Come recuperare le deduzioni del fondo pensione?


Guida pratica per recuperare i contributi non dedotti nei primi cinque anni di iscrizione al fondo pensione, con regole di calcolo e adempimenti.

In questo articolo analizzeremo il seguente problema: come recuperare le deduzioni del fondo pensione? La previdenza complementare rappresenta uno strumento essenziale per assicurarsi una vecchiaia serena e per colmare il divario con le pensioni pubbliche. Lo Stato incentiva l’adesione a questi fondi attraverso una leva fiscale molto vantaggiosa. La regola permette infatti di sottrarre dal proprio reddito i contributi versati. Tuttavia, non sempre i lavoratori riescono a sfruttare al massimo questo beneficio fin dai primi anni di carriera. Il motivo risiede spesso in stipendi iniziali bassi o in una tardiva iscrizione. Il legislatore ha previsto un meccanismo di recupero apposito per chi ha iniziato a lavorare dopo il 2007. Analizziamo i dettagli per non perdere alcun vantaggio economico.

Cos’è la deducibilità del fondo pensione?

La regola generale fissa un principio molto preciso in materia fiscale. Lo Stato consente di sottrarre dal reddito complessivo i contributi versati a una forma di previdenza complementare. Questa operazione prende il nome di deduzione fiscale. La deduzione abbassa alla base il reddito su cui l’Agenzia delle Entrate calcola le tasse. Di conseguenza, il lavoratore paga una imposta sul reddito delle persone fisiche decisamente inferiore rispetto a quella ordinaria. La normativa stabilisce un tetto massimo annuo per questo beneficio fiscale. Se un lavoratore versa somme entro questa soglia, non paga alcuna tassa su quegli importi. Se versa di più, la parte eccedente non beneficia dello sconto. Nei primi anni di lavoro, le retribuzioni risultano spesso modeste e i giovani non hanno la disponibilità economica per versare importi elevati nel proprio fondo pensione. Questo limite pratico impedisce di sfruttare per intero la soglia massima consentita dalla legge in ogni anno di imposta. Lo Stato ha quindi notato una disparità di trattamento a danno dei più giovani e ha deciso di intervenire con una soluzione su misura.

Come funziona il bonus per i neo assunti?

Per rimediare a questo evidente svantaggio economico iniziale, il Fisco (circ. Agenzia Entrate 70E) ha introdotto un meccanismo di salvaguardia. La regola generale stabilisce che i lavoratori possono recuperare l’importo della deduzione non sfruttata nei primi anni di contribuzione. Chi non ha esaurito l’intero plafond di deducibilità nei primi cinque anni di partecipazione al fondo, acquisisce il diritto di utilizzare l’importo residuo nei venti anni successivi. Questa disciplina di maggior favore si applica solo in presenza di condizioni rigide. Il requisito fondamentale richiede che il contribuente sia un lavoratore di prima occupazione successiva all’anno 2007. Inoltre, il lavoratore deve risultare formalmente iscritto a una forma di previdenza complementare. Il recupero si concretizza in un vero e proprio aumento del limite annuale di deducibilità. Dal sesto anno in poi, la soglia generale si espande. Tuttavia, questo aumento non è illimitato. La legge precisa che l’incremento annuale non può mai superare la metà del limite generale di deducibilità in vigore in quell’anno. Questa norma offre una finestra temporale molto ampia, ben venti anni, per rimettersi in pari e abbattere in modo significativo il proprio carico fiscale.

Da quando si calcola il periodo di cinque anni?

