Dall’inchiesta esclusiva di Milano Finanza emerge una voragine di 1,5 miliardi di euro nei conti pubblici: soldi che avrebbero potuto essere spesi meglio. Come l’INPS e la Finanza scoprono e bloccano i “furbetti”. Ora è polemica politica tra FdI e M5S.
Un buco di bilancio da circa 1,5 miliardi di euro legato a decine di migliaia di indebite percezioni del Reddito di cittadinanza e truffe ai danni dello Stato. È questo il quadro sconvolgente che emerge dall’inchiesta esclusiva firmata da Roberto Sommella per MF-Milano Finanza, condotta sulla base delle verifiche dell’INPS e della Guardia di Finanza. Una cifra enorme, che avrebbe potuto dare ossigeno alle casse pubbliche proprio mentre il Governo si trova ad affrontare complessi nodi di bilancio, dal caro-carburanti alla preparazione della prossima manovra finanziaria da 30 miliardi di euro.
A quanto emerge, moltissimi beneficiari avrebbero incassato il sussidio statale pur non possedendo i requisiti previsti, ad esempio perché avevano omesso redditi rilevanti oppure si trovavano in condizioni incompatibili con la prestazione.
Ma l’aspetto forse più significativo dell’inchiesta riguarda il modo in cui stanno cambiando i controlli: adesso, invece di cercare di recuperare il denaro quando è già stato versato, l’INPS punta sempre di più a bloccare le prestazioni prima del pagamento, incrociando automaticamente le informazioni presenti nelle diverse banche dati pubbliche.
Questo significa che, probabilmente, le erogazioni dell’ADI – Assegno di Inclusione, la misura che ha sostituito il vecchio RDC, saranno più “blindate” andando a chi ne ha realmente diritto.
Vediamo cosa è stato scoperto e cosa sta cambiando.
I numeri del buco: la voragine scoperta
I controlli incrociati svolti dalla Guardia di Finanza e dai tecnici dell’INPS hanno fatto emergere una quantità impressionante di irregolarità e percezioni del Reddito di cittadinanza senza requisiti minimi di legge: ci sono state 27.835 domande revocate in quanto l’incrocio tra le Dichiarazioni Sostitutive Uniche (DSU) ai fini dell’ISEE corrente e gli archivi reddituali ufficiali hanno fatto emergere la non spettanza del sussidio. In questi casi erano stati del tutto omessi redditi rilevanti, che i percettori non avevano autodichiarato.
Ci sono state, inoltre, 5.767 domande bloccate per cause ostative: individuate grazie al flusso informativo diretto con il Ministero della Giustizia, relative a persone in stato di detenzione o con condanne penali incompatibili con l’assegno.
L’indagine ha portato a recuperare 250,6 milioni di euro nel triennio 2021-2023 (40 milioni nel 2021, 75,6 milioni nel 2022 e 135 milioni nel 2023). Tuttavia, considerando i controlli limitati del 2020 durante l’emergenza Covid, l’ammontare complessivo delle truffe potrebbe sfiorare i 2 miliardi di euro.
La svolta dei controlli: dalla verifica successiva alla prevenzione
L’inchiesta mette in luce il radicale cambio di paradigma impresso dalla governance dell’INPS, sotto la direzione generale di Valeria Vittimberga e il lavoro della struttura guidata da Alessandro Romano (direttore centrale Internal Audit, Risk Management, Compliance e Antifrode).
I tentativi di recuperare somme già erogate a soggetti sprovvisti di patrimoni si rivelano storicamente poco efficaci e dunque inutili. Per questa ragione, l’INPS ha spostato l’asse portante dell’azione dal recupero ex-post alla prevenzione ex-ante, sfruttando l’interoperabilità tra le banche dati della Pubblica Amministrazione.
I nuovi e potenti strumenti antifrode di cui ora dispone la Pubblica Amministrazione sono due: il Cruscotto ISEE e la piattaforma Sibilla.
Il Cruscotto ISEE contro le dichiarazioni false
Analizza automaticamente le DSU evidenziando potenziali anomalie prima che i sussidi vengano liquidati. Viene già impiegato per l’Assegno di Inclusione
Il Cruscotto ISEE, operativo dall’inizio del 2026, è lo strumento permette di individuare le Dichiarazioni sostitutive uniche caratterizzate da possibili omissioni reddituali e quindi di intervenire prima della liquidazione della prestazione.
