La scuola italiana sta attraversando una delle trasformazioni più profonde della sua storia recente. Le grandi sfide educative del nostro tempo (l’inclusione, la personalizzazione degli apprendimenti, la frammentazione dell’attenzione, il rapporto tra reale e digitale, il crescente impatto dell’intelligenza artificiale e la necessità di ripensare il ruolo dell’insegnante) stanno imponendo un cambiamento culturale ancora prima che metodologico.
In questo scenario si inserisce con particolare autorevolezza e sensibilità pedagogica il lavoro della Dott.ssa Martina Marangon, docente della scuola dell’infanzia, tutor organizzatore di tirocinio e figura impegnata nell’ambito di Scienze della formazione primaria presso l’Università degli Studi di Udine. Il suo recente intervento nell’ambito della formazione dei docenti neoassunti promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia ha rappresentato molto più di un semplice incontro formativo: è stato un momento di riflessione culturale, pedagogica e scientifica sul presente e sul futuro dell’educazione.
Il titolo dell’intervento “Fare, sperimentare, innovare. Learning by doing e IA nella pratica quotidiana” sintetizza efficacemente la visione educativa della Dott.ssa Martina Marangon: una scuola centrata sull’esperienza, sulla relazione, sulla partecipazione attiva del bambino e sulla costruzione di ambienti di apprendimento significativi. Una scuola nella quale l’innovazione non viene mai interpretata come semplice introduzione di strumenti tecnologici, ma come trasformazione profonda dei processi educativi e della cultura pedagogica.
Fin dalle prime riflessioni, la Dott.ssa Martina Marangon ha posto l’attenzione sulla necessità di interrogarsi sul significato autentico dell’innovazione nella scuola contemporanea. Non una rincorsa superficiale alle tecnologie, ma una revisione consapevole dei modelli educativi. Nel corso del suo intervento ha infatti sottolineato come oggi la scuola sia caratterizzata da “nuovi linguaggi”, “nuovi bisogni educativi”, “attenzione frammentata”, “inclusione”, “personalizzazione” e “digitale quotidiano”. In questo contesto, ha spiegato, “non basta trasmettere contenuti: chi impara ha bisogno di partecipare, agire, esplorare, costruire significati”.
Questa visione restituisce alla scuola una funzione fondamentale: non quella di semplice trasmissione di saperi, ma quella di costruzione di esperienze capaci di generare apprendimento autentico, partecipazione e crescita umana.
La centralità del sistema integrato zerosei nella visione della Dott.ssa Martina Marangon
Uno degli aspetti più profondi e qualificanti del percorso professionale della Dott.ssa Martina Marangon riguarda il suo lavoro all’interno della prospettiva del sistema integrato zerosei. Un ambito che oggi rappresenta una delle frontiere più importanti della riflessione pedagogica contemporanea.
Nel pensiero della Dott.ssa Martina Marangon, il sistema integrato zerosei non viene considerato soltanto come continuità organizzativa tra nido e scuola dell’infanzia, ma come una vera e propria cultura pedagogica fondata sulla centralità del bambino, sulla qualità dei contesti educativi e sulla costruzione intenzionale di ambienti di apprendimento significativi.
Si tratta di una prospettiva che richiama direttamente le più recenti ricerche pedagogiche e le stesse Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, nelle quali viene sottolineato come le disuguaglianze possano formarsi già nella prima infanzia e come i servizi educativi abbiano un ruolo decisivo nel garantire pari opportunità di sviluppo, autonomia, relazione e apprendimento.
È proprio questo uno dei punti centrali del lavoro della Dott.ssa Martina Marangon: l’idea che la qualità educativa dei primi anni di vita rappresenti un elemento decisivo per la costruzione della persona e per lo sviluppo futuro della società.
Nel suo approccio pedagogico assume particolare rilevanza il concetto di continuità pedagogica, interpretato non come semplice passaggio organizzativo tra servizi educativi differenti, ma come progettazione educativa condivisa, coerente e intenzionale.
Una continuità costruita attraverso il dialogo costante tra educatori, insegnanti, famiglie e territorio.
Questa impostazione rivela con grande chiarezza la profondità culturale della riflessione della Dott.ssa Martina Marangon, capace di superare una visione frammentata dell’educazione per promuovere invece un sistema integrato, relazionale e comunitario.
Nel suo lavoro emerge infatti una forte attenzione alla costruzione di contesti educativi nei quali il bambino possa sentirsi accolto, valorizzato e sostenuto nel proprio percorso di crescita.
