A Trapani si è arrivati al punto di non sapere più cosa sia stato peggio: la mancanza d’acqua o la mancanza di risposte.
Per mesi migliaia di famiglie hanno vissuto seguendo i turni di erogazione, controllando i livelli delle cisterne e aspettando che dai rubinetti tornasse a scorrere acqua. In alcune zone della città, quando è tornata, aveva una forte contaminazione batterica.
Nel frattempo si sono susseguiti guasti, polemiche, denunce, sabotaggi agli impianti, autobotti incendiate e un’inchiesta consiliare nata per fare chiarezza su quanto accaduto.
Oggi, mentre l’amministrazione guarda all’estate con nuovi apporti idrici provenienti da Monte Inici e con il dissalatore al centro del dibattito, resta una domanda che continua ad attraversare la città: come si è arrivati a tutto questo?
Una crisi che viene da lontano
La siccità è stata soltanto l’elemento più visibile di una fragilità che Trapani si porta dietro da anni, forse da sempre.
L’approvvigionamento idrico della città si regge principalmente sui pozzi di Bresciana, sulle forniture di Siciliacque e sui serbatoi che alimentano la rete urbana.
Un sistema che, negli anni, ha dovuto fare i conti con reti datate, dispersioni e una crescente difficoltà nel garantire continuità nell’erogazione.
Quando tra il 2024 e il 2025 la Sicilia occidentale entra in una delle più gravi emergenze idriche degli ultimi decenni, il sistema idrico trapanese ha mostrato tutte le sue fragilità.
Le turnazioni si fanno sempre più frequenti, i quartieri ricevono acqua a intervalli irregolari e le autobotti tornano a essere una presenza abituale nelle strade della città.
Nell’estate del 2024 i trapanesi facevano la fila per le autobotti. Nell’inverno successivo controllavano gli orari delle turnazioni. A inizio 2026, la fotografia non è poi così diversa, soprattutto nelle zone del centro storico.
In mezzo ci sono stati pozzi sabotati, cavi di rame rubati, pompe fermate, serbatoi in sofferenza, quattro autobotti incendiate, esposti alla Procura e una Commissione d’inchiesta istituita dal Consiglio comunale, per capire come Trapani fosse arrivata a vivere la più grave emergenza idrica degli ultimi decenni.
Oggi, mentre il Comune annuncia nuovi apporti da Monte Inici e guarda al dissalatore come risorsa per il futuro, quella Commissione non ha ancora presentato una relazione conclusiva ed a chiederne conto è il comitato cittadino “l’acqua è un diritto di tutti”.
Da Bresciana ai quartieri senz’acqua
La crisi ha avuto molti volti, ma uno dei luoghi simbolo è stato il campo pozzi di Bresciana.
Da qui passa una quota fondamentale dell’acqua destinata a Trapani attraverso una condotta di circa 65 chilometri.
Nel corso del 2025 il Comune denuncia più volte furti di rame, manomissioni e sabotaggi agli impianti.
Vengono segnalati spegnimenti delle pompe di rilancio e danneggiamenti che compromettono il regolare afflusso dell’acqua verso i serbatoi cittadini.
L’amministrazione parla apertamente di un disegno criminale ai danni della città.
Vengono presentate denunce e viene rafforzata la vigilanza sugli impianti.
L’acqua emunta dai pozzi di Bresciana viene convogliata attraverso una lunga rete di adduzione fino ai principali serbatoi cittadini, tra cui quello di San Giovannello. Da qui viene distribuita ai diversi quartieri della città.
Quando una pompa si ferma, quando un pozzo va fuori servizio o quando si verifica una manomissione agli impianti, l’effetto si propaga lungo tutta la catena di distribuzione. È uno dei motivi per cui i sabotaggi denunciati dal Comune hanno avuto un impatto così rilevante durante l’emergenza.
In un sistema già sottoposto a stress dalla siccità, la perdita anche temporanea di una parte della produzione può compromettere l’equilibrio dell’intera rete e le conseguenze arrivano rapidamente nelle case.
Nello stesso periodo si registrano segnalazioni sempre più frequenti da parte dei residenti: acqua che arriva per pochi minuti, turni modificati all’ultimo momento, quartieri costretti a riorganizzarsi continuamente.
L’emergenza degli ultimi due anni ha riportato al centro dell’attenzione un problema che accomuna gran parte della Sicilia: lo stato delle reti idriche.
Secondo i dati nazionali, in molte aree del Mezzogiorno una quota significativa dell’acqua immessa nelle condotte viene dispersa prima di arrivare alle utenze.
Si tratta di una criticità che deriva da infrastrutture realizzate decenni fa e da una manutenzione spesso insufficiente.
Il caso Garcia
Mentre la crisi continua a pesare sulla vita quotidiana dei cittadini, nel novembre 2025 esplode un’altra polemica.
La diga Garcia, tra le più importanti della Sicilia occidentale, è diventata uno dei simboli politici dell’emergenza idrica trapanese.