Il problema interpretativo più frequente tra i cittadini riguarda il momento esatto da cui far partire il conteggio dei fatidici primi cinque anni. Molti contribuenti confondono l’inizio della propria carriera lavorativa con la data di adesione alla pensione integrativa. La regola giuridica impone di calcolare gli anni utili a partire dal primo anno di effettiva iscrizione al fondo pensione. Non assume alcuna rilevanza giuridica l’anno in cui il lavoratore ha iniziato a lavorare per la prima volta. Per spiegare la regola in modo pratico usiamo l’esempio concreto del lettore Lorenzo. Egli ha iniziato a percepire le prime Certificazioni Uniche nel 2018 per i redditi prodotti nel 2017. Successivamente ha firmato il suo primo contratto a tempo indeterminato nel 2020 per i redditi del 2019. Negli anni 2017 e 2018 il lavoratore non risultava iscritto ad alcun fondo pensione. Per tale precisa ragione non ha versato alcun contributo integrativo. L’adesione di Lorenzo è avvenuta in ritardo, solo nel 2019. Questo è l’anno del suo primo versamento certificato. Pertanto, il calcolo del differenziale non parte dalla data di prima assunzione. Il periodo di cinque anni inizia a decorrere in modo inequivocabile dal 2019 e si conclude nel 2023.

Quale limite annuo bisogna prendere in esame?

Un ulteriore aspetto tecnico di fondamentale importanza riguarda il limite numerico da inserire nei calcoli. Le soglie fiscali possono mutare nel tempo a causa di riforme, inflazione o adeguamenti normativi. Il lettore si domanda se deve utilizzare per i suoi conteggi il limite storico di 5.164,57 euro oppure quello aggiornato di 5.300 euro. La legge richiede di fare riferimento esclusivo alla soglia in vigore nel momento in cui è maturato il diritto. I primi cinque anni di iscrizione di Lorenzo vanno dal 2019 al 2023. In questo preciso arco temporale, la normativa in vigore fissava il limite generale a 5.164,57 euro. Questa soglia è stata poi ritoccata al rialzo solo a partire dall’anno 2026. Di conseguenza, per determinare l’ammontare esatto delle deduzioni non utilizzate, occorre prendere a riferimento la cifra di 5.164,57 euro e moltiplicarla per cinque anni. Il risultato teorico complessivo è pari a 25.822,85 euro. Questo importo rappresenta il serbatoio massimo di deducibilità per quel periodo. Da questa somma teorica, il lavoratore deve obbligatoriamente sottrarre tutti i contributi che ha effettivamente versato e dedotto dal 2019 al 2023. La differenza matematica tra i 25.822,85 euro e i versamenti reali passati rappresenta il vero importo che Lorenzo potrà recuperare negli anni futuri.

Come recuperare in pratica le somme non dedotte?

Una volta individuata con certezza numerica l’eccedenza, il lavoratore acquisisce il diritto di innalzare la propria soglia di sgravo fiscale annuale. Questa preziosa opportunità si attiva a partire dal sesto anno di partecipazione al fondo. Il beneficio si estende senza interruzioni per i successivi venti anni, fino al venticinquesimo anno di adesione totale. A livello strettamente pratico e burocratico, il contribuente deve rendicontare in modo corretto tutte le operazioni fiscali. Lo scopo è comunicare i dati all’amministrazione finanziaria per ottenere il riconoscimento formale dello sconto sulle tasse. Il lavoratore ha a disposizione due canali formali per beneficiare dell’aumento del limite:

  • effettuare versamenti volontari diretti al fondo pensione e indicare i relativi dati nel rigo E28 del modello 730;

  • effettuare i versamenti tramite il proprio datore di lavoro con la trattenuta diretta in busta paga.

Nel secondo caso in elenco, il datore di lavoro dovrà indicare in modo preciso i dati dell’operazione nei punti da 416 a 420 della relativa Certificazione Unica. Lorenzo ha chiesto se risulta possibile effettuare da subito un versamento volontario e, nel medesimo tempo, avvisare l’azienda. La risposta legale è affermativa. Il dipendente può procedere liberamente con il versamento autonomo e informare il proprio datore di lavoro della volontà di recuperare le eccedenze maturate. In questo modo l’azienda applicherà le regole corrette in busta paga e lo Stato riconoscerà al lavoratore il giusto risparmio sulle imposte.




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