Il sistema non riguarda più soltanto il vecchio Reddito di cittadinanza. È infatti utilizzato anche per le attuali prestazioni di inclusione che lo hanno sostituito, a cominciare dall’Assegno di inclusione, e può incidere sulle altre agevolazioni collegate al medesimo ISEE.
L’obiettivo è ridurre sempre di più lo spazio lasciato alle autodichiarazioni non verificabili, aumentando invece l’acquisizione diretta delle informazioni già presenti negli archivi pubblici.
La piattaforma Sibilla
La piattaforma Sibilla è un software, in dotazione all’INPS, che integra dati aziendali e reddituali analizzandoli tramite indicatori sintetici di rischio. Il modello è stato diffuso ai poli regionali dell’istituto, quindi opera su base territoriale e non solo a livello centrale.
Sibilla è l’acronimo di: “Sistema di Business Intelligence per la Legalità e la Lotta agli Abusi“. Come spiega l’INPS, è stato creato, e viene proficuamente utilizzato, proprio per intercettare le possibili frodi ai vari bonus e sussidi pubblici (quindi non serve solo per contrastare gli abusi del Reddito di cittadinanza).
Il sistema è “intelligente” e penetrante, in quanto opera con un’architettura di tipo data lake, capace di assorbire e analizzare volumi massivi di dati provenienti da tutte le banche dati pubbliche (non solo quella dell’INPS). Così, incrociando i dati, si possono identificare tempestivamente anomalie e fattori di rischio che sfuggirebbero ai controlli tradizionali.
Anche questo meccanismo aiuta a intercettare le richieste di prestazioni sospette prima che il denaro pubblico venga effettivamente erogato ai percettori delle agevolazioni.
Come sottolineato da Alessandro Romano a MF, «un euro non erogato indebitamente vale molto più di dieci euro che si tenta di recuperare a distanza di anni». Ridurre le distanze tra le banche dati trasforma ogni schema fraudolento scoperto nel passato in una barriera di sicurezza automatizzata per il futuro.
Nella stessa prospettiva, va ricordata anche la nuova Rete Antifrode Europea: è stato siglato un accordo bilaterale massivo con France Travail (Francia), in via di estensione verso Spagna e Paesi Bassi, per intercettare redditi e patrimoni detenuti all’estero.
Le reazioni politiche: scontro tra Fratelli d’Italia e M5S
I dati emersi dall’inchiesta hanno immediatamente innescato un violento scontro politico. In prima linea il presidente della Commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fratelli d’Italia, Marco Osnato, che ha attaccato frontalmente il leader del M5S Giuseppe Conte. Come riporta l’agenzia stampa Adnkronos:
«L’inchiesta documenta indebite percezioni del Reddito di cittadinanza per circa 1,5 miliardi di euro. Un dato che dovrebbe indurre Giuseppe Conte, prima di pontificare contro il Governo Meloni dagli scranni di Montecitorio, a ricordare quale eredità abbia lasciato ai conti pubblici italiani. Al RdC si aggiunge il Superbonus da lui voluto, con quasi 132 miliardi di euro di oneri: il conto di una stagione in cui si è pensato di distribuire risorse pubbliche senza preoccuparsi dei controlli né della sostenibilità. Con quale credibilità chi ha lasciato un conto del genere può oggi presentarsi come alternativa di governo?»
La maggioranza punta il dito contro la gestione dell’era Conte II (in particolare il 2020, segnato da pochissimi controlli anche causa pandemia), evidenziando come i miliardi sottratti dalle truffe avrebbero consentito interventi ben più incisivi a sostegno delle famiglie e delle imprese contro il caro-energia e la spesa carburanti.
Prospettive: stringere le maglie sul sistema ISEE
L’esperienza del Reddito di Cittadinanza segna un punto di svolta non solo per i sussidi assistenziali, ma per l’intero sistema di welfare italiano. L’obiettivo prioritario diventa la blindatura del modello ISEE, che è la porta d’accesso a università, asili nido, bonus sociali e mense.
Le linee guida per il futuro previste dall’INPS – e sollecitate dalla Corte dei Conti e dall’OCSE – prevedono la drastica riduzione delle autocertificazioni, l’acquisizione diretta dei dati da archivi pubblici e verifiche a tutto campo su patrimoni esteri e composizione reale dei nuclei familiari. Adesso, come abbiamo visto, i nuovi strumenti tecnologici consentono di farlo.
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Paolo Remer
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