Nel novembre del 2025 il dibattito si concentra su circa 4,5 milioni di metri cubi d’acqua che, secondo le ricostruzioni emerse in quei mesi, sarebbero stati destinati all’uso agricolo anziché essere conservati come riserva potabile.
La polemica esplode mentre molti comuni della provincia vivono già una situazione di forte sofferenza.
Per Trapani la questione assume un significato particolare. Mentre i cittadini fanno i conti con turnazioni sempre più rigide e approvvigionamenti irregolari, emerge il tema della gestione complessiva delle risorse idriche regionali e delle scelte compiute negli anni sulla manutenzione degli invasi.
È in questo contesto che il sindaco Tranchida parla di “orrore gestionale”, espressione destinata a segnare una delle fasi più tese dello scontro istituzionale tra amministrazioni locali e Regione.
Acqua poca e contaminata
Tra gennaio e marzo 2026 l’emergenza assume un volto diverso.
In diverse aree della città vengono rilevate contaminazioni microbiologiche e presenza di batteri fecali nella rete idrica.
Le ordinanze di non potabilità interessano via Nino Fabrizi, via Luigi Bassi, via Dei Mille, via Nausicaa, via Dalmazia, via Beltrami, via San Calvino, parte di via Archi e la zona di via Capua.
Per settimane centinaia di famiglie non possono utilizzare l’acqua per scopi alimentari e diversi cittadini denunciano intossicazioni e malesseri dovuti all’uso dell’acqua prima che i contatori venissero chiusi, in sicurezza, dallo stesso Comune.
All’origine del problema ci sarebbero danni alle condotte causati dai lavori per la posa della fibra ottica e delle infrastrutture Enel, che avrebbero interessato contemporaneamente reti idriche e fognarie.
Mentre tecnici e operai lavorano per individuare le criticità, il tema dell’acqua smette di essere soltanto una questione di quantità e diventa anche una questione di sicurezza.
La Commissione che doveva fare luce
Quando il Consiglio comunale istituì la Commissione d’inchiesta, nell’agosto del 2025, la città era nel pieno dell’emergenza.
Nel frattempo i cittadini facevano i conti con turnazioni sempre più rigide, ed il comitato cittadino pubblica ogni giorno veri e propri bollettini di guerra, con idicazioni puntuali sulle carenze idriche e sulle fragilità che si vanno sempre più accentuando in città, specialmente nel centro storico, quello che, durante la stagione estiva è maggiormente interessato dal flusso turistico. Che inevitabilmente aumenta i consumi.
La Commissione ha una caratteristica: i componenti non percepiranno né gettoni né rimborsi e le sedute si devono tenere in orari tali da non generare indennità sostitutive. Sul tavolo finiranno i pozzi di Bresciana, la pompa di rilancio Marracco, al centro della guerra tra Trapani e Misiliscemi, e la gestione delle autobotti.
Approvata dal consiglio comunale il 28 agosto 2025, si insedia il 27 novembre sotto la presidenza del consigliere Maurizio Miceli.
Nei mesi successivi arrivano due proroghe dei lavori, una a febbraio e una a maggio del 2026, indicate all’ordine del giorno delle convocazioni ai componenti.
Il 15 giugno viene effettuato un sopralluogo presso gli impianti di San Giovannello e contrada Martogna. Cinque riunioni in tutto.
Ed è ancora il Comitato spontaneo “L’acqua è un diritto di tutti” a chiedere pubblicamente di conoscere gli esiti dell’attività della Commissione.
La richiesta riporta l’attenzione su un dato: a oggi non risulta ancora presentata una relazione conclusiva pubblica. I verbali delle sedute sono secretati e non è quindi possibile conoscere nel dettaglio il contenuto delle audizioni svolte e delle verifiche effettuate.
A riaccendere il confronto politico sul tema interviene anche il Partito Democratico.
In una nota diffusa nei giorni scorsi, il PD ricorda di avere sostenuto l’istituzione della Commissione e, allo stesso tempo, riconosce che la relazione finale non è stata ancora trasmessa al Consiglio comunale.
Il Comitato dice no al PD
Dopo le richieste avanzate dal Comitato “L’acqua è un diritto di tutti” per conoscere lo stato dei lavori della Commissione, è arrivato un invito del Partito Democratico di Trapani a partecipare a un incontro nella sede del partito, alla presenza del sindaco Giacomo Tranchida e dell’assessore competente.
Un invito che il Comitato ha deciso di respingere pubblicamente perchè la richiesta presentata nelle settimane precedenti non era stata rivolta a un partito politico, ma alla Commissione d’inchiesta istituita dal Consiglio comunale.
Al centro della contestazione c’è anche il luogo scelto per l’incontro.
Secondo il Comitato, una vicenda che riguarda la gestione dell’acqua e il lavoro di un organismo istituzionale dovrebbe essere affrontata nelle sedi istituzionali: Palazzo Cavarretta, il Consiglio comunale e le commissioni consiliari come luoghi naturali del confronto pubblico.