Learning by doing: il valore dell’esperienza nell’apprendimento
Il cuore dell’intervento della Dott.ssa Martina Marangon è stato dedicato alle metodologie attive e in particolare al concetto di Learning by doing, considerato uno degli approcci più efficaci per promuovere apprendimenti autentici e duraturi.
Secondo quanto illustrato durante la formazione, il Learning by doing significa “apprendere facendo”, “costruire conoscenza attraverso l’esperienza”, “partecipare attivamente”, “riflettere sui processi” e “utilizzare l’errore come occasione di crescita”.
La Dott.ssa Martina Marangon ha mostrato come questa prospettiva pedagogica trovi solide radici nel pensiero di grandi autori come Dewey, Montessori e Bruner, oltre che in tutto il filone dell’attivismo pedagogico.
Nel corso dell’intervento è stato ricordato che il bambino apprende realmente quando “esplora”, “manipola”, “formula ipotesi”, “prova”, “sbaglia” e “riflette su ciò che ha fatto”.
Si tratta di un approccio che restituisce centralità all’esperienza concreta e che ridefinisce profondamente il ruolo dell’insegnante.
Nella visione proposta dalla Dott.ssa Martina Marangon, infatti, il docente non è più semplice trasmettitore di contenuti, ma diventa facilitatore dell’apprendimento, progettista di ambienti educativi, guida capace di sostenere curiosità, ricerca e partecipazione.
Questa impostazione assume oggi un valore ancora più importante alla luce delle trasformazioni sociali e cognitive che caratterizzano le nuove generazioni.
L’attenzione frammentata, l’esposizione continua agli stimoli digitali, la velocità della comunicazione contemporanea rendono infatti sempre più necessario costruire esperienze di apprendimento coinvolgenti, concrete e significative.
La Dott.ssa Martina Marangon ha insistito molto sull’importanza del coinvolgimento attivo del bambino nei processi educativi.
L’apprendimento passivo, fondato esclusivamente sull’ascolto e sulla ripetizione, non è più sufficiente.
Occorre invece creare situazioni nelle quali gli studenti possano esplorare, sperimentare, collaborare, riflettere e costruire significati.
In questo quadro, anche l’errore assume un ruolo completamente diverso rispetto alla tradizione scolastica.
Nelle metodologie attive, infatti, l’errore non è fallimento, ma opportunità di crescita.
La Dott.ssa Martina Marangon ha evidenziato come l’errore “aiuti a riflettere”, “attivi nuove strategie”, “favorisca autonomia” e “sviluppi problem solving”.
Una prospettiva che appare estremamente coerente con le più recenti ricerche neuroscientifiche.
Neuroscienze, apprendimento e ricerca educativa
Uno degli elementi che hanno reso particolarmente significativo l’intervento della Dott.ssa Martina Marangon è stata la capacità di collegare continuamente pratica educativa, ricerca pedagogica e neuroscienze.
Nel corso della formazione sono stati richiamati gli studi di John Hattie, tra i maggiori esperti internazionali di valutazione e didattica.
La Dott.ssa Martina Marangon ha ricordato che “quasi tutti gli interventi didattici hanno effetti positivi, ma alcuni producono risultati significativamente migliori”.
Tra gli elementi ad alto impatto individuati dalla ricerca educativa sono stati evidenziati:
- il feedback formativo;
- la chiarezza degli obiettivi;
- la partecipazione attiva;
- la riflessione metacognitiva;
- il clima positivo di apprendimento.
Si tratta di fattori che trovano piena corrispondenza nella pratica pedagogica promossa dalla Dott.ssa Martina Marangon.
Particolarmente importante è stata anche la riflessione neuroscientifica basata sugli studi di Stanislas Dehaene e sui quattro pilastri dell’apprendimento: attenzione, coinvolgimento attivo, feedback sull’errore e consolidamento.
Secondo quanto illustrato durante l’incontro, il cervello apprende realmente quando l’individuo è attivamente coinvolto, formula ipotesi, sperimenta e riceve feedback significativi.
“L’apprendimento passivo è inefficace”, ha ricordato la Dott.ssa Martina Marangon.
Questa impostazione scientifica assume un’importanza fondamentale soprattutto nei contesti educativi della prima infanzia.
Nei primi anni di vita, infatti, il cervello attraversa fasi di straordinaria plasticità neurale.
Le esperienze educative vissute dai bambini contribuiscono direttamente alla costruzione delle connessioni cognitive, emotive e relazionali.
Per questo motivo la qualità degli ambienti educativi e delle relazioni assume un valore decisivo.
La Dott.ssa Martina Marangon ha mostrato con grande chiarezza come la scuola dell’infanzia e i servizi educativi zerosei non possano essere considerati semplici luoghi di custodia o preparazione scolastica, ma veri contesti di sviluppo integrale della persona.
