Dieci anni fa: storia di Damiano Coletta, tre vittorie e una caduta. E adesso?

Quando nel comitato elettorale di Nicola Calandrini, in piazza della Libertà, giunsero anche i risultati delle sezioni di Latina Scalo, si capì che la partita era persa: anche quella parte di territorio comunale, anche quel feudo, aveva votato per Damiano Coletta. Era il 19 giugno 2016. Esattamente dieci anni fa, Damiano Coletta di Latina Bene Comune aveva vinto — anzi stravinto — il ballottaggio contro il candidato di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini: 75% contro il 25%. Tre quarti della città di Latina avevano voluto il cambiamento, dopo 23 anni di centrodestra. Erano iniziati nel 1993 con Ajmone Finestra, proseguiti nel 2002 con Vincenzo Zaccheo e terminati nel 2011 con Giovanni Di Giorgi. Gli ultimi due, sfiduciati: nel 2010 e nel 2015.

Il terreno favorevole

Ajmone Finestra

Erano gli anni, a metà del secondo decennio del Duemila, in cui anche a livello nazionale avanzava il civismo, era iniziata l’onda del Movimento Cinque Stelle e la politica identificata come quella dei partiti storici veniva messa da parte. A Latina, laboratorio della destra nel 2016 il centrodestra si era spaccato, eredità delle sfiduce degli anni precedenti: nessuno si fidava di nessuno, tutti erano andati da soli.

Uno spezzettamento del voto di cui nessuno aveva giovato, da quella parte. Nicola Calandrini arrivò al ballottaggio con il 22,17%, seguito da Damiano Coletta con il 22,11%; terzo, Enrico Forte del PD con il 21,07%; Alessandro Calvi di Forza Italia (oggi assessore regionale nella giunta di Francesco Rocca) fu quarto con il 14,25%.

La sorpresa, che tanto sorpresa non era, viste le folle della campagna elettorale per il candidato civico, partito ben un anno prima, fu che Forte non arrivò al ballottaggio. Con il senno di poi, furono chiare le manovre interne: impallinato dal fuoco amico, dalle correnti di Partito, dagli amici che amici non si rivelarono.

La notte del ballottaggio

Damiano Coletta portato in trionfo dopo la vittoria elettorale

Quella notte stravinse Damiano Coletta, avviando una stagione politica (comunque la si voglia leggere oggi) storica, in quanto parentesi lontana dal centrodestra nella città laboratorio della destraOttenne anche la maggioranza bulgara in Consiglio Comunale: le tre liste (Lbc, Lbc Giovani e Latina Rinasce) arrivarono a 20 consiglieri su 32. Agli altri le briciole: CalandriniCalvi e Forte come candidati sindaci non eletti, poi 2 per il PD, 2 per Forza Italia ed altri sparsi per Noi con Salvini, Cuori Italiani, Fratelli d’Italia.

Celeberrima fu l’elezione di Valeria Campagna che, a 18 anni appena compiuti ma dopo già diversi anni di militanza, fu la più giovane consigliera d’Italia: doveva ancora svolgere gli esami di maturità. Oggi, ancora consigliera comunale nel PD, è vice segretario regionale del Partito, con una carriera politica fulminante e un bagaglio personale di un migliaio di preferenze.

La torre d’avorio, l’indagine e la riorganizzazione

Le tre liste di Lbc si riunirono subito in un unico gruppo, all’inizio granitico. Era un gruppo chiuso nella sua torre d’avorio di un consenso bulgaro, soddisfatto del risultato ottenuto, certo del fatto che la città, stanca del centrodestra, li avesse sostanzialmente incensati. Non mancò addirittura il tentativo di escludere la stampa dall’aula consiliare durante i Consigli: ipotesi che trovò la fermissima resistenza di direttori e capiservizio.

