z), che ricorrono anche a Internet (10%, +4 sul 2024) e al farmacista (13%, +3). Stabile il ricorso al medico di famiglia (32%, +1) anche se l’urgenza di risolvere rapidamente i piccoli fastidi sembra essersi tradotta  in un notevole ricorso a farmaci da banco (+8%). 

Il fenomeno è ancora più evidente quando si analizza il tema dell’informazione su salute e benessere: l’ 81% degli italiani si dichiara ben informato, i professionisti ricoprono un ruolo di peso (77%) con una presenza crescente del farmacista (+8% sul 2024), ma nel 56% dei casi la fonte d’informazione prioritaria è Internet e il 12%  degli italiani (17% Gen Z) consulta chatbot IA.

Ambivalente il rapporto con i medicinali: un po’ in calo la convinzione che i medicinali vadano usati con cautela e attenzione (45%); uno su 4 li considera semplicemente uno strumento per stare meglio; il 38% tende a fare scorta dei farmaci più utilizzati, soprattutto Gen Z  e Millennials. 

Questi ultimi ammettono di assumere tranquillamente farmaci scaduti (41%), mentre il 29% degli intervistati smaltisce i farmaci nell’indifferenziata. Arretra invece la conoscenza dei farmaci equivalenti (-5% in 5 anni). A conoscerli meno sono soprattutto i giovani della Gen Z: solo il 50% dice di conoscerli bene, contro una media generale del 70% e un 79% tra i boomers. 

Cala anche la consapevolezza sulle caratteristiche degli equivalenti ed emerge un leggero aumento di preferenza (+3%) per i brand per questione di abitudine ma anche per una crescita di sfiducia negli equivalenti, che emerge in tutte le categorie di prodotto (antidolorifici -3%; gastrointestinali -3%; antibiotici -3%).

Sostanzialmente inalterate, infine, le inclinazioni prescrittive dei medici: nel 30% dei casi indicano solo il principio attivo lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand (-1% rispetto al 2024), il 22% (20% nel 2024) indica solo il farmaco di marca, il 36% (=nel 2024) indica principio attivo e farmaco di marca.

Le quattro proposte per conoscere e curarsi meglio

Cittadinanzattiva, con la conclusione della campagna, formula e consegna anche quattro proposte, a partire dai dati raccolti.

Primo, comunicazione, informazione e alfabetizzazione sanitaria digitale. La richiesta è di realizzare campagne di informazione istituzionale con un focus specifico sui canali digitali e social per intercettare le fasce di popolazione più giovani. Ma anche di integrare percorsi di educazione sanitaria nelle scuole e nelle università per promuovere l’uso consapevole dei farmaci e correggere abitudini pericolose emerse tra i più giovani, come l’assunzione di medicinali scaduti o l’errato smaltimento nell’indifferenziata.

Secondo, formazione continua e trasversale dei professionisti sanitari. Cittadinanzattiva chiede di integrare piani formativi dedicati al valore clinico ed economico dei farmaci equivalenti all’interno dei corsi di laurea in Farmacia, Medicina e Infermieristica. E di sviluppare le competenze comunicative fornendo ai professionisti sanitari strumenti pratici per migliorare la comunicazione con il paziente, con l’obiettivo di ridurre i bias cognitivi e accrescere la fiducia dei cittadini verso i farmaci equivalenti.

Terzo, gestione della prescrizione e contrasto alle disuguaglianze regionali. La proposta è di rendere sistematico il monitoraggio dell’intero percorso del farmaco, dalla prescrizione alla dispensazione. Si chiede anche di valutare l’impiego della “non sostituibilità”, promuovendo una responsabilità condivisa tra l’indicazione terapeutica del medico e la proposta attiva dell’equivalente da parte del farmacista. E di istituire tavoli di confronto prioritari nelle Regioni del Centro-Sud, dove i consumi faticano a decollare e nelle aree in cui i cittadini pagano il differenziale di prezzo più elevato per ritirare il brand costoso.

Sostenibilità del SSN e tutela delle famiglie. La richiesta è che siano adottate politiche sanitarie capaci di garantire la continua disponibilità dei farmaci equivalenti sul mercato, tutelando gli approvvigionamenti in un contesto globale segnato da rincari energetici e delle materie prime. E che si promuova il settore degli equivalenti come strategia imprescindibile per salvaguardare la sostenibilità economico-finanziaria del Servizio Sanitario Nazionale e proteggere le fasce di popolazione a basso reddito dall’aumento della spesa farmaceutica privata.

Foto Unsplash

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 Chiara Ludovisi

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