Tecnologie educative e intelligenza artificiale: una prospettiva pedagogica e relazionale
Tra i temi più attuali affrontati dalla Dott.ssa Martina Marangon vi è certamente quello relativo al rapporto tra educazione e intelligenza artificiale.
La sua posizione si distingue per equilibrio, profondità pedagogica e capacità critica.
L’attenzione verso l’innovazione digitale nasce infatti da una riflessione molto precisa: oggi i bambini crescono all’interno di una società caratterizzata da continui intrecci tra reale e virtuale, tra esperienza concreta e ambienti digitali.
Per questo motivo, secondo la Dott.ssa Martina Marangon, il problema non è stabilire “quanta tecnologia” introdurre nei servizi educativi, ma interrogarsi su quale idea di bambino, di apprendimento e di relazione educativa guida l’utilizzo delle tecnologie.
Si tratta di un passaggio culturale estremamente importante.
Nel suo approccio, l’intelligenza artificiale non viene mai considerata come sostituto dell’esperienza concreta o della relazione educativa.
Al contrario, l’IA può rappresentare un supporto alla progettazione pedagogica e alla personalizzazione dei percorsi educativi.
Secondo la prospettiva proposta dalla Dott.ssa Martina Marangon, l’intelligenza artificiale può sostenere:
- la progettazione educativa intenzionale;
- la documentazione pedagogica;
- la creazione di materiali inclusivi;
- la personalizzazione delle attività;
- la costruzione di esperienze narrative e creative;
- la comunicazione scuola-famiglia;
- la valorizzazione dei diversi linguaggi espressivi.
Questa impostazione si collega profondamente alla concezione di ambiente educativo come “dispositivo pedagogico”, capace di orientare intenzionalmente apprendimenti, relazioni e processi di crescita.
È proprio qui che emerge uno degli aspetti più innovativi del lavoro della Dott.ssa Martina Marangon: la capacità di coniugare innovazione tecnologica e centralità della relazione educativa.
Nel suo approccio, infatti, l’innovazione non è mai tecnocentrica o prestazionale.
Al contrario, viene interpretata come possibilità di costruire ambienti più inclusivi, creativi e partecipativi.
La tecnologia diventa strumento al servizio della pedagogia e non fine ultimo del processo educativo.
Gli strumenti di IA nella pratica educativa quotidiana
Uno degli aspetti più apprezzati dell’intervento della Dott.ssa Martina Marangon è stato il forte taglio laboratoriale e concreto della formazione.
La relatrice ha infatti presentato numerosi strumenti basati sull’intelligenza artificiale mostrando come possano essere utilizzati nella pratica quotidiana della scuola dell’infanzia e della scuola primaria.
Tra questi ha suscitato particolare interesse Udio AI Music Generator, piattaforma capace di creare canzoni e musiche educative a partire da semplici descrizioni testuali.
La Dott.ssa Martina Marangon ha mostrato esempi molto concreti, come la possibilità di creare una “canzone rap semplice per bambini di 8 anni sulle tabelline del 7” oppure una “canzone pop allegra per bambini sulla raccolta differenziata”.
Questi strumenti possono essere utilizzati per realizzare attività interdisciplinari, storytelling sonoro, podcast, basi musicali e laboratori creativi.
Grande interesse ha suscitato anche Sketch Meta Demo Lab, sistema sperimentale che utilizza l’intelligenza artificiale per animare disegni realizzati dai bambini.
Attraverso questo strumento, il disegno prende vita sullo schermo, trasformandosi in esperienza narrativa e creativa.
La Dott.ssa Martina Marangon ha evidenziato come attività di questo tipo possano aumentare motivazione, coinvolgimento e partecipazione, sostenendo al tempo stesso inclusione e apprendimento interdisciplinare.
Molto apprezzata anche la presentazione di Gemini AI e delle sue potenzialità nella creazione di immagini educative personalizzate.
Attraverso prompt specifici, il sistema può infatti generare ambientazioni, illustrazioni, personaggi e materiali visivi utili per storytelling, visualizzazione di concetti complessi e attività laboratoriali.
Anche in questo caso la Dott.ssa Martina Marangon ha ribadito come la tecnologia debba essere sempre inserita all’interno di contesti educativi intenzionali e riflessivi.
Infine è stato presentato MindMap AI, strumento capace di generare mappe concettuali a partire da testi, immagini, PDF e video.
Una risorsa particolarmente interessante per l’organizzazione delle idee, la sintesi, il supporto agli studenti con DSA e la costruzione di percorsi inclusivi.