L’idea di un’amministrazione ben distinta e distante da quelle precedenti viene rafforzata dall’indagine Olimpia che nel novembre 2016 fece scattare 16 ordinanze cautelari e successivi procedimenti nei confronti di ex amministratori e dirigenti del Comune, tra cui l’ex primo cittadino Di Giorgi.

(Foto © Andrea Apruzzese)

I primi tempi furono quelli della riorganizzazione della macchina amministrativa. Immediata la scelta di Rosa Iovinella come Segretario Generale (oggi è a Torino), seguirono quelle di dirigenti scelti con cura e accolti a braccia aperte, ma che entrarono presto in rotta di collisione con l’amministrazione o con la Segretaria Generale. Celebri i casi di Annunziata LanzillottaAldo DoriaSergio Cappucci, ma ce ne furono anche altri.

Per altri dirigenti storici (Rino MontiLorenzo Le DonneGiovanni Della Penna e altri ancora) fu il tempo della pensione. L’amministrazione Coletta si occupò anche di dotare il Comune di nuovi regolamenti per la gestione di quasi ogni minimo aspetto gestionale dell’ente.

I 18 milioni per «Latina anche città di mare»

Tra i primi impegni, in continuità amministrativa, arriva la firma alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dei 18 milioni di euro di finanziamenti statali per molti interventi previsti nel progettone Latina anche città di mare. Tra cui spiccano per valore economico l’eliminazione del Collo d’oca di viale Le Corbusier ed il raddoppio di via Massaro, oggi in fase di realizzazione.

Dal punto di vista politico-amministrativo, la nuova coalizione dovette affrontare immediatamente il crollo di Latina Ambiente. Già sotto procedura, fu dichiarata fallita nel dicembre 2016. Rovesciata la decisione commissariale di un anno prima per una gara europea, Lbc virò verso un’azienda speciale pubblica che diventerà l’Abc – Azienda dei Beni Comuni, nata alla mezzanotte del 1 gennaio 2018 con l’obiettivo del porta a porta spinto tramite mastelli.

Coletta dovrà affrontare anche il problema del primo chiosco a mare, oggi tornato d’attualità: i vincitori del bando per quella prima piazzola rinunciavano uno dietro l’altro (era una graduatoria a scorrimento). C’era qualcosa che non andava, unito a messaggi sui social che tanto oscuri non erano. Coletta si insospettisce e va dalle forze dell’ordine a presentare un esposto: ne scaturiranno diverse indagini della DDA di Roma, che portarono a ordinanze di custodia ed a procedimenti nei confronti di elementi dei clan locali.

L’alleanza sull’acqua

Dal punto di vista della governance dell’acqua, sempre nel 2016 nascerà l’alleanza PD-FI-Civici, che porterà poi anche alla governance della Provincia.

Non mancano i contenziosi: dai fondi richiesti dalla curatela fallimentare di Latina Ambiente al risarcimento milionario richiesto dalla società MetroLatina per la metroleggera di zaccheiana memoria, mai andata a termine. Nel secondo caso si vince, nel primo alcune transazioni sono state riversate dall’amministrazione attuale.

Il Covid, il PNRR e la fine della consiliatura

Passano gli anni, l’amministrazione di Lbc si apre anche maggiormente verso l’esterno: i consiglieri diventano fonti, iniziano a parlare con i giornalisti. Coletta (non solo da sindaco ma anche da medico) dovrà gestire, come tutti gli amministratori d’Italia, il Covid: chiusura di città, parchi, spiagge. Da quell’era nacque però il PNRR: l’amministrazione presenta progetti su progetti: i 5,5 milioni di euro della riqualificazione del Parco Falcone e Borsellino, come i quasi 30 milioni di euro di due progetti in collaborazione con l’ATER (prima Pinqua, poi PNRR): A Gonfie Vele e Nicolosi.

