19 giugno 2026 – ore 23:30 – A un mese esatto dagli scontri avvenuti il 19 maggio in viale XX Settembre durante la commemorazione di Almerigo Grilz, alcune centinaia di persone sono tornate in piazza per il corteo antifascista promosso dall’assemblea “Contro vecchi e nuovi fascismi – Trieste/TRST”. La manifestazione, annunciata nelle settimane successive agli episodi che avevano portato a momenti di tensione tra militanti dell’area antifascista, attivisti di destra e forze dell’ordine, si è svolta senza incidenti e si è conclusa dopo oltre tre ore di percorrenza nel centro cittadino. Il concentramento è iniziato nel tardo pomeriggio in Riva Traiana, nei pressi del Varco 1 del Porto Vecchio-Porto Vivo. Poco dopo le 19 il corteo si è mosso attraversando via Ottaviano Augusto, via Economo, via Lazzaretto Vecchio e piazza Venezia, per poi proseguire lungo le Rive, via Canal Piccolo, piazza della Borsa, corso Italia, piazza Goldoni, via Gallina, via Reti, via Carducci, piazza Oberdan, via Galatti, via Filzi, via Ghega e piazza Libertà, fino all’arrivo in largo Città di Santos attorno alle 22.40. Le stime sulla partecipazione variano. Gli organizzatori hanno parlato di circa 600 persone, mentre altre valutazioni indicano numeri inferiori, compresi tra le 300 e le 500 presenze. A sfilare sono state 42 realtà tra partiti, associazioni, sindacati, collettivi studenteschi e organizzazioni del terzo settore. Tra le adesioni figuravano Adesso Trieste, Alleanza Verdi e Sinistra, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, Anpi, Arci, Cgil, Usb, Ics, Linea d’Ombra e Non Una Di Meno Trieste. Assente il Partito Democratico.
Fin dai primi interventi dal megafono il tono della manifestazione è stato quello di una mobilitazione che gli organizzatori hanno definito “permanente” contro i fascismi vecchi e nuovi. Tra gli argomenti affrontati lungo il percorso figuravano antifascismo, lotta contro il razzismo, solidarietà ai migranti, difesa del diritto d’asilo, situazione di piazza Libertà, guerre in corso e politiche di sicurezza. Numerosi anche i riferimenti ai fatti del 19 maggio, che hanno rappresentato il principale elemento politico e simbolico dell’iniziativa. In via Lazzaretto Vecchio, uno degli interventi ha rilanciato uno degli slogan già utilizzati durante le proteste del mese scorso: «I fascisti non sono stati e non saranno mai benvenuti a Trieste». Dal megafono la città è stata definita «partigiana e antirazzista» e, richiamando la mobilitazione del 19 maggio, è stato ribadito che «dove saremo noi non saranno loro», frase accompagnata dall’affermazione che «non è uno slogan ma una promessa». Durante il passaggio nel centro cittadino sono stati scanditi cori contro il sindaco Roberto Dipiazza e il presidente della Regione Massimiliano Fedriga. Nel mirino dei manifestanti anche le politiche legate al turismo di massa, alle crociere e all’aumento degli affitti. Diversi interventi hanno denunciato il rischio di uno svuotamento progressivo del centro storico e l’aumento del lavoro precario e sottopagato legato al comparto turistico. Una delle tappe simboliche della manifestazione è stata quella davanti alla Prefettura, dove i manifestanti hanno affrontato il tema dell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti protezione internazionale. Nel corso degli interventi sono stati contestati gli sgomberi nell’area di Porto Vecchio, il progetto di recinzione di piazza Libertà e quella che gli organizzatori hanno definito una crescente “militarizzazione” della zona attraverso la presenza delle forze dell’ordine.
Particolarmente sorvegliato il passaggio in piazza Goldoni, via Carducci e nelle aree limitrofe a viale XX Settembre. Qui era concentrata la maggior parte del dispositivo predisposto dalla Questura per evitare possibili contatti tra i partecipanti al corteo e gruppi della destra radicale. Sul posto erano presenti reparti della Polizia di Stato, mezzi blindati e agenti in assetto antisommossa. A seguire direttamente le operazioni anche il questore Lilia Fredella. Le misure di sicurezza sono state predisposte anche in considerazione della contemporanea presenza di militanti di CasaPound nella sede di via San Zaccaria, aperta nel tardo pomeriggio per un’iniziativa interna. In alcuni punti della città le forze dell’ordine hanno creato vere e proprie aree cuscinetto per impedire qualsiasi avvicinamento tra i due schieramenti. Nonostante il clima di attenzione, non si sono verificati fronteggiamenti né episodi di tensione. Nel tratto di via Carducci, in prossimità dell’area dove il 19 maggio si erano verificati gli scontri, dal corteo sono partiti cori contro i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), contro le celebrazioni del Giorno del Ricordo e contro quello che alcuni manifestanti hanno definito un “regime poliziesco” e un “terrore mediatico“. Le contestazioni si sono inserite nel quadro delle rivendicazioni antifasciste e antirazziste che hanno caratterizzato l’intera manifestazione. Tra gli interventi più significativi quello del capogruppo di Adesso Trieste in Consiglio comunale, Riccardo Laterza. Dal palco mobile del corteo ha invitato a «ringraziare tutte le persone che il 19 maggio sono scese in viale XX Settembre per smontare l’ipocrisia di una manifestazione fascista». Laterza ha sostenuto che attorno alla figura di Almerigo Grilz sia in corso uno «sdoganamento culturale», contestando il fatto che venga proposto come modello professionale per i giovani giornalisti. Il consigliere comunale ha inoltre denunciato quella che ha definito una «criminalizzazione» dei manifestanti antifascisti, accusando parte dell’informazione di aver fornito una lettura distorta degli avvenimenti del mese scorso.
Nel corso della manifestazione sono stati inoltre scanditi slogan contro l’assessore regionale Fabio Scoccimarro, già al centro delle polemiche che negli ultimi anni hanno accompagnato le commemorazioni dedicate a Grilz. Alle contestazioni ha replicato lo stesso esponente della Giunta Fedriga, che ha affidato la propria risposta a una dichiarazione dai toni duri. «Ho iniziato a fare politica negli Anni di Piombo. Ero a Padova quando le Brigate Rosse ci sparavano addosso e il 17 giugno 1974 uccisero Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. Questi pagliacci anacronistici mi fanno solo ridere: i metodi fascisti che dicono di combattere sono proprio loro ad applicarli». L’arrivo del corteo in largo Città di Santos è avvenuto poco prima delle 22.40. Qui si sono tenuti gli ultimi interventi dal megafono, incentrati ancora una volta sul diritto d’asilo, sull’accoglienza dei migranti e sulla difesa di piazza Libertà come luogo simbolo dell’attività di sostegno ai richiedenti asilo in città. Tra i temi affrontati anche l’Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), definito dagli organizzatori un’infrastruttura legata a interessi geopolitici e militari. La manifestazione si è conclusa tra cori, applausi e alcuni fuochi d’artificio. Con il progressivo deflusso dei partecipanti sono terminate anche le limitazioni alla circolazione. Per l’intera durata dell’evento non sono stati segnalati incidenti, feriti né interventi delle forze dell’ordine.
Articolo di Francesco Viviani
Dalle polemiche su Grilz alla mobilitazione in strada: Trieste prepara il corteo antifascista
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Francesco Viviani
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