Una formazione centrata su inclusione, cittadinanza digitale e qualità educativa
Uno degli elementi più significativi del lavoro della Dott.ssa Martina Marangon riguarda l’attenzione costante alla qualità dei contesti educativi.
Nel suo lavoro formativo accompagna educatori e docenti in una riflessione critica e consapevole sull’uso delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale nei servizi educativi e nella scuola dell’infanzia.
Particolare attenzione viene dedicata:
- alla qualità dei contesti;
- alla documentazione pedagogica;
- alla continuità educativa;
- all’inclusione;
- alla cittadinanza digitale;
- alla costruzione di ambienti di apprendimento innovativi e significativi.
Questa prospettiva appare oggi particolarmente preziosa.
In un tempo nel quale il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale rischia spesso di oscillare tra entusiasmo ingenuo e paura apocalittica, la riflessione della Dott.ssa Martina Marangon propone invece un approccio pedagogicamente fondato, critico e consapevole.
La tecnologia non viene demonizzata né idolatrata.
Viene invece inserita dentro una progettazione educativa nella quale il centro resta sempre il bambino.
È proprio questa attenzione alla persona che rende il lavoro della Dott.ssa Martina Marangon particolarmente significativo.
Il suo intervento ha infatti mostrato come l’innovazione educativa autentica non consista semplicemente nell’introdurre nuovi strumenti, ma nel costruire ambienti nei quali ogni bambino possa sentirsi accolto, valorizzato e protagonista.
Il valore umano e culturale della figura di Martina Marangon
Al di là degli strumenti, delle metodologie e delle riflessioni teoriche, ciò che emerge con grande forza dal lavoro della Dott.ssa Martina Marangon è la profondità umana della sua visione educativa.
Nel suo approccio pedagogico convivono infatti rigore scientifico, sensibilità relazionale e forte attenzione allo sviluppo integrale del bambino.
Le sue parole rivelano una concezione dell’educazione come responsabilità collettiva e come investimento sul futuro.
Non è casuale che la stessa Dott.ssa Martina Marangon abbia espresso gratitudine “non solo per l’attenzione riservata al mio lavoro, ma anche per l’attenzione data a questa fascia d’età che necessita di un approccio educativo e d’istruzione adeguati, perché ne va dello sviluppo dei futuri individui”.
Si tratta di una frase che sintetizza perfettamente il senso profondo della sua ricerca educativa.
L’infanzia non viene considerata una fase preparatoria o marginale, ma il momento decisivo nel quale si costruiscono identità, relazioni, competenze e possibilità future.
Per questo motivo il lavoro educativo nei servizi zerosei assume un valore sociale, culturale e persino etico.
L’intervento della Dott.ssa Martina Marangon ha lasciato nei docenti presenti la consapevolezza che innovare la scuola significhi prima di tutto ripensare il senso dell’educazione.
Significa costruire ambienti nei quali esperienza, creatività, relazione, inclusione e partecipazione possano convivere armonicamente con le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
Significa formare cittadini capaci di pensiero critico, collaborazione e consapevolezza.
Significa soprattutto restituire centralità alla persona.
Una visione destinata a lasciare il segno nella scuola contemporanea
L’incontro promosso nell’ambito della formazione dei docenti neoassunti si è trasformato così in un’importante occasione di riflessione pedagogica sul presente e sul futuro della scuola.
La Dott.ssa Martina Marangon ha offerto ai partecipanti non soltanto strumenti operativi e indicazioni metodologiche, ma soprattutto una prospettiva culturale ampia e profondamente coerente.
Una visione nella quale neuroscienze, pedagogia, metodologie attive, inclusione, sistema integrato zerosei e intelligenza artificiale trovano un punto di equilibrio all’interno di una scuola centrata sulla persona e sulla qualità delle relazioni educative.
In un’epoca caratterizzata da trasformazioni rapidissime, il contributo della Dott.ssa Martina Marangon appare particolarmente prezioso proprio perché capace di tenere insieme innovazione e umanità, tecnologia e relazione, ricerca scientifica ed esperienza educativa.
Il suo lavoro rappresenta oggi un riferimento importante per chi immagina una scuola capace di educare non soltanto alle competenze, ma anche alla partecipazione, alla creatività, alla cittadinanza e alla costruzione di significati condivisi.
Una scuola nella quale il bambino possa davvero apprendere facendo, esplorando, sperimentando e crescendo dentro relazioni educative autentiche.
Ed è forse proprio questa la lezione più importante lasciata dalla Dott.ssa Martina Marangon: ricordare che ogni innovazione educativa ha senso soltanto quando riesce a mettere al centro la persona, la sua crescita e il suo futuro.
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Antonio Fundarò
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