Un’icona del commercio formiano, l’ultimo sindaco della Prima Repubblica, il presidente che riportò il Formia Calcio tra i professionisti dopo undici anni di attesa: la città di Formia piange Vittorio Marciano, scomparso domenica mattina alle 8 all’età di 73 anni. Era ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, dove dal 24 aprile scorso aveva iniziato una dolorosa via Crucis. Oggi un’ulteriore crisi respiratoria gli è risultata fatale.
Al suo capezzale c’erano la moglie Carla, i figli Erasmo, Roberta e Federica. E metaforicamente, un’intera città che – al di là delle facili apparenze – piange un uomo buono, generoso e altruista.
Le tre vite pubbliche: Ascom, calcio e Comune
Sono qualità che Marciano ha saputo mettere in campo nei tre segmenti della sua vita pubblica: presidente dell’Ascom, della locale società di calcio e del Comune di Formia, di cui è stato l’ultimo sindaco eletto con la legge che attribuiva al Consiglio – e non ai cittadini – il potere di scegliere il sindaco.
La prima vita fu il commercio. Apparteneva a una famiglia, i Marciano, che insieme a quelle degli Zangrillo e degli Orlandi ha incarnato l’immagine più bella e nobile di Formia. Una città che, contrariamente a quanto avviene ora, esercitava una forza centripeta in tre province (Latina, Frosinone e Caserta) e in due regioni (Lazio e Campania).
A rendergli onore, appena diffusa la notizia, è stato quello che può essere definito il suo miglior allievo: l’attuale presidente della Camera di Commercio Latina-Frosinone e della Confcommercio provinciale di Latina Giovanni Acampora. «Vittorio è stato presidente dell’Ascom quando l’Associazione commercianti interloquivacon le istituzioni pubbliche nell’interesse della città e dei suoi operatori. Non ha mai coltivato interessi particolari o quelli delle attività di famiglia. Per lui la priorità assoluta era il bene del comparto, perché gli interessi collettivi ben presto avrebbero avvantaggiato quelli dei singoli imprenditori”.
Acampora aggiunge: “Vittorio aveva già capito negli anni Ottanta che il mondo stava cambiando e le realtà del settore avrebbero dovuto adeguarsi per viaggiare più veloci ed essere più unite. Ho parlato qualche giorno fa con il figlio Erasmo, che mi aveva espresso un desiderio: “Gianni, dobbiamo portare papà fuori dall’ospedale”. Un desiderio rimasto tale. Le riflessioni scambiate con Vittorio, sin quando è stato possibile, sono diventate molto più di un insegnamento per i diversi e importanti ruoli che ora ricopro».
Lo spareggio al Matusa, il gol di Sarnelli
La seconda vita fu lo sport. Con Marciano presidente, il Formia tornò nel maggio 1990 – dopo undici anni – all’allora serie C2. Quel campionato di Interregionale la pattuglia biancoazzurra, agli ordini di Giancarlo Sibilia, lo vinse due volte. Al termine della stagione regolare conclusasi a Sora, il Formia si classificò primo, ma per una presunta, misteriosa e mai accertata combine con i campani dell’Afragolese fu penalizzato e raggiunto al fotofinish dal Cynthia di Genzano.
Fu necessario uno spareggio che la Lega Nazionale Dilettanti decise di far disputare a metà strada, in quello che allora era lo stadio Matusa di Frosinone. Per tre quarti del catino i colori dominanti erano il bianco e l’azzurro, ma i tifosi al seguito – mentre quelli a casa soffrivano davanti a una radiolina, senza internet né social – dovettero attendere i minuti di recupero per brindare al ritorno tra i professionisti. Ci pensò il fantasista napoletano Gennaro Sarnelli. Il suo calcio di punizione, quando erano già imminenti i supplementari e forse i rigori, mandò in visibilio un’intera città.
La capacità di stare nel ruolo
La grandezza del presidente Marciano fu quella di stare al proprio posto. Il patron biancoazzurro scelse un manipolo di dirigenti che conoscevano le regole del calcio a memoria: in primis il direttore sportivo Tonino Stefanelli (il papà dell’attuale sindaco di Minturno Gerardo), poi Antonio Miele (oggi consigliere comunale di maggioranza a Formia), Francesco Cenatiempo e Paolo Zangrillo. Una società irripetibile. I suoi tesserati, quando avevano bisogno, attendevano il presidente Marciano nella sede sottostante la tribuna coperta dello stadio di calcio Nicola Perrone oppure lo cercavano dove sapevano di trovarlo: “I grandi magazzini Marciano” nel cuore del salotto buono di Formia, via Vitruvio.
