La missione più difficile dell’highlander Malagò: rilanciare il calcio italiano

Il colpo di scena non c’è stato. D’altronde dopo aver superato le resistenze della politica (in primis il Ministro dello Sport Andrea Abodi) ed ottenuto il via libera dall’Anac sull’eleggibilità, la strada era stata spianata dall’appoggio di Serie A, B, allenatori e giocatori. E così Giovanni Malagò, già numero uno del Coni per 12 anni, è stato eletto nuovo presidente della Federcalcio dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, conseguenza della terza eliminazione di fila dalla fase finale dei Mondiali.

Toccherà all’immarcescibile dirigente romano, 67 anni, restituire competitività a tutti i livelli al calcio italiano. Sia in campo che fuori. “È veramente molto profondo ed emozionante quel senso di responsabilità che sento. Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto. Le mie tre stelle polari? Per prima cosa si deve compattare la squadra che, si è visto, ha delle `discrete´ personalità. Poi c’è il progetto tecnico. E infine dobbiamo riallacciare un rapporto con la politica, o meglio con una parte della politica. Quanto al ct non ho parlato con nessuno. Dobbiamo fare un po’ di ragionamenti. Bisognerà parlarne, vedere i bilanci”, sono state le prime parole di Malagò, visibilmente commosso, dopo la nomina a presidente della Figc.

Elezione senza storia

Giancarlo Abete (Foto Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Malagò ha vinto secondo pronostico al primo scrutinio, conquistando 343,084 preferenze, pari al 68,58 per cento dei voti dall’assemblea, contro i 145,036 (29.17 %) dell’altro candidato alla presidenza, Giancarlo Abete, presidente della Lega Dilettanti. Le schede bianche sono state 11,72, pari al 2.25 %. Rispetto al 2022 quando Gravina fu rieletto con il 98 %, Malagò ha ricevuto il 30 % in meno dei voti. Tuttavia ha visto aumentare i suoi consensi visto che partiva da una base del 54 % (Serie A 18 %, B 6 %, Calciatori 20 % e Allenatori 10 %). Un + 14 %, non poco.

Giancarlo Abete, pur mantenendo un certo fair-play istituzionale, è stato molto critico sul percorso che ha portato a queste elezioni. Si è pensato di più ai nomi che a trovare una condivisione sui programmi – ha sottolineato Abete Avremmo dato un appoggio alla candidatura di Matteo Marani. Se avesse deciso di candidarsi, perché oggi ha fatto un discorso da grande dirigente che parla con il cuore, con la conoscenza e con il rispetto e in qualche modo individua una strada. Ha fatto male a rinunciare e sarebbe stato un bellissimo confronto con Malagò”.

“Sarebbe stato serio da parte di tutte le componenti sedersi intorno a un tavolo e capire perché con il 98% delle preferenze non siamo riusciti mettere a terra un progetto – ha aggiunto – E’ stato sbagliato il metodo e per questo ho dato mia disponibilità alla candidatura fatta con grande sacrificio personale. Sono nel mondo in cui mi riconosco della Lega Dilettanti, come il mio mondo è la Serie C. Il confronto è stato utile. Mi è stato chiesto perché non ti ritiri? Ma ho detto che prima bisogna essere coerenti con se stessi. Quando si è sereni con la propria coscienza si è già vinto”.

Paolo Bedin, presidente della Lega Serie B

Confermato il Consiglio federale. Ecco gli eletti: Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta per la Serie A; Antonio Gozzi per la Lega B; Giulio Gallazzi per la Lega Pro; Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giuliana Tambaro per la Lega Nazionale Dilettanti. In rappresentanza degli atleti Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama, mentre per i tecnici Giancarlo Camolese e Silvia Citta. I presidenti delle Leghe (Ezio Simonelli della Serie A, Paolo Bedin della B e Matteo Marani della Lega Pro) sono ammessi di diritto in Consiglio.

Il manifesto di Malagò

Giovanni Malagò, neo presidente della Figc

L’ascesa alla guida della Federcalcio arriva pochi mesi dopo la fine dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, che ha visto Malagò ricoprire la massima carica del comitato organizzatore. Oggi al dirigente romano è affidato il compito di ricostruire una Federazione alle prese con la terza esclusione consecutiva dai Mondiali.

“Il professionismo deve riconoscere il valore della base, il dilettantismo deve essere liberato da pesi amministrativi sproporzionati, le Leghe devono trovare nella Figc un interlocutore forte ma non invasivo, e le componenti tecniche devono essere coinvolte nelle scelte che determinano il futuro sportivo del Paese”. Per Malagò la Figc non deve essere “soltanto un’autorità regolatoria ma anche un arbitro istituzionale, motore strategico e piattaforma di servizio”.