Damiano Coletta e Vincenzo Zaccheo

Si arriva al termine della consiliatura con diversi elementi che hanno già deciso di uscire dal gruppo Lbc per andare nel misto. Le elezioni sono fissate all’ottobre 2021. Il centrodestra, ancora una volta, non riesce a trovare un nome che vada bene a tutti; i mesi passano, poi qualcuno avanza il nome di Vincenzo Zaccheo, sindaco già dal 2002 al 2010, quando fu sfiduciato. Per lui è una sorta di risarcimento verso quella sfiducia. Ma alcuni nel centrodestra quel nome non lo gradiscono.

Zaccheo si ferma al 48,3%, Coletta vince

La riprova sarà alle urne: ci sono nove candidati (tra cui anche l’attuale assessore all’Urbanistica Annalisa Muzio, che con la sua lista Fare Latina arriverà terza). Al primo turno, Zaccheo sfiora di pochissimo la vittoria: si ferma al 48,3%. È uno smacco, perché le sue liste sono sopra al 53%: il Consiglio è ormai conquistato dal centrodestra. Il sindaco uscente Coletta è molto indietro: 35,7%. Lbc e il suo candidato affrontano con veemenza la campagna per il ballottaggio: quindici giorni dopo, Zaccheo ancora una volta non crederà ai numeri: Coletta ha vinto con il 54,9%. E questo nonostante quel 53% delle liste di centrodestra.

Damiano Coletta portato in trionfo dopo la vittoria bis

Coletta è sindaco, ma non ha la maggioranza: in suo soccorso arriva Forza Italia. Sono i mesi dell’anatra zoppa. Coletta governa con appena un consigliere in più rispetto al centrodestra. Metà presidenze di commissioni andranno a una parte, metà all’altra. Bisogna governare per il bene della città: ci sono anche i progetti PNRR da finalizzare, non si può rischiare di perdere tutto. Ma alcuni candidati dalle liste di Zaccheo presentano ricorso al TAR: ci sono state irregolarità nel voto. Il TAR rimanda al voto in 22 delle 116 sezioni. L’amministrazione cade, arriva il commissario per alcuni mesi.

Si vota il 4 settembre. Ancora una volta, Zaccheo non crede ai numeri: Coletta ha rivinto. È confermato sindaco l’8 settembre.

Ma qualcosa non funziona più: l’anatra zoppa si è rotta. I telefoni non rispondono più. Coletta chiama, i segretari di centrodestra non gli parlano. Il sindaco civico forse inizia a comprendere la situazione. Il 22 settembre è il giorno fissato per il primo Consiglio. I consiglieri di centrodestra chiedono una sospensione per ragionare tra di loro. Scendono, entrano in un appartamento sopra al circolo cittadino, prospiciente il municipio. Ad attenderli c’è un notaio. Davanti a lui firmano le dimissioni. Coletta cade. Rovinosamente, dopo tre vittorie — 2016, 2021, 2022.

Celentano al 70,7%, Lbc all’opposizione

Damiano Coletta e Matilde Celentano negli studi di Rai Regione

Ma non c’è tempo per leccarsi le ferite: bisogna riorganizzarsi per le future elezioni che, dopo otto mesi di commissario, arriveranno a maggio 2023. L’onda del civismo è ormai passata. Al Governo c’è Giorgia Meloni, nel Paese l’onda è di centrodestra.

Sono elezioni strane, perché nessun altro si candida contro Damiano Coletta e Matilde Celentano, alfiere del centrodestra. Per la prima volta, in una grande città, in un capoluogo di provincia, non ci sarà ballottaggio. A vincere quel referendum sarà Matilde Celentano: con il 70,7% e ben 23 consiglieri. All’opposizione ne restano 9.

Lbc, fino a quel momento al governo, deve riorganizzarsi. Con quattro consiglieri: Dario BelliniDamiano ColettaFloriana ColettaLoretta Isotton. Inizia un’opposizione dura, tecnica e politica insieme, ma con alcuni accenti di nostalgia per il tempo che fu. 

Ora il tema è un altro, è il futuro: Lbc è Coletta e Coletta è Lbc. Potrebbero sopravvivere, uno senza l’altro?


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