Kyber raccoglie 5 milioni: il lead developer di VLC porta il low latency control su robot e droni


ean-Baptiste Kempf ha già messo mano a un pezzo enorme dell’infrastruttura video usata ogni giorno da milioni di persone. VLC Media Player, il software open source con l’icona del cono arancione, ha superato i 6 miliardi di download. Un numero quasi assurdo, se si pensa che per molti utenti VLC è semplicemente “quel player che apre tutto”.

Ora Kempf sta lavorando su Kyber, una startup parigina che affronta un problema più scomodo: controllare macchine fisiche da remoto, in tempo reale, senza che la latenza renda tutto instabile, lento o inutilizzabile.

Kyber ha raccolto 5 milioni di dollari in un round guidato da Lightspeed, fondo che ha investito anche in Anthropic e Mistral AI. La tesi è abbastanza netta: la physical AI, cioè l’AI applicata a robot, droni e dispositivi che agiscono nel mondo reale, non può funzionare bene se sotto ha sistemi di controllo lenti o fragili.

Kempf la mette in modo più diretto: nei casi in cui chi opera, dove gira il compute e dove avviene l’azione non sono nello stesso posto, serve un’infrastruttura fatta apposta. Non un collegamento video qualsiasi. Non una dashboard con qualche comando remoto. Un loop stabile tra percezione, decisione e azione.

Cosa fa Kyber

Kyber sviluppa un SDK che sincronizza video, audio, dati dei sensori e input di controllo con latenza minima. È software di trasporto e coordinamento per dispositivi remoti: robot, droni, macchine industriali, sistemi IT distribuiti.

Il punto non è solo vedere cosa succede dall’altra parte. Quello lo fanno già molte soluzioni di remote access. Il punto è intervenire, comandare, aggiornare, monitorare, misurare il comportamento del sistema e mantenere tutto abbastanza reattivo da poter essere usato in contesti operativi.

Qui si vede la storia professionale di Kempf. Kyber nasce come side project mentre era CTO di Shadow, startup di cloud gaming. Il cloud gaming è una buona palestra per questo tipo di problemi: premi un tasto, il comando viaggia verso il server, il server elabora, il video torna indietro. Se il ritardo è visibile, l’esperienza si rompe.

Con robot e droni il margine è ancora più stretto. Un frame perso o un comando in ritardo possono significare una manovra sbagliata, non solo una partita meno fluida.

Perché la latenza diventa un tema industriale

Quando si parla di physical AI, l’attenzione finisce spesso sui modelli: foundation model multimodali, agenti, policy di controllo, simulazione, reinforcement learning. Tutto giusto. Ma appena l’AI deve controllare un oggetto fisico, il modello è solo una parte del problema.

Serve una pipeline che porti dati dal dispositivo al sistema di calcolo, restituisca comandi e tenga sotto controllo video, sensori, stato della rete, permessi, update e telemetria. Se una di queste parti rallenta, il sistema intero diventa meno affidabile.

Kyber lavora esattamente lì. Non vende il robot. Non vende il drone. Non vende il modello AI. Vende l’infrastruttura che permette a questi sistemi di essere controllati a distanza con tempi accettabili.

È un mercato meno vistoso degli umanoidi da demo, ma probabilmente più urgente per chi deve mettere macchine vere in produzione.

Il salto di scala

Kempf sostiene che alcune aziende hanno già costruito internamente software simili, soprattutto in settori come remote driving o controllo di flotte. Il problema è che molte soluzioni sono nate per un caso specifico e per numeri ancora gestibili.

Una flotta da 2.000 o 3.000 veicoli è complessa. Una rete da milioni di dispositivi è un altro mestiere.

A quel punto entrano in gioco aspetti che nei prototipi si rimandano sempre: observability, fleet management, aggiornamenti OTA, controllo delle versioni, recovery, diagnostica remota, policy di accesso, edge compute, qualità del canale video, fallback in caso di rete instabile.

Sembra roba poco sexy. È proprio quella che decide se un sistema resta una demo o diventa infrastruttura.

Un esempio banale: aggiornare un software senza raggiungere fisicamente ogni singolo dispositivo. Per una flotta piccola è una comodità. Per migliaia di macchine distribuite in più Paesi diventa una necessità operativa.

Open source e modello enterprise

Kyber mantiene il core del progetto open source. La scelta è coerente con la storia di Kempf, che arriva da VLC e dal mondo del software aperto. La società vende però una versione enterprise, con packaging, supporto, deployment e integrazioni per clienti che non vogliono assemblare tutto da soli.

C’è anche una componente di lavoro sul campo. Kyber usa forward-deployed engineers, gli FDE: ingegneri che entrano nei progetti dei clienti e adattano il prodotto a sistemi già esistenti, ambienti legacy, requisiti di sicurezza e vincoli industriali.

È un modello faticoso, ma ha senso per questa categoria di software. Un SDK per robotica, droni o remote IT access raramente si installa come un plugin WordPress. Va messo dentro architetture sporche, diverse tra loro, spesso già piene di compromessi.

Il team conta 25 persone full-time. La sede è a Parigi, con uffici anche a San Francisco e Singapore. La startup dichiara deployment commerciali in defense, telco, robotics e AI.

I mercati su cui Kyber sta puntando

Kyber sta dando priorità a tre aree: robotica, droni e remote IT access.

Le prime due sono più immediate da raccontare. Droni per ispezioni, robot mobili, macchine controllate da operatori remoti o da agenti AI: qui il legame con la physical AI è chiaro.

Il remote IT access è meno cinematografico, ma può valere molto. Aziende, system integrator e operatori infrastrutturali hanno bisogno di accedere a macchine remote, ambienti di calcolo, desktop, server grafici e sistemi distribuiti con prestazioni migliori rispetto a molte soluzioni tradizionali.

Il paragone con Citrix viene naturale, anche se Kempf non vuole ridurre Kyber a un challenger del remote desktop. Ed è comprensibile. Kyber sembra voler stare più in basso nello stack: meno “app per collegarsi a un desktop”, più infrastruttura per comandare e osservare sistemi remoti con vincoli di latenza severi.

Perché questa storia conta

La previsione di Kempf è aggressiva: centinaia di milioni di robot e droni in circolazione nei prossimi anni. Forse il numero sarà più basso. Forse arriverà più lentamente. Ma la direzione è già visibile: l’AI sta uscendo dai prodotti solo software e sta entrando in macchine che si muovono, misurano, ispezionano, trasportano, manipolano.

Quando succede, il problema cambia. Una risposta sbagliata in una chat è fastidiosa. Un comando sbagliato a un dispositivo fisico è un’altra categoria di rischio.

Per questo Kyber è interessante. Non perché prometta robot ovunque, ma perché lavora su una parte che molti vedono solo quando non funziona: la latenza tra ciò che un sistema percepisce, decide e fa.

Se la physical AI crescerà davvero, qualcuno dovrà occuparsi di quel tratto invisibile. Kempf scommette che sarà un layer software aperto, scalabile e abbastanza robusto da non farsi notare. Un po’ come VLC, quando fa il suo lavoro migliore: apri il file, parte il video, e non pensi più al player.


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 Redazione Startup-news

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