Ceccano, la Regione conferma: i servizi della Casa della Salute restano

L’allarme rientra, le barricate si smontano. Via i barili di polvere incendiaria, le torce possono essere spente. A far preparare gli arsenali era stato il sindaco di Ceccano Andrea Querqui: nei giorni scorsi aveva lanciato un avviso ai naviganti. Lo aveva fatto durante il suo bilancio del primo anno di mandato: se la nascita del nuovo Ospedale di Comunità avesse portato come conseguenza la soppressione delle prestazioni dell’ex ospedale, avrebbe chiamato i cittadini a salire sulle barricate. Oggi quella minaccia, per ora, non serve. La Regione Lazio ha risposto con le rassicurazioni che l’amministrazione cercava. La Casa della Salute di Ceccano resta com’è. E il nuovo Ospedale di Comunità che aprirà nell’ex «Ala Mosconi» non la sostituisce: la affianca.

Querqui porta Micheli e Piroli dalla Savo

Alessia Savo

Non è stata una visita di cortesia. È stato il terzo confronto istituzionale dedicato alla sanità territoriale di Ceccano, dopo i due già svolti con il direttore generale della ASL di Frosinone Arturo Cavaliere. La delegazione comunale si è presentata al completo: il sindaco Andrea Querqui, la consigliera delegata alla Sanità Cristina Micheli e la presidente del Consiglio Emanuela Piroli. Dall’altra parte del tavolo, Alessia Savo, presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale del Lazio. 

Un incontro che certifica quanto il Comune di Ceccano sta esercitando un monitoraggio sistematico e strutturato, non episodico, su uno dei dossier più sensibili per i propri cittadini.

Il punto più atteso era quello sulla Casa della Salute: confermato il mantenimento di tutti i servizi attualmente erogati nella struttura, che in una fase successiva sarà progressivamente integrata al modello della Casa di Comunità previsto dalla programmazione regionale. Nessuna sostituzione, dunque: l’apertura dell’Ospedale di Comunità nell’ex Ala Mosconi costituirà un servizio aggiuntivo, non una leva per ridurre l’offerta esistente.

Tutti i dettagli

L’ospedale di Ceccano

La presidente Savo ha fornito dettagli ancora più precisi dopo essersi confrontata con i tecnici regionali incaricati della riorganizzazione.

Sul fronte del PAT (punto su cui la comunità aveva manifestato preoccupazione) l’attività della Casa della Salute sarà assorbita da un nuovo assetto che garantirà la continuità delle prestazioni attraverso il medico in servizio presso l’Ospedale di Comunità, la Guardia Medica e il personale sanitario competente.

L’amministrazione ha inoltre sollecitato interventi di manutenzione e riqualificazione delle aree esterne dell’edificio destinato a ospitare l’Ospedale di Comunità: il miglioramento degli spazi interni deve essere accompagnato da un adeguato decoro dell’intero complesso.

Querqui incassa ma non abbassa la guardia

Andrea Querqui con la fascia da sindaco

Il tono del sindaco Querqui nella dichiarazione finale è quello di chi ha ottenuto ciò che cercava. Ma sa che le rassicurazioni verbali valgono quanto la carta su cui non sono scritte. «Ringraziamo la presidente Savo per la disponibilità dimostrata e per l’attenzione riservata alle esigenze della nostra comunità. Le rassicurazioni ricevute sul mantenimento dei servizi rappresentano un segnale importante per i cittadini di Ceccano. Continueremo a seguire con attenzione l’evolversi della situazione, vigilando affinché quanto concordato venga puntualmente rispettato. La tutela dei servizi sanitari e del diritto alla salute dei cittadini resta una priorità assoluta».

Messa così è una vittoria, per ora. Con riserva. Perché la sanità territoriale è un cantiere aperto. Il monitoraggio continua. E la piazza, per ora, resta vuota.

Ecco il capitolo finale da aggiungere all’articolo:

Il contro-canto di Liburdi: «Stava già succedendo»

C’è però un convitato di pietra nel tono trionfale dell’amministrazione Querqui: si chiama Rino Liburdi, presidente del circolo cittadino di Fratelli d’Italia, che ieri, ancora prima dell’incontro con la presidente Alessia Savo, aveva pubblicato una replica al vetriolo alla conferenza stampa del sindaco, smontando pezzo per pezzo la narrativa delle barricate. (Leggi qui: Sanità, Querqui chiama le barricate, Liburdi smonta la narrazione).

La tesi di Liburdi era chiara e tecnicamente argomentata. Il progetto PNRR di riorganizzazione delle Case della Salute è del 2022: farina del sacco della precedente legislatura di centrosinistra, non della giunta Rocca. Il DM 77/2022 impedisce per legge a una struttura di ospitare contemporaneamente sia un Ospedale di Comunità sia una Casa della Comunità: quindi, sosteneva il meloniano, «dire che chiude la Casa della Salute è una sciocchezza assoluta» — non si perde un servizio, si evolve la destinazione d’uso.

Rino Liburdi

Ma soprattutto, Liburdi rivelava che gran parte del personale medico e paramedico aveva già inoltrato domanda per mantenere il proprio inquadramento ambulatoriale attraverso una silenziosa trattativa sindacale in corso da tempo. E concludeva con una stilettata: «Non sarà certo per le idiozie uscite in questi giorni sulla stampa che si otterrà questo risultato».

Ora che le rassicurazioni della consigliera Savo hanno di fatto confermato il quadro che Liburdi descriveva, la domanda politica è inevitabile: chi ha vinto davvero? L’amministrazione Querqui, che incassa le rassicurazioni e le rivendica come risultato della propria pressione istituzionale? O il centrodestra, che sostiene che quelle rassicurazioni erano già scritte nel percorso tecnico e che l’ultimatum del sindaco era puro teatro elettorale? La risposta, come spesso accade in politica, dipende da che parte del bancone ci si trova. Quello che è certo è che i servizi restano. E che la partita, per usare le parole di ieri, era già stata vinta nei corridoi, non in piazza.


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