“Forse ingenuamente – scrivono i componenti del Comitato – riteniamo che il sindaco e gli assessori siano rappresentanti dell’intera comunità e che il luogo naturale del confronto debba essere la casa comune dei cittadini”.
Nella decisione pesa anche un’altra vicenda emersa nei mesi scorsi. Il Comitato aveva infatti contestato la presenza dell’ex assessore al servizio idrico Vincenzo Guaiana all’interno della Commissione chiamata a ricostruire anche le scelte compiute durante il periodo della sua gestione.
Per i cittadini, accettare oggi un confronto politico con soggetti che potrebbero essere coinvolti nelle verifiche richieste, significherebbe alimentare quella sovrapposizione tra controllori e controllati che avevano già criticato.
Monte Inici, il nuovo gestore e il dissalatore
Mentre si guarda al passato, l’attenzione si sposta inevitabilmente sul futuro. Ed in particolare sulla stagione estiva.
Dal primo luglio dovrebbero entrare nella rete 40 litri al secondo provenienti da Monte Inici. Venti litri al secondo saranno destinati direttamente a Trapani e venti all’intero distretto.
Un altro tema è quello del dissalatore che, per molti anni è rimasto ai margini del dibattito pubblico.
La crisi idrica degli ultimi due anni lo ha riportato al centro della scena.
La desalinizzazione consente di trasformare l’acqua marina in acqua potabile attraverso processi industriali ad alta intensità energetica.
Si tratta di una tecnologia utilizzata in molte aree del Mediterraneo caratterizzate da scarsità di risorse idriche naturali.
Se da un lato il dissalatore rappresenta una garanzia aggiuntiva in caso di emergenza, dall’altro apre interrogativi sui costi di produzione e sulla sostenibilità economica del sistema. È proprio su questo terreno che si è sviluppato il confronto coi cittadini e quello politico delle ultime settimane.
L’obiettivo è sostenere soprattutto il centro storico e le aree che negli ultimi mesi hanno registrato le maggiori difficoltà di approvvigionamento.
Dietro l’emergenza quotidiana si sta definendo anche il futuro assetto della gestione idrica provinciale.
L’ATI Idrico sta lavorando alla procedura che dovrà portare all’individuazione di un gestore unico del servizio idrico integrato. L’obiettivo è affidare a un unico soggetto la gestione delle reti, della distribuzione, degli investimenti e della manutenzione su scala provinciale.
Si tratta di un passaggio atteso da anni e destinato a incidere profondamente sull’organizzazione del servizio. La gara dovrà confrontarsi con questioni che l’emergenza ha reso evidenti: lo stato delle infrastrutture, le perdite di rete, la necessità di nuove fonti di approvvigionamento e il tema dei costi per utenti e imprese.
Nei giorni scorsi il sindaco Tranchida ha annunciato il via libera alla procedura ambientale necessaria per arrivare all’appalto.
“Il presidente Gruppuso, con questa gestione ormai collegiale da circa due anni a questa parte, ha ottenuto anche l’ok della procedura ambientale.
Dunque siamo lì lì per poter fare l’appalto per il gestore del sistema idrico integrato”, ha dichiarato.
Nello stesso intervento il sindaco ha affrontato il tema del dissalatore, destinato a diventare uno degli argomenti centrali dei prossimi mesi.
“È arrivata una notizia che mi fa stare male: i costi del dissalatore di Trapani dovrebbero finire sull’ATI Idrico della provincia di Trapani. Io non ci sto”.
Secondo Tranchida, l’acqua prodotta dal dissalatore potrebbe arrivare a costare fino a cinque volte quella proveniente dalle fonti tradizionali.
“Dalla Regione non possono dire: ti ho fatto il dissalatore e adesso ti paghi l’acqua che costa cinque volte tanto”.
Un’altra estate
Un anno fa Trapani affrontava l’estate con i serbatoi in sofferenza, le turnazioni e l’incertezza quotidiana sull’arrivo dell’acqua.
Intanto l’estate 2026 è già cominciata e i turisti sono tornati a riempire il centro storico ed a rappresentare, come ogni anno, un banco di prova particolare per il sistema idrico cittadino.
Tra giugno e settembre il centro storico, il litorale e le strutture ricettive registrano un aumento significativo delle presenze.
Hotel, bed and breakfast, case vacanza e attività della ristorazione determinano un incremento dei consumi che si somma alle esigenze della popolazione residente.
È uno degli aspetti che il Comune ha richiamato nel presentare il Piano Inici. Una parte dei nuovi apporti idrici è destinata proprio a sostenere le zone maggiormente interessate dai flussi turistici, nel tentativo di evitare che l’aumento della domanda si traduca in nuove criticità durante la stagione più delicata dell’anno.
Sullo sfondo restano la relazione della Commissione che ancora non c’è, il nuovo gestore che deve essere individuato e il dibattito sul dissalatore.
Le prossime settimane diranno se i nuovi apporti indicati dal piano Inici saranno sufficienti a sostenere una città che, negli ultimi due anni, ha imparato a misurare l’emergenza non dai comunicati ma dall’acqua che arriva nei serbatoi.
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redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)
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