Grande spazio nel programma è dedicato alla Nazionale. “Il primo obiettivo è ricostruire continuità tecnica tra attività giovanile, club e nazionali – ha sottolineato il neo presidente – Coverciano deve diventare ancora di più il centro di elaborazione metodologica del calcio italiano. Non si tratta di imporre un modulo o una scuola unica, ma di creare un linguaggio comune e una capacità di confronto costante tra Federazione e club”. L’ex presidente del Coni dovrà nominare il nuovo ct (in pole Roberto Mancini) e potrebbe essere introdotta la figura del direttore tecnico (piace Paolo Maldini, in lizza pure Frederic Massara).

Tra gli obiettivi c’è quello di evitare la dispersione del talento e grande spazio nel programma è dedicato anche al ruolo della Lega Serie A. Riepilogando Malagò punterà su sostenibilità, competitività delle Nazionali, giovani e formazione, infrastrutture e unità.

Roberto Mancini (Foto © Mario Salati)

Già in passato Malagò da presidente del Coni, ha vissuto da vicino le vicende federali del calcio italiano. Nel 2018 venne chiamato a risolvere la crisi legata alla mancata elezione della nuova governance. Il 1 febbraio di quell’anno la Giunta Coni, da lui presieduta, nominò il segretario generale Roberto Fabbricini nuovo commissario straordinario della Figc e il giorno successivo Fabbricini nominò lo stesso Malagò commissario della Lega Serie A, carica lasciata poi nel maggio dello stesso anno. I problemi sono gli stessi di allora. A Malagò il compito di iniziare a risolverli, con un orizzonte ben preciso: i Mondiali del 2030.

Le reazioni

Il Ministro dello Sport Andrea Abodi

Sport, politica e non solo: tante le reazioni all’elezione di Giovanni Malagò. Commenti positivi nei confronti di un dirigente di provata esperienza.
Il Ministro dello Sport Abodi, che si è definito diversamente amico di Malagò, ha annunciato un incontro con il neo presidente. “Congratulazioni e buon lavoro a Giovanni Malagò, da oggi presidente della Figc, che ho sentito e con il quale mi incontrerò nei prossimi giorni. Auguro buon lavoro anche al Consiglio federale e a tutto il sistema, con l’obiettivo di rilanciare il calcio italiano”.

“Rivolgo a Giovanni Malagò le mie più sincere congratulazioni per l’elezione alla guida della Figc. Sono certo che, grazie alla sua esperienza e alla profonda conoscenza del mondo dello sport, saprà offrire una stagione straordinaria al calcio italiano, accompagnandolo verso nuovi successi. A lui auguro buon lavoro per questa importante sfida”, ha dettato alle agenzie il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.

Gli fa eco Alessandro Onorato, assessore ai grandi eventi, sport, turismo e moda di Roma Capitale, “Complimenti a Giovanni Malagò per la sua elezione a presidente della Figc. La missione di risollevare il calcio italiano non è semplice ma sono sicuro che, grazie alle sue competenze, capacità ed esperienza, ci riuscirà. Del resto, i risultati sportivi raggiunti dal Coni sotto la gestione di Malagò rappresentano la garanzia più grande e valgono più di ogni parola. Buon lavoro e in bocca al lupo”.

Il Governatore della Regione Lazio Francesco Rocca

Tra gli altri ha parlato Gabriele Gravina. “Siamo a conoscenza dei problemi e adesso bisogna attuare quello che si è detto. In cosa Malagò potrebbe riuscire laddove la precedente governance non è riuscita? Chiedetelo a lui, io traccio progetti, visioni ed è tutto a disposizione”, ha chiosato l’ex presidente.

Malagò e la Ciociaria

Il 28 settembre del 2017 Giovanni Malagò ha inaugurato lo stadio “Stirpe” di Frosinone. “E’ un gioiello – disse – Credo che dovrebbe essere preso da esempio in tutta Italia. In Spagna, Portogallo, Francia, Germania e Inghilterra è questo il modello di riferimento. Se molti presidenti non hanno agito come Stirpe è perché hanno preferito investire, quando c’erano più soldi e avevano il vento in poppa, in questo o quel calciatore senza pensare ad una casa nuova. In altri casi, si pensa di fare gli stadi dove esistono dei vincoli, oppure cambiano le amministrazioni o le proprietà dei club”.

Malagò, il giorno dell’inaugurazione dello “Stirpe”, saluta Monsignor Ambrogio Spreafico, ex Vescovo di Frosinone

Il suo legame con la Ciociaria si è estrinsecato anche al prestigioso “Festival dello Sport” di Veroli, una rassegna diventata in pochissimo tempo di grandissimo respiro nazionale e internazionale. Malagò è stato ospite due volte. Il suo esordio lo fece nel 2023 in qualità di presidente del Coni: venne intervistato dal professor Paolo Sellari su vari temi riguardanti lo sport italiano. L’anno scorso il bis ma da numero uno del Comitato Organizzatore di Milano – Cortina 2026. In questo caso è intervenuto su tema “Italiani popolo di santi, poeti, navigatori e… sportivi” insieme al professor Nicola Sbetti, a Marco Bellinazzo del Sole 24 Ore e Sergio Mignardi, presidente della Federhockey.


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