Mai una lagnanza, mai un’intervista a perorare il pagamento di qualche rimborso spese con un paio di giorni di ritardo o un calcio mercato così così. Negli spogliatoi Marciano aveva un suo delegato capace di vincere in campo o nel fumo di una doccia calda: Giancarlo Sibilia, un tecnico che le sue soddisfazioni le aveva raccolte a Latina e, appunto, a Formia. «Marciano è stato uno dei presidenti che mi è stato più vicino, insieme all’allora sindaco Michele Forte, durante la mia permanenza sulla panchina del Formia Per me è stato un fratello, non un dirigente da cui prendere ordini. Non c’era giorno che non passassi da lui in via Vitruvio. E quando capitava veniva lui allo stadio San Pietro”, ha sottolineato Sibilia.
“Sembrava una persona riservata, introversa. Invece sprizzava simpatia da tutti i pori. Non potrò mai dimenticare le sue battute in dialetto formiano: erano bellissime. Il presidente Marciano ha trovato un posto nel mio cuore e quegli anni fantastici e irripetibili hanno contribuito a cementare una comunità. Sono contento che, a distanza di oltre trent’anni, siano stati lo sport e una squadra di calcio a far vincere Formia“, ha chiosato il tecnico pontino.
La scommessa sui giovani
Marciano credeva nei giovani, soprattutto in quelli cresciuti nella nidiata di Franco Guadagni che sfiorò il titolo nazionale Under 18. Davide Palladino fu l’unico calciatore formiano a trovare posto nella rosa che disputò un campionato e mezzo di C2.
Un infortunio nella gara contro il Matera, sotto la curva Coni, gli fu fatale per una carriera che si preannunciava ricca di soddisfazioni: “Se n’è andato un presidente buono. Essere un calciatore di Formia mi ha attirato anche qualche legittimo sentimento di invidia e gelosia. Ma tutto stava nella logica delle cose“.
La terza vita: la politica
La terza vita fu la politica. Marciano venne eletto consigliere comunale per l’allora DC alle amministrative del 6 e 7 maggio 1990. La sua elezione fu una genialità dell’allora sindaco Michele Forte, che aveva capito che la stagione della Prima Repubblica era ai titoli di coda nonostante la Democrazia Cristiana avesse portato in Consiglio 28 consiglieri su 40. Nemmeno nel Partito Comunista dell’Unione Sovietica.
Soffiavano sulla città i venti di Tangentopoli e Marciano accettò di restare in panchina fino al 27 luglio 1992, quando il sindaco Forte venne sospeso su ordine della Prefettura con un blitz della Guardia di Finanza. La barca – e un’intera era politica – stava finendo sugli scogli. Il 14 settembre 1992 Marciano accettò di sposare il doroteo «senso di responsabilità» – lui che era andreottiano della sponda sbardelliana – e con 25 voti favorevoli divenne il nuovo sindaco. Ottenne il sostegno del capogruppo DC Vittorio Nocella, ma finì presto nel fuoco incrociato delle agguerrite minoranze di centrosinistra, che lo consideravano un’emanazione del sindaco sospeso Forte.
Diffidenza, sfiducia, malcontento. Il 6 febbraio 1993 l’assessore DC all’urbanistica Pasquale Masiello presentò una mozione di sfiducia, che venne approvata favorevolmente. Seguì una sequela di dimissioni e a nulla valse l’elezione a sindaco, il 22 febbraio 1993, di Maurizio Costa: la delibera fu annullata dal Comitato Regionale di Controllo. Il 6 marzo furono raggiunti da misure cautelari emesse dalla Procura di Latina l’ex assessore all’urbanistica Giuseppe Di Nitto e gli ex sindaci Michele Forte e Vittorio Marciano.
La verità delle sentenze
«Non avrebbero dovuto essere colpiti da alcuna misura restrittiva» ha commentato il loro legale, l’avvocato Renato Archidiacono. «L’hanno certificato le sentenze di numerosi processi. Ma a distanza di anni, nulla avrebbe potuto bloccare quel vento giustizialista. Un vento che ha decapitato amministrazioni democraticamente elette e condizionato l’esistenza futura delle persone per bene».
I funerali dell’ex sindaco e presidente Vittorio Marciano si svolgeranno lunedì 22 giugno alle ore 16 presso la chiesa di Santa Teresa di Formia.
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